Intervista alla scrittrice Marina Litrico

Intervista alla scrittrice Marina Litrico

di Emma Fenu

Quasi due anni fa creai il gruppo facebook “Letteratura al femminile“: ne sono passati di post sotto i ponti! Abbiamo imparato a conoscerci e ad apprezzarci; alcuni di noi si sono molto raccontati, interagendo, altri, pur essendo attivi e incisivi, hanno mantenuto un alone di mistero.

Fra questi ultimi va annoverata Marina Litrico, scrittrice, lettrice e bibliotecaria, che oggi avremo modo di mettere a nudo.

Marina Litrico

Carissima, benvenuta nel salotto di Cultura al Femminile, dove è lecito tacere, ma è impossibile!

Cara Emma, grazie per l’ospitalità, è un vero piacere trovarmi qui con te: la poltrona è comoda, il tè delizioso, l’ambiente da ovattato boudoir induce alle confidenze, effettivamente tacere sarà impossibile, pertanto chiacchiereremo sottovoce senza esagerare con questi squisiti dolcetti.

Ma sì, esageriamo! Tanto sono dolcetti fatati e non incidono sulla curva glicemica. A proposito di magia: “C’era una volta una bambina di nome Marina…” continua tu.

“comunemente Marinella fino alla prima elementare, solo allora ho scoperto che il mio nome era Marina e ne seguivano altri tre: Rosa, Vittoria, Elena.

Quattro nomi e altrettante personalità zeppe di innumerevoli sfumature caratteriali.

Sono stata una bambina precoce nel parlare e nel camminare, molto curiosa, paziente ascoltatrice e attenta osservatrice, ero anche dotata di memoria formidabile.

Sembravo la tranquillità fatta persona, invece, avevo indole vulcanica e attività molteplici del tutto insospettate.

Mi piacevano le bambole, i libri, ma anche fucili e pistole, cavalcavo le sedie e allenavo il corpo arrampicandomi sugli alberi appena ne avevo la possibilità, correndo e saltando, oppure passavo ore ad osservare le formiche, o a pensare e fantasticare.

Altre grandi passioni i film, mi hanno portata al cinema prima che compissi un anno, le opere teatrali e gli sceneggiati in TV.

A scuola ero composta, diligente e studiosa, ottenevo ottimi risultati ma, se avessi potuto, non l’avrei mai frequentata.

Purtroppo, mio zio Italo mi spiegò prestissimo come tutti dovessero lavorare per vivere, come il mio lavoro da bambina e adolescente fosse andare a scuola, senza fare assenze, per imparare il più possibile eseguendo tutti i compiti assegnati.

Senza scuola avrei ottenuto solo: crassa ignoranza, incapacità di giudizio e inedia, perché gli stupidi e gli ignoranti non trovano lavoro, specie decente.

Allora fu una spiegazione efficace, adesso so che non è così, ma non rimpiango alcunché.

Leggere tanto e studiare tanto mi serviva per inventare storie già da piccola e per scriverle appena più grandicella.

Primo romanzo scritto a tredici anni, distrutto a quindici insieme a molte poesie.

Studiare è rimasto il mio passatempo”.

Quali sono i tuoi peggiori difetti?

L’irascibilità, la caparbietà, talvolta l’incostanza e una seccante tendenza a fare “il vecchio trombone”, ne ho molti altri, ma i peggiori sono sicuramente questi.

E i miei? Sei autorizzata a non essere elegantemente silente.

Solo i familiari trovano rimarchevoli difetti sia fisici sia spirituali, così da semplice amica non te ne trovo, anzi finora ho apprezzato pregi: avvenenza, eleganza, onestà e lealtà, generosità, schietta gentilezza e mi fermo per non intessere un panegirico del tutto superfluo.

Rido per la verità dell’affermazione circa la capacità critica dei familiari. Cosa ti piace di te?

Fisicamente, forse, la voce, gli occhi, le mani.

Spiritualmente apprezzo la capacità di rendermi conto di essere felice e di ricordare, quasi costantemente, quanto tutto sia vano (Vanitas vanitatis).

Quest’ultima cosa mi aiuta a vivere e soprattutto a non prendermi troppo sul serio e a ridere di me stessa.

Quale libro famoso vorresti aver scritto?

Vorrei fosse mio e averlo già scritto. Tra quelli scritti da altri non è semplice scegliere: Marina dice “La valle dell’Eden”, Rosa “I tre Moschettieri”, Vittoria “I fratelli Karamazov”, Elena “Orgoglio e pregiudizio” e tutte e quattro si accontenterebbero di “Via col vento”, film compreso.

Marina Litrico

Quale libro stai scrivendo?

Sto scrivendo, poco, per realizzare dei libri: alcuni racconti che riunirò in un volume; un discorso sulla felicità che potrebbe anche essere un elogio della monotonia; dei colloqui da intitolare “Se credi di esser sola non chiedermi niente”; un testo autobiografico intitolato provvisoriamente “Inutile, ma almeno i rospi fuori”; molto altro slegato, appunti e riflessioni varie.

Abbiamo una diversa concezione del “poco”!

Di cosa hai paura?

Di veder morire le persone che amo e che accada qualcosa di male alle mie figlie.

Cosa ti annoia?

Mai annoiata in vita mia, trovo interessante persino il monotono ripetersi di azioni e cose nel quotidiano perché sono solo apparentemente sempre uguali, in realtà sono ogni volta diverse; scoprire le differenze è istruttivo, spesso divertente.

Se ti capitasse in mano una bacchetta magica, cosa faresti?

Fino a non molti anni fa avrei fermato il tempo, adesso porrei fine a tutte le guerre togliendo la possibilità di farne altre, impedirei ogni calamità naturale, donerei un buon cervello e benessere a tutti, instillerei in tutti l’avversione per la ricchezza.

Ma stiamo scherzando?! Mi capita una bacchetta magica e non mi regalo trentacinque anni di meno, un fisico da capogiro e Mr. D’Arcy solo per me?

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Bene, come non ringraziare Emma Fenu per le domande ed il sito per la cortese ospitalità? Mille volte grazie. 🙂

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