Angelica Kauffmann, figlia del mondo, figlia dell’arte.

Angelica Kauffmann, figlia del mondo, figlia dell’arte.

Articolo di Lisa Molaro

Angelica Kauffmann

“Autoritratto” Angelica Kauffmann (olio su tela. Londra, National Portait Gallery)

30 Ottobre 1741.

A Coira,capitale e sede vescovile del Cantone svizzero dei Grigioni, il pittore Johann Joseph e Cleofe Lutz presentano agli occhi del cielo, la loro bambina appena nata: Angelica Kauffmann (nel registro dei battesimi di Coira sotto la digitura di Anna Maria Angelika Caterina).

Fin da piccolissima, ebbe la fortuna di crescere circondata dall’arte in ogni sua forma. Musica, pittura, libri, oggetti decorati a mano.

Ancora è una bambina quando i suoi piedi iniziano a calpestare suoli diversi. Insieme ai genitori si trasferisce, infatti, in Austria (terra dei suoi avi).

Quanto sono importanti le passioni dei genitori, quando siamo tenerissime spugne desiderose di impregnarsi di vita?

La risposta è scontata: tanto!

Le passioni iniziano a fluirci nelle vene, mescolandosi al sangue. Patrimonio genetico già in dotazione ancora nella pancia. Capaci di spianarci un vialetto su cui camminare crescendo.

Possono definire dettagli, segnare percorsi, decidere il futuro.

Così Johann Joseph, pittore di umile spessore, inizia a far fluire la passione delle tele dipinte, dei disegni, delle copie, in Angelica. Le fa prendere pratica col disegno facendole fare copie di modelli in gesso e di stampe; mettendole a diposizione tutta la sua ricca collezione privata. Per lei non era una imposizione ma un piacere. É sempre lui a introdurla verso i ritratti e a credere fortemente in lei e nelle sue capacità.

Primo uomo che improntò la sua vita vicino alla luce luminosa di Angelica, non fuggendone l’ombra.

Joseph Johann Kauffmann

In questo ritratto sembra arcigno, duro, severo. Sarà stato così? L’animo dell’artista è spesso in tempesta.

Non di sola pittura si cresce una figlia, ovvio, ed è per questo che Cleofe Lutz insegna a sua figlia il rispetto per la parola; le fa imparare lingue diverse e la introducendola nel meraviglioso mondo della letteratura. La appassiona all’ipnotico universo del pentagramma pieno di note musicali e armonizza la sua voce per affinare la soave arte del canto. Cosa non dev’esser stato, crescere in un tale contesto?

L’educazione genitoriale appoggia sul tavolino la sua bella e potente carta vincente. Non ci son dubbi, si tratta del pezzo forte. Donna o Torre, sulla scacchiera, definitene voi le sfumature.

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Scremare le passioni, però, portandone una in evidenza, è importante per iniziare a definire il proprio spessore e così Angelica Kauffmann sceglie la pittura.

É il 1754 quando giunge, insieme a tutta la famiglia, nella nostra bella Italia, a Milano, per la precisione.

Fino alla morte della madre, avvenuta solamente tre anni dopo, ha modo di iniziare a respirare la nostra arte e  conoscere personaggi illustri.

Dopo la dipartita materna ritorna, assieme al padre, in Austria, a Schwarzenberg. Qui si misero a dipingere, tutti e due, a servizio della nobiltà tedesca ed è a questo periodo che risale il suo quadro Autoritratto in costume tipico del Bregenzerwald” oggi custodito nella Galleria degli Uffizi, Firenze.

Ma la bella Italia chiama e il padre decide di riportare la figlia sul nostro suolo.

É fermo sulla sua volontà di formarla artisticamente qui.

Durante il precedente viaggio, Angelica Kauffmann aveva conosciuto Carlo Gottardo conte di Firmian, il quale accompagna con una “lettera di raccomandazione” il suo ritorno permettendole l’accesso nei migliori salotti e nelle migliori collezioni italiane. Iniziò così a farsi conoscere nelle nostre belle città: Parma, Modena, Firenze.

