“La bambina con il fucile” – di Susanna De Ciechi

“La bambina con il fucile” – di Susanna De Ciechi

Recensione di Lisa Molaro

Susanna De Ciechi

Inizio questa difficile recensione, con una domanda tratta dal libro di Susanna De Ciechi:

“Era meglio sopravvivere o morire subito e rinascere diversa, con un altro destino? Una domanda troppo grande per lei che era solo una ragazzina. Quel pensiero durava un attimo, si presentava come una bolla di sapone, il filo di fumo di una sigaretta. Lei rompeva la bolla e soffiava sul fumo: non restava più niente.”

No, alla domanda non si può rispondere. Non ci è data possibilità.

Con la nascita acquisiamo il diritto di vita.

Vita. Diritto.

Due bellissime parole che spesso non trovano riscontro in questa nostra umanità.

La bambina con il fucile è l’ultimo libro scritto da Susanna De Ciechi, ghost writer di professione. A lei arrivano le storie e lei, con parole d’inchiostro, trasforma la voce in testimonianza scritta.

Come ho già scritto, questo libro è basato sui fatti che mi hanno raccontato Massimiliano Fanni Canelles, Laura Boy, presidente e vicepresidente di @uxilia Onlus, e altri volontari che hanno avuto una parte nelle vicende narrate. Lo scenario è lo Sri Lanka dilaniato dalla guerra civile, in un periodo che parte dal 2000 per arrivare ai giorni nostri. – Susanna De Ciechi.

Così le è arrivata la storia di Pratheepa, così la storia è arrivata a me, così potrà arrivare a chiunque la leggerà.

Fin dalle primissime righe ho capito che l’impatto emotivo sarebbe stato importante. Non sono solita nascondere la testa nella sabbia, non prediligo sempre i libri leggeri a quelli d’inchiesta, non amo “non vedere”, proprio per questi motivi sapevo dell’esistenza dei bambini soldato. Sapevo dei crimini perpetrati contro la dignità dell’individuo. Conoscevo i crimini di guerra. Avevo già letto della tradizione, ancorata in certe popolazioni, dell’iniziazione sessuale genitoriale.

Avevo già…

Sapevo già…

Conoscevo già…

No! Non basta accidenti!

Non basta nascondere lo sguardo dietro questo spesso tendone rosso cupo, che sa di polvere, di macerie, di marcio.

Quando il romanzo inizia, Pratheepa, la protagonista (ma protagonisti sono tutti gli individui dalla libertà rubata!) non è più una bambina e non è ancora una donna. Ha quindici anni, è un’adolescente comune: frequenta la scuola, fa i compiti, ascolta la nonna, aspetta che il padre ritorni dalla pesca, ha i primi battiti d’amore e le gote che le si infiammano di ingenua, timida, beltà.

Quindici anni, molti ne hanno anche meno.

Quando le Tigri (gruppo militante comunista e nazionalista Tamil che ha condotto una violenta campagna secessionista contro il governo) decidono di arruolare giovanissime leve, l’importante è che gli anni non superino i 18.

Ovviamente non chiedono.

Prathepa, ripeto, aveva quindici anni quando le Tigri fecero irruzione all’interno della sua scuola.

Erano in tanti. Erano in troppi.

Erano anch’essi giovanissimi. Lei, come molti altri, venne “scelta” e condotta da un furgone che conteneva aria di paura, verso la sua nuova vita.

Si può scegliere? Si può sperare di morire presto e in modo veloce?

Si può scegliere di aggrapparsi alla vita come l’artiglio di un rapace sul sasso?

Delle volte c’è il tempo per scegliere, altre no.

Lei (che possibilità di scelta, sull’arruolarsi o meno, non ha avuto) decide di farsi “rapace”, decide di farsi artiglio sul sasso in cui si è trasformato il suo cuore.

Deve proteggere la sua vita, aggrapparsi ad essa, tutelarla.

Per farlo ha un unico mezzo: uscire dalla sua anima e rimanere solo un corpo, attento e chirurgicamente preciso.

Come un bisturi. Freddo, lucido, auspicalmente impeccabile.  Un cecchino.

“Lei non era orgogliosa di quello che faceva. Anzi, il ricordo di ogni ordine ricevuto, la corsa cauta e silenziosa per trovare il posto giusto in cui ripararsi, i gesti misurati con cui prendeva posizione e aggiustava la mira, tutto la faceva stare male. Puntava, tirava il grilletto e, nel momento in cui l’obbiettivo veniva colpito, lei chiudeva gli occhi.”

 

Una lastra d’acciaio scende, inesorabile, tra lei e il mondo, in un secondo.

Seminare morte, senza vederla generata, senza guardarla in faccia.

