“Orlando: una biografia” di Virginia Woolf

“Orlando”, la nascita di una nuova femminilità

a cura di Paola Caramadre

Orlando: Una biografia di Virginia Woolf

Orlando: Una biografia di Virginia Woolf

Maschile, femminile. Uomo, donna. Chiarezza, ambiguità. Dualismi e antitesi.

Un romanzo non è soltanto un romanzo. È una confessione, una lunga lettera d’amore, un atto di intenti, un testamento e, a volte, una scia luminosa che costruisce nuove identità.

Nel 1928 Virginia Woolf pubblica il suo terzo romanzo. Finisce di scriverlo esattamente all’una del 17 marzo dello stesso anno. Si intitola “Orlando: una biografia”.

L’autrice scrive in merito alla sua opera: “Ho scritto questo libro più velocemente degli altri: ed è tutto uno scherzo; allegro e di rapida lettura, credo; una vacanza per lo scrittore”.

Sicuramente, diventerà un’opera di estremo successo che non smetterà mai di avere una grande capacità evocativa e di fascinazione.

“Orlando” nasce come un omaggio, o meglio, una lettera d’amore a Vita Sackville-West e diventa l’antesignano di un nuovo paradigma della femminilità.

Orlando compare nella scena narrativa come un grazioso sedicenne. “Lui – non c’era alcun dubbio sul suo sesso – era intento a vibrare fendenti contro la testa di un Moro”, lineamenti armoniosi e perfetti, una piccola bocca e una naturale grazia sono le doti che fanno in modo che la regina Elisabetta I d’Inghilterra lo porti con sé a corte. Orlando nasce uomo.

All’epoca del grande gelo sotto il regno di Giacomo I si innamora perdutamente di una principessa russa. Sasha. Sasha è fuoco, passione, freddo, appare come un ragazzo indossando i morbidi pantaloni alla moda moscovita e sciando sul ghiaccio.

Sasha è la prima delusione del giovane Orlando ed è da questo episodio che scaturisce il suo mistero: cade in un sonno profondissimo che si protrae per sette giorni.

Il sonno ristoratore, il sonno della dimenticanza, dell’oblio, ma anche un artificio letterario che fa in modo che il protagonista possa attraversare i secoli mantenendo il proprio aspetto inalterato.

L’età, ma non il sesso.

L’archetipo dell’androgino moderno

Chi è Orlando? Orlando è l’altro, il molteplice, il diverso per antonomasia. È il Proteo del ‘900, è la prima scintilla di una questione, e non di una condizione, femminile.

“Quello che sembra certo è che quello di cui aveva più bisogno rimaneva distante, perché, a sentirla parlare mutava io con la rapidità stessa della sua corsa come accade quando, per qualche ragione inesplicabile, l’io cosciente, che si trova più in alto, ha il potere di desiderare, non desidera che essere se stesso. È questo ciò che alcuni chiamano il vero io, ed è, dicono, composto da tutti gli io che abbiano in noi;”

Il vero io di Orlando si svela? Forse mai in tutte le pagine del romanzo, forse sempre in ogni paragrafo. Orlando si risveglia dopo un lungo sonno a Istanbul.

Fino a trent’anni è sempre stato un uomo e, pur mantenendo inalterata la sua età cambia:

“Era in piedi davanti a noi completamente nudo, e, siamo costretti a confessarlo – Orlando era una donna”.

La trasformazione non sorprende l’anima del protagonista, si adatta alla nuova condizione e si abitua gradualmente ad essere femminile vivendo nel deserto tra gli zingari.

Fino al richiamo dell’Inghilterra. E inizia il viaggio.

Il mare attraversato in nave diventa quasi una metafora della trasformazione e del cambiamento.

È sul ponte della nave che saggia la sua femminilità, i limiti, i vantaggi dell’essere donna e indossa un anello, emblema di appartenenza, che diventa salvacondotto per la libertà.

Analizza, verifica, ascolta il suo nuovo essere.

“In effetti, per ora, sembrava vacillare; era un uomo; era una donna; conosceva i segreti, condivideva le debolezze di entrambi.”

La nuova vita di Orlando è un confrontarsi costante con la condizione delle donne, non risparmia niente:

“Ignoranti e povere come siamo, in confronto all’altro sesso con tutte le armi di cui dispongono, mentre ci vietano persino di conoscere l’alfabeto”.

E ancora:

“I sessi si allontanarono sempre più l’uno dall’altro. Nessuna conversazione aperta fu più tollerata. […] La vita della donna normale era una serie di puerperi. A diciannove anni si sposava  quando arrivava a trenta aveva quindici o diciotto figli”.

Orlando è l’alfiere di una nuova femminilità, insegue la poesia, abbandona i sotterfugi e quando incontra Shelmerdine il loro dialogo è non convenzionale:

Tu sei una donna, Shel!, esclamò lei.

Tu sei un uomo, Orlando!, esclamò lui.

Mai dacché mondo è mondo, s’era vista simile scena di proteste e dimostrazioni”.

Il progresso irrompe nella narrazione, le carrozze lasciano il posto alle automobili, le navi agli aeroplani, la sete di vita di Orlando non si placa: è l’inizio di una nuova era che rintocca alla mezzanotte dell’11 ottobre 1928, è la nascita di una nuova idea di femminilità.

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