“La figlia del boia” di Olivier Potzsch

“La figlia del boia” di Olivier Potzsch

recensione di Sabrina Corti

La figlia del boia.

Baviera XVII secolo.

Il cadavere di un bambino viene trovato sul greto di un fiume nel tranquillo paese di Schongau.

Sulla scapola, il piccolo orfano reca un segno che i soccorritori non esitano a definire “segno di strega”. E a quel punto, la soluzione appare quanto mai immediata e inconfutabile: chi ha compiuto il delitto deve averlo fatto per coprire una pratica satanica.

La colpevole non può che essere Martha, la levatrice del villaggio, una donna esperta conoscitrice delle erbe medicali, dell’insondabile mistero delle nascite, della cura efficace dei dolori e delle malattie.

Martha: così diversa dal cerusico e dal barbiere del paese.

Martha, la strega che guarisce senza clisteri e salassi. Soprattutto: guarisce.

Lei, la strega che si circonda di bambini orfani: coloro che nessuno vuole frequentare.

Non può che essere lei, Martha la strega, ad aver commesso il delitto.

E, dunque, Martha viene incarcerata.

Ma si sa: nei secoli bui dell’Inquisizione sta bene incarcerare i sospetti, ma una Giustizia sommaria: giammai!

I sospettati per poter essere condannati, devono confessare. Mica che poi si sparga la voce che le esecuzioni avvengono  a carico della persona sbagliata…

Quindi, la levatrice viene rinchiusa nelle segrete della prigione e il Consiglio convoca il boia affinchè estorca a Martha formale confessione.

E d’altronde la colpevole non può che essere lei.

Ma Jacob Kuisl, il boia del paese, non crede affatto alla colpevolezza di Martha.

Ma chi era il boia?

Il mestiere di boia era uno dei maggiormente redditizi e ciò  rendeva Kuisl uno degli uomini più benestanti del villaggio.

Ma egli era anche inviso, e poichè il periodo storico è quello in cui le streghe viaggiano sopra una scopa sotto le mentite spoglie della levatrice o dell’erborista, il boia non può che portare sfortuna: è bene starne alla larga, non incrociare il suo sguardo.

Ma il boia è anche un esperto conoscitore del corpo umano. Lo è per mestiere.

L’arte della tortura non è cosa da tutti: richiede conoscenza, senso del limite, capacità di comprendere oltre quale stadio il sospettato passerebbe a miglior vita.

Insomma, creanza!

Un bravo boia non deve condurre il sospettato alla morte durante la tortura.

Il boia, se professionista è, deve indurre il malcapitato alla confessione. Poi, e solo poi, il Consiglio decreterà la condanna a morte… che il boia eseguirà in seguito.

Ma un boia che uccide il sospettato durante la tortura non solo non è per nulla professionale, ma commette peccato mortale: uccide un uomo senza che questi abbia mai confessato il delitto.

In definitiva uccide un uomo innocente.

Una cosa del genere, degli uomini giusti e pii come i rappresentanti del Consiglio, non possono permetterla.

Lo schiacciapollici, uno dei più diffusi strumenti di tortura durante l’Inquisizione.

Dove eravamo rimasti?

Martha è in attesa del boia ma lui, Jacob Kuisl, non crede alla sua colpevolezza.

Jacob il boia è un pratico, un esperto, un uomo con un passato da mercenario.

Ma, soprattutto, Jacob è uno studioso di medicina ed un sapiente erborista.

Egli è certo che dietro alla morte del piccolo orfano non vi è la levatrice Martha: nè la stregoneria. E come lui la pensano sua figlia Madgalena e Simon, il figlio del cerusico di Schongau.

Il tempo per scoprire il vero colpevole è pochissimo e il Consiglio preme affinchè Martha confessi!

Per Jacob il boia sottrarsi alla tortura di Marha può essere pericoloso: a sua volta, infatti, potrebbe essere accusato di connivenza con la strega e, dunque, condannato.

Egli, tuttavia, non vuole neppure torturare Martha.

A Jacob Kuisl serve tempo.

Potrei, per un istante, utilizzare anch’io la sopraffina tecnica della tortura e rivelarvi come il boia riesca a sottrarre temporaneamente Martha dai dolori dello schiacciapollici senza destare sospetto alcuno e, contemporaneamente, guadagnare ventiquattro ore di indagine.

Ma non lo farò!

Nel frattempo un altro orfano vine ritrovato cadavere e sulla scapola ha anch’egli il segno di Venere: il segno di strega.

Pare persino inutile sottolineare che la colpevole di quel delitto non può che essere Martha la strega.

Ma Martha non era in carcere??

Certo che lo è… ma mai porre limiti ai poteri di una strega. Il Consiglio non ha dubbi.

Non temete: non vi ho detto nulla.

Siamo ancora all’inizio del romanzo. Dovete ancora scoprire della costruzione del lebbrosario, dei mercenari, di un terreno lasciato in eredità alla parrocchia di Schongau (a cui molti paiono interessati), e di un uomo nell’ombra.

Fiore e radice di mandragora. Quest’ultima, in modo particolare, era considerata strumento per compiere sortilegi e stregonerie.

“La figlia del boia” è un romanzo storico curato e scorrevole che riporta il lettore alle condizioni di vita quotidiana della Baviera di fine milleseicento.

Una raffigurazione della figura femminile fortemente dicotomica: o virginale ed associata al volto delle Sante,  o diabolica e lasciva.

Un romanzo che riporta ad una psicologia spaventosamente attuale.

La rappresentazione di una paura irrazionale che conduce ad una caccia alle streghe, che ancora oggi si pratica in ossequio ai corsi e ricorsi storici, a discapito della logica, della verità e della legalità.

Nome libro: La figlia del boia
Autore: Olivier Potzsch
Genere: romanzo storico
Editore: Beat 2016
Pagine: 431
puoi acquistare “La figlia del boia” qui

https://www.amazon.it/figlia-del-boia-Oliver-P%C3%B6tzsch/dp/8865591579

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *