“Follie! Follie!” racconto di Tiziana Viganò

“Follie! Follie!”

racconto di Tiziana Viganò

La traviata

La traviata

“Follie! Follie! Delirio vano è questo!”

 Seduta su uno scoglio Viola guardava ipnotizzata le onde che si infrangevano sulle rocce. Il ritmo, il rumore, il sole che si rifletteva sull’acqua, tutto sembrava rivolto a lei, avviluppata da una sonnolenza che la sprofondava sempre più dentro di sé.

La musica e le parole de “La traviata” fluttuavano nella sua testa.  Una miriade di colori, prima mescolati, piano piano si definivano, ora le mille gradazioni blu e turchesi del mare che aveva davanti, ora l’arancio del sole, il giallo della gelosia, il rosso della rabbia, il viola della paura, il nero di cui si era colorata la sua anima quando era sprofondata nell’abisso.

Giù giù… scendeva sempre più giù, fino alla fine dell’incubo, ma poi sembrava che i suoi occhi, prima accecati dal sole che conteneva tutti i colori dell’iride, dal nero si riabituassero piano piano alla luce. Ecco un raggio, poi un altro, di nuovo viola rosso giallo arancio blu turchese…..un tuffo nell’acqua fresca per lenire il dolore.

Una conchiglia che si apre, che non si corazza più, ma che sa chiudersi quando serve.

Rinata…

La storia della Signora delle Camelie l’aveva sempre accompagnata fin da quando, adolescente, aveva scovato in casa il libro con quel titolo affascinante e l’aveva divorato, soggiogata da quella storia d’amore e morte. Aveva visto tutti i film e le rappresentazioni teatrali sull’argomento, sapeva a memoria il libretto dell’opera e piano piano si era identificata in quel personaggio seducente, fino al punto che la sua vita aveva cominciato ad assomigliarle: aveva persino assunto il suo nome. E come Violetta Valery si era illusa che un nuovo amore potesse liberarla da una vita sprecata.

Aveva incontrato Giulio proprio sulla spiaggia lì vicino, l’inverno passato, mentre si allenavano la mattina presto correndo sul bagnasciuga. Lui era accompagnato da un enorme pastore tedesco che correva a perdifiato avanti e indietro, come a incitare il padrone troppo lento per lui.

Viola correva invece in modo elegante e ben ritmato, ma si era fermata ad ammirare i due, uomo e animale, che sembravano gareggiare per farsi notare. Avevano cominciato a parlare, poi a uscire e la passione li aveva travolti, come ben si addiceva ai protagonisti di un melodramma.

Viola era una bella ragazza dal passato turbolento, pieno di relazioni sbagliate e Giulio aveva deciso di salvarla, vuoi perché si sentiva più maturo, con dieci anni più di lei, vuoi perché aveva un carattere così: sopra ogni cosa desiderava tenere tutto sotto controllo. Un modo come un altro per assicurarsi un dominio, col sorriso, con le piume, ma sempre un modo per sottomettere l’altro così fragile e assicurarsi il diritto di proprietà.

A poco a poco Viola era finita in una rete di ragno, così impalpabile da non esserne neppure cosciente: troppo tardi aveva cominciato a rendersi conto del controllo eccessivo cui Giulio la sottoponeva, la sua volontà era sempre più debole, si sentiva ogni giorno più incapace di fare qualunque cosa senza l’aiuto dell’altro e addirittura senza il suo assenso.

Il grande amore che la sua testolina romantica aveva nutrito e coltivato con tanta dedizione si era rivelato una trappola.  Peggio, le sembrava di non avere via d’uscita. Solo il suo corpo e la sua anima avevano trovato una valvola di sfogo e le crisi di panico che erano arrivate come un uragano  avevano peggiorato il suo stato di prigioniera, confinandola in casa.

Erano passati solo alcuni mesi dal loro incontro e Giulio, che si era un po’ stancato del ruolo del salvatore, aveva già trovato una nuova vittima: un’altra ragazza dalla fragile autostima, giovane quanto bastava per stuzzicargli nuovi appetiti. Non si era neppure preoccupato di nascondere la sua nuova relazione che Viola aveva scoperto ben presto con sconcerto e dolore. Neppure era riuscita ad arrabbiarsi e a fargli una scenata, aveva solo chinato la testa e pianto tutte le sue lacrime, mentre lui, indifferente a tutto, continuava a vivere tranquillamente abbandonandola in casa tra lacrime e paura della paura.

“Sempre libera degg’io folleggiare di gioia in gioia”

Ma se Violetta aveva deciso di godersi la vita e bere fino all’ultima goccia il calice del piacere come mai lei non riusciva più a muoversi, a ragionare, a sentire più niente? Dov’era finito il suo modello?

Ancora una volta si aggrappava alle sue fantasie, ai suoi sogni d’amore da melodramma ottocentesco, e ancora una volta rischiava di soccombere al volere di qualcuno che la manipolava come burro tra le mani, sciogliendone la personalità.

