“La mandria umana” di Vittorio Nacci

“La mandria umana” di Vittorio Nacci

Recensione di Mirella Morelli

"La mandria umana"

Vittorio Nacci nasce come autore di canzoni, formatosi alla scuola di Mogol e, con la sua band “Iohosemprevoglia”, arriva terzo ad una delle recenti edizioni di Sanremo per le nuove proposte.
Dalla sintesi di parole di un testo per canzoni, a un libro di racconti – “La mandria umana” –  il passo potrebbe sembrare breve, e forse lo è stato. In ogni caso, Vittorio Nacci ha il dono della sintesi, e di una empatia di scrittura sicuramente fuori dal comune.

 

“La mandria umana” è un libro che raccoglie una ventina di racconti assolutamente non legati da un filo comune. Ora brevi molto brevi, ora che si dilungano quasi fossero l’avvio di un romanzo. Ora spiazzanti sotto forma di favola (Vento, Chiave 11), ora realistici e commoventi come solo nei ritratti umani degli umili si può essere (Non so perché gli volevo bene, Damiano, Carmelina).

Forse l’unico trait-d’union tra un racconto e l’altro de “La mandria umana” è quella vena di scrittura semplice, quasi parlata, che miscuglia concetti intimi e pensosi ad esclamazioni o frasi dialettali…che bene stanno sulla bocca di quei protagonisti popolari, antieroi, umani-troppo umani nella loro indigenza eppure nella dignità di vivere la loro condizione senza acrimonia, con naturalezza quasi fatalistica (Carmelina).

Più di tutti ho amato quei racconti che sono veri e propri camei di figure umane: piccoli, eppure grandi nella loro imperfezione, nella condizione umile, nel disagio sociale.

“Valentino aveva la faccia trapuntata di lentiggini: tantissime sul naso,che si diradavano percorrendo il viso fino alle orecchie.

Valentino aveva dentoni di castoro, i capelli corti, rosso scuro, ruggine marcia.

(…) Valentino malandrino. (…)
Non parlava molto. Però vociaccia.

Non parlava molto. Però cazzotti.

Non parlava molto. Però gli volevo bene.

Non lo so perchè gli volevo bene. Tu lo sai perchè vuoi bene a uno? Non i motivi che ti hanno portato a volergli bene. Parlo proprio della sostanza di cui è fatto il bene. Ciò che  si porta dietro e che timbra il nostro bene nei confronti di questo che quell’altro, quella o quell’altra. Ce lo certifica. Io non lo so.”

E intorno a tutti loro Vittorio Nacci riesce a costruire un’aura di affetto, di sentimenti buoni, di comunicazione di anime.

Ecco, la comunicazione di anime: credo sia questa la spiegazione dello strano titolo “La mandria umana”.

Un titolo che rimanda alla nostra natura animalesca, ma che proprio le interrelazioni personali riescono ad elevare alla dignità di esseri umani, appunto.

Ogni incontro – benchè fugace, benchè passato, benchè senza un domani, appare improntato alla conoscenza, alla consolazione, alla vicendevole consapevolezza di essere corpi vaganti nello spazio universale infinito.

Il nostro tempo? Poco. E perciò, non sciupiamolo in stupidi rancori o vili ripicche.

Amiamoci, tocchiamoci con le nostre nude mani che nelle carezze sanno giungere fin nel più profondo, e di lì consolare e dare un senso ai nostri giorni.

Siamo mandria, ma stretta nei recinti dei nostri contatti, dei nostri incontri. Mandria cui solo noi – con il nostro sentimento, la nostra voglia di comunicazione e la nostra sete relazionale – possiamo dare un perché e uno scopo.

“Lo trovò a testa in giù. Lo riportò a riva. Arrivò l’ambulanza. Niente. Niente da fare.
Damiano.

(…)

Angelica un giorno si chiederà dove sia finito suo padre. Le risponderanno che l’ha abbandonata.

