Thérèse Desqueyroux di Francois Mauriac

“Thérèse Desqueyroux” di Francois Mauriac

Recensione di Lina Mazzotti

 Thérèse Desqueyroux

La narrazione si apre sul finire del processo a Thérèse Desqueyroux accusata di tentato omicidio del marito ma sarà proprio lui a scagionarla per salvare “l’onorabilità del nome“, mentre esce dal Palazzo di Giustizia libera per la legge ma non dal proprio lato oscuro e ripercorre con la mente il suo passato.
Si delineano così i tratti di Thérèse Desqueyroux  donna intelligente amante dei libri e raffinata, ma al contempo ambigua, solitaria e inquieta.
Thérèse  aveva accettato di sposare Bernardo Desqueyroux spinta dal padre per unire le proprietà con i confinanti, non la lasciavano indifferente i duemila ettari di terreno che Bernardo possedeva. Del resto come tutti gli abitanti delle Lande, Thérèse Desqueyroux aveva “la proprietà” nel sangue, inoltre conosceva da sempre la sua futura cognata Anna unite da un’affettuosa amicizia.
Ma in fondo al suo cuore cercava un rifugio sicuro che la proteggesse dalle sue angosciose domande a cui non riusciva a dare una soluzione.

“Argelouse è veramente ai confini del mondo, uno di quei luoghi al di là dei quali è impossibile andare”.

Subito dopo il matrimonio la delusione la invase interamente si ripeteva in continuazione “La felicità non esiste” per convincersi di una realtà che non riusciva ad accettare, così imparò a mentire fingendo gioia e desiderio.
Del resto Bernardo era un ragazzone di campagna rude, concentrato nei suoi interessi da proprietario terriero e nella caccia, sicuro delle sue abitudini e nelle tradizioni familiari per porsi domande sulla vita, non credeva di doversi ingentilire un poco per differenziarsi dai suoi fittavoli.

“Non ci si chiede nemmeno se è bella o no, si subisce il suo fascino”.

Questa grande diversità tra i due coniugi divenne sempre più profonda con la maternità di Thérèse, mentre Bernardo commentò:

“E’ meglio averlo subito. Così dopo non ci sarà più da pensarci!”

Egli contemplava con rispetto sua moglie: da lei sarebbe nato il suo erede, ma nello stesso tempo Thérèse lo intimidiva, lo metteva a disagio avendo frequentato il liceo in un collegio di lusso con profitto eccellente.
Bernardo si curò ancora meno dei silenzi e del torpore della moglie quando cominciò a non sentirsi bene e crebbe l’ossessione di morire, solo quando si decise a consultare un medico seppe di avere un’anemia curabile con flaconi di liquore di Fowler, a base di arsenico. Thérèse viveva in silenzio presa dalla ricerca di trovare a ogni costo un motivo alla propria vita, ne avrebbe voluto parlare a Bernardo ma era impossibile non si accorgeva mai di nulla e ora era tutto dedito alla gioia dell’appetito riconquistato.

“Guardi questa immensa e uniforme superficie di ghiaccio in cui tutte le anime, qui, sono imprigionate; a volte una crepa lascia intravedere l’acqua nera: qualcuno si è dibattuto, è sparito; la crosta si riforma. Eppur bisogna sottomettersi al grigio destino comune; alcuni resistono: da ciò quei drammi che le famiglie passano sotto silenzio, bisogna mettere a tacere come dicono qui”.

Ascoltava il silenzio di Argelouse, che l’avvolgeva come in un sudario e il rumore della pioggia dietro i vetri della sua camera sembravano milioni di sbarre della gabbia in cui era prigioniera, di quella prigione Bernardo era il guardiano, che lei aveva accettato liberamente.
Thérèse Desqueyroux peggiorò dopo la nascita della figlia Maria, che attirava tutte le tenerezze della giovane cognata Anna che la rimproverava della sua mancanza di amore materno, lei non si difendeva perchè ormai era distaccata da tutto e così scivolò nel delitto quasi per caso. Agiva come un’automa senza riuscire a fermarsi scendendo sempre di più nelle spirali di un inferno senza via di scampo.
Anche quando le sue folli azioni furono scoperte sperava di essere cacciata via dai suoi dalla figlia e da tutti, implorava:

“Lascia che io scompaia, Bernardo.
“Che? – rispose lui, con uno scoppio improvviso di voce – Tu osi avere un’opinione, esprimere un desiderio? Basta. Non una parola di più… Sei in mio potere, capisci? Dovrai obbedire a quanto si è deciso in famiglia… Per l’onore della famiglia ho consentito a ingannare la giustizia del mio paese. Dio mi giudicherà.

Per riguardo alla famiglia, importa che il mondo ci creda uniti e che, agli occhi di tutti, io non abbia l’aria di mettere in dubbio la tua innocenza… I tuoi pasti ti saranno serviti da Balionte in camera tua. L’accesso alle altre stanze ti sarà vietato: ma io non ti impedirò di passeggiare nei boschi. Alla domenica assisteremo insieme alla Messa Grande nella chiesa di Saint-Clair. Bisogna che ti vedano al mio braccio. Fra qualche mese, quando la gente sarà convinta della nostra intimità… allora finalmente io potrò stabilirmi a Saint-Clair e tu resterai qui… Addurremo come causa la nevrastenia o altro… “.

Bernardo provava la gioia orgogliosa del giustiziere e pregustava le gioie da scapolo.
Thérèse restò ad Argelouse e divenne una larva dal corpo scheletrito e Bernardo vedendola rimase atterrito, decidendo di rimetterla in forze e poi liberarsene per sempre.

“Vada a morire altrove! – disse Bernardo a sua madre – Sarò tranquillo soltanto quando si sarà tolta dai piedi!”.

Tutta la famiglia fu d’accordo esaltando la generosità di Bernardo come uomo perbene.

“Come Bernardo detestava se stesso per aver interrogato Teresa! Ciò significava aver perduto tutto il beneficio del disprezzo di cui aveva ricoperto quella pazza: e adesso quella, perbacco, rialzava il capo! Perché aveva ceduto al brusco desiderio di comprendere? Come se ci fosse qualcosa da comprendere, con quella degenerata!”

Solo per un attimo sembra che questi coniugi si possano toccare, ma poi nulla tutto svanisce e Bernardo desidera solo farla finita e ritornare nel vento freddo delle Lande, nei soliti odori di erbe, resina e di fumo.
Sicuramente Thérèse è una creatura complessa e in certi lati incredibile, carnefice di se stessa, non riesce ad accettare il suo destino, si ribella con il gesto brutalmente istintivo del’animale in gabbia che tenta di sopprimere il suo carceriere.

“Quel che volevo? Mi sarebbe certo più facile dire quello che non volevo… Non volevo recitare una parte, fare certi gesti, ripetere certe formule, rinnegare ad ogni momento una Teresa che… Ma no, Bernardo: io cerco solo di essere sincera. Come mai, dunque, tutto quello che dico ha un suono così falso?”

Mauriac, grande scrittore premio Nobel nel 1952, penetra con grande intensità nel dramma del male spirituale di Thérèse nella sua tremenda solitudine e deserto dell’anima, non la condanna ma la presenta degna di pietà senza scusare i suoi errori. Infatti la immagina in un viale desiderosa di immergersi tra la gente e di trovare aiuto per ricominciare tutto dall’inizio.

Titolo: Thérèse Desqueyroux
Autore: Francois Mauriac
Editore: Biblioteca Adelphi
Data edizione: 2009
Genere: Romanzo
Pagine: 139
Link d’aquisto: Biblioteca Adelphi

 

Lina Mazzotti [LiZ]

Ho sempre lavorato con bambini e anziani nell’ambito socio sanitario e nell’insegnamento. Lettrice vorace, amo scrivere poesie, collezionare aforismi, praticare l’handmade. Vivo a contatto con la natura e i miei dolci gatti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *