“Una donna spezzata” di Simone de Beauvoir

“Una donna spezzata” di Simone de Beauvoir

di Carolina Colombi

Una donna spezzata

Romanzo di solitudine e conflitti

“Sta per scendere la sera, ma l’aria è ancora tiepida. È uno di quei momenti toccanti, in cui la terra è così ben intonata agli uomini che sembra impossibile che tutti non siano felici.”

Sono tre i racconti che danno vita a Una donna spezzata, romanzo dal titolo quanto mai significativo.

Tre racconti, e tre donne messe a confronto in un momento di particolare disagio della loro vita.

Il filo conduttore che unisce le vicende delle protagoniste è la solitudine.

Solitudine che si manifesta nel momento in cui le convinzioni, nelle quali hanno sempre creduto, crollano.

Una donna spezzata è romanzo corale, in cui le figure femminili vengono narrate da un punto di vista univoco, il quale induce a riflessioni lucide e disincantate sull’universo femminile.

Le persone di cui si racconta sono molto diverse fra loro, ma accomunate da un vissuto che le pone in stretta relazione, e mette in discussione il loro essere donna.

Perché le loro vite, apparentemente normali, nascondono ombre che si allungano raggiungendo le loro menti. Menti inquiete, a causa del declino, fisico e psicologico, che pare non offrire loro ogni prospettiva futura.

È il primo racconto della breve raccolta, a dare il titolo al libro.

Monique, la protagonista, vive la sua condizione di donna racchiusa in una bolla di tranquilla inconsapevolezza.

Abituata a vivere nell’agio, che il suo ruolo borghese di moglie e madre le consente, non percepisce lo scorrere del tempo, che inesorabile lambisce le sue giornate.

Ed è proprio a causa della sua inconsapevolezza che non vede oltre.

Oltre a ciò che accade fuori dalla porta della sua casa.

Non si accorge infatti che il marito si sta allontanando da lei, cercando altrove divagazioni di carattere sentimentale.

E quando l’uomo le confessa il proprio tradimento, Monique si autoinfligge una continua sofferenza, un tormento senza fine. E lo fa con la speranza di un possibile ritorno del marito, pensando di poter recuperare la sua vecchia vita.

Tutto però sembra andarle contro, e sopraffatta dalla confusione emotiva si abbandona alle sue giornate colme di tristezza.

Le amiche di un tempo sono andate perdute, e le figlie, cui ha dedicato gran parte della sua esistenza, le sono estranee, e la loro presenza diventa per lei motivo di angoscia.

Di colpo tutto il suo mondo assume sfumature grigie e sconosciute; non più la concretezza di un tempo, quando l’ombra del marito era lì, pronta a proteggerla.

Insieme alla perdita dell’uomo amato, Monique sembra aver perso l’identità, se mai ne ha avuta una.

In quanto la sua vita, forse, era soltanto riflesso di quella del suo compagno.

La donna diventa vittima di se stessa, oltre che di una paura di cui non aveva percezione prima dell’abbandono.

Paura, che nell’immaginario comune è sempre stata prerogativa femminile, e che Simone de Beauvoir, attraverso i suoi scritti, prende in considerazione.

Ma di cui, grazie al suo anticonformismo, si è liberata fin dalla più giovane età.

Una donna spezzata

Autrice prolifica è considerata icona del femminismo

L’età della discrezione è il titolo della seconda porzione di romanzo.

Anche in questo caso, l’interprete delle vicende narrate appartiene al sesso femminile.

Ed è il tempo che passa a mettere in discussione le sue certezze, radicate in lei da sempre.

Nello sviluppo di questo racconto si può scorgere un chiaro aspetto autobiografico, in relazione alla vita della scrittrice condivisa con Sartre.

Aspetto che lo si può rintracciare nel profilo dei protagonisti: due intellettuali, affermati sia nella carriera, sia nel campo sociale e politico.

Con l’avanzare dell’età, per la coppia arriva il momento di fare i conti con lo scorrere del tempo.

