Tesi sull’esistenza dell’amore – di Torben Guldberg

Tesi sull’esistenza dell’amore – di Torben Guldberg

Recensione di Lisa Molaro

Torben Guldberg

“Tesi sull’esistenza dell’amore” è il romanzo d’esordio di Torben Guldberg.

Non un semplice romanzo. Una fiaba per adulti? Ancora di più! Un trattato sull’amore, sotto forma di romanzo? Di più ancora.

Una donna mi guarda direttamente dal suo mondo di cellulosa.

La copertina ha i colori del mistero, uno sfondo che rimanda a palette antiche. La pelle del suo viso, nonostante il tempo le abbia disegnato rughe non restaurate, si mantiene luminosa. Quello sguardo, però, sembra già scavarmi dentro. É serafica. La trovo meravigliosa.

Apro il libro e mi ritrovo davanti questi titoli dei capitoli:

CINQUECENTO – Partitura da utilizzare nelle guerre lunghe.

“Impara, dunque, ad avere un po’ di paura di te stesso, quando ti accorgi di essere tanto freddo ed insensibile… ” – Martin Lutero ( 1483-1546)

SEICENTO – Incisione di un’anima.

” … dopo aver immaginato l’essenza dello spirito, non posso immaginarlo quadrato.” – Baruch Spinoza ( 1632-1677)

Settecento – Uno schizzo dell’essenza della luce.

“Fammi diventare una stella fissa nel firmamento del tuo celo.” – Ole Romer ( 1644-1710)

Ottocento – Mosaico di filosofia vissuta.

“In me manca la contrapposizione fra pensiero e vita” – Fridrich Nietzsche (1844-1900 )
“Nondimeno, incontriamo innanzitutto la filosofia come un mostro dalle tante teste che parlano ciascuna una lingua diversa .” – Arthur Schopenhauer ( 1788-1860)

Novecento – Sinfonia dell’amore comprato.

“… e in questo, come in tanti altri casi, egli è guidato da una mano invisibile a perseguire uno scopo che non rientrava assolutamente nelle sue intenzioni .” – Adam Smith (1723-1790)

Epilogo, Duemila.

Ho riportato i titoli dei vari capitoli presentatemi da Torben Guldberg, o forse è più corretto dire delle varie storie, per darvi l’idea dello spessore del libro. Avrei benissimo potuto recensire ogni capitolo, le cose da scrivere non mi sarebbero mancate, credetemi!
Di storie ce ne sono molte, chiuse dentro le pagine di questo romanzo che ho trovato meraviglioso ed ogni storia ha i suoi personaggi principali.

La voce narrante esula da ogni spazio temporale ed è la vera protagonista del libro: quella di un uomo che è troppo vecchio e stanco per amare, condannato a non poter morire!

Il suo lavoro è sempre stato quello del cantastorie, errando per l’Europa senza sosta, senza trovar pace, attraversando i secoli e le abitudini di corte e non. Sembra condannato per l’eternità a non aver accesso alla morte. La sua colpa?

Il fatto atroce ed inconcepibile di aver rinnegato l’amore, di non volerlo vivere ma solamente narrare!

Ecco che però, alle soglie del Cinquecento, decide di fermarsi, perché tutto intorno a lui sta cambiando.
Per la prima volta, invece di parlare d’amore, ascolta.
E noi, con lui.
Così per i cinque secoli che seguiranno e di cui appunto parla nel libro, raccoglie le storie d’amore che, a parer suo, meglio rappresentano i secoli in questione.

Nel “ricco” Cinquecento della Riforma, l’amore prende le forme di note musicali.

Nel Seicentesco si colora d’arte e pittura sfiorando anche le mani di Rembrandt.

Nel Settecento, in pieno illuminismo, l’amore e la scienza si fondono insieme.

