Intervista a Pier Bruno Cosso, autore di “Dannato cuore”

Intervista a Pier Bruno Cosso, autore di “Dannato cuore”

di Emma Fenu

dannato cuore

Un pomeriggio di fine agosto.

Un tavolino all’aperto di un caffè letterario.

Due caffè.

Molte parole. Molto entusiasmo.

Ho incontrato lo scrittore sardo Pier Bruno Cosso un mese fa, nella mia Alghero, per un’intervista inerente al suo ultimo romanzo, “Dannato cuore”, e sulla sua produzione letteraria. E sulla sua visione della vita.

Vi riporto la registrazione di un incontro intenso.

Ciao Pier Bruno, sono molto felice di poter discorrere con te respirando la brezza sarda.

Qual è il tuo legame con l’Isola?

Il mio legame con la Sardegna è fortissimo: non riesco a concepire di scrivere un libro che non vi sia ambientato, non so perché, credo che la nostra Isola sia così tanto poliedrica da essere una fonte di ispirazione imprescindibile.

Non adoro tanto la Sardegna della Costa Smeralda e del mare, quanto quella più intimistica dell’interno. Nel mio primo libro, “Il giorno della tartaruga”,  ci sono delle scene che si svolgono ad Alghero, ma in inverno.

Bellissimo! Un vero algherese si sente tale soprattutto in inverno: di cosa tratta il libro?

Il giorno della tartaruga” è la storia di un uomo che torna indietro di 25 anni: ripercorro Alghero a ritroso nel tempo.

Devo leggerlo per forza, non posso resistere.

 Anche “Dannato cuore” ha una dimensione sarda?

Decisamente, è ambientato soprattutto a Cagliari, che non è solo un luogo in cui si svolgono le scene, ma proprio un personaggio: ha momenti in cui è triste, allegra, accogliente, respingente. Vive e palpita, fra buio e luce.

Ho parlato pochissimo di Sassari, invece: forse la sento troppo vicina perché c’è un legame troppo forte. Io non scrivo libri autobiografici, ma mi si svelo, come tutti, fra le parole e le righe: un personaggio che guarda il mare, per esempio, prova le stesse emozioni di me autore.

Nel primo libro racconto di un informatore scientifico, ossia di un uomo che svolge la mia stessa professione.

Ho dovuto, nel corso delle presentazioni, ribadire che non si tratta di un romanzo autobiografico: non ritengo di avere una vita così avventurosa da doverla raccontare.

Nel secondo libro la protagonista è una donna, proprio per prendere ulteriormente le distanze. Eppure mi dicono che sembra scritto da una mano femminile!

Insomma, vogliono per forza ritrovarti nelle storie che elabori!

Il tuoi personaggi vivono in un cambiamento repentino, ossia in un’evoluzione rapidissima: in “Dannato cuore” addirittura nell’arco di una settimana. Cosa vuoi comunicare? Cosa ci spinge a mutare?

Amo le storie in cui i personaggi nascono bianchi e finiscono neri e viceversa: adoro questo travaglio, questa maturazione interiore.

Nella vita vera, del resto, capita tante volte che le cose prendano una piega diversa nell’arco di pochi minuti… E questo non può non portarci a riflettere profondamente sul senso dell’esistere.

Questo denota una grande fiducia nell’uomo e nella sua capacità di rinascita.

Senz’altro: io sono molto ottimista. Si dice che la felicità è un attimo; io credo stia nel cogliere le sfumature e nell’approcciarsi alla quotidianità.

Mi ha molto colpito l’aggettivo di memoria dantesca che compare nel titolo del tuo secondo romanzo. Cosa intendi per “dannato”?

Dannato cuore” è la frase che ripete insistentemente, in una scena del libro, un protagonista che ha un momento di repulsione verso l’organo che gli è stato trapiantato: un cuore che lo fa soffrire molto e gioire poco.

Potresti definire i tuoi romanzi di formazione, anche se i protagonisti non sono giovanissimi?