“Amor è palpito/ dell’universo intero/misterioso, altero/croce e delizia al cor”

 Sembrava aver toccato il fondo della depressione, ma un giorno arrivò la telefonata di un’amica, che aveva perso di vista da tanto tempo: sapute le sue condizioni non perse tempo e si precipitò a casa sua. Parlarono a lungo e Federica, che era una persona pratica e determinata, prenotò la visita da uno psichiatra e pochi giorni dopo l’accompagnò nello studio.

Cominciò a curarsi, con le pillole, accuratamente nascoste a Giulio, e con le sedute, arrivando abbastanza presto a essere capace di uscire di casa di nuovo da sola.

Non era stato facile, né breve, ma era riuscita: durante una passeggiata entrò in una libreria e curiosando sui banchi le capitò tra le mani un libro, “Una donna” di Sibilla Aleramo. La copertina era attraente e Viola andò a casa velocemente per immergersi nelle pagine del romanzo: lo lesse avidamente senza riuscire a staccarsi da quelle pagine, da quel personaggio.

Come tanti anni prima con Violetta Velery sentiva di entrare profondamente nel personaggio, come una grande attrice riesce a fare nel suo capolavoro drammatico, abbandonando crinoline  ventagli e languidi sospiri per indossare i panni moderni della prima scrittrice femminista italiana. E lo studio della personalità di Sibilla fu il collante che rimise insieme i pezzi della sua personalità frantumata. Giulio paradossalmente la aiutò con la sua assenza: se non mancava di esercitare ancora il suo controllo su di lei, era sempre altrove, non si sa dove e con chi e il controllo telefonico non era più sufficiente a renderla così ubbidiente ai suoi voleri.

Su quello scoglio davanti al mare Viola si sentiva pervasa dalla luce abbagliante che le scaldava il cuore e le trasmetteva una nuova forza, ne avrebbe avuto bisogno ancora, e anche di quella brezza che la faceva sognare di poter andarsene sulle ali della libertà.

In morbidi vestiti anni venti e cappelli a tesa larga si sentiva trasformata nella bellissima, sensuale e tormentata scrittrice che affermava con forza i diritti e l’autonomia femminile.

Un modello meno pericoloso del precedente, ma sempre un altro da Sé…

tizianaviganò

Tiziana ViganòMilanese, laureata in Lettere Moderne, redattrice e iconografa per molti anni presso Garzanti Editore, ha poi approfondito altri interessi e lavorato nel campo della psicologia, della comunicazione e della medicina naturale, studiando a fondo i rapporti tra mente e corpo. Appassionata di cultura, arte e letteratura, scrive da sempre: è scrittrice e giornalista free lance. Ha pubblicato saggi e articoli: negli ultimi anni, con gialli e racconti ha trovato nuovi spazi nella narrativa. Il lavoro sul campo l’ha portata a prestare una particolare attenzione alla psicologia e le ha fornito ispirazione per raccontare soprattutto storie vere, centrando in particolare figure femminili che emergono con le loro luci e ombre, nelle difficoltà e nel successo, nel dramma e nella rinascita. Attiva nel volontariato sociale a favore delle donne, ha fatto esperienze e progetti per ONG in Africa e nella Repubblica Dominicana a favore dei migranti: assieme al lavoro come Counselor (terapia di sostegno) e ai viaggi nel mondo, queste attività sono fonti inesauribili per le sue storie. Nel 2012 ha pubblicato “Come le donne” raccolta di 12 racconti ispirati a questi temi, ora edito da PMedizioni; nel 2013 ha partecipato con due opere all’antologia “Una rondine sul filo”, Marco Del Bucchio Editore. Con il giallo "Una mente in nero" nel 2012 ha vinto il premio speciale nel XXV concorso "Borgo degli artisti" di Milano. Nel 2014 "Come le donne" ha vinto il Premio Internazionale Nuove Lettere, sezione Narrativa, dell'Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Nel 2015 ha partecipato all’antologia “Milano in 100 parole”, Giulio Perrone editore. E’ autrice di due blog: http://tizianavigano.blogspot.it cultura libri e società e http://ilgustoeilgiusto.blogspot.it benessere e cucina, il suo hobby. Collabora a “Sognaparole Magazine” rivista di cultura e attualità della Società Umanitaria di Milano http://sognaparole.blogspot.it, a “Cultura al femminile” https://letteraturalfemminile.wordpress.com ; Gli scrittori della porta accanto http://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com e valuta e seleziona testi per http://extraverginedautore.itCon il patrocinio del Comune di Rescaldina (Milano) conduce la giornata per scrittori “Il vizio di scrivere” https://www.facebook.com/Il-vizio-di-scrivere e presenta autori negli eventi "Happy Hour con l'autore"

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