Una stanza tutta per sé – La creatività al femminile

Una stanza tutta per sé – La creatività al femminile”

di Giulia La Face

Una stanza tutta per sé - La creatività al femminile

immagine da web

“Ma direte, le abbiamo chiesto di parlare di donne e il romanzo – cosa c’entra avere una stanza tutta per sé? Cercherò di spiegarmi. Quando mi avete chiesto di parlare di donne e il romanzo, mi sono seduta sulle rive di un fiume e ho cominciato a chiedermi semplicemente cosa significassero queste parole”

Virginia Woolf esordisce così, di fronte alla platea di giovani fanciulle studentesse alle Università di Cambridge e del Newnhaman. Era il 1928 ed era stata chiamata a tenere  due conferenze.

Le venne chiesto di parlare della donna e del romanzo. La Woolf, anticiperà le conclusioni delle sue conferenze affermando che le donne necessitano di una stanza tutta per sé. Inoltre  di una rendita di 500 sterline, affinché possano essere libere di scrivere.

Con uno stile colloquiale, in modo ironico e pungente, Virginia Woolf ci fa seguire il flusso dei suoi pensieri, le riflessioni che via via si manifestano alla sua coscienza, per condurci lungo una analisi originale e vivissima.
Da queste riflessioni nasce appunto il libro “Una stanza tutta per sè”. Libro che non dovrebbe mancare nel corredo culturale di ogni donna, ma anche dei signori uomini.

Argomenti e considerazioni appaiono dal sapore fortemente femminista, sebbene Virginia Woolf userà la parola “femminismo” una sola volta. Preferirà invece sottolineare la differenza dei generi, la loro specificità.

La donna e il romanzo. Questo il tema. La Woolf parte da un excurs storico e sociologico sulla condizione femminile e da una acuta osservazione: perchè vi sono pochissime opere di rilievo di autrici femminili? Perché camminare in una biblioteca comporta vedere libri quasi esclusivamente di autori uomini?

“….in quali condizioni vivevano le donne ad esempio in Inghilterra, al tempo di Elisabetta. Infatti è un perenne rompicapo la ragione per cui nessuna donna abbia scritto una sola parola di quella letteratura straordinaria, quando qualunque uomo, pare , era capace di scrivere canzoni o sonetti. In quali condizioni vivevano le donne?”

L’analisi prende gran parte del saggio-racconto, attraverso il quale sviscera alcune osservazioni; storicamente la donna fino al Settecento è stata relegata in una posizione secondaria, occupata dalla famiglia, dai figli, dal marito. Dipendente economicamente dall’uomo.

In sostanza segnata da una endemica povertà. E laddove si trattasse di donne ricche , queste non accedevano, se non per puro svago , agli studi, solo per fare bella figura nei salotti.

Una stanza tutta per sé

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Era dunque impossibile per la donna, tagliata fuori dalla partecipazione attiva al mondo, esprimere un’Opera.

“Riflettevo…. su quale fosse l’effetto della povertà, e quale della ricchezza sulla mente… Alla prosperità e alla sicurezza di uno dei due sessi, e alla povertà e all’insicurezza dell’altro, e all’effetto della tradizione e della mancanza di tradizione sulla mente dello scrittore…

Ma quel che trovo deplorevole, continuai dando un’altra occhiata agli scaffali, è il fatto che sulle donne non si sappia nulla prima del Settecento… Eccomi a domandare perchè le donne non scrivevano poesie nell’epoca elisabettiana; e non so neppure come venivano educate, se imparavano a scrivere, se avevano qualche salotto riservato a loro, quante donne avevano figli prima dei 21 anni;che cosa facevano, insomma, dalle otto del mattino alle otto di sera. Evidentemente non avevano denaro… si sposavano, volenti o nolenti, prima di lasciare le cure della balia, molto probabilmente a quindici o sedici anni.”

Seguendola nel suo cogitare, la Woolf considera le rare opere femminili. Esse  non manifestano, laddove si siano espresse, la “purezza dell’arte”. Questo  perchè in esse si rifletterebbero la rabbia della condizione femminile che ne condizionerebbe e soffocherebbe l’originalità.

Anche nell’800, dove si manifesta maggiormente l’arte femminile, le donne spesso usavano pseudonimi maschili. Questo   per difendersi dalla ostilità che avrebbe accolto i loro lavori letterari.

“Tutte le condizioni della sua vita, tutti i suoi istinti, erano ostili allo stato d’animo che è indispensabile se si vuole esprimere liberamente tutto quello che c’è nel cervello. Ma qual è lo stato d’animo più propizio all’atto della creazione?”

Allora cosa suggerisce Virginia Woolf? Le donne dovrebbero avere una stanza per sé e una rendita mensile. Queste le condizioni di base che consentirebbero loro di gestire autonomamente la loro vita, liberate dal giudizio e dalla dipendenza dall’uomo.

Una stanza tutta per sé

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Rimane uno scritto che fa pensare, di cui non dimenticarsi. Che ancora oggi è un incoraggiamento, un sostegno, una forza alla forza stessa della donna.

Di tutte le donne, quelle che scrivono già, quelle che potrebbero farlo. Quelle che non lo faranno mai ma per scelta e non per condizionamento.

Grazie Virginia.

http://lafrusta.homestead.com/pro_woolf.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Una_stanza_tutta_per_s%C3%A9

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giulilaface

Lettrice compulsiva e onnivora da sempre, mi piace ascoltare le storie altrui e scriverne. Viaggiatrice per bisogno, madre e moglie per scelta, canto per passione, lavoro come educatrice e counselor .Ma appena posso mi immergo nella musica e nella ricerca di poesia e di immagini. Adoro cucinare. Per questo invito spesso amici a condividere nuovi piatti e sapori. Ma è nella solitudine che mi ritempro e incontro tutti i miei pensieri.

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