“Il veleno dell’oleandro” di Simonetta Agnello Hornby

Donne. Semplicemente.

“Il veleno dell’oleandro” di Simonetta Agnello Hornby

recensione di Monica Giusto

il veleno dell'oleandro
Un corteo silenzioso ed attento avanzava per le strade di Prezzino formando una lunga scia nebulosa per fermarsi nella Chiesa del Purgatorio.

Bede ed Anna, insieme per l’ultima volta, “nuddu ammiscatu cu nenti“.

Due bare che procedevano l’una dietro l’altra, mentre gli altri, tutti gli altri, intenti ad ingoiare il proprio veleno.

Veleno nascosto tra le foglie degli oleandri che diventano cornice di fascino e rara bellezza intorno alla villa della famiglia Carpinteri.

Veleno che si cela impacciato nei sorrisi finti e forzati di chi a nulla importa del dolore altrui.

Veleno di chi ama senza riserve, senza rispetto per la propria persona.

Bede ed Anna, entrambi sapevano che l’ultimo viaggio l’avrebbero vissuto insieme, l’avevano previsto e forse anche un po’ programmato.

Un affetto, il loro, mai sfocato, per nulla al mondo messo in ombra, nonostante tutto, nonostante tutti.

Bede era bello, di una bellezza estrema che ammaliava con naturalezza, un angelo con i capelli corvini, un cherubino senza età e senza sesso.

Anna era stata sorella e poi moglie, perché così si doveva fare, poi complice e protagonista ancora una volta.

Questo è un racconto che inizia dalla fine.

Non è la prima volta che l’autrice comincia il suo narrare con la descrizione di un funerale, anche ne “La Mennulara” la protagonista , ormai defunta, è descritta da più voci che ne tratteggiano le caratteristiche ed il vissuto.

Ne “Il veleno dell’oleandro”, le voci narranti sono due: Mara, la nipote prediletta di Anna e lo stesso Bede.

Ma i protagonisti del libro non sono solo loro, tanti i volti appena accennati, le labbra che spargono il proprio veleno, le mani che cercano ed offendono.

I temi trattati sono ancor di più, alcuni appena accennati, che lasciano dubbi nel lettore (mafia o massoneria?), altri importanti, ma che restano sul fondo dell’intera vicenda (violenza, possesso, dipendenza).

Ciò che non solo traspare, ma regna incontrastata sovrana di tutto il racconto è l’ambiguità di entrambi i personaggi: Bede ed Anna, nuddu e nenti, ma che di fatto sono tutto ed oltre.

Sinossi

Pedrara. La Sicilia dei Monti Iblei.

Una villa perduta sotto alte pareti di roccia tra l’occhieggiare di antiche tombe e il vorticare di corsi d’acqua carezzati dall’opulenza degli oleandri.

È qui che la famiglia Carpinteri si raduna intorno al capezzale di zia Anna, scivolata in una svagata ma presaga demenza senile.

Esistono davvero le pietre di cui la donna vaneggia nel suo letto?

Dove sono nascoste?

Ma soprattutto, qual è il nodo che lega la zia al bellissimo Bede, vero custode della proprietà e ambiguo factotum?

Come acqua nel morbido calcare, i Carpinteri scavano nel passato, cercano negli armadi, rivelano segreti – vogliono, all’unisono, verità mai dette e ricchezze mai avute.

Tra le ombre del giorno e i chiarori della notte, emergono influenze di notabili locali, traffici con i poteri occulti, e soprattutto passioni ingovernabili.

Le voci di Mara, nipote prediletta di Anna, e di Bede ci guidano dentro questo sinuoso labirinto di relazioni, rimozioni, memorie, fino a scavalcare il confine della stessa morte.

Simonetta Agnello Hornby mette a fuoco un micromondo che pare allargarsi, con un brivido, a rappresentare i guasti, le ambizioni e le ansie di liberazione dell’universo familiare, tutto intero.

Titolo: Il veleno dell’oleandro
Autore: Simonetta Agnello Hornby
Edizione: Feltrinelli, 2014
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