Angelica…che se un giorno sullaTerra venisse a schiantarsi  un meteorite fatto di verità, un attimo prima dello schianto potrebbe scorgere il volto  di suo padre che le sorride. In realtà quel sorriso può vederlo ogni giorno. Allo specchio.

T’ho vista al mercato qualche tempo fa. Hai sorriso quando ti ho sorriso. E m’è deflagrato il cuore.”

Dai racconti de “La mandria umana” di Vittorio Nacci traspare proprio questo insegnamento: nessuno – ma proprio nessuno che entri nella nostra esistenza e nel cono del nostro sguardo anche solo per un giorno – lo ha fatto invano.

 

E il segreto è solo in questo: dipende da quanto interesse mettiamo nell’incontro. Da quanto di noi siamo disposti a investire.
Le piccole e banali cose della quotidianeità sono la sola cosa che conti, e rimangono indelebili nel cuore e nei ricordi, a segnare per sempre il nostro sentire proprio in quanto vissute intensamente (La mia idea di Alessia, primo approccio dodicenne al corpo di una ragazza durante un ballo adolescenziale).

“Posso dire che il fatto di essermi innamorato per la prima volta coincide con il momento in cui ho ballato con una ragazza, per la prima volta. Le ho annusato i capelli, per la prima volta. Mi ha abbracciato, per la prima volta. Mi ha sorriso una ragazza, per la prima volta. Ho annusato la sua pelle, per la prima volta.

(…) Tempo fa mi aggiunse su Facebook. Lei mi aggiunse su Facebook. (…) Guardai le sue foto e…Alessia. Non l’avevo riconosciuta. (…) Le dissi tutto. Lei non ricordava. Nulla di nulla.La mia idea di Alessia era più forte della realtà.
E forse lo è ancora”

Quel che rimane di questo libro è la bellezza della commozione di fronte ad eroi-antieroi, persone identiche a mille altre che diventano speciali per il senso che noi abbiamo messo entrandoci contatto… La nostra idea del tutto!

Non importa che Alessia ci chieda l’amicizia su Facebook e non abbia la benchè minima idea di quel che ci ha trasmesso in due minuti di ballo tanti anni prima. Non importa.
Quel che invece conta è il senso, il contatto, il sentore, l’umore. Quel che noi spendiamo nei contatti umani. Vaganti, tremuli, insignificanti come lo sguardo scambiato all’incrocio di un semaforo rosso, eppure fatali per l’adrenalina scaricata.

Vittorio Nacci, “La mandria umana”: mettersi a nudo istante dopo istante, incontro dopo incontro.
Senza paracadute.

 

Sinossi:

“La mandria umana” è una raccolta di racconti che trasporta il lettore, a poco a poco, ora nell’ombra ora nelle zone luminose delle relazioni umane.

Le storie si adagiano in reti fittissime di sguardi e parole e il corpo è una metafora che scorre, che ringrazia, che cura, che attende. Oltre la superficie vi è la scoperta dell’esistenza, il cielo che si fa pioggia, la trasmutazione: da me a te.

Per ogni crepa ci sarà sempre una mano che curerà una ferita. Da qui la Mandria umana, da qui l’umana ri-nascita.

È questa la possibilità che Vittorio Nacci ci offre in questi racconti, di muoverci nelle vite selvatiche dei personaggi: ci permette di affezionarci a loro come facessero parte della nostra quotidianità, come fossero quel qualcuno a cui vogliamo bene, che conosciamo da sempre e che non vorremmo perdere mai.

Autore: Vittorio Nacci
Titolo: La mandria umana
Anno di edizione: 2016
Numero di pagine: 164
Genere: narrativa- racconti

Link all’acquisto:

https://www.ibs.it/search/?ts=as&query=9788893540032&channel=ibs

 

Link al sito dell’autore:

https://vittorionacci.com/

 

 

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