La medicina presa prima di ogni uscita, quella piccola pasticca capace di togliere la paura ed enfatizzare l’onnipotenza… scivola, scivola in fretta sulla lingua e scende all’interno di quel corpo che va protetto.

Non esistono giudizi, mentre si legge questo libro di Susanna De Ciechi… o meglio: non esistono sui bambini costretti ad impugnare un kalashnikov, o a tirare delle mine.

Il limite dell’assurdo diventa talmente concreto e reale da annebbiare l’etica.

La disperazione, la salvaguardia della propria vita, possono far diventare artefici di mali incatenati, come anelli di una stessa, sottile, catena.

“La ragione deve tacere. La vita sarebbe andata avanti, il suo corpo ci stava dentro, ma non lei.”

Solo corpo, questo era Prathepa.

Un corpo che, in fretta, aveva imparato a subire in silenzio e in silenzio uccidere. Un corpo che si era tolto la possibilità di sperare in una nuova vita. Terra arida da schiacciare con stivali impermeabili. Niente verde, niente germogli, niente speranza, niente acqua… niente! Solo la foresta e fuori da essa, o dentro:  l’inferno.

Nel frattempo, il dottor Massimiliano Fanni Canelles  (presidenti di  @uxilia Onlus, Onlus che tutela e promuove i diritti umani in particolar modo dell’infanzia e delle donne in Italia e nei Paesi in via di sviluppo. Nelle zone toccate da guerre, emergenze e calamità naturali, invece, svolge attività di emergenza o cooperazione con particolare riguardo ai bambini) parte dal Friuli per raggiungere i luoghi colpiti dallo tsunami. Il suo scopo era, all’origine, valutare la situazione dei bambini rimasti orfani. Ma il viaggio si è fatto molto più complesso. Il gomitolo di lana ha iniziato a srotolarsi, srotolarsi… e srotolarsi ancora. Un labirinto di disfunzioni, precarietà psicologica, instabilità familiare, macerie, onde grandi che spezzano via tetti rivelando il marciume che imperava nelle case (metaforicamente).

C’è chi lascia che l’Arak – una forte grappa di melassa, cereali, vino di palma e dattero – in modo deleterio invada prepotentemente il proprio cervello e decida al proprio posto.

C’è chi, per non ricordare, si fa di eroina.

C’è chi chiede pastiglie per cancellare la memoria…

C’è chi…

Chi, in modo lucido, fermo, impellente, ha fretta di sapere, vedere, toccare con mano ogni piaga esistente. In questo caso, colui che ha fretta di sapere per poter aiutare, è appunto il dottor Canelles. Talmente lucido da essermi risultato anche troppo diretto, in certi tratti. Poi però ho capito che anche in quel caso, il sentimentalismo va tenuto a bada.

Davanti a certe cose, la testa va tenuta diritta.

L’obbiettivo è uno e uno soltanto. Arrivare ai noccioli delle questioni e provare concretamente a risolverle. Per respirare certa aria, devi avere pelo sullo stomaco (scusatemi l’espressione poco elegante ma è quella che maggiormente esprime ciò che non riesco a scrivere).

Leggendo questo libro capirete il viaggio fatto dal dottore. I tasselli su cui ha poggiato i piedi per ricostruire un puzzle che forse mai smetterà di scomporsi e ricomporsi. Un viaggio che lo ha portato ad incontrare la bambina soldato, Prathepa. Quando si sono conosciuti lei gli puntava gli occhi addosso come una guerriera che ascolta il pericolo. Non indossava vestiti militari, lei, ma una tunica blu.

Una tunica blu, il suo capo migliore e l’unico che aveva a disposizione, a parte la divisa che portava ogni giorno. Aveva ricamate sul bordo delle piccole rose rosse, i suoi fiori preferiti; infilò un paio di pantaloni dello stesso rosso. Aveva addosso la collanina sottile che le aveva portato sua madre, insieme agli orecchini, quando era venuta a trovarla. Indossare quei poveri gioielli l’aveva riportata indietro nel tempo. Continuava a toccarli. Tastare con le dita della mano buona i pendenti degli orecchini e il girocollo le dava speranza per… neppure lei sapeva cosa, ma la faceva stare meglio. Al braccio sinistro, quello di legno, aveva alcuni braccialetti di plastica rigida.

Un incontro, quello giusto, quello capace di rifar germogliare il seme della speranza.

Ma è scontato aprire le braccia e avere fiducia di uno sconosciuto? Possibile ricredere in un cielo aperto, sopra la testa? Tutti possono avere una vita? Davvero?

Cos’è Italia?

La bora di Trieste le è entrata dentro con prepotenza.

L’intervento chirurgico per ridarle la funzionalità dell’arto perso in guerra,  è rientrato nei programmi di ricovero di alta specializzazione riguardante i Paesi non appartenenti all’Unione Europea. La Regione Friuli Venezia Giulia, su richiesta di @uxilia, ha messo a disposizione i finanziamenti necessari per la copertura delle spese relative all’operazione di Pratheepa e alla successiva permanenza in luogo durante la convalescenza. Ricoverata nel reparto di ortopedia dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, il 12 marzo 2011 Pratheepa è stata sottoposta a un intervento chirurgico per la ricostruzione dell’articolazione di gomito e radio, omero e ulna. L’equipe che l’ha operata è stata coordinata dal dottor Nicola Collini e dal direttore della struttura, Silvio Demitri e ha partecipato anche il dottor Massimiliano Fanni Canelles.

strani

Una rete di umanità, di persone speciali.

Questo libro è una parabola, si parte da un punto e si arriva ad un altro. Indignazione, rabbia, frustrazione sono paralleli a speranza, orgoglio e fiducia.

In mezzo, l’inferno.

Ci sono momenti in cui mi vergogno di appartenere alla specie umana e altri in cui ne vado fiera!

Dicevo: una rete di persone speciali. Mani che si sono strette a formare una solida maglia di ferro.

Faccio i miei complimenti sinceri, oltre a tutte le persone speciali che ho “conosciuto” attraverso questo romanzo, alla scrittrice Susanna De Ciechi. Scrivere questa storia, sapendo che si trattava di “vita vera”, non dev’essere stato facile.

L’ha fatto in modo preciso, tagliente e ricco di umanità anche dove umanità sembrava non esserci.

Alla fine, correda l’opera una ricca ed esaustiva appendice in cui, tra le altre cose, possiamo leggere l’intervista fatta da Susanna De Ciechi a Massimiliano Fanni Canelles e a Laura Boy, vice presidente della onlus, che nell’evolversi della storia ha avuto un ruolo importantissimo.

Come ha scritto nella prefazione, Davide Giacalone:

“Queste pagine si ficcano nella testa come una scheggia.”

I diritti della vendita di questo libro saranno interamente devoluti a sostegno delle attività di @uxilia Onlus – www.auxiliaitalia.it

Un libro importante da leggere, non serve aggiungere altro.

Lisa.

Titolo: La bambina con il fucile
Autore: Susanna De Ciechi
Casa Editrice: Auxilia Books (15 novembre 2016)

Sinossi:

“La bambina con il fucile” racconta la storia di una bambina-soldato.

Oggi i bambini-soldato sono presenti in tutti i conflitti in atto e il loro numero non è quantificabile. Spesso sono strappati alle famiglie per essere addestrati e inviati sui campi di battaglia. Come nel caso di Pratheepa, la giovane tamil di cui racconta il libro.

Il romanzo prende ispirazione da una storia vera, attuale, che in qualche modo riguarda ciascuno di noi anche se lo scenario in cui è collocata è molto lontano dalla nostra realtà.

Le vicende narrate si svolgono nello Sri Lanka dilaniato dalla guerra civile, in un periodo che parte dal 2000 per arrivare ai giorni nostri.
Pratheepa, quindici anni, è a scuola quando i guerriglieri tamil la rapiscono per addestrarla e costringerla a combattere nelle loro fila.

La scolara si trasforma ne “La bambina con il fucile”, è torturata e, per sopravvivere, diventa un cecchino, una pedina nel gioco della guerra.

Ferita a un braccio, non può più muoverlo, tuttavia continua a combattere lanciando granate.

I ribelli tamil perdono la guerra e Pratheepa finisce in carcere.

Nel frattempo un medico italiano, Massimiliano Fanni Canelles, in missione per verificare la situazione dei bambini resi orfani dallo tsunami, scopre una realtà perfino peggiore: seguendo usi ancestrali ormai fuori legge, ancora troppi adulti violentano i bambini, anche in famiglia.

I piccoli sono carne da macello senza diritti e senza difese.

Grazie al suo intervento e a quello dei volontari di @uxilia onlus, Pratheepa e tanti altri bambini potranno avere una seconda occasione.

Susanna De Ciechi ha scritto la storia di Pratheepa ispirandosi ai racconti di Massimiliano Fanni Canelles, di Laura Boy, presidente e vicepresidente di @uxilia Onlus, e di altri volontari che hanno avuto una parte nelle vicende di Pratheepa, la bambina-soldato tamil. Quella raccontata in questo libro è una storia vera, che tu puoi contribuire a cambiare.

https://www.amazon.it/bambina-con-il-fucile-ebook/dp/B01M1NOSR4/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1477491072&sr=8-1&keywords=la+bambina+con+il+fucile

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *