Intervista a Martina Buzio, vincitrice del concorso “Carne e Spirito”

Intervista a Martina Buzio

A cura di Emma Fenu

Ho oggi il piacere di intervistare una scrittrice che ho incontrato di persona una sola volta, al salone del libro di Torino, in qualità di collega. Il mio intuito di lettrice non sbaglia: mi sono, fra i tanti tomi esposti, interessata subito al suo libro, “Com’è il panorama?“, perché Martina Buzio è una donna magnetica e si capisce che ha molto da raccontare.

Intervista a Martina Buzio, vincitrice del concorso "Carne e Spirito"

A febbraio di quest’anno è stato indetto il primo concorso nazionale, per racconti brevi, promosso da “Cultura al Femminile” e dall’associazione culturale “Le Muse Orfane“, con il titolo da me proposto, ma scelto per votazione degli utenti, “Carne e Spirito. Le donne di oggi si raccontano“.

Da tale concorso è nata un’omonima antologia, presto edita da Echos Edizioni, che raccoglie i sedici racconti giudicati migliori da una giuria d’elite e da una popolare. Il racconto vincente, intitolato “Il latte è quasi finito“, ho scoperto essere, solo alla fine del mio iter di giurata, opera della scrittrice che tanto mi aveva colpita mesi prima.  Ed eccoci qui, nuovamente a confrontarci, con estremo piacere.

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Ciao Martina, felice di averti ospite nel nostro salotto di “Cultura al Femminile”. Ci racconti di te? Che donna sei?

Ciao Emma… la parte migliore delle interviste è che mi fanno riflettere.

Non so che donna sono, il che mi porta a pensare che io non abbia certezze. Fondamentalmente sono una donna che non ama essere incasellata nelle definizioni. Ho alcune sicurezze però: ho tre figli, quindi sono una madre; ho una nipotina, quindi sono una nonna; ho un compagno, quindi sono una amica e una amante.

Poi sono una donna con molti interessi: la barca a vela, la fotografia, la scultura, la lettura, la musica, il cinema… e la scrittura, ovviamente.

Il tuo racconto per l’antologia “Carne e Spirito” rivela, oltre a doti narrative, una particolare sensibilità per le condizioni di vita degli anziani. Parafrasando il titolo di un famoso saggio di Loredana Lipperini, secondo te l’Italia non è un paese per vecchie?

Sarei più generica, direi che il mondo occidentale non è un paese per vecchi! Affermazione assai preoccupante dal mio punto di vista: ho cinquantun’ anni (abbondanti) e per dirla con le parole di Loredana sono in quella categoria di transizione, più vicina al gruppo terza età, che a quella delle ventenni.

Temo sia uno dei più grandi difetti di questa nostra epoca: l’essere troppo concentrati su noi stessi e non comprendere quanto gli altri, specie gli anziani, possano insegnarci. Sarà che ho perso i miei genitori da diversi anni e quindi ne patisco la mancanza, ma quando ho la possibilità di parlare con un vecchio per me è sempre un accrescimento intellettuale; hanno un bagaglio di informazioni sulla vita, filtrato dalla loro esperienza, che non ha prezzo. Quante volte stiamo a ripetere “la storia si ripete!”: è perché non sappiamo ascoltare chi la storia l’ha fatta.

Poi si sa, essere donna è ancora sconveniente in paesi come l’Italia: essere donne e vecchie amplifica il problema ed esalta il divenire invisibili.

Hai citato, nel corso del tuo testo, Eugenio Montale, in una delle sue opere più struggenti, dedicata alla moglie defunta. Cosa è per te l’amore?

È scendere assieme un milione di scale; è uno scambio vitale fatto di lealtà, tolleranza, rispetto e collaborazione; è l’essere l’uno la guida dell’altro.

A dire il vero la domanda mi riporta alla mente quelle tenere vignette  con due bimbetti nudi e sorridenti di Kim Casali che erano tanto famose negli anni settanta, quando ero una ragazzina. Quelle che titolavano appunto “L’amore è…” e poi avevano una risposta per tutte le situazioni.

In questo momento, visto che sono le sette di sera, direi che “L’amore è… preparargli una buona cenetta” che compensa il caffè che lui mi porta a letto tutte le mattine, perché le piccole cose sono quelle che regalano il valore profondo di attenzione e cura verso l’altro.

Sei più di carne o più di spirito? O sei in un perfetto equilibrio?

Una volta sono stata definita da un blogger “pioggia eterea”: materia che c’è, non si vede, ma che si percepisce perché ti avvolge in modo totale. È quella pioggia che pur non essendo evidente né irruente, bagna tutto e tutti e ogni riparo è praticamente inutile; così come è inutile cercare di sfuggirle, vista la leggerezza della materia stessa. Capace però di lasciarsi trasportare dall’aria e dal vento, capace di regalare sensazioni particolarmente piacevoli e accattivanti: sicuramente piacevolmente avvolgenti.

Ho sempre amato questa definizione… forse son più carne che spirito.

Le donne di oggi come vivono il rapporto con la propria fisicità e la propria spiritualità?

In Italia, Europa e in generale in occidente abbiamo fatto passi da giganti negli ultimi settanta anni. Le donne hanno conquistato grandi libertà di scelta che le rendono libere di vivere il proprio fisico e la propria spiritualità consapevolmente.

Eppure, specialmente in Italia, resta un retaggio culturale arcaico che ci incita a pensare che siamo ancora il cosiddetto sesso debole e dona il potere a qualcuno di definirci “cicciottelle” sulla prima pagina di un quotidiano. Non resta che continuare a insorgere: siamo a un passo dalla meta.

Ci sono stereotipi femminili in cui non ti riconosci? Ci sono modelli imposti che non rendono giustizia all’universo femminile?

Lo stereotipo della femminista mascolina e cruda: a tratti sono addirittura civettuola! Ma in genere non amo molto modelli e stereotipi; preferisco l’originalità e diffido da ciò che mi viene imposto dalla moda, dalla pubblicità o dalla società. È la diversità che costituisce la vera ricchezza per l’umanità: è un diritto e per me un vero e proprio bisogno, perché ha in sé un grande potenziale creativo. Anche in ambito religioso, la diversità è, a mio avviso, una dimensione essenziale, ma il mondo non sembra proprio pensarla così.

Mi viene in mente un insegnamento di una mia grandissima concittadina, Margherita Hack, che spiega: “Siamo solo un minuscolo pianeta attorno a una stella molto comune. Noi stessi esseri intelligenti, siamo il risultato dell’evoluzione stellare e siamo fatti della stessa materia degli astri”.

Carne o spirito?  E se fossimo “solo” polvere di stelle?

Grazie per essere stata con noi, Martina.

Grazie a te, Emma.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Complimenti a Martina per questo suo nuovo successo e complimenti a Emma Fenu per questa bella intervista. 🙂

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