“Utero in anima” di V. Bianchi Mian, G. S. Ceresa e S. Putti

“Utero in anima”

di V. Bianchi Mian, G. S. Ceresa e S. Putti

 

Recensione di Emma Fenu

Utero

Pandora fu creata da Efesto, su richiesta di Zeus; Eva dalla costola di Adamo; Galatea dall’abilità scultorea di Pigmalione; Gesù, figlio di Dio, nacque dal ventre di Maria. Potremo continuare a lungo.

Per nascere, secondo il mito, la leggenda e la fede, la volontà (di un Padre, nei casi citati)  può supplire al potere generativo femminile, se supportato da un intervento divino.

È una premonizione? La Scienza è la nuova Dea?

Utero

James Barry, Nascita di Pandora

Utero in anima è un saggio sulla maternità surrogata o sull’utero in affitto o sulla gestazione d’appoggio: tre diverse definizioni per la quasi medesima situazione. 

È una cosa importante, che divide e che interessa l’opinione pubblica, che si espone anche, e soprattutto, sui social.

È una cosa confusa, in cui troppi si improvvisano esperti e in cui confluiscono altre problematiche, come la genitorialità di coppie omosessuali o l’adozione.

È una cosa seria.

È una cosa.

Così, con un termine generico assoluto, le autrici decidono di indicare la maternità surrogata poiché ogni definizione nasconde una posizione e una opinione, celata a livello semantico, che il libro si propone di  non abbracciare.

Non ci sono verità elargite, in queste pagine.

Ci sono molte domande a cui si tenta di suggerire una risposta attraverso un approccio diacronico che ricordi all’umanità il femminile tempo dell’attesa, divorato da un mondo Kronos in cui ciò che si può fare, che non è illecito, è semplicemente fattibile, senza ulteriori implicazioni.

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Tenterò di evidenziare i punti salienti di Utero in anima, restando fedele alla mia posizione di lettrice non esperta in materia.

Del resto, il saggio, pur avvalendosi di un linguaggio specifico ed essendo uno studio competente ed esaustivo, esplicita un forte intento divulgativo, rendendosi accessibile anche ai non addetti ai lavori.

Chi sono le donne che si offrono per la maternità surrogata?

Sono donne che si sottopongono ad un bombardamento ormonale e, in seguito, assumono farmaci che abbassano le difese immunitarie, al fine di impedire il rigetto dell’ovulo impiantato.

Non si tratta, generalmente, di un atto di generosità totale, perché esse richiedono almeno un rimborso spese.

Il rischio è la creazione di un mercato del lavoro, soggetto a leggi economiche di produzione e selezione.

Ovviamente, nel rispondere a questa prima domanda, non si può non tener conto delle differenze culturali, economiche, sociali e religiose che esistono fra i vari paesi.

Che eventuali problematiche hanno i bambini che nascono tramite maternità surrogata?

Le posizioni degli esperti, ossia di filosofi, psicologi, psicologi analisti, medici e pediatri non sono unanimi, anzi.

L’opinione pubblica si divide in due schieramenti e ben pochi hanno un atteggiamento cauto e misurato.

In effetti, in gioco ci sono fattori non da poco.

La cosa è seria, lo ribadisco.

Differentemente rispetto alla donazione di sangue e organi, la maternità surrogata (e non solo, ma, in questo contesto, ad essa ci atteniamo) prevede l’inserimento di un terzo, ossia di un bambino che viene generato.

 

Utero

Wiligelmo, Creazione di Eva

Tale bambino ha, dunque, una madre biologica, una gestante e una legale: quest’ultima può coincidere con la prima.  

 

Cosa comporta la crescita come embrione e come feto in un corpo da cui poi si sarà allontanati?

Poiché esiste una comunicazione inconscia fra madre e nascituro, durante la gravidanza, essa porterà conseguenze sul senso di identità del bambino?

Queste problematiche coincidono o divergono rispetto a quelle proprie dell’adozione che, al contrario, incontra ben pochi pareri sfavorevoli ed è considerata, giustamente (concedetemi un solo avverbio che esprima una mia opinione) una forma di genitorialità con gli stessi doveri e diritti di quella biologica?

Lascerò le domande precedenti senza risposta, volutamente, ma ad un’ultima, con l’aiuto del saggio Utero in anima, cercherò di dare una parvenza di risposta, sebbene gravida di altri interrogativi.

 

Esiste un limite al potere della scienza?

Il progresso tecnico e le nuove frontiere della scienza, tolta la corona alla Dea Madre, hanno spostato i confini del limite; hanno sminuito la coscienza dell’hybris, ossia della tracontante superbia; hanno demitizzato i ruoli di Padre e Madre.

Se il concetto di peccato ha perso mordente a vantaggio della libertà morale che sfocia nell’indifferenza, chi detiene valori religiosi tende sovente a irrigidirsi, chiudendosi al confronto di cui l’evoluzione necessita.

La nostra società, così dimidiata, è definita schizofrenica.

Esiste un limite all’hybris.

Esiste.

Bisogna solo, attraverso l’osservazione diacronica, individuarlo.

La cosa non è semplice né immediata.

Utero

Peter Paul Rubens, Icaro

Sinossi

Già Foucault usava il termine “biopotere” per indicare le tecnologie disciplinari introdotte in Europa, a partire dal XVII secolo, per consentire il governo della vita e dei corpi degli esseri umani.

Negli ultimi decenni il fenomeno ha conosciuto una crescita esponenziale, tanto che il potere di controllo sui corpi umani sembra potersi esercitare senza più limiti.

Con la diffusione delle tecnologie di riproduzione assistita e con la commercializzazione di tessuti, ovociti e spermatozoi, la maternità surrogata configura sempre più un fiorente mercato del lavoro, la cui manodopera viene prodotta e selezionata, in gran parte, in base a parametri di classe e razza.

Non accettando la massificazione del pensiero prevalente e non ricercando il facile consenso legato al progressismo, man mano abbiamo portato avanti e messo in luce le nostre idee, riflessioni e domande sulla GPA. La maternità surrogata è per noi tema che va osservato con attenzione multidisciplinare…

 
Titolo: Utero in anima
Autori: Valeria Bianchi Mian; Silvana Graziella Ceresa; Simonetta Putti
Edizione: Lithos, 2016
link d’acquisto:
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Per la videorecensione sintetica, clicca qui:

videorecensione

 

 

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Un commento:

  1. Ti ringrazio, Emma Fenu, per l’attenzione che hai dato al nostro libro, cogliendone i punti focali, ed in particolare l’elemento di responsabilità connesso al terzo (il bambino) che viene generato.

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