La lunga attesa dell’angelo

“La lunga attesa dell’angelo” di Melania G. Mazzucco

Recensione di Chiara Minutillo

 

 La lunga attesa dell'angelo

“Ho respirato la sua presenza, mi sono riempito i polmoni di lei. Se ha macinato i colori, se ha trafficato coi pennelli, Marietta sa di olio di lino, di lacca e si ginestra. Nel deposito della legna sa di resina di pino, di aloe e di mirra. Quando nel cuore della notte scende nel mio studio per dirmi che s’è fatto tardi e dovrei proprio andare a letto, e i suoi capelli mi grattano la bocca, sa di zenzero, chiodi di garofano e di mare. A volte, in piazza, hai seguito un fantasma – gli occhi socchiusi, il cervello appannato, i sensi sconvolti – solo per respirare il suo profumo. Ma nel solaio Marietta sa di muffa, di chiuso, di umidità. Sto strofinando il muso contro un vestito patinato di polvere.”

In ogni quadro sono dipinti con sembianze umane. Esseri umani bellissimi, assolutamente perfetti, dotati di enormi ali candide. C’è chi crede che ogni angelo sia effettivamente stato un uomo o una donna speciale qui sulla terra. Ci sono persone che chiamiamo angeli, perché la loro vita narra di gesta sovrumane. O, più semplicemente, perché sentiamo il bisogno di avere accanto a noi qualcuno di speciale. E nessuno può essere più speciale di un figlio.

Fine del Cinquecento. Venezia attraversava un periodo difficile.

Tratteneva gelosamente il nome di Repubblica, ma tutto era contro di lei, per farla crollare. L’impero ottomano, la peste, l’incendio che devastò Palazzo Ducale. Jacomo Robusti, meglio conosciuto come Tintoretto, vide, in quell’epoca, un susseguirsi di guerre, letterali, simboliche e interiori. Tra sconfitte, umiliazioni e cadute, il pittore veneziano riuscì a trovare la fama.

In “La lunga attesa dell’angelo“, Melania Mazzucco ci presenta un Tintoretto maturo, ormai prossimo alla morte, in preda a una febbre che sa non gli lascerà scampo.

E allora Jacomo Robusti parla in una lunga conversazione con il Signore. Un dialogo che prosegue per quindici giorni, finché la malattia gli lascia le forze necessarie. Un colloquio che tocca gli aspetti essenziali della vita del pittore, i suoi quadri e, soprattutto, la sua migliore creazione: Marietta, figlia primogenita e illegittima. Il suo angelo.

 La lunga attesa dell'angelo

Il Tintoretto

Tintoretto fece di lei la sua scintilla vitale, la sua musa, la sua estensione.

La educò alla musica e alla pittura e Marietta seguì le orme del padre al punto tale da essere chiamata Tintoretta, come lui. Una donna indipendente, anticonformista quel tanto che bastava da farsi un nome in una professione considerata prettamente maschile. Una donna il cui talento straordinario venne richiesto anche all’estero, in Spagna e in Germania.

E il romanzo della Mazzucco appare esattamente come uno di quei quadri rinascimentali dipinti da Tintoretto, grande, enorme, infinito, attento alla luce e alle sue ombre.

Ma pieno di colori vivaci, profondi, come il porpora e l’azzurro dei lapislazzuli che Marietta ricercava per i suoi ritratti. Sfumature di parole eterne, destinate a restare sulla tela che le ospita per sempre. Espressioni, ricordi, emozioni, pagine a cui aggrapparsi, senza riuscire a staccarsi dall’incanto del racconto, dall’imperfezione della storia, dalla magia di singoli vocaboli che uniti sapientemente assieme tramutano i difetti in pregi.

Erano una cosa sola, padre e figlia. Un legame indissolubile, un’unione così forte da renderli inseparabili, nella vita come nel lavoro. Tremendamente vicini, incredibilmente lontani.

Marietta mi voltò le spalle e s’avvicinò alla battigia. La laguna era agitata. Ma invece di rovesciarsi a riva, le onde sfrangiate del vento indietreggiavano, come corressero verso Venezia. Marietta lasciò che l’onda le lambisse le caviglie. Una folata le strappò la sciarpa, lei non la raccolse, la guardo allontanarsi, intrisa d’acqua, gonfia, come una medusa. Scintilla mia, dissi avanzando anch’io nell’inutile tentativo di recuperare quel prezioso straccetto di seta, perché stiamo qui a bagnarci i piedi? che senso ha? è tardi, dobbiamo tornare a casa.

Quando la raggiunsi, mi resi conto che le lacrime scorrevano sulle sue guance, e lei non si curava di asciugarle.

[…] Ero urtato dal dolore di Marietta. Non tolleravo le sue lacrime – o forse, Signore, non tolleravo la ragione delle sue lacrime. Ho cercato di risparmiarle ogni dolore, ogni delusione, ogni disincanto – di fare della sua vita un’oasidi serenità e bellezza. Non esserne stato capace è una colpa che potrò respirare solo se tu mi concedessi di vivere una seconda volta.

Tu sai se mi ero illuso di essere l’unico responsabile della gioia e della sofferenza di mia figlia, se ero il suo padrone o il suo schiavo. Tu sai che il suo bene mi è stato più caro del mio.

 La lunga attesa dell'angelo

Maddalena Penitente – Tintoretto

La lunga attesa dell’angelo – Sinossi

Jacomo Robusti, detto il Tintoretto, pittore vulcanico, ambizioso e anticonformista, pronto a sacrificare tutto e tutti al suo talento.

Venezia alla fine del Cinquecento, ricca e fragile, minacciata dalle guerre coi Turchi e dall’epidemia di peste. Le mille invenzioni di una carriera controversa.

Una famiglia sempre più numerosa: i figli maschi ribelli, le femmine destinate al monastero.

E al centro di questa vita creativa e febbrile, l’amatissima figlia illegittima Marietta, educata alla musica e alla pittura per restare accanto al padre.

Bambina vestita da maschio, ragazzina e infine donna, Marietta diventa il sogno e la creazione più riuscita del Tintoretto.

Ma sarà proprio l’allieva a insegnare al Maestro che cosa da significato alla vita.

La lunga attesa dell’angelo – scheda

Titolo: La lunga attesa dell’angelo
Autore: Melania G. Mazzucco
Editore: Rizzoli

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