Sì, anche se è difficile definire il genere di un libro. Fin da ragazzo discutevo con i professori di letteratura perché rifiuto le “etichette”.

Però, adoro il percorso di formazione interiore attraverso cui il personaggio, dopo aver attraversato la tempesta, fatta di esperienze forti, non è più quello di prima.

O forse nella tempesta ci si ritrova e ci si scopre nella propria essenza?

Io sono appassionato di maratona: fino al 30mo km è solo fatica, dal 30mo al 42mo è un viaggio dentro se stessi, alla scoperta di chi si è davvero, di quanto si vale.

Quando si arriva al traguardo, la conquista è nell’autostima, non il tempo impiegato, che è solo un valore effimero.

Nel viaggio della vita ci si scopre e ritrova, quindi.

C’è una certa querelle su come definirsi.

Tu sei uno scrittore?

(Ride) Mi hanno chiesto, in una presentazione, che differenza c’è fra colui che scrive e uno scrittore.

A mio avviso, colui che scrive è chi vede una cosa che lo stimola e lo interessa e, in seguito, la racconta; lo scrittore, invece, vive un po’ più in funzione del racconto: tutto ciò che vive lo sente fortemente dentro se stesso e ha un travaglio interiore per esprimere con le parole quanto sente.

Io sono innamorato della fonetica, per esempio: ogni lemma lo associo ad un colore e ad una emozione che non sono uguali per tutti.

Alcune frasi le lascio appositamente aperte, perché il lettore possa interpretare e sentire in modo personale e autonomo.

Un libro è un figlio che dai al mondo, una volta scritto appartiene anche al lettore che lo fa proprio.

Torniamo al mondo di “Cultura al femminile”: come sono le donne dei tuoi romanzi?

(Ride) Adoro il mondo femminile: sono diventato grande grazie a mia moglie e alle mie figlie, donne di forza e volontà.

Per me le donne sono fonte di ispirazione…

Ti ritieni un femminista?

No, perché penso il ruolo della donna è talmente prioritario da non dover negare un’evidenza.

Ma, te lo chiedo anche come padre, cosa sta succedendo a questo mondo in cui il femminicidio è la degenerazione di un insano confronto fra i ruoli?

Ho scritto un pezzo teatrale, “Era solo uno schiaffo”, messo in scena più volte in rappresentazioni contro la violenza sulle donne.

In esso, attraverso un monologo, cerco di guardare con gli occhi del tormentatore, per svelare cosa attraversa la sua mente.

Di cosa si tratta?

Non è solo follia, è il frutto di un’educazione errata, che inizia nell’infanzia, quando si dovrebbe insegnare ai bambini in rispetto dei diritti. È un problema di cultura.

Secondo te le parole possono cambiare il mondo?

Sì. Io sono dipendente dalle parole: una stessa frase assume un valore diverso solo cambiando una parola.

Le parole possono combattere, le parole possono cambiare le idee, le parole possono salvarci.

Concludiamo questa meravigliosa chiacchierata con la tua frase così forte e piena di speranza. Grazie per essere stato nostro ospite.

Grazie a te, a presto.

Sinossi

“Grazie a te se io sono vivo; un pensiero per sempre…”

Con queste parole, scritte su un bigliettino misterioso, inizia un percorso di indagine di Chiara. L’enigma parte da questa frase, trovata sotto la pioggia nella tomba della sorella, e la porta molto lontano, fino a ribaltarle completamente la vita.

Lei, la protagonista, si lancia con tutta sé stessa in questa sorta di ricerca scivolosa che la proietta in un mondo sommerso. Una rivoluzione, anche interiore, che la assorbe e la trasforma in una sola settimana.

Titolo: “Dannato cuore”
Autore: Pier Bruno Cosso
Edizione: Parallelo45, 2015
link d’acquisto:

http://www.ibs.it/code/9788898440429/cosso-p–bruno/dannato-cuore.html

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *