“Cassandra” di Christa Wolf

“Cassandra” di Christa Wolf

recensione di Paola Caramadre

Cassandra, Christa Wolf

Cassandra, Christa Wolf

La coscienza di Cassandra non è silente, non si addormenta eppure non smette, neppure un istante, di sognare lingue madri, luoghi, memorie.

Una rievocazione continua, che stringe come una catena, che spaventa e confonde. Il volto della prigioniera è il volto deformato in uno specchio offuscato dal tempo e dalle avverse fortune. “Cassandra” non è un romanzo, non è solo un romanzo. La voce narrante, spezzata, contorta, profonda, lunare. Non è solo la voce della profetessa figlia di Priamo e Ecuba.

L’opera di Christa Wolf, non a caso, ha segnato profondamente la cultura europea di genere. E’ capace di affondare nella memoria, capace di rinsaldare radici antichissime e tessere i fili di una ragnatela di ricordi ancestrali.

La fanciulla con poteri divinatori, la figura archetipica della mitologia classica, la voce inascoltata per antonomasia è la voce di una cultura femminile smarrita e perduta nella notte del patriarcato. Leggere questo testo significa lasciarsi travolgere da un infernale gorgo di coscienza. Gli incubi diventano sogni, dove la divinazione si trasforma in dannazione. Pagina dopo pagina, ci si smarrisce nei salti temporali tra il passato, il ricordo, il futuro, il presente che ha impressa sulla fronte l’ombra della morte.

La scrittura è potente, intensa, provocatoria. E’ complessa, forte, evocativa. E’ la voce di mille donne, perché, in fondo, spogliata di ogni altro orpello e di ogni altro ruolo, la prigioniera Cassandra non è che una donna.

Voce dell’alterità e della discriminazione. Voce della forza femminile che tenta, ad ogni costo, con ogni mezzo, di resistere e continuare a parlare, dare un senso compiuto alle parole, formulare presagi, concepire la sconfitta, accettare la memoria e la morte. “Cassandra” non smette di essere attuale nell’interpretazione della scrittrice tedesca, voce potente di una storia letta a ritroso.

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Cassandra
Christa Wolf
narrativa straniera,
Edizioni e/o, 1990

Sinossi:

Cassandra, la figlia veggente di Ecuba e Priamo, attende la morte per mano dei Greci vincitori alle soglie della fortezza di Micene.

Davanti ai suoi occhi scorrono intrecciate la sua storia e quella della città di Troia. L’amore per Enea e la rottura con la famiglia che, accecata dall’andamento della guerra, non riesce a vedere con gli occhi di Cassandra. La vita nelle comunità femminili sulle rive del fiume Scamandro e la distruzione e la rovina della sua città.

Un romanzo che dà una visione diversa da quella omerica classica recuperando lo sguardo e la voce della sacerdotessa troiana per darci il resoconto della liberazione femminile e del bisogno di pace.

 

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