“La lunga vita di Marianna Ucrìa” di Dacia Maraini

“La lunga vita di Marianna Ucrìa” di Dacia Maraini

Recensione di Carolina Colombi

La lunga vita di Marianna Ucrìa

Storia di una donna forte e coraggiosa nella Sicilia del ‘700

“La bambina segue nello specchio il padre che, chino, si aggiusta le calze bianche sui polpacci. La bocca è in movimento ma il suono delle parole non la raggiunge, si perde prima di arrivare alle sue orecchie…”

È una persona speciale quella di cui Dacia Maraini racconta nel romanzo La lunga vita di Marianna Ucrìa.

E lo è fin da bambina, perchè diversa dalle sue coetanee con cui non può dialogare.

Nonostante si intenda con gli altri in maniera soddisfacente.

Con il padre innanzitutto, con cui ha una maggiore affinità, che non con la propria madre.

Marianna comunica con le persone attraverso biglietti di carta strapazzata, perché sordomuta fin dalla più tenera età.

E continuerà a farlo per tutta la sua vita, costellata di grandi dolori, ma anche di momenti di gioia.

La ragazzina non è amareggiata, perchè priva della capacità di esprimersi, oltre che di udire.

Tutt’altro.

In quanto Marianna, in sé, custodisce una grande forza, tale da incitarla ad affrontare e a reagire alla sua menomazione.

Menomazione che, anziché inibirla, fa di lei una persona emotivamente ricca.

È nella cornice della Sicilia del primo Settecento, ancora molto antiquata rispetto al resto d’Europa, dove l’Illuminismo accende menti e coscienze, che si sviluppano le vicende di Marianna Ucrìa.

Di nobile famiglia, a soli tredici anni va in sposa al proprio zio, di molto più anziano di lei.

D’altra parte, ciò accadeva spesso in un tale contesto, arcaico.

Contesto nel quale, per una donna, le sole opportunità erano un matrimonio combinato, oppure ritirarsi in convento.

Soprattutto se vittima di una mutilazione.

Così come in questo caso.

Ed è in un clima di estrema arretratezza che si srotola la vita di Marianna, destinata a subire una triste sorte coniugale.

Giovanissima, diventa madre diverse volte, assistendo poi alla morte del minore dei suoi figli.

Ma pur nel suo estremo dolore, la giovane non perde l’entusiasmo, oltre che il piacere, che lettura e scrittura le restituiscono.

Si consumano così, studiando e scrivendo, le giornate di Marianna.

“A Marianna è bastato uno sguardo al signor marito per sapere cosa stia rimuginando. Da ultimo è diventato trasparente per lei: gli occhi sbiaditi, la fronte stempiata non riescono più a nascondere i pensieri come facevano prima gelosamente.”

È con una penna felice che Dacia Maraini fa conoscere al lettore le vicende di questa sua lontana antenata.

Vicende le quali si snodano in un arco di circa quarant’anni.

Libera dai doveri coniugali, a un certo punto della sua esistenza, Marianna si ritira a Bagheria.

Lì, dove nella villa di famiglia, da lei miracolosamente salvata dal dissesto finanziario, continua a vivere.

Si immerge ancora nella lettura, che le offre quella gioia e l’appagamento che il marito non ha mai voluto darle.

In occasione di una malattia, Marianna ha modo di riflettere e di interrogarsi sul motivo che l’ha portata a negarsi a un vero amore.

Continuando poi a interpellarsi, come in un flash, fa memoria di un episodio della sua fanciullezza estremamente doloroso: quello che ne ha provocato la menomazione, e in seguito del quale è stata obbligata a sposare il vecchio zio.

Raggiunta l’età adulta, Marianna scopre il piacere che può restituire un amore prescelto e desiderato, e non forzato dalle squallide convenzioni dell’epoca.

A quel punto, anche se solo in parte, è ricompensata della sofferenza subita.

Infine, in un tempo successivo, e avanti negli anni, intraprende un viaggio che da Napoli la porta a Roma, dove scopre di avere davanti a sé un futuro ancora tutto da assaporare.

“Marianna osserva i fogli di carta leggera che posano disordinati sulla sua gonna rigata. La lettera le ha ispirato un senso di sazietà che ora la fa sorridere. Eppure la nostalgia di Palermo le offusca lo sguardo. Quegli odori di alga seccata al sole e di capperi e di fichi maturi non li troverà mai da nessuna parte…”

Esempio di femminista ante litteram, in un tempo in cui la donna era proprietà del marito, e completamente soggetta al suo volere, Marianna è personaggio attraente e dal grande fascino; soprattutto per la sua immensa fermezza d’animo.

Il ritratto che fluisce dalla narrazione della Maraini, scaturisce con forza dalla sua gradevole scrittura, la quale permette al lettore di conoscere una donna da ammirare, oltre che da amare.

Raccontato con un registro scorrevole, La lunga vita di Marianna Ucrìa è testo di attualità, soprattutto per la speculazione di cui l’autrice si fa portavoce.

Ovvero la condizione di persona diversamente abile, la quale affronta le difficoltà dell’esistenza con notevole caparbietà.

Toccanti e significati sono i monologhi di cui Marianna si fa interprete.

Le descrizioni, vivide, quasi palpabili, fanno de La lunga vita di Marianna Ucrìa un romanzo tutto da apprezzare.

Ed è inoltrandosi nella storia, la quale con dovizia di particolari la scrittrice offre al lettore, che non si può far altro che immergersi in una lettura originale e fuori dagli schemi narrativi conosciuti.

Vincitore del premio Campiello, nel 1990, La lunga vita di Marianna Ucrìa è romanzo da assaporare, in ogni sua singola pagina.

Sinossi

 

Marianna Ucrìa appartiene a una nobile famiglia palermitana del Settecento. Ma il suo destino è diverso dalle altre nobildonne, perchè lei è sordomuta. Comunque, non si lascia sopraffare dalla sua menomazione e si dedica in maniera spasmodica alla lettura e alla scrittura, le quali riempiono la sua vita e il vuoto che il marito vuole colmare.

 

 

 

La lunga vita di Marianna Ucrìa-Scheda libro

 

Titolo: La lunga vita di Marianna Ucrìa
Autore: Dacia Maraini
Genere: Narrativa storica
Editore: Superpocket (Editori associati)
Data edizione: 1990
Numero pagine: 265

 

Link d’acquisto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *