La misura della felicità – di Zevin, Gabrielle

La misura della felicità – di Zevin Gabrielle

Recensione di Lisa Molaro

La misura della felicità

Qual è la misura della felicità? C’è davvero un’unità di misura?

Sono arrivata, assieme ad Amelia, in una isoletta piccola chiamata Alice Island. Per arrivarci ovviamente ho dovuto prendere il traghetto e non è stata cosa facile, credetemi! Lei è agente presso una casa editrice e io ho deciso di accompagnarla per non farla viaggiare sola. Appena arrivate fuori dalla libreria ho capito però che le avrei fatto fare il viaggio di ritorno in solitudine visto che avevo tutte le intenzioni di perdermi dove stavo per mettere piedi! Come poteva essere altrimenti, scusate?

Davanti a me, campeggiava questa insegna:

ISLAND BOOKS
FORNITORE ESCLUSIVO DI BUONA LETTERATURA
AD ALICE ISLAND DAL 1999
NESSUN UOMO è UN’ISOLA; OGNI LIBRO è UN MONDO

Mentre leggevo, me la sono immaginata proprio penzolare vicino alla porta, sorretta da un vacillante gancio arzigogolato, di quelli forgiati una volta e che rimandano da soli, immagini di cose dal buon sapore!

Non voglio svelare nulla che riguardi la trama, se avrete piacere vi leggerete il libro da soli!

Posso dirvi, però,  che all’interno vi troverete una storia d’amore burrascosa, ricca di strutture convenzionali da subire o da distruggere.

Amori dati dal sangue che scorre nelle vene, legami veri, solidi come porti sicuri in cui far attraccare il traghetto che porta all’isola!

Se cercate colpi di scena di certo non ne troverete, quelli in cui incapperete sono sicuramente prevedibili e non vi lasceranno a bocca aperta ma… attenzione! Non sto dicendo che sia un romanzo scontato!

Le librerie non possono permetterselo!

Gli ebook incombono e di certo non sono ben amati ovunque.

Leggerete di grintose labbra rosa che diranno:

“Nessuno può farmi del male” e vedrete teneri occhi azzurri che risponderanno: ” Tu invece sì e probabilmente me lo farai”

Nello scantinato della libreria ripiegheremo scatoloni, useremo il taglierino per tagliare e le mani per appiattire. E poi scarteremo e scarteremo ancora.

Esistono romanzi banali? Il memoriale di un uomo di 80 anni potrà essere vendibile? Vale la pena leggerlo? Forse…

Si parlerà tanto di libri e attorno, per e con loro, si svilupperà l’intera storia: ma esiste poi qualche cosa di più personale dei libri?

Cose che mi sono particolarmente piaciute nel romanzo:

Ogni capitolo viene introdotto da una riflessione che il protagonista fa riguardo a libri che ha letto e che consiglia o meno a “sua figlia”. Mi è piaciuto molto trovare delle recensioni all’interno di un romanzo, quasi metaletteratura che personalmente ho trovato vincente!

L’importanza di crescere una bambina a stretto contatto con i libri e la lettura, educarla a scrivere con fantasia. Insegnarle a fare recensioni utilizzando dei disegni codificati: una mela significa che l’odore del libro è buono. Una fetta di formaggio che ha un odore cattivo. Un autoritratto significa che le piacciono le figure.

bambini

E dentro tutto ciò, una frase che rubo all’autore e che rendo succo centrifugato di ciò che ho letto:

“è la segreta paura di non essere degni dell’amore che ci isola, ma è solo perché siamo isolati che pensiamo di non essere degni dell’amore”

Una storia semplice… ma dove c’è scritto che se non ci sono assassini o enigmi da risolvere le storie non valgono niente?

Un romanzo in cui il vissuto non è limpido e non ci sono solamente caramelle da rubare dal piattino sullo scaffale.

Non tutto è facile ma con facilità ci può venir narrato!

Il mio giudizio finale a “La misura della felicità”? Che domanda semplice, tanto quanto lo sarà la risposta 😛 :

mela verde

 

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