Intervista a Chiara Pesenti, autrice di “Le farfalle sotto l’arco di Tito”

Intervista a Chiara Pesenti,

autrice di “Le farfalle sotto l’arco di Tito”

di Emma Fenu

Chiara Pesenti

 

“Non curïoso a te de le cose piccole io vengo:
chi le farfalle cerca sotto l’arco di Tito?”

Giosuè Carducci, Odi Barbare

Se la vispa Teresa non si preoccuperebbe oltremodo di inseguir farfalle colorate perfino fra i monumenti, memento dell’antica e imperitura Storia, la protagonista dei romanzi e del blog di Chiara Pesenti, la celebre Cheddonna, avrebbe diverse remore.

Ebbene sì, per cacciar farfalle ci vuole un tacco 12 in una nuance fluo, un bel giallo limone che tanto è di tendenza.

E lo si può fare perfino sotto l’arco di Tito, purché le farfalle siano di farina e acqua e sale e si preparino in 5 minuti, senza sporcarsi il grembiule griffato. 

Ciao Chiara, sono felicissima di averti qui, nel salotto di Cultura al Femminile. Inizio con una domanda banale, ma necessaria: chi è Cheddonna?

Ciao Emma, grazie per l’invito.

Cheddonna è una donna  “straordinariamente normale”.

Si definisce quarantenne, anche se ormai è più vicina ai cinquanta, ha un marito, un figlio adolescente e una nonna quasi centenaria, che, per una serie di vicissitudini, vive insieme a lei ormai da alcuni anni.

Impegnata nel sociale, con la onlus “Aiuta che il Ciel t’aiuta“, è anche fondatrice del M.A.M.A. (Movimento Anonimo Mamme Apprensive), un gruppo di auto-aiuto per madri ansiose, gestisce un blog di “cucina di sussistenza” e bon ton e ha un sogno da realizzare: la pubblicazione di un libro.

Cosa, a tuo avviso, ce la rende amabile, portandoci a perdonare i suoi limiti?

Cheddonna è una donna  con le fragilità, le nevrosi e i condizionamenti che la vita di oggi ci impone.

Madre apprensiva, sorella in perenne competizione, moglie forse un po’ pedante e figlia irrisolta, Cheddonna ha però, come tutte le donne intelligenti, molte sfaccettature imprevedibili, ed è capace di sorprendere chi, leggendo le sue avventure, sta imparando a conoscerla.

Il suo essere contraddittoria, come dice Miomarito in un breve monologo dedicato alle donne, e dunque il suo riassumere in sè diverse anime, è, secondo me, ciò che la rende  vicina al lettore, che si identifica con lei ora in un aspetto, ora nell’altro.

Ma Cheddonna, oltre a essere poliedrica, è anche una donna coraggiosa, che ha imparato a esprimere ciò che pensa, quando serve, e a cercare di realizzare i suoi sogni con determinazione.

Come hai anticipato, Cheddonna è fondatrice di M.A.M.A. (Movimento Anonimo Madri Apprensive). Che cosa spaventa i genitori di oggi?

Credo che i genitori  siano spaventati dal divario sempre più evidente tra il mondo dei loro tempi e quello di oggi, da cui si sentono forse un po’ esclusi.

La velocità con la quale  la tecnologia ha cambiato, in meno di una generazione, il modo di comunicare tra coetanei e  tra genitori e figli, disorienta e genera dubbi.

Diventa fondamentale conoscere e parlare la lingua dei ragazzi, per cercare di capire come “funzionano” gli adolescenti di oggi, e in cosa non ci somigliano più, e dunque anche noi adulti diventiamo “tecnologici e social”, per creare ponti con un mondo che tende a sfuggirci.

Il rischio, però, è che i social stessi, se usati male, invece di essere un valido strumento di comprensione e comunicazione anche intergenerazionale, vengano utilizzati come un potente mezzo per esercitare un controllo sulla vita dei figli, vanificando il loro desiderio di diventare adulti.

Chiara, tu sei madre di quattro figli: quando e come hai partorito Cheddonna e lo stuolo di parenti, amici e nemici che la contorna?

Frequentando per anni scuole materne prima, elementari, medie e infine licei, sono entrata in contatto con decine di genitori, insegnanti e personaggi a vario titolo legati al mondo dei miei figli.

