Introduzione a Virginia Woolf

Introduzione a Virginia Woolf

Abbiamo bisogno di Virginia Woolf?

a cura di Valentina Dragoni

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Ritratto Di Virginia Woolf

Credo che pochi siano torturati come me dallo scrivere. […] Il mio cervello è come una bilancia di precisione: basta un granello a farlo precipitare.

Per il nostro quarto appuntamento con i classici della letteratura, abbiamo deciso di accompagnarvi nel mondo di Virginia Woolf, una scrittrice complessa e affascinante che ci ha lasciato schegge di luminosa scrittura e profonde riflessioni e che ha determinato un cambiamento radicale nella storia intellettuale europea e mondiale.
È per me una grande responsabilità e un’infinito orgoglio introdurre Virginia Woolf alle nostre lettrici (e spero anche ai lettori) perché questa donna fragile eppure combattiva, resiliente ma sensibile, è per me un punto di riferimento non solo per lo stile e l’eleganza della composizione, ma soprattutto per il ruolo che ella ha riscritto dell’essere donna e artista, nonostante sostenesse che “la mente dell’artista è androgina” .

Perché Virginia Woolf?

Confesso, è per questo che adoro Virginia Woolf. Il suo essere donna e femminista nel senso più autentico del termine, ma allo stesso tempo estremamente fluttuante tra i generi, la rende capace di rappresentare i pensieri di un essere umano nel fluire della mente, senza costrizioni di forma.
Le opere di Virginia Woolf sono un passo fondamentale per tutte le donne che vogliano prendere coscienza del proprio potere. Se a una ragazza di talento viene data la possibilità di esprimersi, il mondo non ha più nessun ostacolo.

E Virginia lo ha fatto in un momento storico molto difficile, dove gli strascichi ottocenteschi dell’epoca vittoriana andavano tumultuosamente a cozzare contro il nuovo mondo che nasceva, quello del ‘900, il secolo breve, con la sua modernità, la velocità e l’orrore delle guerre.

Mi viene da pensare che questo stato, questo mio stato di depressione, è lo stato abituale della maggior parte della gente.

Infanzia vittoriana: la gabbia dorata della mente

Riassumere in poche righe la vita di uno scrittore e quando lo si ammira è un’impresa ancora più ardua perché si vorrebbe dire tutto e rendere giustizia alla sua grandezza.

Per Virginia Woolf vale lo stesso, quindi in questi pochi punti fermi della sua esistenza cercherò di tratteggiare personalità e fatti che possano rendercela più vicina.
Adeline Virginia Stephen nasce a Londra nel 1882 in una famiglia colta dell’alta borghesia tutt’altro che tradizionale: sia il padre Sir Leslie (riconosciuto come uno dei più importanti critici letterari del tempo) che la madre Julia erano vedovi risposati con figli dai matrimoni precedenti, quindi la famiglia di Virginia si può chiamare davvero allargata con 8 tra fratelli e sorelle che animano la casa.

Virginia Woolf e padre

Virgina Woolf e il padre, Sir Leslie Stephen

Nonostante la grande cultura e l’apertura di vedute dei genitori e il fatto che la casa fosse frequentata da intellettuali e scrittori come Henry James, Virginia e sua sorella Vanessa non frequentano alcuna scuola, a differenza dei fratelli che vengono spediti a Cambridge. Le due giovani vengono istruite a casa, nel rispetto della tradizione vittoriana.
Virginia soffrì molto di questa esclusione, del sentirsi schiacciata nelle facoltà e nelle possibilità da un mondo maschile e maschilista.

Per questo approfitta della biblioteca del padre, che la lascia libera di leggere quello che vuole.

L’unico consiglio che una persona può dare a un’altra sulla lettura è di non accettare consigli, di seguire il proprio istinto, di usare la propria testa, di arrivare alle proprie conclusioni.

Proprio negli anni giovanili, Virginia Woolf matura la sua predisposizione letteraria: dai ricordi delle stati d’infanzia trascorse nella casa in Cornovaglia nasceranno opere come Gita al faro.

Ma questi sono anche gli anni in cui la mente di Virginia comincia a vacillare. La sensibilità e la fragilità innata in lei vengono scosse da due eventi tragici che lasceranno delle crepe insanabili nella sua psiche: le molestie sessuali subite da lei e dalla sorella Vanessa da parte dei fratellastri George e Gerald e la scomparsa della amata madre nel 1895.

La perdita della propria innocenza, unita a quella del punto di riferimento femminile scatenano crisi depressive che saranno sue compagne per tutta la vita. Come se non bastasse, poco tempo dopo muoiono la sorellastra Stella e il padre, nel 1904.

Il Bloomsbury Group

Questo è un momento di svolta nella vita di Virginia. La giovane si trasferisce con la famiglia al n°46 di Gordon Square, nel quartiere di Bloomsbury. In quell’appartamento in una zona quasi malfamata nasce l’embrione di una squadra di intellettuali rivoluzionaria che verrà chiamata Bloomsbury Group.
Alcune delle menti più innovative vengono attratte da quell’ambiente come in un vortice e in quell’incontro-scontro di menti, opinioni e visioni si sviluppano alcune delle personalità più creative del tempo, da Bertrand Russell a Katherine Mansfield.
La stessa Mansfield sottopone a Virginia Woolf il manoscritto di Ulysses di James Joyce; l’opera non si salvò dalla feroce vena critica della nostra cara scrittrice:

Ho terminato l’Ulisse e penso che l’autore abbia fatto cilecca…Il libro è prolisso. È salmastro. È pretenzioso. È rozzo, non solo in senso corrente, ma anche in senso letterario. Uno scrittore di vaglia, voglio dire, rispetta troppo lo scrivere per fare il furbo.

Sì, perché Virginia Woolf non è stata solo una grande scrittrice, ma anche una critica letteraria acuta e tagliente, in grado di leggere in modo personalissimo l’evoluzione della scrittura nei primi anni del ‘900.
Ed è infatti in questi anni che Virginia evolve il proprio stile: dal primo romanzo prettamente tradizionale, La crociera, nel quale lo stile, la trama e l’impostazione sono sulla scia del classico romanzo ottocentesco, la scrittrice si muove in uno spazio ignoto, quello della scrittura destrutturata e sempre più sciolta dai legami della tradizione che risponde alla voce stream of consciousness, il flusso di coscienza tanto caro allo stesso Joyce.
Dopo aver provato a se stessa di essere una scrittrice, Virginia è pronta per la sua metamorfosi.

Virginia Woolf e la rivoluzione della scrittura: gli anni della coscienza

Negli anni ’20, alla fine della Prima Guerra Mondiale, Virginia è un’intellettuale a tutto tondo.
E nel frattempo, da Virginia Stephen è diventata Virginia Woolf. Sposando Leonard nel 1912, ha accanto un marito con il quale avrà un fortissimo sodalizio intellettuale e con cui fonderà la Hogarth Press, casa editrice che dà alle stampe non solo le sue opere, ma anche quelle dell’amica Mansfield e di tanti altri emergenti scrittori.
La profonda unione delle menti con suo marito però non impedsce a Virginia di avere altre relazioni; la più importante delle quali è forse quella con Vita Sackville-West, donna colta e affascinante, alla quale Virginia dedica delle toccanti e appassionate lettere.
Il figlio di Vita, alla quale è dedicato Orlando, disse una volta che quello era “la lettera d’amore più lunga della storia”.
Sono però anni di grande conflittualità interiore per Virginia. Alla presa di coscienza della sua eccellente capacità di scrittrice si accompagna una forte tendenza alla depressione, forse perché troppo concentrata nel proprio mondo e nella minuziosa vivisezione dell’animo umano:

Con quanta interezza vivo nella mia immaginazione; come dipendo assolutamente da zampilli di pensiero che mi vengono mentre cammino, mentre mi siedo; cose che roteano nella mia mente, componendovi un incessante corteo, che dovrebbe essere la mia felicità.

Non scrivo con gusto o con piacere, perché devo concentrarmi troppo. Non mi viene filato, naturale, ma lo metto giù faticosamente, frase per frase.

La scrittura per lei sembra essere un processo faticoso e straziante, ma sembra anche portarla ad una presa di coscienza forte del suo essere donna. La scrittura diventa un’arma sferzante contro il mondo maschile che emargina le donne dall’istruzione e dalla carriera, che le relega negli angoli della società senza diritti né potere. Questa direzione “politica” diventa evidente nella sua battaglia femminista portata avanti in opere come Una stanza tutta per sé e Le tre ghinee.

Ma scrivere diventa anche lo strumento per sondare l’animo, un flusso in cui ricordi e memorie non sono più connesse tra loro da nessi logici o da trame strutturate, ma fluiscono come onde nella mente, associandosi in modo del tutto arbitrario e personale.
Diventano monologhi interiori, dove la consequenzialità dell’azione è sottomessa alla personale dimensione del intimità. In questo Virginia Woolf è maestra assoluta e intreccia i fili della coscienza e dei sentimenti con una lucidità che sembra rendere brillante anche lo spazio più buio della mente umana.

Goodbye Virginia

Ma la sua mente comincia ad incrinarsi sempre di più: la lontanza di Vita e la perdita di un nipote si aggiungono alla paura per l’avvicinarsi del conflitto mondiale e della minccia nazista.
Gli ultimi lavori, Le onde, Gli anni e Tra un atto e l’altro, sono ormai gli ultimi canti di questo bellissimo cigno. Complessi come la sua mente, questi romanzi ci accompagnano nel saluto a questa straordinaria scrittrice.
Dopo aver lasciato uno straziante messaggio al marito, Virginia Woolf si annega nel fiume Ouse il 28 marzo del 1941.
Lo avevo detto all’inizio, introdurre Virginia Woolf non è semplice e sicuramente questo è solo un frammento della sua grandezza. Ma ogni donna dovrebbe almeno una volta leggere un suo pensiero, un brano dei suoi saggi o un suo romanzo; vi scoprirà un’amica un po’ fuori dagli schemi, a volte lucida altre immersa nell’oscurità, ma che come poche scrittrici ha saputo rappresentare la difficoltà e la meraviglia di essere donna.
Il coraggio di combattere per il proprio talento, la necessità di un’istruzione e di una stanza tutta per sé sono tra i più importanti diritti che ogni donna, anche in questo secolo, dovrebbe avere.

E per rispondere alla domanda inziale: sì, tutte noi abbiamo bisogno di Virginia Woolf.

Sono una grande dilettante nell’arte della vita, decisa a succhiare la mia arancia, e poi subito via come una vespa se il boccio su cui riposo appassisce.

 

Valentina Dragoni

 

Riferimenti:

Biografia e bibliografia – Wikipedia

La Frusta letteraria – introduzione alla scrittrice

Immagini da Wikimedia Commons https://commons.wikimedia.org

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