“Un secondo lungo una vita” di Lisa Molaro

“Un secondo lungo una vita” di Lisa Molaro

Recensione di Altea Alaryssa Gardini

un secondo lungo una vita

Un secondo lungo una vita

Un sospiro

Un punto

Un sospiro

Il volo, c’è stato più di un salto e molto più di qualcosa che precipita.

Ricordo cosa successe quella notte, credo che il sole non si fosse levato. Il sole si intratteneva sulla soglia di un meridiano che sorvolava trovo spesso, quello che separava una terra straniera e uno dei parchi più grandi al mondo. Una lama che avrebbe spezzato in due corpi e non tutti vogliono essere i latori di notizie dalle ali taglienti.

Io dormivo, nel sonno ascolti rumori e ti sfiorano strani profumi.

Strani rintocchi aleggiano nell’aria e quando senti più di un colpo che ti sfiora il cuore non sei certo di volerti svegliare. Così è arrivata, su di una macchina con tre persone, scritto su carta persa nell’attesa che cinque telefoni rispondano a quei rintocchi lontani per geografia.

Cinque rintocchi, cinque confusioni. Nessun urlo, nessun fiato, solo un secondo e poi altri secondi, forse 15. Quindici fuochi, quindici sordi secondi.

Li ho sentiti nella caffettiera mentre facevo il caffè, sulle pagine del libro di chimica e quella mattina profumava di polvere da sparo. Polvere come sabbia, pesante come ferro, il ferro della vita che si spande a terra. Ho alzato gli occhi e due occhi verdi erano nei miei: Ciao.

Mi ha salutata come si fa spesso per poi tornare.

È tornato su di un aereo, vestito di stelle e di strisce, accompagnato da trombe che suonano il silenzio. Sciabole di soldati che ripetono troppo spesso lo stesso scenario, io non ero lì ma lui era con me. Suo fratello non credo perdonerà mai il fatto che lui fosse con me e non con lui, perché era tornato da me questo lui non può capirlo.

Un secondo lungo una vita

Un sospiro al di là del balzo, questo è capitato a Beatrice che è rotolata su di un asfalto con un ciondolo di legno che ha sospirato con il suo cuore.

Si smette di respirare, si avanza verso la spada e le si permette di trafiggerci. Che affondi nella carne, non si esiste più, non si vogliono sentire altri suoni che non siano il vuoto. Il vuoto, senti il suono che fa il nulla?

Si spengono le luci, nessuno disturbi il vuoto.

Io e Beatrice abbiamo preso una scatola di piombo e ci abbiamo messo tutto quello che non poteva più essere guardato: Storie, voci, parole e profumi. Nessuno disturbi quel secondo, quella vita che l’unico suono che deve produrre deve essere più sottile e silenzioso del silenzio stesso.

Non disturbarmi, non ti permettere. Lasciami in pace, lascia che mi schianti al suolo, in fondo a chi interessa? Solo a me e io voglio essere silenzio, con le mie ferite, con le cicatrici che non voglio toccare. Vi sto proteggendo da me, mi sto proteggendo da voi e sto lasciando al mio cuore il tempo di fare le valige. Io e lui non ci vogliamo più, quindi tanto vale che se ne vada. Io mi voglio rompere come un guscio di un uovo che non è mai esistito.

Ci sono voci che salgono attraverso gli echi del silenzio, non le fermi neanche con le scatole di piombo, neanche con le grida dei piccoli gremlins che credi vivano nella tua casa.

Sono forti come rintocchi e bussano sulle armature, rulli di guerra per chi non ascolta i suoni della battaglia. E capita un giorno che il cielo si apra, ti prende a sberle fino a lasciarti sull’orlo della morte. Per ognuno è diverso, può capitare in molti modi: tuo fratello che entra in camera e ti urla in faccia il fiato gelido dello scirocco che ha incontrato la neve altre volte ti è concesso vedere chi ti ha lasciata, in entrambi i casi il messaggio è lo stesso: Alzati. Alzati e lotta. Sei forse una pappamolle tu?

Perché così rinasciamo, ascoltando i rintocchi e osservando le foglie cadere, perché un secondo è lungo una vita di 23 anni, perché un secondo si dilata sulle increspature del suo eco nell’acqua.

Tutto è fermo finché non si schianta ed è dalla rottura che entra la luce. Chi può saperlo? Fai come me: Sali su quell’aereo, guarda il portellone aprirsi, assapora l’aria e buttati sperando che tutto abbia fine. Quello è l’istante in cui la tua mano si avvicina alla leva, la vita che volevi lasciare sta aprendo il paracadute e ti lascia senza respiro per la potenza con cui ti ha strattonato. Per un secondo sei morta, e per tutti i secondi successivi sei viva tra il cielo e i fiori.

Un secondo lungo una vita di Lisa Molaro, non voglio parlarvi di null’altro che non sia il contorno tagliente dell’abisso e di come la primavera ne ricalchi i bordi coprendoli di colore.  Una corona di fiori per un pozzo che contiene altri mondi da scoprire.

Titolo: Un secondo lungo una vita
Autore: Lisa Molaro
Genere: Romanzo
Editore: Youcanprint
Anno: 2015
Pagine: 128

Sinossi

Beatrice vive dentro a una bolla di sapone: ha una famiglia in cui regna l’armonia, un fidanzato che ama e da cui è ricambiata, ha molti amici ed è sempre sorridente.
Beatrice è fortunata, non sa cosa voglia dire “soffrire”: dentro alla sua bolla respira solamente amori totalizzanti; si muove leggera e crede nell’allegria.

Ma cosa può capitare se d’improvviso, in un solo secondo infernale, la punta di un ago sfiora l’evanescenza fragile della bolla di sapone?

Tutto può rompersi, tutto può disperdersi, tutto può smarrirsi!

I colori potrebbero cambiare, tinte pastello potrebbero diventare tonalità talmente accecanti da non poter essere guardate; piedi capaci di camminare solamente su superfici lisce potrebbero essere incapaci di camminare sulla ghiaia.

In un battito di ciglia tutto può capovolgersi. In un secondo si nasce e si muore; in un secondo ci si può perdere o ritrovare.
Quanto sarà difficile, per Beatrice, ricominciare a ridere? Riuscirà a riguardare in faccia la vita?
Non un romanzo rosa, non un romanzo di solo dolore: un viaggio all’interno delle emozioni.

Link all’acquisto:

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