Nel 1760 circa diviene membro d’onore dell’Accademia Clementina a Bologna e ottiene il diploma dell’Accademia del disegno di Firenze.

Raffinò la sua tecnica pittorica ispirandosi al Correggio, a Guido Reni, alle opere di Carracci, al Domenichino e al Guercino.

Ci vuol tanto studio e dedizione, per farsi un buon nome. Ci vogliono anche, però, le conoscenze giuste.

Ecco che, a tal proposito, ha l’opportunità di iniziare a fare incisioni sotto la valida guida di J.F. von Rieffenstein. Numerose infatti anche le sue ceramiche incise.

Nell’arco dei cinque anni successivi visita Napoli e Roma. Nella città partenopea studia le  collezioni del museo di Capodimonte.

Maria Carolina D’Asburgo la vuole come pittrice di corte, insiste, invano.  Nonostante sembrino esser divenute quasi amiche intime, Angelica Kauffmann declina la proposta e termina il Ritratto della famiglia di Ferdinando IV a Roma.

Ritratto della famiglia di Ferdinando IV

Questo dipinto venne lodato da Ippolito Pindemonte (poeta e letterato italiano) che contrappose sempre, alla sovversiva rivoluzione popolare, il desiderio di pace nell’abbandono alla contemplazione della natura. Per dipingere questa tela, infatti, la Kauffmann si è basata su quello che allora ero lo schema classico da seguire per i ritratti di famiglia. Persone disposte orizzontalmente, su un solo piano; pochissimi elementi aggiuntivi (l’arpa, un grande vaso, una culla da passeggio). Un bambino accarezza la testa di un cane. In primo piano altri due animali domestici se ne stanno tranquilli. Pace, natura, armonia… questo piacque a Pindemonte.

L’Inghilterra stava bussando al cuore di Angelica.

Conobbe infatti molte persone illustri inglesi. Uno su tutti? J.J. Winckelmann, bibliotecario e storico dell’arte tedesca.

J.J. Winckelmann

Nell’agosto del 1764 lui parla così, di lei, ad un amico:

« La giovinetta di cui parlo è nata a Coira, ma fu condotta per tempo in Italia da suo padre, che è pure pittore; parla assai bene l’italiano e il tedesco … Parla inoltre correntemente il francese e l’inglese … Si può chiamare bella e gareggia nel canto con le nostre migliori virtuose. Il suo nome è Angelica Kauffmann »

Il nome “Angelica Kauffmann” continua a diramarsi senza sosta, tra carteggi e salotti eleganti. Conosce sempre più persone influenti e annovera sempre più clienti importanti. Tra questi, il famoso attore shakespeariano D. Garrick. Il ritratto che lei gli fa, diviene tela importantissima per il suo futuro britannico.

Questo ritratto fu inviato a Londra, da Angelica Kauffmann, affinché venisse esposto all’interno della Free  Society. Mossa furba? Segno del destino? Sta di fatto che quando lei andò in Inghilterra, la sua fama l’aveva preceduta. Tutti la apprezzavano. É in questo contesto che decide di distinguersi ancor di più, appassionandosi ai quadri storici.

Una donna affermata.

Affermata con i suoi dipinti.

Una donna affermata con i suoi dipinti storici.

Una rarità.

Una Donna, con la “D” maiuscola. Bella, per di più.

Dipinti dalla sua mano: Bacco e Arianna, Penelope al telaio, Criseide riunita al padre Crise e Coriolano, Veturia e Volumnia.

A Londra, per la prima volta, si trova lontana dal padre e come nei più classici dei romanzi il suo nome inizia ad affiancarsi a quello degli uomini.

Iniziano i pettegolezzi d’amore.

Tra i vari nomi che le vengono accostati c’è quello di Füssli (letterato e pittore svizzero di stile romantico). Non è un caso che il pittore amasse le opere di Shakespeare e che quindi conoscesse  David Garrick.

É proprio il caso di dire che il destino ha la vista più lunga della nostra!

