Leggere Leopardi, tra passato e modernità

Leggere Leopardi, tra passato e modernità

di Giulia La Face

Leggere Leopardi tra passato e modernità

ritratto di Giacomo Leopardi

Leggere. Anzi rileggere Giacomo Leopardi: poeta che tutti abbiamo studiato, di cui si è scritto nei secoli, di cui sembriamo sapere  tutto. E tutto è stato detto. Il fascino, le radici, l’immortalità delle sue opere.

La sua storia, spesso compendiata in righe che ci raccontano di un giovane studiosissimo, solo, bruttino, triste, malinconico fino alla depressione.

Tutto ciò ci accompagna sin dai banchi di scuola. Talvolta riducendo l’ampiezza della sua vicenda umana ed artistica, ben più variegata e sorprendente.

Figlio del suo tempo, ebbe venticinque anni di furiosa, eccezionale creatività, tenendo conto della sua precoce intellettualità. Infatti  a 14 anni terminò gli studi.

Il  perchè? Il suo insegnante privato disse al padre, Monaldo Leopardi:

“Non ho più nulla da insegnargli”.

La sua storia si intreccia con la Storia. La sua vita appartiene a quella élite nobiliare, spesso decaduta, che visse tra due grandi uragani: il vortice della Rivoluzione Francese, che decapitò, in nome dei nuovi principi di libertà e democrazia, il mondo nobiliare e della classe dominante e il movimento romantico.

Vi ricordo  che  suo padre, il conte Monaldo, navigò nelle acque dei debiti e del fallimento, lasciando infine le redini dell’amministrazione alla moglie.

In quest’aria di crisi  nasce il conte cittadino ( l’ondata di cambiamento si porta via i titoli nobiliari) GIACOMO LEOPARDI. Era 29 giugno 1798 .

Vede la luce nella cittadina marchigiana che a lui deve l’onore di tanta fama, Recanati. Fuori un mondo andava frantumandosi, sconvolgendo l’ordine e la presunzione di una casta dominante.  Si abbandona la Dea Ragione, per innalzare inni e canti alla Dea Natura, all’irrazionale, al mistero, agli istinti, agli spiriti,

Cosa è stata la sua vita?

Uno studio “matto e disperatissimo” nell’isolamento di Recanati, nel palazzo paterno. Si aggirava tra la biblioteca di famiglia che conteneva più di 16mila titoli e le campagne recanatesi.

Uno studio "matto e disperatissimo"

Uno studio “matto e disperatissimo”

Respirò il clima bucolico, la chiusura e la solitudine. Sperimentò la necessità di fuga , il grande dolore dell’essere non compreso nella sua voglia di andare.

“Quel non avere un letterato con cui trattenersi, quel serbarsi tutti i pensieri per sé, quel non poter sventolare e dibattere le proprie opinioni.. chiedere aiuto e consiglio, pigliar coraggio in tante ore e giorni, di sfinimento e svogliatezza, le par che sia un bel sollazzo?… che cosa è in Recanati di bello?… niente. Ora Iddio ha fatto tanto bello questo nostro mondo, tante cose belle ci hanno fatto gli uomini, tanti uomini ci sono che chi non è insensato arde di vedere e di conoscere, la terra è piena di meraviglie, ed io di questi 18anni potrò dire, in questa caverna vivrò e morrò dove sono nato? Le pare che questi desideri si possano frenare? Che siano ingiusti soverchi sterminati? Che sia pazzia il non contentarsi di non veder nulla, il non contentarsi di Recanati?…” ( lettera a Pietro Giordani, 1817).

E ci fu dunque anche il mondo fuori cui il giovane Leopardi anelava.

Con struggimento e determinazione , ribellandosi al volere paterno il quale fece di tutto per trattenerlo nel paese natale. Visse l’incontro con le grandi città , i viaggi e i ritorni mai davvero desiderati. Viaggiò e visse tra Roma, Firenze, Milano e il gran finale quasi carnascialesco di Napoli.

Frequentò i salotti snob, e modaioli, le donne, gli amori infelici, disgustandosi infine di tutto.