Osservandoli, e notando alcuni atteggiamenti ricorrenti e a volte deprecabili, come la tendenza a parcheggiare nei posti dei disabili, ad esempio, è nata l’idea di creare un personaggio politicamente scorretto: una donna un po’ prepotente, narcisista e “rampante”.

Così nel 2009 ho cominciato a scrivere le avventure di Cheddonna e del microcosmo popolato di parenti e vicini di casa in cui vive, con l’intento di mettere alla berlina le piccole manie e la sostanziale ipocrisia di alcuni ambienti che mi trovavo a frequentare, spesso mio malgrado.

Col passare del tempo, però, Cheddonna mi si è rivelata per quella che è: una donna complicata, a volte detestabile, a volte simpaticissima, in bilico, come sul tacco dodici da cui non si separa mai, tra bene e male, tra ciò che è corretto e ciò che non lo è per la maggior parte delle persone.

Per questo suo essere così umana, in fondo, ho cominciato a perdonarle certi suoi difetti, e a riconciliarmi con lei, finendo col diventare più tollerante anche con me stessa.

In questi sette anni, in cui non ho mai smesso di raccontare le sue storie, attraverso il blog www.cheddonna.it , e i due libri che ne sono stati tratti nel frattempo, Cheddonna è cresciuta insieme a me.

Con che nome battezzeresti il mio alterego in chiave caricaturale?

Domanda molto carina!

Credo che un nome che potrebbe definirti bene, in termini cheddonniani, potrebbe essere  Lafatamadrina, ovviamente non quella  di Shrek (che peraltro sarebbe un’ottima presenza nel M.A.M.A., vista la sua tendenza a difendere a oltranza il figlio Azzurro).

Quella svampita della fiaba di Cenerentola! Ok, ci sto!

Quale sono i più grandi problemi della nostra società? Dal tuo romanzo emergono incomunicabilità, ipocrisia, individualismo, superficialità, incoerenza.

I problemi che tu hai citato non sono appannaggio solo dei nostri giorni, ma forse oggi sono acuiti e messi in risalto dalla facilità con cui abbiamo imparato ad affidare le relazioni, quasi delegandole, ai mezzi di comunicazione virtuali.

Ci si incontra meno, ci si telefona meno, perchè basta un whatsapp per scambiarsi informazioni, ma parlare guardandosi negli occhi, magari bevendo un caffè insieme, ogni tanto, o alzare il telefono per sentire la voce di un’altra persona, è un valore aggiunto che si rischia di perdere.

Ma il problema più grave di tutti è, secondo me, la mancanza di prospettiva, la “perdita del futuro”, che per molti è in atto.

Il rischio è che adulti disillusi cedano il passo a giovani già sconfitti in partenza, perché privati della speranza.

Ecco, credo sia necessario, come genitori, combattere perché ciò non accada.

E chi ci salverà? Chi oggi è la nostra NonnaNenna? Non importa fare nomi, quanto designare persone che svolgono attività o perseguono una missione (o ancor meglio entrambe) per il bene collettivo.

NonnaNenna è uno dei personaggi che amo di più, per la sua saggezza pragmatica, la sua sincerità e il suo essere accogliente anche con chi la pensa molto diversamente da lei.

Dico spesso che mi piacerebbe, invecchiando, diventare sempre più simile a lei.

Le NonneNenna  di oggi sono le persone, donne e uomini, che credono nei giovani e li guardano con curiosità, senza cucire loro addosso generiche etichette; gli insegnanti che credono nel loro lavoro; i sacerdoti che non timbrano il cartellino a fine giornata; i volontari che si spendono per gli altri; i genitori che hanno il coraggio di fare davvero i genitori, in un mondo che li vorrebbe eterni Peter Pan; coloro che hanno ben presente che valori come la libertà, la pace e la solidarietà non sono reperti da museo, ma presupposti irrinunciabili per un mondo in cui valga la pena di vivere.

Che cosa ti fa sorridere?

Tutto ciò che è bello, come la montagna innevata in fondo al viale che percorro ogni giorno,  un bambino che ride senza un motivo apparente o la mia cagnolina che mi porge la zampa e mi guarda negli occhi per salutarmi, quando torno a casa.

Che cosa ti fa ridere?

