“E adesso, pover’uomo?” – di Hans Fallada

“E adesso, pover’uomo?” di Hans Fallada

Recensione di Lisa Molaro

Hans Fallada

Rudolf Wilhelm Friedrich Ditzen è un nome troppo lungo da mettere in copertina, sotto il titolo? Di certo lo scrittore decise di usare uno pseudonimo e per sceglierlo si affidò a due fiabe dei Fratelli Grimm: “Hans im Glück” e “Die Gänsemagd” ( La guardiana delle oche)  in cui si narra di un cavallo di nome Fallada. Hans Fallada, dunque!

Hans Fallada

Kleiner Mann, was nun? – Piccolo uomo, e adesso?

Piccolo uomo, piccola persona. Umile impiegato contabile tedesco, Johannes Pinnenberg, rappresenta la piccola  borghesia onesta e laboriosa. Qualche cosa di speciale in questo? Essere onesti e buoni d’animo è indice di poteri da super eroi? Certo, potremmo parlarne…

Semplicità, normalità, quotidianità in una Germania stretta fra due Guerre.

Hans Fallada scrive questo romanzo in quattro mesi (dall’ottobre del 1931 al febbraio del 1932); dapprima pubblicato a puntate sul feuilleton di un quotidiano berlinese e poi pubblicato in un unico volume che uscì assieme all’ultima puntata sul giornale. Il successo fu immediato e venne tradotto e pubblicato da molte case editrici straniere. In Italia il libro è stato pubblicato nel 1933 da Mondadori con il titolo E adesso, pover’uomo?

Questa è l’edizione che mi sta al fianco,  mentre scrivo questa recensione:

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Mi è stato regalato da mia zia e lo conservo come una gemma preziosa. Perché? Perché Pinneberg e Ciuffettino non sono protagonisti comuni, nonostante di speciale e atipico non abbiano nulla!

Rimangono nel cuore, ci regalano sorrisi, tenerezze, coccole e lacrime di umile povertà.

La traduzione, della mia edizione, è stata curata da Bruno Revel, il quale premette:

“Il nucleo sentimentale su cui quelle avventure si accentrano, la morale della favola, cioè, è il largo senso umana, è una constatazione elementare e non tipicamente tedesca o nordica o nazionalmente determinata. (…)  Il protagonista di essa, Giovanni Pinneberg, ci viene indicato nel titolo tedesco come un Kleiner mann – un piccolo uomo; dove non si tratta di una determinazione fisica o morale ma di una precisazione sociologica: Giovanni Pinneberg è l’uomo del comune, l’uomo della strada o della folla, che non sa, né potrebbe, vivere di una vita autonoma o costruire da sé il suo destino. “

Berlino scivola dentro il buco della disoccupazione e i nostri protagonisti non ne sono immuni.

Non sono soli però: a far loro da colla, fra i due corpi, un genuino e fresco amore che per tutto il libro sfuma i tratti della paura.

Johannes Pinnenberg ed Emma Mörschel (Ciuffetto e Giovanni) sono innamorati fradici (concedetemi l’espressione poco elegante) e pensano che questo sentimento nobile possa bastare a sé stesso.

Forse potrebbe anche essere così…oppure no, si tratta solamente di illusione e incessante calcolo matematico per far quadrare i conti!

Chissà…

Di certo per tutto il romanzo lo spauracchio della disoccupazione non abbandonerà neppure per un istante la coppia ma a tenerli uniti sarà ciò che è la base di ogni grande amore: l’onestà e il dialogo familiare.

Una promessa scambiatasi reciprocamente, una notte, dinanzi ad una finestra spalancata sul mondo.

“Ci racconteremo sempre tutto, non ci diremo mai bugie!”

Una soffitta.

Una porta di legno, scricchiola.

Spifferi di fredda paura entrano dalle fessure che si allargano.

Nell’angolo, all’interno, loro due stretti dentro una calda coperta, intessuta dal bel sentimento che li tiene vicini, si proteggono dall’ignoto. Affrontano insieme il “bussare” di mani sconosciute, mani di VITA da fronteggiare insieme.

“… che altro si può fare in una città che non vi riguarda, se non starsene a casa propria, con i propri affanni? Negozi in cui non si può comprare niente, cinema in cui non si può entrare, caffè per chi può pagare, musei per chi è vestito decentemente, alloggi per gli altri, istituzioni buone solo ad angariarvi — no, Pinnenberg preferisce restarsene a casa sua.”

Come in altri romanzi del periodo (ma non solo) Hans Fallada non ci risparmia cenni politici (anche se, ne son certa, la mia edizione ha subito delle censure; pubblicata nel 1933, sotto il regime nazista, sembra che qualche capitolo sia stato omesso e che qualche espressione, di esplicita fisicità coniugale, sia stata limata).