Il mondo fuori gli era stato favorevole, era stimato e tenuto in grande considerazione di letterato e filosofo.

Eppure sarà per lui  deludente esperienza, amara.

Le città troppo grandi, le donne difficili e poco accostabili, che spesso gli preferivano uomini meno colti ma più avvenenti. E più mondani e  salottieri. Ad esempio a Roma riesce a soggiornare dal 1822, piegando ormai la volontà paterna.

Qui  il cugino Giuseppe Melchiorri lo accompagna nei salotti dove conosce Marianna Dionigi, donna di grande mondanità, archeologa e pittrice. Leopardi la definirà

“schifosissima, sciocchissima, presuntuosissima donna vecchia”.

Conoscerà l’abate Cancellieri che tanto lo stimava e lodava, e lo definirà

“…irritante e fatuo, impenitente e donnaiolo. E’ un coglione”.

E di Roma, nella primavera del 1823, rientrando a Recanati dirà :

” ..questo letamaio di letteratura di opinioni e di costumi. Mi disgusta”.

Come sappiamo la sua fatica non ha soste: studia, scrive, annota, traduce. Pubblica per la prima volta, incredibile, nel 1816, un saggio, “Notizie storiche e geografiche sulla città e chiesa di arcivescovile di Damiata”.  Successivamente un “Saggio di introduzione all’Odissea”.

La sua fama di enfant prodige lo circonda sin da subito.

Pietro Giordani, letterato che in quegli anni godeva di grandissima fama in tutta la Penisola, dopo un incontro con il giovane Giacomo, ancora nella casa paterna, scriverà di lui ( 1817) :

”.. egli è di una grandezza smisurata, spaventevole. Non potete immaginare quanto egli è grande, e quanto sa a quest’ora : chi dice che a Recanati non si può saper tutto non sa quel che si dica. Immaginatevi che Monti e Mai uniti insieme, siano il dito d’un piede di quel colosso”.

Ecco perchè Leopardi, giovanissimo sente il richiamo del mondo glorioso delle lettere.

Mondo  che lo spinge a voler uscire dal recinto paterno recanatese.

Al no del padre, che gli impedisce di partire, risponde con anni di duro lavoro ed ispirazione. Scriverà in risposta alla intransigenza paterna ”L’Infinito” .E tra il 1819 e il 1821 versifica  gli “Idilli”, le “Canzoni” e le notazioni dello “Zibaldone”.

Quale grandezza la sua gioventù!

Infine riuscirà a partire e la sua voglia di conoscere e farsi conoscere lo porterà, appunto, in giro per l’Italia.A più riprese.

Dopo la grande delusione romana avrà un piacevole soggiorno milanese, dove resterà annoiato dall’incontro con il celebre Monti.

E si prenderà gioco di un purista trecentesco, che teneva in grande considerazione, l’abate Cesari. Scrive il “Martirio dei Santi Padri” a imitazione dei trecentisti, spacciandolo per un manoscritto riscoperto!

Il Cesari lo trova del “piu’ puro stile quattordici” e loda la “scoperta” di Leopardi. Il che suscitò la grande ilarità di Leopardi e di un suo amico editore.

Animo non solo malinconico, ma a tratti burlone,ironico , talvolta feroce, criticissimo.

Non frequentava solo salotti e letterati. Leopardi cercava la vita, cercava l’amore. Come ogni poeta, soprattutto romantico, non manca la ricerca, spesso delusa , della donna e dell’Amore.

Si è spesso sottolineato, e qui non posso non farvi cenno, del pessimo rapporto con la figura materna.

A quanto disse Leopardi e a quanto si scrisse, donna dallo scarso amor materno , “spietata e feroce”. Leopardi si è scritto da più parti, cercò una compensazione in donne spesso più grandi. Donne che ispiravano un innato senso protettivo e materno.

Fu amante della nobildonna Teresa Malvezzi, che amò di amore fatto di ammirazione e stima, fin quando non venne tradito. Cosa che lo fece soffrire e arrabbiare moltissimo , come si evince da una lettera in cui le dà l’epiteto di  “..puttana”.