Comunque, un nome fra i vari…

“Nessuno ha mai indovinato che il mio corpo era intento e teso, nessuno ha mai indovinato il bisogno che provavo di offrire il mio essere, completamente, ad un altro essere”. Angelica Kauffmann

Innamorata della vita, dell’arte e dell’amore.

In questi casi, l’odore del pericolo è spesso dietro l’angolo.

Nel 1767 il padre la raggiunge in Inghilterra e siccome per una signorina era importante divenir signora, pochi mesi dopo convolò in matrimonio con Frederick de Horn, conte che paventava ricchezze altrove e triste mancanza di soldi provvisoria. Non serve nemmeno dire che subito dopo il matrimonio si rivelò per quel che era: un impostore! Ad ogni modo, dopo lauta somma di denaro, lui concesse a lei il divorzio e nel 1780 la Chiesa anglicana ritenne invalido il matrimonio.

Anche grazie all’arte, ci si rialza.

Nello stesso anno dell’annullamento del matrimonio, infatti, fu tra i membri fondatori della Royal Academy. Sembra, in questo, esser stata l’unica donna insieme con Mary Moser.

Dipinge, dipinge, dipinge.

Uno dietro l’altro, colleziona successi e riempie il cuore di gratificazioni.

“A Turkish Woman” di Angelica Kauffmann, 1773

Guardate quanto è delizioso questo quadro! Mi par di sentire note di vaniglia uscire dalla tela. Dolcezza lenta, armonica. Miele che scorre dal filo della ricamatrice turca, intrecciandosi in un lungo drappo leggero come i desideri. I piedi intrecciati, anch’essi, dentro un finto abbandono del corpo. In testa un copricapo, perché l’eleganza non ha mansione o passatempo.

L’eleganza è uno stile di vita.

Le sue decorazioni, così minuziosamente curate nei dettagli, diventano esse stesse dettagli di parti applicate. Vengono cioè inserite all’interno di mobili di pregio o diventano decoro di oggetti in ceramica.

Un’artista a tutto tondo, una donna eclettica.

Ma l’amore? Come la mettiamo con questo sentimento per lei così importante? Come sistemiamo il fatto di esser ritornate signorine? Ci pensa, ovviamente,  Johann Joseph Kauffmann, presentandole un suo amico veneziano: Antonio Zucchi.

Antonio Zucchi

Che professione potrebbe mai fare l’amico di suo padre? La risposta che vi viene in mente è sicuramente quella giusta: Antonio Zucchi è un pittore di modesta fama; un classicista. Pare che i suoi soggetti preferiti non fossero volti bensì edifici, spesso in rovina. Pensate il mondo quando è strano, nel 1770 venne eletto come membro associato del  Royal Academy of painting and sculpture.

1780 (1781?), Angelica Kauffmann convola a nozze con Antonio Zucchi.

Da Londra ritornano in Italia, stabilendosi a Venezia. Dopo pochissimo tempo, però, l’amato padre morì e loro si spostarono a Roma. In questa città, Angelica soddisfa la sua voglia di alta borghesia, è qui infatti che inaugura il suo primo, vero, atelier privato che in poco tempo diviene meta di turisti e clienti.

Tra questi, un bel giorno – per Angelica bello di certo! – entrò nell’atelier un giovanotto che proprio sconosciuto a noi non è. Definito da George Eliot:

“uno dei più grandi letterati tedeschi e l’ultimo uomo universale a camminare sulla terra”

Un poeta, drammaturgo, dall’animo tormentato e dalla passione per i colori; un amante della teologia tanto quanto della scienza. In seguito Angelica lo ritrasse, conferendogli tutta la dignità e l’eleganza che in lui trovava. Di chi sto parlando? Di Johann Wolfgang Goethe.

Goethe

Non trovate che dai suoi occhi si sprigioni una dolcezza tenera e raffinata?

