“La visita” di Altea Alaryssa Gardini

“La visita” di Altea Alaryssa Gardini

la visita

Se qualcuno dovesse chiedermi come io abbia passato gli ultimi giorni della mia vita, credo di poter affermare di essere stato felice. È stata una felicità strana la mia, quasi delirante e accentuata dal fatto che portavo con me un segreto che non potevo rivelare ai miei eredi.

Ho sempre governato questa città nella maniera migliore che ho potuto, sono riuscito ad ottenere un regno florido e un luogo dove gli abitanti potessero vivere dignitosamente.

Molte volte ho passeggiato tra di loro per accoglierne richieste e le domande, così facendo ho avuto un solido timone con cui dirigere le mie linee d’azione. Ovviamente, non si può sempre accontentare chiunque e ho subito pressioni da altri Stati ma non posso proprio lamentarmi di come sia andata.

Per quanto riguarda la mia vita privata, ho avuto una splendida moglie e due figli in salute: una femmina e un maschio. Due ragazzi formidabili anche se spesso ho dimenticato di dirglielo.

Sono stato duro: il mondo avrebbe presto preteso da loro molto più di quello che pensavano, ed impormi era l’unica maniera che avevo per renderglielo visibile; essere gli eredi di uno Stato non è una cosa facile, puoi essere una brava persona ma restare tale è tutt’altro che semplice.

Il trono e la corona ti portano via pezzettini di te e sei in perenne conflitto con te stesso, sospeso tra quello che vorresti e quello che hai: l’unica cosa che puoi fare è trovare un compromesso accettabile. Non saprei dire se il mio è stato buono, ho agito come dovevo e so di aver fatto del mio meglio.

Il principato sarebbe passato nelle mani di mia figlia: c’è forza in lei, deve solo trovarla e spero che non sia costretta a doverla cercare in fondo al baratro. Sono convinto che suo fratello l’aiuterà, ha sempre vegliato su di lei e mi posso accomiatare in pace in merito a questa questione.

Altra storia riguarda mio figlio: credo che lui abbia assunto i lati più duri dei caratteri di noi, suoi genitori; ci somiglia così tanto e neanche se ne accorge. Un giorno dovrà essere il generale delle nostre armate e vorrei che lui capisse che essere mio erede non gli permetterà di essere se stesso, non come vorrebbe lui. Non avrei voluto che si innamorasse di quella ragazza, non potevo concedergliela; lui crede che io sia stato crudele, mi ha odiato e si è costretto ad ubbidirmi. Spero che capirà un giorno, anche se è più probabile che, nonostante arrivi a capire, non riuscirà a perdonarmi. Quella ragazza non andava bene per lui, questo era quanto.

Ci sono segreti che è mio dovere tramandare a chi mi succederà, ho predisposto ogni cosa in merito, ma a quello che è accaduto quella mattina, prima che partissi, non ero preparato.

Mi è stato imposto un giuramento semplice ma senza via di scampo: la pena sarebbe stata mettere in pericolo la mia famiglia e non potevo permetterlo.

Stavo per andare in guerra, la partenza era fissata per il pomeriggio e, fin dalle prime ore del giorno, erano pervenuti messaggi vari relativi ai preparativi.

Verso le nove seppi di una visita: pensando si trattasse di mio figlio o di mia moglie, mi stavo apprestando a declinare ma il mio segretario aveva suggerito di non farlo. Questa udienza sembrava urgente e mi lasciai convincere a prestargli la mia attenzione:

«Fai passare allora, ora vai.»

La persona che mi trovai di fronte non era affatto chi mi sarei aspettato. Avevo di fronte a me una giovane donna, di un’altezza piuttosto contenuta, dotata di un fisico asciutto e ben definito, lunghissimi capelli castani lasciati sciolti ad incorniciarle il volto, ma quello che mi lasciò senza fiato erano i suoi occhi; non avevo mai visto un colore simile, sembravano pezzi di luna piena ed erano dotati di un magnetismo che non avevo mai riscontrato.

Fece un inchino e io la feci accomodare di fronte a me. Era una creatura dotata di una grazia che oserei definire felina e, come una leonessa, si accomodò sulla poltrona che le avevo indicato. Se non fosse stato per i suoi abiti da viaggio, avrei pensato ad una regina.

«Buongiorno mia signora, a cosa devo la sua visita? Il mio segretario non mi ha detto nulla se non che avrei dovuto vedervi, quindi siete qui. Iniziamo dall’inizio, voi siete?»

«Buongiorno anche a voi, Vostra Altezza. Il mio nome non ha molta importanza a dire il vero, ed è un bene per voi che non ve lo riveli. Il vostro segretario ha detto quello che io ho voluto dicesse, perdonate lo stratagemma ma era la maniera più veloce per arrivare a voi. Volevo conoscervi.»

Quella donna era davvero sfrontata ma non c’era menzogna nei suoi occhi.

«Volevate conoscermi? Posso chiedere come mai? Se siete di Phaer sapete che potete partecipare alle udienze settimanali, che bisogno c’e di arrivare fino a qui?»

«Sì, posso dirvi che abito a Phaer, da qualche anno ormai, ma non posso partecipare alle vostre udienze per motivi che potrete capire solo dopo che avrete giurato che non parlerete di questo incontro con nessuno, mai. È già abbastanza avventato che io mi trovi qui, se voi rivelaste la mia presenza e tale colloquio, il vostro e il mio futuro potrebbero essere compromessi. Fidatevi, voi non volete che questo accada. So che siete in grado di mantenere un piccolo giuramento, non vorrei dovervi costringere.»

Non era una minaccia a vuoto, potevo percepirlo distintamente nell’aria ma lei era rimasta calma anche se le costava molto dirmi quelle parole. Non so neanche io perché accettai, mi alzai e avvisai che non avrei voluto essere disturbato per nessuno ragione, dopo di che riguadagnai la sedia:

«Prego, ora potete continuare. Come avete intenzione di condurre questo colloquio?»

«Ve l’ho detto, sono qui per conoscervi. Quello che ho visto finora mi fa molto piacere, vedo che non siete molto diverso da quello che mi aspettavo. Ho faticato non poco perché mi venisse rivelato qualche particolare sulla vostra persona. Vi concedo un piccolo indizio, dopo di che sarete voi a fare domande: la vostra famiglia non parla spesso di voi. Sappiate che non posso rispondere a tutto e dovrete accontentarvi di quello che potrò dirvi.»

Il suo carattere risoluto mi divertiva, non mi capitava spesso di parlare con donne dal carattere simile.

«Quindi, da quello che affermate, posso pensare che abbiate tentato di obbligare i miei familiari a parlare di me come avete fatto con il mio povero segretario, oppure li conoscete. Se li conoscete, dovete far parte di una delle famiglie che risiedono a corte ma non credo di avervi mai vista: me ne ricorderei di sicuro. Avete detto che non potete rivelare il vostro nome, quindi non ho molti indizi. Perché la mia famiglia non parlerebbe di me?»

«Questo dovreste dirmelo voi. Non parlano ma c’è molto della vostra presenza in famiglia: i capelli rossi di vostra figlia, lo sguardo di vostro figlio e molto altro. Pensavo che questo studio fosse diverso con la vostra presenza ed invece è tutto uguale a come lo conosco io.»

«Siete già stata qui? Questo è il mio studio privato, non credo che uno dei due abbia osato portarvi qui in mia assenza.»

«Sono stata qui diverse volte, a dire il vero. Mi domando se dietro a quel muro ci sia già la cotta di maglia che chiamiamo Tempesta.»

«Come la conoscete? Mi è stata consegnata solo due giorni fa. Come sapete del nascondiglio? Solo il regnante e forse sua moglie lo conoscono.»

«Avete portato Eanore in quel ripostiglio? Potrebbe impolverarsi, vostra moglie odia la polvere.»

la visita

Era vero, Eanore detestava quell’ufficio in generale e non solo il ripostiglio dietro alla libreria. Quella donna parlava della mia casa come le fosse familiare, doveva per forza essere qualcuno a me vicino, anche se ammetto che fosse un’ipotesi piuttosto remota:

«Visto che conoscete la mia famiglia, saprete che mio figlio, tra qualche mese, sposerà la principessa del deserto a nord e mia figlia sarà la mia erede. Vi risulta?»

«Si, questa è la situazione che voi conoscete.»

«Quale altra situazione ci sarebbe? Siete l’amante di mio figlio?»

Scoppiò in una risata cristallina e genuina, sembrava che il pensiero le mettesse allegria ma c’era un velo di amarezza in fondo ai suoi occhi.

«La sua amante? Conoscete vostro figlio? Secondo voi, è possibile che abbia un amante?»

«No, non credo. Non è nel suo carattere.»

Mio figlio Glorfindel è sempre stato un testardo, gli avevo imposto una donna e avrebbe impegnato la sua vita con lei, nonostante non fosse quello che voleva.

«Vedo che vi siete risposto da solo. Pensate ad un possibile motivo per cui non siete a casa, cosa potrebbe portare i vostri familiari a non parlare volentieri di voi?»

Ecco qual era il punto. Io non ero a casa.

«Vedo che state iniziando a comprendere. Voi non siete a casa.»

«Ho dovuto assentarmi?»

«Per così dire, si.»

«Quando? Quando è successo?»

«Questo non posso dirvelo. Sappiate che non ho scelto un momento casuale della vostra vita per venire a conoscervi.»

«Ora?»

«Non posso dirvelo. Posso solo rassicurarvi sulla mia persona, non accadrà per colpa mia. Abbiamo ancora tempo.»

«Come?»

