Intervista alla lettrice Anna Fresu

Intervista alla lettrice Anna Fresu

di Emma Fenu

Anna Fresu

Nome: Anna Fresu
Età: 68 anni

Quale personaggio letterario ti rappresenta, almeno in parte?

Da ragazza, come molte di noi, mi riconoscevo in Jo di “Piccole donne”, nella sua voglia di camminare da sola.

E poi nei tanti personaggi della letteratura teatrale che avrei voluto interpretare, per l’intensità del loro sentire (Giulietta, Ofelia, Amleto, Prospero…) – ma riservandomi, su consiglio di Diderot e di Brecht,  un certo distacco, una certa ironia;  o Nora di “Casa di bambola” e la sua capacità di dire basta – grande lezione per tutte le donne.

O in quella donna così affascinante che si ripete nei romanzi della Duras.

E oggi nella Jane Somers di Doris Lessing, soprattutto in quella di “Se gioventù sapesse”.

Che tipo di lettrice sei?

Abbastanza onnivoro.

Non ho un genere preferito anche se fatico un po’ col fantasy o il rosa.

In ogni caso, quello che mi seduce è una bella storia raccontata con cura e con ricchezza di linguaggio.

Un bel libro deve innanzitutto stupirmi, affascinarmi, restarmi dentro.

Come descriveresti il gruppo facebook “Letteratura al Femminile”?

È stato per me una scoperta felice, ho incontrato tante autrici interessanti che non conoscevo, lettrici altrettanto interessanti e curiose, belle persone con cui scoprire affinità, costruire amicizie.

E come il rispettivo sito “Cultura al femminile”?

Un eccellente spazio di approfondimento, non solo letterario; tanti spazi di riflessione e possibilità di scambio.

Esiste, a tuo avviso, una letteratura al femminile?

Confesso che sull’argomento sono a volte in contrasto con me stessa.

Come mi accade per la “letteratura migrante”, vorrei tanto che si cominciasse finalmente a parlare di letteratura “tout court”.

Mi rendo però conto che siamo ancora ben lontani perché le donne fanno ancora fatica, come nel mondo del lavoro e nella vita personale, ad affermare il proprio spazio e quindi diventa ancora necessario lottare per conquistarlo questo spazio.

Più che di una conquista si tratta forse  semplicemente di dar voce alle donne che scrivono, di imparare ad ascoltare quello che le donne dicono e anche “quello che le donne non dicono”.

Sulla nostra visione della vita e del mondo, sulla nostra vita e sul nostro mondo, sul pensiero femminile; sulle nostre battaglie; sul nostro sguardo sull’alterità, sugli uomini e sul mondo maschile.

Credo che tutti, ma proprio tutti, avrebbero tanto da imparare.

Quale grande donna ammiri e perché? Sono ammessi anche più nomi.

Sono tante le donne che ammiro, condivido l’ammirazione per le donne di cui hanno parlato nelle interviste precedenti;  ma mi limito a citarne due: Rosa Sparks, per la bellezza e il coraggio di quel gesto, per essere non una guerrigliera, ma una donna qualunque che dice finalmente no alla discriminazione e all’ingiustizia.

Pagandone il prezzo con la prigione.

Un gesto che darà il via alle battaglie per i diritti civili degli afroamericani.

L’altra donna che ammiro moltissimo e che ho avuto anche il piacere di conoscere e con cui ho lavorato, è Joyce Salvadori Lussu.

Joyce è una di quelle persone che vorrei non venissero cancellate dalla nostra Storia.

È stata sempre una “combattente” per la libertà e non mi riferisco solo al suo coinvolgimento, alle sue azioni, che le hanno fatto ottenere la medaglia d’argento per la Resistenza, ma per tutte le sue battaglie civili, per avere sempre dato valore alla cultura delle donne in tutti gli ambiti, per aver valorizzato la cultura femminile fin dalle tradizioni più sottovalutate come l’artigianato, la conoscenza delle erbe e della natura, la cura della casa e della famiglia, per aver esaltato la figura delle sibille.

E soprattutto per essere stata, fino alla fine dei suoi giorni, una costruttrice di pace, con il suo girare continuo per le scuole, per aver sentito sempre il bisogno di parlare ai giovani.

Per aver divulgato col suo lavoro di traduttrice “militante” – non da tavolino – la cultura degli altri, facendoci conoscere tanti poeti, dal Vietnam alla Turchia all’Africa, che altrimenti avremmo forse continuato ad ignorare.

Le parole possono cambiare il mondo?

Credo davvero di sí.

Le parole dette, scritte, cantate. Lette, ascoltate. E non solo sui libri, sui social, sulle piazze,  ma anche e soprattutto nei luoghi del potere.

Vorrei davvero che tutti credessimo nel potere della Parola, che rende possibile l’incontro, il confronto, la reciproca comprensione e l’empatia; la sola che – vorrei tanto – avesse la volontà e la forza di sostituirsi all’odio, alle bombe.

C’è ancora tanto lavoro da fare. Ma bisogna crederci.

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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