A muovere il pennello era però Angelica, dettata, forse, da un sentimento che faticava a celarsi dietro la parola “amicizia”. Tra i due scattò, di certo, la scintilla della stima e dell’ammirazione reciproca. Di lei il poeta scrisse, all’interno del libro “Viaggio in Italia”:

« Guardar quadri con lei è assai piacevole; tanto educato è il suo occhio ed estese le sue cognizioni di tecnica pittorica »

Ma la sosta romana, per Goethe, ha i giorni contati e il giorno della partenza arriva, per lui, veloce e determinato. Lui non cerca ancore e lazzi, ma frivolezze e vanità.

Angelica ne soffre. L’amicizia nata era talmente intensa da lasciare ai posteri qualche dubbio sul suo reale interesse verso il bel poeta; cadde in depressione e scrisse:

” Il suo commiato mi ha trafitto l’anima. Il giorno della sua partenza è stato tra i giorni più tristi della mia vita “

Come molte donne – e uomini – scrisse “all’amico” una lettera. Come molti uomini – e donne – il destinatario non diventò mittente. Nessuna risposta.

Il matrimonio con Zucchi, comunque procedeva sereno. Non c’erano turbolenze di sorta. Mare piatto, sicuro, benevolo. Pare tra Angelica e Antonio non ci fosse una sfrenata passione ma una dipendenza affettiva che si consolidava di anno in anno. Per lei Zucchi si mise in ombra. Sembra avesse catalogato egli stesso gran parte dei quadri di Angelica, riportandone note e informazioni e questo è uno dei probabili motivi per cui ora abbiamo moltissime informazioni su di lei.

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In questo periodo, non paga delle proprie soddisfazioni, Angelica iniziò a dipingere e a ritrarre anche figure religiose. Suo, infatti, anche uno degli affreschi all’interno della cappella del santuario di Loreto.

26 dicembre 1795, Antonio Zucchi muore.

Ancora una volta, nonostante il dolore, l’amore per la pittura diventa ancor più forte. A starle vicino, adesso, è il cugino (che in seguito erediterà i suoi quadri).

Dopo un periodo di malattia, Angelica morì a Roma il 5 novembre 1807.

Ho letto da qualche parte, ma ora non ricordo dove, che aveva dolore al petto. Qualcuno sussurra che la colpa sia da riferirsi a tutti i veleni inalati durante tutta la sua vita da pittrice.

Un’ultima cosa che trovo romanticissima:

Il suo funerale fu organizzato da Antonio Canova; ovviamente moltissime persone illustri vi parteciparono. Curioso il fatto che due sue opere, insieme al calco della sua mano, fossero state portate in processione. Lei, da Signora altoborghese che nell’eleganza aveva amato vivere, volle espressamente dimorare per l’eternità, al fianco del marito, nella Basilica romana di Sant’Andrea delle Fratte. Sull’epitaffio espressamente volle scritto che lei stessa, nonostante avesse diritto alla sepoltura al Pantheon, aveva imposto di essere sepolta lì, per poter abitare anche dopo la morte accanto all’uomo con cui aveva goduto di tanto accordo in vita.

ANGELICA IOHANNIS IOSEPHI F KAVFFMANN / DOMO SCHWARZENBERGIO / CUI SUMMA PICTURAE LAUS CENOTAPHIUM IN AEDE / PANTHEI PROMERUIT SED IPSA SE IN HOC MONUMENTUM / QUOD ATONIO ZUCCHIO POSUERAT INFERRI IUSSIT UT / CUM VIRO CONCORDISSIMO POST FUNUS ETIAM HABITARET / ANNOS NATA LXVI DIES VI OBIIT ROMAE NON NOV MCICCCVII / AVE MULIER OPTIMA ET VALE IN PACE“.

Un suo busto fu, ovviamente, comunque messo l’anno successivo, al Pantheon.

Io, ogni volta, che metto il naso negli affari polverosi di un tempo andato… beh, ne resto catturata!

Determinata, appassionata, volenterosa, curiosa, innamorata, amata e amante. Raffinata, elegante, acculturata. Donna, donna fino alla fine… se fine, i pittori, possono avere!

Lisa.

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http://www.treccani.it/enciclopedia/angelica-kauffmann_(Dizionario-Biografico)/

https://it.wikipedia.org/wiki/Angelika_Kauffmann

 

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