“Selene” – di Sabrina Granotti

“Selene” – di Sabrina Granotti

Recensione di Lisa Molaro

Selene - Sabrina Granotti

“Selene” è il libro d’esordio di Sabrina Granotti (laureata in Filosofia e Storia moderna).

Io sono arrivata a questo libro dopo aver letto “Il rogo di campo dei fiori”, romanzo storico affascinante e completo che mi piacque molto.

“Selene” dunque, senza riserve iniziali.

“La luna è una compagna fedele.
Non va mai via. È sempre di guardia, risoluta, ci conosce con il buio e con la luce, e come noi è in continua trasformazione. Ogni giorno è una versione diversa di se stessa. A volte tenue e pallida, altre intensa e luminosa. La luna sa cosa significa essere umani.
Insicuri. Soli. Butterati dalle imperfezioni ”  Tahereh Mafi

La luna lo sa.

Appena lo inizio non può non balzarmi agli occhi il cambiamento stilistico dell’Autrice, rispetto all’altro libro da me letto.

Questo parla di giovani e con bocca loro si esprime. Slang diretto, frasi corte, pochi svolazzi, poco spazio all’immaginazione: pane al pane e vino al vino… è il linguaggio moderno, non c’è che dire! Sono io che sono retrograda in questo, me ne rendo conto. Conoscendo il modo di scrivere della Granotti, capisco però che sia tutto “studiato”, la contestualizzazione dei personaggi è importante.

“Il Rogo di campo dei fiori” ha tutt’altro stile, l’ho fatto presente all’Autrice e lei mi ha risposto:

Selene si svolge nel vicoli di Genova. Ambiente popolare se vuoi da bassifondi. Quindi implica il gergo che si usa realmente in tal contesto sociale. Parole forti incluse. Un po’ come la Roma di Pasolini o Gadda per intenderci”

La risposta è giusta, d’altra parte si capisce benissimo quando uno ha le capacità per giocare stilisticamente!

A rendere il tutto originale ed omogeneo, è il contrasto con i concetti espressi.

Sabrina è una filosofa e questo ben si evince nei suoi scritti.

Meravigliosi certi tratti, che non potevo non sottolineare.

Ritornando alla trama…

Due protagonisti: una lei un lui.

Due persone accomunate da uno strano destino: hanno perso il genitore con cui andavano d’accordo e sono rimasti con quello con il quale sono caratterialmente incompatibili.

Difficoltà di esposizione. Inadeguatezza. Voglia di giustizia.

Guance che, per usare le parole dell’autrice, si accentuano di toni tiziano-caravaggeschi.

Parole eruttate da bocche insensibili. Giochi di chiaroscuro. Luce. Ombra.

La luna si alza in cielo e illumina gli imperfetti. I butterati.

La ragazzina all’angolo, illuminata da un lampione triste, porta tacchi alti e finti capelli lunghi, color platino. Ha una gonna succinta e sogna ali iridescenti, ali di fata. Ali che le vengono dipinte addosso, su una tela di medie dimensioni.

L’uomo nero, grande, massiccio, muscoloso, non dorme la notte. Se ne sta seduto sui gradini fuori dalla porta d’ingresso, un occhio chiuso e l’altro aperto. Sta in guardia, in difesa. Ha rischiato di morire e ora deve la vita.

Una rete di imperfetti forma una maglia di ferro attorno a due persone che vanno difese.

Da chi? Dall’anaffettività.

“Leo non avrebbe saputo dire se il sentirsi l’uomo più felice dell’universo, mentre era circondato dai cocci della propria esistenza, potesse essere il significato più proprio e profondo della parola paradosso”

Muri si abbattono, amicizie si stringono, sguardi si incrociano, dita si sfiorano.

Muri si ergono, amicizie si sfumano, sguardi si allontanano, dita si perdono.

Alcune distanze si fanno troppo grandi, altre troppo piccole.

Una trottola triste, portatrice di lacrime, gira sul tavolo del destino.

A chi tocca?

Ascoltiamo tutti lo stesso starter, quando veniamo partoriti. Poi il luogo di nascita, il ceto sociale, il colore della pelle, la famiglia, la salute… tutto si infila dentro i triangolini della trottola che continua, incessante, a roteare.

A chi tocca, tocca!

Come reagire ad eventi improvvisi, capaci di far tremare le radici di una pianta? Come ancorarle, più saldamente, al terreno? Come evitare i sensi di colpa? Delle volte, la forza dell’amore aiuta.

Uguaglianza.

Differenza, indifferenza.

Umanità.

Ascolto del prossimo, anche quando “il prossimo” non è colui che abita dall’altre parte del pianeta ma magari è, invece, semplicemente il vicino di casa.

Selene è affamata di giustizia.

Selene è giovane e sa dipingere.

Selene guarda dentro di sé il riflesso di ciò che ammira in cielo: il riflesso della Luna.

Penso alla mater magna, archetipo di grande, polare potenza che distrugge o crea.

Perciò essa sola fu detta Gran Madre degli dei
e madre delle fiere e genitrice del nostro corpo.
Di lei cantarono un tempo i dotti poeti di Grecia
che dal trono su un cocchio guidasse due leoni aggiogati,
significando così che l’immensa molte terrestre
è sospesa negli spazi dell’aria e che la terra non può poggiare sulla terra.
Lucrezio, De Rerum Natura

In questo romanzo c’è paura di crescere, di conoscere, di lottare.

Timore di sorridere, dipingere, sognare.

Timore di essere prigionieri, schiavi da affetti o da “padroni”.

Timore di essere liberi.

Timore di vivere.

Stile narrativo moderno (tanto!) e concetti classici.

Paura ed entusiasmo. Velocità tecnologica e lentezza amorosa. Attesa e anticipo.

Chiaroscuro, ecco, è un romanzo chiaroscuro.

luna

 

“Quando una persona si risveglia alla consapevolezza, essa illumina il mondo come la luna che emerge da dietro le nubi.” – Dhammapada, 172

Lisa.

Titolo: Selene
Autore: Sabrina Granotti
Editore: self
Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.

https://www.amazon.it/Selene-Sabrina-Granotti-ebook/dp/B00M66KVBE

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