Si arriva poi all’Ottocento: secolo di grandi pensatori e quindi fra le righe si trovano personaggi del calibro di Schopenhauer, di Hegel, di Kant senza dimenticarsi ovviamente di Nietzsche!
Si giunge infine al Novecento e la storia che ci viene narrata dal cantastorie (ricordiamoci: vero protagonista condannato a vivere una vita terrena perché non si era mai arreso all’amore!) a questo punto inizia a cambiare ritmo.

É iniziata l’epoca del denaro, della commercializzazione globale, del “quanto costa l’amore?”

Cosa ne penserà colui che ha respirato romanticismo puro attraverso i secoli più bui e allo stesso tempo più luminosi dell’esistenza?

Lui che c’era, quando ad illuminare una stanza non c’era la fredda luce blu di una lampada al neon ma, dietro deboli fiammelle che creavano ombre sui muri, c’erano mani tremanti e battiti di emozioni lunghe il tempo di un soffio.

Lui che c’era quando le unghie erano nere di inchiostro.

Lui che le dita imbrattate dalla sottile polvere colorata, da diluire con olio prima di usare il pennello sulla tela, le ha viste con i suoi occhi!

Cosa penserà il nostro cantastorie, del moderno che avanza?

Si sentirà fortunato a non poter mai morire o nel frattempo si sarà arreso all’amore?

Ho associato ad ogni secolo una parola :
Amore e musica
Amore e arte
Amore e scienza (capitolo bellissimo e molto romantico)
Amore e filosofia (capitolo poco romantico perchè il nastro trasportatore non è più l’amore bensì la ricerca interiore; capitolo che sembra assurdo ma che alla fine rivela il lato che risultava incomprensibile)
Amore e denaro (ovviamente qui di amore non c’è ombra)

Ovviamente il capitolo che mi è meno piaciuto è proprio l’ultimo, quello che per paradosso ho in parte vissuto anche se per pochi decenni.

Grande libro, lo consiglio sicuramente a tutte le persone romantiche ma non di certo solo a quelle, anche a tutti coloro che cercano spunti di riflessione, trama originale, finali non scontati, spruzzi di cultura e atmosfere via via diverse.

Direttamente dal romanzo di Torben Guldberg:

“Un’anima vecchia non può sottrarsi al dubbio. ”

“L’assenza genera una solitudine che a nessuno si può imporre di comprendere”

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Titolo: Tesi sull’esistenza dell’amore
Autore: Torben Guldberg
Editore: Longanesi (16 ottobre 2010)

Sinossi:

È troppo vecchio e stanco per amare, ma è condannato a non morire.

Per secoli la voce narrante di questo romanzo ha fatto il cantastorie, errando per l’Europa senza sosta, senza trovar pace, espiando il fatto di aver rinnegato l’amore.

Ma ora, alle soglie del Cinquecento, ha deciso di fermarsi, perché tutto intorno a lui sta cambiando.

Per la prima volta compra una casa, a Copenaghen.

E per la prima volta, invece di parlare d’amore, ascolta.

Così, per cinque secoli, raccoglie le storie d’amore più significative.

Quelle capaci, di volta in volta, di cogliere l’essenza stessa di questo sentimento e, al contempo, quella del secolo in cui si svolgono.

Nel Cinquecento della Riforma, l’amore si manifesta nel potentissimo canto di un’orfana.

Poi, si frammenta nel racconto seicentesco di una vita dedicata alla pittura.

Si mette alla prova in esperimenti scientifici, sotto il segno della ragione illuminista.

Nell’Ottocento dei grandi pensatori si trasfigura in filosofia.

E nel Novecento l’amore non può che trasformarsi in merce.

Eppure, nella sua inafferrabilità, l’amore rimane identico a se stesso.

E, come al narratore, anche a noi non resta che una cosa: ascoltare.

Poetico e sensuale, profondo e divertente allo stesso tempo, Tesi sull’esistenza dell’amore è un geniale romanzo d’esordio, che indaga sulla natura del sentimento umano più poderoso scavando nelle radici e nell’anima dell’Europa, creando immagini che rimangono a lungo nella memoria.

Francesco Hayez

Francesco Hayez, L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo (1823)

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