“C’è sempre un motivo” di Giulianna D’Annunzio

“C’è sempre un motivo” di Giulianna D’Annunzio

Contest Amarcord

Eccoci qui per la festa di compleanno di Benedetta. Siamo tutte, le inseparabili compagne di classe.

Siamo particolarmente allegre anche perché tra meno di un mese la scuola finirà e l’estate è già nell’aria.

Benedetta è felice, sta per compiere diciotto anni, la sua festa pare ben organizzata e gli invitati ci sono tutti.
Ci divertiamo con musica, biliardino, flipper…finché io rovino la serata.
Ci divertiamo con musica, biliardino, flipper, facciamo foto…il rullino finisce.

Come si può organizzare una festa senza rullini? C’è sempre qualcosa che sfugge quando si organizzano feste! Ma io ne ho uno a casa, quello della gita scolastica a Parigi.
«Andiamo a prenderlo e poi torniamo» mi dice Nina. Nina ha la patente, io no. Ho diciassette anni e sono la più piccola della classe. Sono andata molte volte in macchina con lei, la mia migliore amica.
I miei sono a tavola e mangiano pizza alle patate. Mi lecco i baffi.
«Volete un pezzo?» chiede mio padre.
«No, grazie» risponde Nina.
«Siamo passate a prendere un rullino per la macchinetta fotografica» annuncio io.
«Vi state divertendo?»
«Sì» ed è vero.
Salutiamo ed usciamo.
Quante volte abbiamo percorso la strada per casa di Benedetta prima di allora? Curve, salite, avvallamenti. Cosa c’era quella sera nell’asfalto? Cosa c’era nella guida di Nina che non è stata come avrebbe dovuto?
Sento l’agghiacciante rumore degli pneumatici che slittano. Vedo l’imponente palo di cemento che si avvicina sempre più. Sento la mia voce imprecare mentre istintivamente chino il viso verso destra.

I vetri infranti del parabrezza riempiono l’abitacolo…forse l’ho rotto con la testa…non so…apro la portiera, scendo dall’auto, poi…poi…poi?
Tutto nero. Sono nell’auto di un ragazzo, la sua voce ha un tono preoccupato. Cerca di tenermi sveglia. Non vedo niente, sento soltanto il sangue caldo bagnarmi la faccia. Lui pensa che io sia un ragazzino; certo, ho i capelli corti, porto i jeans, una camicia aperta sopra una t-shirt e scarponcini, ma soprattutto è impossibile vedere il mio volto.

Tutto nero. Sono su una barella in veloce movimento, in ospedale.
Tutto nero. Qualcuno mi tiene la mano e cammina spedito per starmi vicino.
«Ehi, ehi, sono qui». Papi…Lui, che è una delle persone più apprensive che conosco, è qui con me e sorprendentemente ha una voce calma e rassicurante.

Dio, quanto gli sono grata! Nel momento del bisogno c’è sempre, nonostante i nostri screzi.
Tre ore sotto i ferri, più di duecento punti tra fronte, naso e sotto l’occhio. Quale fortunato destino ha salvato il mio occhio! Un millimetro più su e…no! Non voglio pensarci.

Quindici giorni in ospedale. Scopro che molte persone mi pensano. È confortante ricevere così tante visite, mi sento bene…

Ventisei anni dopo il segno lo porto ancora, a volte maledico quel giorno e quella nefasta idea di passare a prendere lo stupido rullino. E se mi fossi fatta i cavoli miei? E se la strada non fosse stata bagnata? E se non avessi questa cavolo di cicatrice? E se…e se?
Poi penso a quella volta in cui, quattro anni dopo l’incidente, mi si avvicina lui e con la sua schiettezza mi chiede ciò che altri temono di chiedere: «Cosa hai fatto lì?» e da allora non ci siamo più lasciati, quindi mi dico: «Tutto avviene per un motivo».

Mi guardo intorno e vedo lui e i due ragazzi che più amo al mondo. Un ottimo motivo!

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Fa un particolare effetto rileggere questa storia…

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