“Mrs Dalloway” di Virginia Woolf

“Mrs Dalloway” di Virginia Woolf

a cura di Elisabetta Corti

Mrs Dalloway

Aveva la perpetua sensazione, mentre guardava i taxi, di essere sola e lontana, lontana in alto mare e tutta sola, né mai l’abbandonava lo sgomento, all’idea di quanto fosse pericoloso vivere, anche un giorno soltanto.

Nel mio primissimo appuntamento con il gruppo di Letteratura Classica, ecco che mi ritrovo tra le mani un gioiello di letteratura.

“Mrs Dalloway” di Virginia Woolf, viene pubblicato nel 1925 dopo la fusione di due racconti “Mrs Dalloway a Bond street” e “Il primo ministro”.

Per chi come me si trova “digiuno” di Virginia Woolf, forse vi stupirà sapere che il romanzo, pur avendo compiuto e superato i 90 anni, è di una modernità spiazzante.

Ambientato in una sola giornata (e per questo paragonato all’Ulisse di Joyce), il romanzo ha come protagonista principale Clarissa Dalloway, una donna dell’alta società londinese.

Clarissa passeggia per Regent’s Park in cerca di un fiorista, avendo deciso di provvedere essa stessa alle decorazioni floreali del party che si terrà presso la sua abitazione quella sera.

Il romanzo fa ricorso a diversi stili di scrittura, il primo che si incontra e che non si fatica a riconoscere è la tecnica del flashback, che la Woolf trasforma però in qualcosa di più profondo

Questa tecnica verrà poi definita “flusso di coscienza”.

Clarissa, ora cinquantenne, passeggiando ricorda la sua gioventù e degli specifici avvenimenti che coinvolgono personaggi molto importanti per il romanzo.

È altrettanto evidente la distinzione che Virginia Woolf pone tra il personaggio come appare esteriormente e quello che realmente è al suo interno, ponendo l’accento sulla rigidità che la società londinese impone per etichetta.

Clarissa si sente costretta nel suo ruolo di moglie di Mr Dalloway, e nonostante attragga a sè l’alta società, è consapevole di non essere considerata poiché donna.

Contrapposta al personaggio di Clarissa, è la figlia Elizabeth, che mostra grande interesse per la politica ed è determinata a diventare medico.

Nonostante nel racconto compaiano molti personaggi (forse più di 20), i due principali rimangono Clarissa e Septimus Warren Smith.

Quest’ultimo – un veterano tormentato da shock post bellico – rappresenta per l’autrice la bellezza del pensiero non condizionato.

Condannato ad essere rinchiuso in un ospedale psichiatrico, Septimus commetterà suicidio gettandosi da una finestra alla fine della giornata.

La tragedia viene riferita a Clarissa proprio durante il suo party, ed essa proverà ammirazione per Septimus, considerando il suo gesto l’unica modalità per preservare la felicità.

Il tema della morte è ricorrente nel romanzo. La protagonista si trova spesso nelle condizioni di analizzare la propria mortalità, affiancandola di nuovo ai due personaggi: Clarissa come appare, Clarissa come vorrebbe essere.

Non mancano le allegorie. Impressivo il dialogo tra Clarissa ed un amico d’infanzia in cui i personaggi maneggiano uno un coltellino e l’altra un paio di forbici da ricamo.

Gli stili continuano a susseguirisi, si trovano lunghi monologhi, soliloqui e – sebbene pochi- anche discorsi diretti.

Per chiudere il cerchio di un’opera egregia, l’autrice inserisce a regola d’arte delle analisi sulla condizione femminile dell’epoca e sulla omosessualità. Entrambe gli argomenti fanno di nuovo parte dei personaggi interni, che ovviamente non possono in alcun modo esprimere i propri reali sentimenti e pensieri.

Il piccolo accenno all’opera di Joyce che ho fatto all’inizio dell’analisi, non è stato casuale. Virginia Woolf,  ebbe infatti l’occasione di leggere commentare l’Ulisse (in particolare, lo criticò).

Benchè le opere abbiano in comune l’arco temporale della narrazione e la scelta di diversi stili, personalmente non ho trovato altre similitudini.

Il romanzo di Virginia Woolf, pur rappresentando uno specchio dell’anima dell’autrice, è leggibile e fruibile a chiunque si voglia approcciare alla sua lettura.

Nonostante se ne possano leggere decine di intepretazioni ed analisi, la maggior parte dei messaggi “nascosti” tra le righe sono estremamente comprensibili e rendono il romanzo godibile ed interessante.

Con grande piacere mi sono avvicinata a questa autrice, che credo non abbandonerò presto.

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