Dopo due anni, siamo al 1828 ,l’amore torna nelle poesie di Leopardi, sostituendo la poesia all’amore vissuto. Alla sorella Paolina scrive infatti :

“ …e dopo due anni, ho fatto dei versi quest’aprile, ma versi veramente all’antica, e con quel mio cuore di una volta…”

Scorrendo tra i molti nomi che hanno scritto su Leopardi, leggo Calvino e una riflessione sulla poesia leopardiana:

“ La sua poesia aveva tolto al linguaggio ogni peso fino a farlo assomigliare alla luce lunare dove si deposita l’accecante riverbero di un pensiero continuamente vivo e mescolato alla memoria immaginativa”

E le sue opere maggiori?

Eccoci al 1826, di nuovo in quel di Recanati. Corregge le bozze delle “Operette morali” che vedono la luce nel 1827. Viaggia e soggiorna ancora tra Firenze, Milano e Pisa .

Leopardi tra passato e modernità

Rileggere Leopardi

E nel 1828 ecco produrre gli immensi versi di “A Silvia.” Rientrato ancora a Recanati nello stesso anno la vena poetica è in piena fioritura. Produce “Le Ricordanze”, “Il sabato del Villaggio”, “La quiete dopo la tempesta”.

Solo per citare alcune liriche che tutti conosciamo .

Non si fermò mai troppo a lungo in quegli anni febbrili. Ebbe una amicizia grandissima con Antonio Ranieri, con cui trascorse gli ultimi anni a Napoli, dove muore di colera.

Chiude la sua vita proprio lì, dopo aver ricevuto l’ultima delusione della sua vita, la censura borbonica alla continuazione della pubblicazione della sua opera omnia.

Era il 14 giugno 1837. Ranieri raccontò così la morte di questo grande poeta

“ Io non ti veggo più, mi disse come sospirando. E cessò di respirare… mentre io come fuori di me, chiamavo ad alta voce il mio amico fratello e padre, che più non mi rispondeva, benchè ancora pareva che mi guardasse”.

Lapide di commemorazione morte di leopardi

E ancor oggi pare ci guardi , perchè la sua eredità è essere andato oltre la capacità di comprensione del suo tempo.

Jaspers scrisse che Leopardi ci indica ancora qualcosa di nuovo, nascosto nella sua opera che i contemporanei  possono scoprire. La ricerca di assoluto e di autenticità, accanto alla sua lucidità spietata, rendono

“Leopardi più vicino al nostro tempo che al suo.”( Jaspers)

In Leopardi dunque troviamo una contemporaneità, di sentimenti, tematiche, un travalicare i tempi che ce lo rendono attuale e vibrante.

Le tematiche come il rapporto con la Natura ( generosa , malvagia, matrigna) e il bisogno di allontanarsi dalla casa natìa. Per viaggiare, per sete ardente di conoscenza,  di scoperta di sé, l’incontro con la banalità del quotidiano, la superficialità e lo snobismo degli ambienti fintamente intellettuali.

La poesia come fuga nel sogno. Il dolore, la separazione, la delusione, la diversità, il rifugiarsi in se stessi . Tutto questo lo rendono attuale, sempre.

Ed è per questo che lo presentiamo , trovando in lui l’eternità di esperienze e sentimenti umani.

E ciò che la sua esperienza umana e poetica ce lo rende ancora così vicino e da rileggere sempre.

Giulia La Face

http://www.ilportaledelsud.org/leopardi.htm

http://www.gaudio.org/lezioni/letteratura_italiana/ottocento/leopardi/pensiero_leopardiano.ht

http://www.literary.it/dati/literary/G/giunta_fra_a/il_pensiero_di_studiosi_su.html

 

 

giulilaface

Lettrice compulsiva e onnivora da sempre, mi piace ascoltare le storie altrui e scriverne. Viaggiatrice per bisogno, madre e moglie per scelta, canto per passione, lavoro come educatrice e counselor .Ma appena posso mi immergo nella musica e nella ricerca di poesia e di immagini. Adoro cucinare. Per questo invito spesso amici a condividere nuovi piatti e sapori. Ma è nella solitudine che mi ritempro e incontro tutti i miei pensieri.

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