Tante cose: i libri di Pennac e di Queneau, i film di Carlo Verdone e di Checco Zalone,  le barzellette e  le foto buffe che i miei figli trovano su internet, certe canzoni di Elio e le storie tese…

In generale, mi fa ridere tutto ciò che è paradossale, e che viene letto da un’angolazione diversa da quella comune.

Adoro la satira, quando è intelligente e va a toccare i nervi scoperti delle nostre ipocrisie.

Non la amo, invece, quando diventa volgare presa in giro delle tragedie o delle religioni altrui.

Infine mi fa ridere la vita reale, anche la mia, quando riesco a guardarla come un osservatore esterno, attraverso il filtro dell’ironia.

Che cosa ti fa arrabbiare?

Detesto chi usa la prepotenza per affermare se stesso, chi esclude di proposito qualcuno, facendolo sentire emarginato, chi fa della propria ignoranza un vanto e crede che lo studio e la cultura non siano più valori attuali.

Divento una furia quando vedo maltrattare qualcuno che non può difendersi, non sopporto chi fa sfoggio di cultura per umiliare il proprio interlocutore e chi si relaziona solo con i propri pari, è servile con i capi e tratta tutti gli altri come esseri inferiori.

Questa domanda è tutt’altro che banale, ma anch’essa d’obbligo. Cosa ne pensa Cheddonna dell’editoria? Quale è la sua esperienza?

A questa domanda ho cercato di rispondere in “Le farfalle sotto l’arco di Tito“, il mio secondo romanzo, nel quale ho raccontato i tentativi di Cheddonna di far pubblicare il proprio libro di ricette.

Nel corso del romanzo la nostra eroina si troverà a fare i conti con situazioni paradossali, ma plausibili e a volte reali, e con personaggi appartenenti al mondo dell’editoria che le faranno persino pensare, a un certo punto, di trovarsi sul set di “Scherzi a parte”.

Ma Cheddonna, tra le altre cose, è una donna testarda e determinata a realizzare il suo progetto.

E cosa ne pensa, invece, Chiara Pesenti?

Penso, dopo essermi timidamente affacciata al mondo dell’editoria, di aver capito che…là fuori è una jungla!

A parte le battute, in Italia ci sono moltissimi scrittori e moltissime case editrici.

Tralasciando quelle a pagamento, che speculano sui sogni di chi scrive, a un aspirante scrittore restano due possibilità: l’autopubblicazione o la ricerca di una casa editrice disposta a investire su di lui.

Si tratta di scelte personali, che rispetto, anche se io ho preferito la seconda alternativa.

Non sempre casa editrice non EAP (editoria a pagamento) è però sinonimo di qualità.

Mi è capitato, come lettrice onnivora,  di imbattermi in libri scadenti, pieni di refusi e impaginati male, editi da case editrici che in in teoria dovrebbero fornire un servizio di editing allo scrittore, ma anche di trovare piccoli gioielli inaspettati, curati nei dettagli e di grande spessore.

Scrivere un libro, comunque sia, è solo un punto di partenza, perché la grande scommessa è il riuscire a farlo conoscere al pubblico e in questo conta molto non solo l’intraprendenza dell’autore nel proporsi attraverso i canali a sua disposizione, ma anche il sostegno della casa editrice.

Concludiamo correndo a cavallo lungo il  perimetro di un cerchio: chi è, alla fine della giostra, Chiara?

Sono il volto che mi appare oggi nello specchio: la ruga “preoccupata”in mezzo alla fronte, e  quelle “allegre” ai lati della bocca; le asimmetrie e i difetti che mi definiscono, e che ho imparato ad accettare, l’incapacità di prendere me stessa e gli altri troppo sul serio, e il bisogno di capire sempre, fino in fondo, la realtà.

Grazie infinite, cara Chiara, per essere stata nostra gradita ospite. A presto.

ps: un saluto da mio padre, tuo accanito lettore!

Grazie a te, Emma, e ricambia i saluti per il tuo papà che ho avuto il piacere di conoscere, con te, a Milano.

 

 

Titolo: Le farfalle sotto l’arco di Tito
Autore: Chiara Pesenti
Edizione: Xy.it

 

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Bellissima intervista: domande chiare, interessanti, curiose sempre intelligenti. Auguro a Chiara con tutto il cuore il successo del suo libro. Papà Giovanni e nonno Luigi sarebbero stati orgogliosi di lei

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