“Tragicamente rosso” di Michela Zanarella

“Tragicamente rosso” di Michela Zanarella

recensione e intervista di Emma Fenu

Tragicamente rosso

 

La Dea Madre è crocifissa.

Le sgorga sangue, dal costato trafitto, ma l’effluvio non si fa vino per la collettiva catarsi: è bevanda per dissetare gli avvoltoi sazi dei cadaveri di umani valori. 

Tragicamente rosso, il sangue tinge tutti i peccati del mondo.

Tragicamente rosso, il sangue sterilizza, insinuandosi nelle crepe della terra, destinate ad accogliere solo sale e a diventare tombe da cui germoglieranno le croci dei martiri della Storia

Tragicamente rosso, il sangue aizza le fiamme della pira destinata alla Donna Universale, colei che un tempo fu dea, sacerdotessa, Madonna ed oggi è feticcio spogliato, umiliato e rinnegato.

Tragicamente rosso, il sangue che scende dal cielo in una pioggia senza fine, a cui si alterna una grandine di mine. 

Tragicamente rossi, il sole esiliato, la luna eclissata, la neve imbrattata.

In una torre di Babele di idiomi si leva un urlo di donne a denunciare l’orrore della violenza.

Percorrendo a fatica un Calvario di macerie, come Maria Maddalena alziamo le braccia al cielo, sciolti i capelli in segno di lutto e indossate vesti rosse, macchiate dal sangue dei mille agnelli immolati. 

Tragicamente rosso

Gemiamo ai piedi della croce, dove è posto il cranio di Eva, creata per prima, consapevoli che la pietra del sepolcro non sempre viene trovata aperta, e non sempre il sudario, libero del cadavere, diventa bandiera di vittoria sulla morte.

A volte la morte vince, tragicamente rossa. 

Tragicamente rosso

In occasione di questo 25 Novembre, giornata dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, ho l’onore di intervistare Michela Zanarella, autrice della silloge di poesie, terminanti in un monologo teatrale, intitolata Tragicamente Rosso, che ha ispirato le mie parole precedenti. 

Ciao Michela, benvenuta nel salotto di Cultura al Femminile. Ti porrò poche domande, lasciandoti libera di spaziare. Inziamo: vome definiresti, rispettivamente, Vita, Morte e Rinascita?

Ciao Emma, grazie dell’invito.

La vita ha un significato molto particolare per me.

Ho avuto un’esperienza che mi ha cambiato profondamente dentro e fuori.

Anni fa, ho rischiato di morire a causa di un incidente stradale.

Non so come sono riuscita a superare questo trauma, ma da allora il mio concetto di esistenza ha preso una dimensione altra.

Ho realizzato che siamo in transito su questa terra e nulla avviene per caso.

Ho imparato a riconoscere il valore delle piccole cose, a centellinare respiri giorno dopo giorno, a fermarmi ad osservare il cielo, a sorridere anche quando tutto va nella direzione opposta.

Tutti gesti che prima non avevo considerato, davo tutto per scontato, senza capire che se ero viva, lo dovevo all’amore della mia famiglia, alle persone che avevo accanto.

Questa è la vita, rendersi conto che non siamo nulla senza gli altri, che siamo poveri se ci chiudiamo in noi stessi, che la vera bellezza è intorno a noi, solo se abbiamo la volontà di coglierla, o meglio accoglierla nel nostro cuore.

Della morte non ho paura, anche lei è parte di un percorso inevitabile, non la considero la fine, ma un nuovo inizio.

Questa compagna nera l’ho avuta accanto per tutto il periodo del coma, torno a sottolineare che solo l’amore di chi mi è stato accanto mi ha fatto rivedere la luce della vita ed affrontare nuove realtà e vocazioni che prima di allora erano per me sconosciute.

La poesia mi ha aiutata a camminare nelle emozioni autentiche.

C’è un confine sottile che separa la vita dalla morte, ci sono persone in vita che sono già morte dentro.

Bisogna saper reagire a ciò che ci viene offerto quotidianamente nel bene e nel male.

La morte non è una nemica da temere, si spegne il corpo, ma l’anima continua il suo viaggio per la rinascita, per chi ovviamente ci crede.

La rinascita non è altro che un rientrare in se stessi, riappropriandosi non della vita, ma della purezza delle intenzioni.

È un rinnovarsi continuo, superando ogni forma di dolore, distanza, smarrimento.

La rinascita richiede forza, determinazione e coraggio nel credere nel senso delle cose. Qualsiasi esse siano.

È questo mio vissuto che è l’archetipo storico di vita, morte e rinascita. L’eroe che per combattere il drago va negli inferi e poi risorge vittorioso verso lo splendore del sole.

La follia è un dono o una maledizione?

La follia è dono e maledizione allo stesso tempo.

Solo i folli possono vedere al di là di ciò che è consueto e per questo vengono allontanati, esiliati dalla società.

È una sorta di condanna, perché la ragione viene messa da parte e si seguono gli istinti.

Ma c’è tanta verità negli occhi di chi è folle, che la razionalità non potrà mai scalfire.

E tutto questo dipende dal momento storico che è vissuto, poiché nell’antichità ed ancora oggi in alcune tribù il ‘folle’ è solo colui che ha il dono divino del contatto con altre realtà a noi ignote.

Quale messaggio ti proponi ti veicolare con la tua silloge?

Non voglio lanciare un messaggio, cerco più che altro di scuotere il lettore, di farlo riflettere su ciò che accade.

Non si può rimanere indifferenti davanti a situazioni dolorose dove la violenza si espande senza limite.

La violenza è un male universale, e si sviluppa dove manca l’amore per la vita, ecco perché è necessario riprendere il contatto con le proprie emozioni, cercando di cogliere il lato positivo di ogni cosa, anche nella sofferenza più cupa.

Ci vuole coraggio per esistere.

E non basta fare presenza in questo mondo, bisogna anche trovare la forza per dare una mano a cambiare ciò che non va.

Sensibilizzare l’opinione pubblica che include famiglie e coppie di individui solleciti a irritazioni e tensioni provocate dall’errata conduzione politica, induce troppo spesso a sfoghi mortali.

La mancanza di lavoro, di rispetto, di fiducia l’uno verso l’altro sono le cause scatenanti della violenza ‘tragicamente rossa’.

Sinossi

La poesia di Michela Zanarella squarcia il velo che avvolge l’enigma del Minotauro e non ha paura di illuminare quel lato oscuro del nostro essere che ci ostiniamo a negare, ma con cui purtroppo dobbiamo quotidianamente fare i conti.

La poetessa coraggiosamente prende per mano il suo lettore e, pur rincuorandolo e sostenendolo, gli fa scoprire un mondo popolato da violenze di ogni genere.

È un mondo buio, che “incendia i pochi fiati superstiti”, illuminato solo dalla tragica luce rossa del sangue e della sofferenza, un mondo pericoloso, che deve essere sconfitto a ogni costo.

Titolo: Tragicamente rosso
Autore: Michela Zanarella
Edizione: David and Matthaus, 2015
link d’acquisto: 

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Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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