Cinque domande su Ragione e Sentimento.

Cinque domande su Ragione e Sentimento.

di Antonia Romagnoli

ragione e sentimento

Ragione e Sentimento, book cover Da pinterest

Ragione e Sentimento.

Ragione e sentimento, noto anche come senno e sensibilità, è il primo romanzo pubblicato da Jane Austen.

Pubblicato nel 1811, uscì in forma anonima, con la generica indicazione “by a Lady”.

Jane Austen dovette ricorrere all’oggi famigerata editoria a pagamento: fu lei a commissionarne la pubblicazione di “Ragione e Sentimento“, ricevendo in cambio una percentuale sulle vendite, che tuttavia ripagò abbondantemente la spesa sostenuta.

L’opera, iniziata nel 1794, ebbe una prima stesura col titolo Elinor e Marianne, in forma epistolare (molto in voga a fine Settecento), ma fu successivamente riscritta in terza persona, come oggi la conosciamo, in seguito a rifiuti editoriali.

La storia la conosciamo bene, anche grazie a varie edizioni cinematografiche e al period drama della BBC in tre puntate, che ricalca fedelmente la divisione in tre libri scelta dall’autrice.

ragione e sentimento

La locandina del serial BBC
(pinterest)

Ecco a voi, adesso, alcune curiosità che leggendo potrebbero aver colpito la vostra attenzione.

Due sono gli aspetti che personalmente mi hanno incuriosita: quello economico e quello sentimentale. E così, mi sono fatta alcune domande. Pronti? Via!

Perché le Dashwood, protagoniste di Ragione e Sentimento, si ritrovano sul lastrico?

La situazione della famiglia Dashwood è molto particolare: il capofamiglia, che dal primo matrimonio ha avuto un figlio maschio, si è risposato e dalla seconda moglie ha avuto tre figlie.

Possidente terriero, egli ha vissuto fino alla morte nella tenuta di Norland, mentre il figlio maggiore ed erede, ormai adulto, vive a Londra con moglie e figlioletto.

Alla morte di Mr. Dashwood senior, come capitava quasi sempre in merito alle grandi tenute fondiarie inglesi, l’eredità passava al primo figlio maschio, escludendo moglie e altri figli, specie se femmine.

L’eredità alle figlie femmine arrivava in forma di dote: al momento in cui una giovane si fidanzava, fra  futuro marito e padre della sposa veniva stipulato un contratto nel quale il padre si impegnava a stanziare  per la figlia un capitale più o meno cospicuo. Questa dote poi, diventava un patrimonio a disposizione della donna per tutta la sua vita (se il marito non se lo giocava ai dadi…) e infine passava in eredità ai figli, diviso in egual misura. Oltre ai soldi, la dote comprendeva poi suppellettili, arredamento, oggetti e gioielli che restavano di proprietà della signora. Infine, a questo si aggiungeva il corredo, l’insieme di abiti e biancheria domestica che la donna portava nella sua casa di sposa.

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Mrs. Dashwood, Elinor e Marianne nel serial BBC
da swytla.wordpress.com

Mr. Dashwood muore prima di aver stabilito per le figlie di secondo letto una dote, perché tutte e tre sono molto giovani e, a quanto pare, non ancora introdotte in società. Elinor ha appena diciannove anni.

Mr. Dashwood, sul letto di morte, affida perciò al figlio la situazione delle donne di casa, delle sorelle in primis e della vedova di conseguenza: Mrs. Dashwood senior infatti è destinata a lasciare Norland, a meno che gli eredi non accettino di tenere nella casa le parenti e di provvedere loro… cosa che non fanno.

Mrs. John Dashwood, moglie dell’erede, che sappiamo essere una strega fatta e finita, convince il marito a non dividere i beni ereditati con le sorelle per preservare il patrimonio del figlio, divenuto prossimo erede di Norland: sostanzialmente, lo convince a non concedere loro alcuna dote, trattandosi in ogni caso non più del padre delle ragazze ma del fratellastro.

La vedova, però, lasciando la casa, porta con sé (indispettendo la nuova signora!) tutta la sua dote, mobili compresi. Saranno i soldi di questa dote a mantenere lei e le figlie Di questa dote parla Mrs. John Dashwood al marito quando dice “alla morte della madre avranno mille sterline ciascuna”.

Una cifra appena accettabile, comunque non adatta a una gentildonna del loro rango.

Ma perché John Daswood piange miseria, pur avendo ereditato Norland?

Quello che colpisce molto è vedere poi l’erede della tenuta lamentarsi costantemente della mancanza di denaro.

In parte è una montatura per non dare aiuti concreti alle sorelle, in parte, però è vero.

Spesso nei romanzi della Austen trapela che la condizione dei gentiluomini (dunque non lavoratori ma tenutari) è meno rosea di quanto sembri.

Vero che le tenute rendono in vario modo, principalmente grazie a raccolti e tasse riscosse dai fittavoli, ma hanno altissime spese di mantenimento.