Non tutto è stato edulcorato.

Non manca infatti  il collega di lavoro “nazi”, ribelle e appartenente ad un gruppo che sfogava le sue frustrazioni in incontri rissosi e che spesso si presentava al lavoro con evidenti e poco dubbie ecchimosi!

Non mancano le indecisioni politiche del nostro Giovanni, che non ha mai saputo decidersi se stare esplicitamente  dalla parte dei nazisti o da quella dei comunisti.

Non mancano i diritti violati degli operai, o degli impiegati o dei commessi… i diritti della forza lavoro in genere!

Hans Fallada romanza il fenomeno della proletarizzazione dei ceti medi, mettendo l’anima in quel mondo, quello degli impiegati, analizzato in precedenza da Siegfried Krakauer (saggista e filosofo tedesco) che per primo coniò il termine, di “colletti bianchi”.

Da http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/07/13/impiegati-da-romanzo-dalle-storie-letterarie-ai.html :

” (…) a Kracauer, peraltro, si deve l’ idea che gli impiegati siano dei “senza tetto”, incapaci di riconoscersi tanto in quella coscienza di classe che rende coesi e solidali gli operai, quanto nei sentimenti e nello stile della borghesia. Tale condizione lascerebbe un grande vuoto nella loro anima, nonché un senso di profonda impotenza verso una realtà avvertita come indecifrabile. Che non si celi proprio qui l’ enigma, l’ inquietudine e il fascino di questa professione? (…)”

Ciuffetto e Pinneberg camminano su un sentiero fatto di instabile rena.

“Solo questi sono i miei simili, questi qui. E’ vero che mi danno del bellimbusto e mi chiamano colletto duro, ma è roba passeggera. Lo so meglio di chiunque altro, quanto contino queste cose. Oggi, soltanto oggi, ho ancora una paga, ma domani, oh, domani mi toccherà il sussidio”

Per ogni gioia ricevuta dall’amore, una tristezza data in dono dal quotidiano.

Sulla scala che vede agli estremi benessere economico e sussidio da disoccupato, si sale e si scende in modo costante: per ogni gradino verso l’alto, più d’uno ne segue all’indietro.

Tra correnti determinate dal soffio della moneta (il marco) o dal vento politico, Ciuffetto e Pinneberg si sentono delle fragili bandierine di stoffa leggera.

Rivalse personali, ripicche, competitività fra colleghi, fuga, rifugio, genitorialità, dna in dotazione, tenerezza, coccole, ironia.

La voglia di continuare a portare sul viso un dignitoso sorriso che sfida l’alienità che sembra venire imposta.

All’interno del romanzo Ciuffetto viene chiamata Lämmchen, che in tedesco significa Agnellino.

“Oh, Lämmchen” dice Pinnenberg, stringendola forte “Oh, Lämmchen” mormora “C’è di che aver paura. E noi siamo così soli.”
E Lämmchen annuisce lentamente con la testa e gli dice sottovoce:
“Ma noi siamo insieme, noi due”.

 

L’edizione della Sellerio, a cura di Mario Rubino, sembra sia la prima traduzione integrale di questo romanzo.

Hans Fallada

Questo romanzo mi è piaciuto moltissimo. Fin dalle battute iniziali mi ha catturata dentro il vortice degli eventi… che non risparmia mai nessuno! Si tratti di dolore fisico, di perdita economica, di mancanza di affetto, la vita può porci dinanzi ad alte e spesse mura.

Sta a noi decidere come affrontare la cosa, senza dimenticare il rispetto per “il singolo” anche quando “il singolo” ci guarda dallo specchio!

Un romanzo tristemente attuale.

Voglio concludere con una frase usata da Revel, nel Natale del 1932, nella  presentazione del romanzo dell’edizione che ho qui accanto a me e che mi ha particolarmente colpita:

“(…) Il significato profondo di una giovane madre china su una culla forse non sarebbe stato trovato senza quel provvidenziale deflettere delle sue entrate fin quasi allo zero.”

 

Hans Fallada ci romanza colletti bianchi rigidi e meno rigidi.  Ci narra di una Berlino senza diritti  e di un amore che ha diritto e volontà di vivere.

Lisa.

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Sinossi:

Le vicende di un giovane commesso, di sua moglie, del loro bambino.

Una famiglia come tante della piccola borghesia tedesca alle prese con le crescenti difficoltà economiche e con lo spettro della disoccupazione.

Sullo sfondo una Germania già presa nel vortice che l’avrebbe piombata nel Nazismo.

Berlin, Propaganda zur Reichstagswahl

 

 

 

 

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