«Siete una persona intelligente Vostra Altezza, volete davvero sprecare tempo parlando di come e quando? Sono qui per conoscere voi, quindi chiedete.»

«Mia figlia, sta bene? Come se la cava nel suo ruolo di governo?»

«Talenya sta bene, è felice per quanto le sia possibile. Ha attraversato un momento burrascoso ma ora va tutto bene. Vostro figlio è il principe e, prima che lo chiediate, svolge entrambe le sue funzioni. Talenya non sarebbe in grado di occuparsi dell’esercito.»

«Mio figlio è al governo?»

«Sì, se pensate che non ne sia in grado vi sbagliate. Non è quello che avrebbe desiderato per se stesso ma tutti noi compiamo dei sacrifici.»

«No, non pensavo a questo, so che ne è in grado. In questo momento non abbiamo ottimi rapporti e non pensavo che gli sarebbe piombato tutto sulle spalle. Ha avuto figli? La linea di successione è al sicuro?»

«Ecco la domanda che mi aspettavo.»

«Ebbene? Rispondete!»

«Glorfindel ha avuto dei figli.»

«Questo è tutto? Stanno bene? Il suo matrimonio è solido?»

«Direi di sì. Stamattina, prima che partissi, andava tutto bene. Mi ha sgridata perché non lo lasciavo uscire dalle nostre stanze ma lo definirei normale.»

«Non siete la sua amante ma sua moglie. Sbaglio? Perché non ha sposato la principessa?»

«L’ha fatto. Ci sono stati dei problemi e io sono arrivata dopo. Vostra moglie dice che vi sarei piaciuta dopo essere stata messa in riga. Direi che il suo compito lo ha svolto al meglio delle sue possibilità, non sono ancora perfetta ma mi impegno.»

«Messa in riga?»

«G non ha sposato una popolana se questo vi spaventa, solo che non ero avvezza alla corte e questo vi dovrà bastare. Avete dei nipoti, sono tutti in salute e anche loro, ora che vi conosco, vi somigliano quel tanto che basta per ricordare a suo figlio che ora è lui che si trova al vostro posto. Divertente, vi pare? So di cosa state discutendo in questo momento, e conosco il motivo per cui non avete voluto che sposasse Gananwen. Vi farebbe stare meglio sapere che lo capisco? Forse avete sbagliato i modi ma, al vostro posto, non avrei potuto fare meglio. Mi chiedo solo se siate stato voi ad aver spinto lei tra altre braccia.»

«Per quale ragione chiamate G mio figlio?»

«Perché non mi piace il suo nome intero. Glorfindel è troppo lungo, brutto e lo invecchia.»

Spero davvero che questo non lo abbia detto ad Eanore: lo aveva scelto lei quel nome.

«Come avete saputo di Gananwen? Non credo che lui voglia e possa parlarne. Le mie ragioni erano, in parte, motivi di stato ma non dovreste esserne a conoscenza anche voi.»

«L’ho capito da sola: sono una donna ma non una sciocca. Conosco tutte le parti coinvolte, non avevo bisogno di una lista di nomi per sapere cosa sia accaduto, anche se ammetto di averci messo qualche anno a trovare il bandolo della matassa. Vostro figlio è cocciuto e non parla di quello che lo fa soffrire, vi suona familiare?»

«Direi di sì. Mia moglie?»

«Lei sta benone. Se non ci fosse stata lei, sarei sprofondata sotto la corona. L’inizio non è stato semplice ma ce l’abbiamo fatta. Altre domande? Il mio tempo sta scadendo e se G mi scopre a fare quello che sto facendo saranno guai.»

«Lui sa di questo vostro potere?»

«Certo che lo sa. Non ho nessun segreto per lui. Ora capite perché non ne potete parlare, vero? Se solo lui non fosse stato così testardo, non sarei qui.»

«È stata un’imprudenza la vostra.»

«L’ultima di molte altre. Questa è la prima e unica volta in cui viaggio indietro nel tempo, questo dono non si dovrebbe usare con leggerezza, conoscete il concetto di paradosso. Ora dovrei proprio andare, preferite che vi cancelli i ricordi? Prometto che non sentirete nulla.»

«Solo la parte in cui io non torno a casa, vorrei evitare di far dispetti alla sorte scappando davanti al mio momento. Il resto preferisco saperlo, mi renderà tutto più facile.»

«Eanore aveva ragione nell’affermare che sembravate essere partito con uno strano stato di tranquillità. Va bene, questo sarà un mio regalo per voi: chiudete gli occhi e lasciatemi toccare le vostre tempie.»

Quando riaprii gli occhi, lei non c’era più, nell’aria era rimasto uno scintillio di polvere di stelle e un profumo di fiori.

È vero, mia moglie ha ragione su molte cose, quella donna mi sarebbe piaciuta se l’avessi conosciuta.

 

Un commento:

  1. Surreale.
    Ha lasciato un po’ di polvere magica nell’aria.

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