La dama e l’unicorno – Chevalier Tracy

La dama e l’unicorno – pannello relativo alla “Vista”

La dama e l’unicorno – Il ciclo intero

La dama e l’unicorno – Chevalier Tracy

Recensione di Lisa Molaro

La dama e l'unicorno - Tracy Chevalier

Oggi vi presenterò un romanzo che non ho letto di recente, ma di cui ancora conservo in modo nitido i colori e le emozioni che mi regalò durante la lettura: La dama e l’unicorno, di Tracy Chevalier.

Parigi, 1490.

Innanzitutto un consiglio, se avete intenzione di tuffarvi fra le sue pagine d’inchiostro, abbinateci, talvolta, la pagina Wikipedia aperta. Nel romanzo, infatti, vengono magistralmente descritti degli arazzi che potete ammirare virtualmente, io l’ho fatto e vi assicuro che avere una visione a 360° è stato “potente”.

https://it.wikipedia.org/wiki/La_dama_e_l%27unicorno

La Chevalier è stata bravissima a ricamare, attorno ad un ordito d’arazzo – fatto di fili a tinte forti – una trama di parole narrate tra simboli e passioni.

Ogni capitolo ci viene raccontato da un punto di vista, di volta in volta, diverso e questo non toglie continuità all’evolversi della storia ma anzi ci fa complici dei vari protagonisti del libro. Fantastico! Un po’ come leggere una storia unica, giungendo al punto finale dopo aver fatto la staffetta con loro. Io correvo al loro fianco mentre si passavano il testimone.

La grande ricchezza di dettagli rende tutto visibile, quasi palpabile… ho scritto “palpabile”?

Mai aggettivo fu più idoneo se in mente mi viene la figura di Nicolas, tipico personaggino che fa arrossire le gote di tutte le fanciulle. Bello dev’essere stato di certo, visto che tutte si sentivano le gambe molli quando lo vedevano (quest’espressione non l’ha usata la Chevalier, me l’ha solo suggerita…). Tanto era bello, però, e tanto non assomigliava ad uno stinco di santo… uno stinco di toro forse sarebbe più appropriato! Che poi, il nome per intero sia Nicolas des Innocents, è tutto un dire.

Sapeva certo quello che desiderava, questo pittore miniaturista!

Jean Le Viste e Geneviève de Nanterre, di certo non sapevano cosa gli balenasse in mente – o nel cuore? – quando gli commissionarono enormi arazzi con i quali decorare tutte le pareti dell’enorme salone. Soggetti richiesti? Ovviamente dettagli bellici, cavalli, elmi, spade, sangue come se piovesse. Volevano ammirare, attraverso la tela, la Battaglia di Nancy. Volevano sangue come se piovesse, lotta, odore di paura e di vittoria.

Ma il geniale miniaturista innamorato, no, proprio non ci sta e sostituisce, a tutto questo, una dama e un unicorno. Geniale!

Se amate i simboli, qui ne troverete a bizzeffe.

Ci sono, spesso, più modi per leggere un libro

In questo caso, lo si può benissimo fare con tranquillo spirito da lettore che vuole svagarsi e fuggire dalla realtà, immergendosi agiatamente dentro una storia d’amore ambientata nelle Fiandre di fine ‘400. Farsi rapire elegantemente da parole dal profumo di un tempo che fu… ahimè, l’arte moderna non ci ha guadagnato crescendo d’età!

Oppure si può fare tutto questo, implementandolo con la curiosità di cercare, riconoscere, scoprire, tutti i numerosi simboli contenuti in un romanzo storico-artistico d’eccezione!

L’unicorno, ad esempio, certamente lo saprete già, è un assodato simbolo di forza interiore, di manifestazione del divino. Si dice che solamente le vergini possano avvicinarsi a lui addomesticandolo, rendendolo docile e servile. Il suo corno – altro simbolo, diciamo così… ehm… virile… – è un chiaro rimando all’approccio tra una dama e una figura in grado di addentrarsi nei suoi meandri. Sono stata brava con l’autocensura che non penalizza il senso del messaggio?

Arazzo La dama e l'unicorno

Ad esempio, l’immagine che avete appena visto, è quella relativa a uno solo dei sei arazzi che sono stati fatti. Questo parla del senso della vista, l’unicorno si sta ammirando attraverso lo specchio che la dama tiene in mano. Lei ha la schiena diritta, e l’animale è seduto con le zampe anteriori vicino al suo grembo. Di fronte un leone guarda altrove. E poi, cani, conigli, lepri e chi più ne riconosce più ne analizza!

Con lana e seta, tanti messaggi; cose non dette a voce ma suggerite con furbizia e molta intelligenza!

Poco blu, tantissimo color cardinale, sprazzi di giallo ocra e verde.

Simboli… simboli come se piovesse! Tutto il libro è così: nascosto dietro una storia bellissima, numerose altre aspettano di essere da voi scoperte. Amo questo genere di letture, lo amo nel profondo.

Cerco di imbottigliare il mio entusiasmo, altrimenti non ne usciamo: se parto con simboli e credenze potrei non fermarmi più e rischierei di parlare di tutto l’universo senza focalizzarmi sul libro.

Ritornando a noi, dunque, una parole racchiude, a mio avviso, tutto il romanzo: evoluzione.

L’evoluzione che coinvolge gli arazzi durante tutto il processo di produzione, che di certo non vedeva l’uso di macchinari moderni ma di sapienti e qualificate mani preziose come l’oro. Si parte da quando essi sono solamente semplici schizzi a quando arrivano a venire appesi, alla distanza giusta dal pavimento… of course! menti, idee, bozzetti, contestazioni, ribellioni (come già vi avevo anticipato all’inizio).

Colpi di testa, colpi di cuore!

Infatti non seguiamo la nascita solo del pannello tramato, ma ci immergiamo in particolar modo nella crescita di ogni singolo protagonista del romanzo… e ce ne sono parecchi eh?! Non dico tanti quanti i fili tramati ma… tanti comunque! Belli e pure variopinti.

La Chevalier ci dona una storia che è proprio il caso di paragonare ad un Millefleur di fine 1400.

Tra randez-vous, fiori e sensi (tutti vengono, artisticamente e fisicamente, coinvolti) ci detta il ritmo di una ballata d’altri tempi!

Adoro!

Come andrà a finire? Come reagiranno Jean Le Viste e Geneviève de Nanterre quando scopriranno che le pareti non avranno guerre come ornamento? Resteranno senza fiato dalla bellezza o si adireranno diventando paonazzi come il rosso della lana nei pannelli? E chi è Claude? Cosa c’entra in tutto ciò? Conosce la Dama con l’unicorno? Conosce l’unicorno? Lo tiene in pugno o ne è sottomessa?

A tutte queste domande troverete risposta leggendo il romanzo, io non faccio la spia! So essere una tomba.

Io ricamo per professione ma vi garantisco che non si tratta di un romanzo di genere; anche se non avete a cuore l’arte (e ne dubito visto che tutti qui ne amano almeno UNA forma) vi sentirete rapiti fin da subito dai personaggi descritti con estrema maestria e generosità di particolari!

Sentirete profumi aromatici, starnutirete per colpa della polvere, vi nasconderete in vicoli parigini che da soli hanno il fascino del romanticismo.

Ne sono sicura: leggerete in un contesto grigio scuro, in bianco e nero, dentro viuzze di pietra antica, ma non solo, leggerete anche a colori… quelli dei filati e delle passioni.

Il bianco e nero della storia e il colore del cuore.

Buona letttura!

Museo di Cluny

Potete ammirare il ciclo intero de “La dama e l’unicorno” al museo dei Cluny, a Parigi.

https://www.amazon.it/dama-e-lunicorno-Tracy-Chevalier-ebook/dp/B00PLPP284/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1473065611&sr=1-1&keywords=la+dama+e+l%27unicorno

Titolo: La dama e l’unicorno
Autore: Tracy Chevalier
Editore: Beat (12 novembre 2014)

 

Sinossi:

Jean Le Viste, gentiluomo le cui insegne sono ovunque tra i campi e gli acquitrini di Saint-Germain-des-Prés a Parigi, in un giorno del 1490 affida a Nicolas des Innocents, pittore di insegne e miniaturista, il compito di ornare il salone della sua casa con arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, con cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue a profusione.

Alla vista però di Claude, la giovane e bellissima figlia del gentiluomo, e in seguito agli ordini perentori della padrona di casa, Geneviève de Nanterre, Nicolas decide di cambiare il soggetto dei suoi arazzi: non più cavalli, elmi o sangue, ma una dama e un unicorno, simboli della seduzione, della giovinezza e dell’amore.
Attraverso la magia della narrazione, La dama e l’unicorno ci conduce davanti ai sogni, ai desideri e alle speranze che, alla fine del XV secolo nel nord della Francia, hanno generato una delle opere più misteriose e seducenti della storia dell’arte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *