Intervista alla lettrice Valeria Bianchi Mian

Intervista alla lettrice Valeria Bianchi Mian

di Emma Fenu

Valeria Bianchi Mian

 

Quale personaggio letterario ti rappresenta, almeno in parte?

Orlando, eroe-eroina dell’omonimo romanzo di Virginia Woolf, attraversa i secoli come un vampiro ma non ha nulla a che fare con i non-morti poiché si tratta di una figura vitale, vitalissima, ispirata alla personalità di Vita Sackville-West, una creatura che sperimenta in se stessa tutti gli aspetti della psiche dal maschile al femminile.

Mi affascina questo personaggio deciso, forte e insieme delicato, capace di viaggiare per il mondo e di fermarsi sotto un albero a scrivere il suo romanzo infinito che porta il titolo dell’albero stesso “La Quercia”.

Quattrocento anni di diario, chilometri di storia per dire la multiformità dell’essere umano.

L’amore condiviso con il marinaio Shelmerdine e la nascita di una figlia, il rinnovamento.

Ho scritto diversi articoli su questo libro, del quale ho apprezzato anche la versione cinematografica del 1986 per la regia di Sally Potter.

Nella mia rubrica sulla rivista POL.it – www.psychiatryonline.it, “la vicinanza degli opposti”, potete trovare una riflessione proprio sul tema della complessità dei volti che abitano il nostro mondo interiore.

Che tipo di lettrice sei?

Mi definirei una lettrice bipolare, ma lo scrivo sorridendo, non voglio pensare che sia un aspetto patologico del lettore, bensì andamento creativo.

Cosa accade? Prendi un libro, lo cominci, ma la storia non ti acchiappa, non ti seduce ed ecco che ti coglie una vaga delusione, credevi fosse amore e invece era un bluff.

Ostinatamente, cerchi di portare a termine ugualmente l’impegno che hai preso con il libro e con te stessa, ma l’impresa si rivela più difficile del previsto.

Il libro resta lì, sul comodino – si sposta al massimo sulla scrivania e va a comporre la fila dei libri neri, quelli che ti osservano pieni di tristezza alimentando la paranoia del lettore mancato.

Potevi leggerci, sussurrano.

Potresti ANCORA provarci.

Certe volte non è colpa del libro, bensì del periodo.

In quel periodo particolare, un tempo-spazio pieno di impegni e di faccende, qualsiasi libro tu scelga non potrà essere letto completamente ed ecco che, poveretto, andrà ad abitare con i non-goduti, restando sempre in sospensione nella culla del futuro possibile.

Un giorno, forse, uscirà dal suo girone infernale per essere colto.

Poi arriva la fase maniacale ed è tripudio di pagine e pagine sfogliate di giorno sul bus e sul treno e di notte al lume di una abat-jour.

A volte dipende dal libro, quel testo che ti fa innamorare.

Perdi la testa per lui e vorresti che durasse per sempre ma, nello stesso momento, non vedi l’ora di arrivare alla fine.

A volte la passione fa parte del periodo. Giorni e mesi fecondi, produttivi per l’anima.

Diciamo che, da creativa, nel leggere seguo l’andamento che segue anche l’ideazione, alternando modalità “al nero” a momenti d’oro.

Come descriveresti il gruppo facebook “Letteratura al Femminile”?

Sinceramente il gruppo “Letteratura al femminile” su Facebook mi appare come un ricco calderone intorno al quale aggregarmi per ballare insieme.

Mi piace la gestione dello spazio, il modo di condividere e di comunicare delle figure che amministrano la faccenda e delle partecipanti.

I contenuti sono vari e stimolanti.

Mi piace esserci, anche se ho poco tempo cerco di dare ogni giorno un occhio ai post e di commentare ciò che mi ispira.

Spesso mi capita di pensare “ecco questo lo voglio dire-dare alle signore e signorine del gruppo.”

L’ho pensato ieri sera, un messaggio per voi-noi.

Stavo leggendo il nuovo libro di Fred Vargas e ho una serie di considerazioni da fare.

Di certo questa sera, non appena mi metterò nel letto con il volume tra le mani e una tisana scriverò un post ad hoc per “Letteratura al femminile”.

E come il rispettivo sito “Cultura al femminile”?

Di “Cultura al femminile” apprezzo ancora una volta l’organizzazione.

La fruibilità degli spazi nei quali si colloca la letteratura – classica, contemporanea, per bambini – sono loro che cominciano a creare cultura – e poesia.