Una villa o un maniero richiedevano costanti manutenzioni e l’impiego di molto personale, sia interno che esterno (giardinieri, guardiacaccia, manovali…) che gravava come spesa viva sulle rendite.

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Mr. e Mrs. John Dashwood, col figlioletto. Alle loro spalle, Norland Manor.
da www.fanpop.com

Il tenutario coscienzioso, inoltre, tende a non intaccare il patrimonio ereditato, in previsione di successivi passaggi, e quindi dispone di poco denaro liquido, che spesso finisce bruciato, in epoca Regency, per mantenere un decoro e una vita sociale adeguata al titolo o alla posizione sociale.

Il fratello delle nostre eroine, in più intende allargare i confini della tenuta e si prodiga in migliorie, pur dovendo accontentare una moglie affatto incline a una vita sociale da grande signora: di soldi in tasca probabilmente non ne ha molti perché sostiene ingenti spese… però vista l’indigenza delle sorelle potrebbe certo fare di più.

Tuttavia, volendo farci caso, anche il colonnello Brandon non spende e spande, e nemmeno, in Emma, Mr. Knigltey, che risparmia persino sull’uso della carrozza.

Le Dashwood sono dunque povere in canna?

Ma a ben guardare, le Dashwood così povere non sembrano: mantengono, anche se in numero esiguo, la servitù, non sono costrette a vendere gioielli e vestiti, anche se devono fare piccole economie su molti aspetti, dal tipo di alimentazione agli acquisti di nuovi abiti.

La vera povertà, anche in epoca Regency, è ben diversa: Mrs. Dashwood e le sue figlie non prendono nemmeno in considerazione, per esempio di lavorare, eppure Elinor e Marianne potrebbero, per esempio, proporsi come istitutrici.

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Le Dashwood a Londra: non abbastanza ricche da potersi permettere una Stagione, ma nemmeno così povere da restare a casa a cucire!
da www.fanpop.com

La loro famiglia è altolocata, non nobile, ma antica e ricca: Norland è una grande proprietà. La stessa dote della signora è così cospicua da permettere loro di vivere in quattro, in affitto.

Se fossero state costrette a lavorare, inoltre, probabilmente l’aiuto dei signor Dashwood sarebbe arrivato, in quanto sarebbe stato per loro disdicevole avere un legame stretto con donne lavoratrici. Uno scandalo che Mrs. John Dashwood non avrebbe accettato. Povere rispetto a prima? Sì. Indigenti del tutto? No.

Perché il comportamento di Marianne è così scandaloso?

Ai nostri occhi, sia l’atteggiamento di Willoughby sia quello di Marianne ci paiono un po’ imprudenti, ma senza essere così scandalosi.

Invece, le cose agli occhi della società Regency erano molto diverse.

La giovane, di appena diciassette anni, è piuttosto libera nell’esternare le proprie emozioni (sto usando un eufemismo!), ma soprattutto accetta di compromettersi con il giovanotto in tutti i modi possibili… se ci fosse stato un padre, probabilmente, Willoughby si sarebbe sposato Marianne senza passare dal via.

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Marianne e i suoi cavalieri! Chi sposerà?
da fanart.tv

Un uomo e una donna non potevano restare da soli in nessuna occasione, era necessario uno chaperon. La gita in calesse perciò, è un vero scandalo, a cui sarebbe dovuto seguire, come minimo, un fidanzamento. E no, non ne parlano.

Willoughby frequenta la casa come se fosse di famiglia e Marianne arriva a donargli una ciocca di capelli: i doni fra uomini e donne erano prerogativa di parenti e fidanzati, specie questo tipo di dono presuppone un fidanzamento in corso. Edward, infatti, ha una ciocca di Lucy, pegno per un fidanzamento segreto.

Gioielli contenenti ciocche di capelli, o addirittura fatti con i capelli di amanti, fidanzati, mogli e mariti erano molto in voga, a partire da fine Settecento. Piccola curiosità: in epoca vittoriana diverranno fra i gioielli da lutto più amati. Troveremo persino bracciali di capelli intrecciati, non solo piccoli ornamenti.

Non erano pettegoli i vicini, erano solo persone di mondo: l’atteggiamento dei due poteva essere solo seguito a breve da un annuncio che però non arrivava mai.

Marianne va ben oltre: nonostante Willoughby non si sia mai proposto, appena arrivata a Londra gli scrive varie lettere.

Anche la corrispondenza era privilegio delle coppie di fidanzati, tant’è che, in un barlume di educazione (sicuramente obbligato dalla fidanzata) egli le rende in blocco tutte le lettere e la ciocca di capelli, ponendo così fine a ogni illusione di lei.

Marianne è compromessa? Sì.

Ma lui è libertino fatto e finito, che come sappiamo ha fatto di peggio, mettendo incinta una giovane donna e abbandonandola in gramaglie. A Marianne, insomma, poteva andare peggio! Pensate alla “povera” Lydia Bennet…

Se Brandon non fosse stato davvero innamorato, la giovinetta, già priva di una dote accettabile, sarebbe diventata una bella zitellina in stile Bates. O peggio.

Ma soprattutto… Edward Ferrars non poteva studiare in collegio come tutte le persone normali????

Perché Edward Ferrars va a studiare a casa di Mr. Pratt, invece che in un normalissimo collegio? Se fosse andato a Eton, non avrebbe conosciuto Lucy Steele e tutto sarebbe andato bene per la povera Elinor…

“Eppure la nostra conoscenza risale a molti anni fa. Sapete, è stato affidato a mio zio per un considerevole lasso di tempo.”

“Vostro zio!”

“Sì; Mr. Pratt. Non lo avete mai sentito parlare di Mr. Pratt?”

“Penso di sì”, rispose Elinor, con una tensione nervosa che cresceva col crescere dell’emozione.

“È rimasto quattro anni con mio zio, che vive a Longstaple, vicino a Plymouth. È là che ci siamo conosciuti, poiché mia sorella e io stavamo spesso con lo zio, ed è là che ci siamo fidanzati, anche se era passato un anno da quando non era più suo allievo; ma anche dopo era quasi sempre da noi. (…)

(Ragione e sentimento, vol. I cap. 22)

In epoca Regency l’istruzione sia maschile che femminile aveva alcuni canali privilegiati: uno era certamente costituito dai college prestigiosi come Eton, che raccoglie studenti fra i tredici e i diciotto anni, ma esistevano per le famiglie altolocate altre soluzioni, come gli istitutori privati che si stabilivano in casa oppure piccoli collegi con un numero ridotto di allievi.

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Elinor ed Edward. Un mondo bello, senza Lucy Steele.
da assembly-rooms.blogspot.com

La formula del rettorato era ben nota a Jane Austen: a Stevenson, suo padre, che era pastore anglicano e uomo molto colto, ne aveva aperto uno; lei stessa, dopo una prima istruzione ricevuta fra le mura domestiche, aveva trascorso un periodo in collegio.

Mr. Pratt sembrerebbe aver avuto come allievo solo Edward, ma probabilmente insieme a lui potevano esserci altri due o tre compagni di studi, su cui disgraziatamente Lucy non ha posato gli occhi.

Gli istitutori preparavano i giovani per l’ingresso alle università o, per i primogeniti di nobili famiglie, ad assumere posizioni di rilevanza sociale con o senza laurea.

Edward è destinato a diventare avvocato, mentre il suo desiderio è quello invece di intraprendere la via del sacerdozio.

Se mia madre mi avesse dato qualcosa da fare quando a diciotto anni fui sottratto alle cure di Mr. Pratt, credo… anzi, ne sono certo, non sarebbe mai successo; perché sebbene avessi lasciato Longstaple con quella che ritenevo, a quel tempo, un’invincibile predilezione per sua nipote, se allora avessi avuto qualcosa da perseguire, un qualsiasi obiettivo per occupare il mio tempo e tenermi a distanza da lei per qualche mese, avrei molto presto superato quell’affetto immaginario, specialmente mescolandomi di più al mondo, come sarei stato costretto a fare in quel caso. Ma invece di avere qualcosa da fare, invece di avere una professione scelta per me, o la possibilità di scegliermene una, tornai a casa per restare completamente in ozio, e per i successivi dodici mesi non ebbi nemmeno l’occupazione simbolica di frequentare l’università, poiché non mi sono iscritto a Oxford fino a diciannove anni.

(Ragione e sentimento, vol III cap.I)

Finirà con il frequentare comunque l’università a Oxford, ma seguendo i corsi necessari per abbracciare il clero.

 

Qualche altra curiosità su Ragione e Sentimento?

La scopriremo insieme!

Altrimenti, ti aspetto per il prossimo giro, cinque domande su… Mansfield Park!

E per cinque curiosità su Orgoglio e Pregiudizio, clicca qui 🙂 

Qualche curiosità su corteggiamento, fidanzamento e matrimonio Regency:

http://www.antoniaromagnoli.it/write/il-matrimonio-ai-tempi-di-jane-austen/

http://www.antoniaromagnoli.it/write/il-corteggiamento-ai-tempi-di-jane-austen/

L’educazione delle donne in epoca Regency:

http://www.antoniaromagnoli.it/write/educazione-delle-donne-mondo-regency-3/

 

Un po’ di fonti su Ragione e Sentimento…

https://it.wikipedia.org/wiki/Jane_Austen

https://it.wikipedia.org/wiki/Jane_Austen

https://it.wikipedia.org/wiki/Ragione_e_sentimento

http://ebookgratis.biz/ebooks-gratis/Austen/Ragione%20e%20sentimento%20-%20Jane%20Austen.pdf

https://janeaustensworld.wordpress.com/2010/06/20/jane-austens-father-reverend-george-austen/

https://janeaustensworld.wordpress.com/2010/06/20/jane-austens-father-reverend-george-austen/

http://www.victorianweb.org/victorian/religion/denom1.html

Le immagini si riferiscono al period drama “Ragione e sentimento” della BBC, 2007.

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