“Era solo uno schiaffo” di Pier Bruno Cosso

“Era solo uno schiaffo” di Pier Bruno Cosso

Recensione di Emma Fenu

schiaffo

Autore. Pier Bruno Cosso

«Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano:  «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi». 

Giovanni 19, 1-2

 

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Il sipario si apre, l’oscurità regala una storia, affidandola ad una voce.

Un povero cristo, crocifisso dall’essere nulla, uomo troppo umano, senza discepoli, senza miracoli, senza una cometa che ne annunci in cielo lo straordinario passaggio.

Una vita come tante, troppe, di quelle che si nascondono nel grigio fino a non avere colore, e che, dentro, incoronate da mille corone di spine, celano il rosso del sangue.

Sangue che pulsa e che ricorda a loro di essere ancora vivi.

 

Un professore di liceo si svela attraverso un monologo delirante, duro, in cui il pathos non sa suscitare pietas.

Racconta l’umiliazione a cui ha sottoposto la moglie per anni, fino alla scena finale che non è quella che sembra.

È una storia di violenza psicologica spietata, ancor prima che fisica.

 

Questo cristo non è inchiodato al legno, ma il legno lo ha dentro, nel cuore, e lo corrode con le gocce di un farmaco triciclico.

Un farmacon, un veleno dunque, nell’accezione originaria, contro l’insonnia o, meglio, contro gli incubi che atterriscono quando si è svegli.

 

Solo uno schiaffo, ne basta uno, fa perdere il rispetto.

Ma il rispetto di chi? Di chi lo dà, riproducendo sul volto quel suono onomatopeico e rendendolo reale insulto.

Il Vangelo di Luca ci descrive con dovizia di particolari le torture subite da Gesù durante la Passione, in primis fra le mani dei soldati che ne facevano scempio.

Giovanni, invece, usa un’espressione di grande sintesi che, in un compendio di gelo, fa comprendere il tutto, senza altro aggiungere:

E gli davano schiaffi.”

 

Non risorge, questo povero cristo.

È povero senza far tenerezza e senza suscitare compatimento: povero di amore, di saggezza, di rispetto, di coraggio, di umanità.

Non risorge, non può. Perché è solo un povero diavolo a cui non è dato nemmeno l’orlo di una sindone.

Il monologo teatrale “Era solo uno schiaffo”, scritto da Pier Bruno Cosso, vincitore di premi, apprezzato più volte per il potere graffiante delle parole dette e di quelle sussurrate e dei silenzi urlanti, in questi giorni è stato messo in scena in Sardegna, stavolta nelle scuole di Bono.

Il 29 novembre sarà a Pordenone.

Vi lascio le foto e la scia dell’emozione.

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Attore Antonello Unida

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Immagine di copertina:
locandina dello spettacolo di Pordenone a cura di Silvia Lorusso

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

2 commenti:

  1. Bellissima recensione, dove Emma Fenu, grazie alla sua grande sensibilità, riesce a incidere la scorza di un testo molto duro, per far emergere le sensazioni più intime e aspre. Emma abilmente va a scansionare con una luce fredda le simbologie di un dramma, restituircele con una scrittura viva, molto visiva.
    Splendida l’analisi, e originalissimo l’accostamento alle parole del vangelo, per arrivare in quel ghiacciaio onirico che Emma individua nella parola, nel suono e nell’idea dello schiaffo. L’origine, il seme e il completamento di una violenza, come osserva lei, che devasta la dignità e non potrà mai portare a niente.

    Grazie, Emma, questo monologo è stato messo in scena già più di una decina di volte, e tu sei l’autrice della prima recensione. Grande onore per il mio monologo

  2. Grazie Pier Bruno, è stato un vero onore.

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