Sono consapevole del fatto che nel sito c’è lo spazio dedicato alle recensioni e ho pensato anche più volte di chiedere a Emma Fenu se fosse possibile inserire anche una recensione per il mio “Favolesvelte” e, lo so, prima o poi ne parleremo.

La scelta della splendida Audrey Hepburn io la colgo a modo mio.

Quanti libri ho letto quando vivevo da sola con i miei gatti, avventurosamente dedita a colazioni da Tiffany!

Quell’aspetto di me e di noi tutte – donne che la solitudine la sanno apprezzare – risulta essere conditio sine qua non per poter ricavare la stanza tutta per noi (dopo aver parlato di Orlando sono in modalità “Virginia”).

La stanza della lettrice ma anche della scrittrice che abita in noi.

Vado sul sito ogni volta che vedo un post su Facebook e spesso esploro altri meandri di “Cultura al femminile”.

Esiste, a tuo avviso, una letteratura al femminile?

Da circa un anno, tra i vari progetti che ho in ballo, ho avviato anche una serie di laboratori e Reading poetico insieme alla poetessa Silvia Rosa: Medicamenta – lingua di donna e altre scritture.

L’intento è quello di stimolare la condivisione dal vivo tra scrittrici e poetesse.

Inoltre, nei gruppi composti da donne straniere e da donne anziane, abbiamo cominciato a raccogliere storie di vita da trasformare in narrazioni altre: racconti e poesie.

Quindi la risposta che posso dare io non può essere che “certo!”

Credo in una letteratura al femminile.

La donna che scrive con il corpo, con le viscere e lingua biforcuta nelle parole di Anais Nin non è uguale all’uomo che narra in punta di pene nei romanzi di Henry Miller.

Cito i due, in quanto intimi sia nell’animo che nel corpo.

D’altronde, anche Jung – e da junghiana non posso evitare di citarlo – ha scritto che il sibilo del serpente ci porta la saggia parola di Eva.

Siamo cucitrici nei secoli dei secoli, ricamatrici di sentimenti e sensi.
Tessitrici di destini e voci nel mito.
Siamo gestanti di parole, opere e narrazioni.

Letteratura erotica, ad esempio. Prendiamo quella. Da Saffo ad Almudena Grandes: sarebbe lo stesso modus operandi, se il lesbismo della prima fosse desiderio eterosessuale di un uomo verso una donna?

E l’esplorazione di Lulu attraverso le sue età mentali e fisiche potrebbe forse somigliare al romanzo di formazione di un maschio? Non credo.

Annullare le differenze non serve a nessuno, e in ogni caso le voci delle donne hanno reagito nei secoli proprio alla neutralizzazione riuscendo ad emergere grazie al grido della differenza.

Orlando, per esempio, ricordiamolo, da uomo diventa donna. Sarà un caso? Non credo.

La scrittrice e il personaggio forse trovano davvero la loro collocazione, riflesse in altre donne, in altre scrittrici.

Quale grande donna ammiri e perché? Sono ammessi anche più nomi.

Faccio quattro nomi, vado più o meno in ordine cronologico, parlo brevemente di donne che han fatto della parola un’opera a tutto tondo

Lou Andreas-Salomè –  la sua filosofia crebbe in un mondo di maschi, patriarchi e padri dai quali il suo spirito non si fece schiacciare.

Volando come un’aquila, trasse ispirazione dall’amore per evolvere.

Agatha Christie – figlia di famiglia borghese, riuscì a mantenere una fantasia vivissima per tutta la vita, coltivandola come un giardino.

Lei da piccola giocava al teatrino rappresentando da sola tutti i personaggi delle sue storie. Ha scritto decine e decine di romanzi.

A quasi sessant’anni si sposò con un archeologo di vent’anni più giovane e andò con lui di scavo in scavo portandosi dietro persino a Ninive il suo tavolino da the e il necessario per scrivere. Come non ammirarla?

Anais Nin – dai Diari creativamente elaborò i suoi romanzi. Seppe mescolare la vita al sogno per dire se stessa e l’amore.

Margaret Atwood – s’impegna a livello ecologico, come femminista. Lei è scrittrice e poetessa. Adoro la sua capacità di comporre romanzi a più voci e livelli.

Le parole possono cambiare il mondo?

Credo di sì.

Comincio subito: grazie per questa opportunità.

Rispondere alle domande dell’intervista mi ha dato modo di ripensare ad alcune donne, mi ha stimolato immagini e nuove parole.

Vado a mescolare il mondo. Per consigli sulla cottura dobbiamo per forza confrontarci, non è vero? Allora a presto.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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