Passaggio di non facile accettazione; tanto che il loro disorientamento esistenziale li porta a vivere un momento di crisi.

Entrambi si guardano indietro. E non trovano nulla di cui essere soddisfatti, nonostante il loro continuo acculturarsi li abbia portati a condurre un’esistenza ricca e appagante.

La loro vita pare farsi a brandelli, frammenti di carta straccia che si sgretolano fra le dita.

Delusa dalle critiche mosse al suo ultimo saggio, la donna vive le sue giornate come una disfatta; anche se non vuole darsi per vinta. Anzi, vorrebbe guardare oltre.

Cosa che invece il marito non intende fare, perché il suo unico desiderio è lasciarsi andare e soggiacere al tempo che passa.

Ed ecco, originarsi da qui una profonda incomprensione che allontana i due.

Non più l’armonia coniugale che li ha uniti fino a quel momento.

Ma una cesura insanabile: le esperienze condivise sono ormai lontane, e difficilmente torneranno a farsi presente.

Perché entrambi si trovano immersi in un pezzo di vita in cui non si riconoscono, e che non gli appartiene più.

Alla precarietà emotiva si aggiungono poi le scelte dell’unico figlio, non condivise dai genitori e diverse dalle aspettative che avevano riposto in lui.

Lo spettro della vecchiaia si presenta loro in tutto il suo squallore, impedendo così alla coppia di accettare serenamente il presente.

Perché l’età matura pone loro dei quesiti che non sono in grado di affrontare. E tantomeno di superare.

“Da questa lenta gestazione nasceranno frutti insperati. No, quest’avventura alla quale ho partecipato con tanta passione, non è certo terminata. Il dubbio, la delusione, la noia di segnare il passo, poi un barlume, una speranza, un’ipotesi confermata, e poi, dopo settimane, dopo mesi di ansiosa pazienza, l’ebbrezza del successo.”

Il monologo è l’ultimo dei tre racconti inseriti nel testo.

Anche il personaggio femminile di cui si racconta nella terza parte, è profondamente insoddisfatto della propria vita.

L’occasione, che offre alla donna lo spunto per esternare rancore ed esprimere grande amarezza è un rumoroso Capodanno.

Ed è proprio il gozzovigliare degli altri a indurla a ricordare.

E lo fa attraverso un momento di acuta tristezza, stato d’animo durante la quale Murielle rammenta il grigiore che accompagna di continuo il suo presente.

Ma non solo il suo presente è permeato dallo sconforto, anche il passato non è stato benevolo con lei.

Il momento di fragilità emotiva la porta a far memoria, e confessa alcuni suoi momenti particolarmente dolorosi.

Il suicidio della propria figlia, e la sua fallita genitorialità di un altro figlio, strappatole di forza dalle autorità, sono episodi difficili sia da rivelare sia da dimenticare.

Attraverso un crudele monologo, anche in questo caso, la protagonista si punisce.

Punizione che si trasforma in un gesto di vendetta contro di sé.

Il monologo è racconto esplicitato con un linguaggio appositamente confuso e disordinato, proprio per simulare il caotico flusso dei pensieri che dimorano nella testa della protagonista.

Tanto da permettere, a chi si avvicina a questa lettura, di percepirne la follia, causa scatenante del suo malessere esistenziale.

“Mi piaceva la luna, mi somigliava; e l’hanno sporcata come sporcano tutto. Erano spaventose quelle foto; una povera cosa polverosa e grigiastra che chiunque ci potrà camminare sopra.”

Nonostante le radici prettamente filosofiche di Simone de Beauvoir, nel contesto narrativo di Una donna spezzata, non si avverte un approccio linguistico filosofico.

Semmai un linguaggio che dà spazio a riflessioni dirette e immediate. Tanto da appartenere a un registro colloquiale e legato alla quotidianità.

Nel testo della de Beauvoir si assiste a un’ottima sinergia tra narrativa e saggistica.

La componente narrativa, che dà al testo la connotazione di romanzo, la si può rintracciare nelle vicende personali delle protagoniste di cui l’autrice racconta.

L’aspetto saggistico invece, lo si può scoprire nelle riflessioni di impronta ideologica di cui la de Beauvoir si fa portavoce.

Sono speculazioni di carattere pragmatico, le quali, hanno il loro naturale sbocco nella denuncia del ruolo femminile, spesso subalterno a quello maschile. Indipendentemente dal ceto sociale ed economico di appartenenza della donna.

Ed è proprio in virtù di tale condizione, che la scrittrice lancia un messaggio ben preciso: una donna dovrebbe svincolarsi, almeno in parte, dagli impegni familiari e ritagliarsi un proprio spazio.

Inteso sì, come luogo fisico, ma soprattutto come spazio della mente.

Soltanto così, secondo la de Beauvoir, si può affermare la propria dimensione di donna, prima che quella di moglie e madre.

Ruoli che tendono a fagocitare l’esistenza, permettendo un parziale appagamento nella vita di una donna, nonostante la famiglia ricopra un posto importante.

Tuttavia, marito e figli non dovrebbero essere il solo scopo di vita, e neppure l’unico obiettivo da inseguire.

In merito a tale considerazione si può rinvenire un chiaro riferimento al saggio di Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé”.

In cui la scrittrice inglese, in epoca precedente a Simone de Beauvoir, incitava le donne a crearsi un luogo appartato dal resto della famiglia.

Sovente, secondo Simone de Beauvoir, il groviglio emotivo e psicologico in cui una donna si trova invischiata, è responsabilità dell’uomo, che mette in pratica tale processo in maniera sistematica e sottile. Prima che in concretezza.

La scrittrice afferma infatti, che per alcune donne è facile rimanere avviluppate in tale intrico, così come accade alle mosche nella tela del ragno.

Affermazione questa che la si ritrova ne Il secondo sesso, altro celebre saggio della scrittrice francese, e che riporta alla mente la cosiddetta sindrome di Cenerentola.

Rappresentazione mentale che si va a coniugare nel desiderio inconscio, forse insito in ogni donna, originatosi da un’immagine ancestrale, che vede l’essere femminile come bisognoso di tutela e protezione da parte dell’uomo.

Oltre che della sua presenza salvifica.

Impregnato tutto sulla condizione femminile, Una donna spezzata conferma il ruolo che la letteratura ha consegnato alla de Beauvoir: quello di icona dell’emancipazione femminile.

Consapevole che le sue azioni possano essere strumento di lotta, Simone de Beauvoir è testimone del suo tempo. Oltre che voce fuori dal coro.

Ed è attraverso i suoi scritti che emerge la peculiarità del suo pensiero, influenzato dall’esistenzialismo.

Pensiero senza dubbio articolato, dove trovano spazio elementi molto diversi fra loro.

Capace di descrivere momenti difficili, quale può essere quello della morte, la de Beauvoir passa con una certa disinvoltura a tracciarne altri, disincantati e provocatori.

Come provocatorio sarà sempre il suo atteggiamento.

Nonostante sia considerata emblema del femminismo, i gesti della scrittrice francese non sono rivolti contro gli uomini. In lei non c’è ostilità, e neppure sfida nei confronti del sesso opposto.

Perché il suo intento, prioritario, è porre l’attenzione su grandi temi sociali: quello della liberazione della donna, innanzitutto.

Ed è su questa importante discussione che concentra il suo impegno politico.

Le sue battaglie politiche non sono però un prodotto ideologico.

Sono piuttosto indirizzate alla libertà della donna intesa come individuo, e non in quanto appartenente al genere femminile.

Simone de Beauvoir è personaggio complesso, la cui valenza di intellettuale è dirompente nel panorama culturale del xx secolo. Periodo in cui ha dato un importante contributo, sia in veste di letterata sia di filosofa.

Fin da giovanissima compie scelte forti che decretano il distacco dalle sue origini borghesi.

È del 1926, all’età di 18 anni, la sua adesione al Movimento socialista.

Cui segue, negli anni della guerra, un avvicinamento all’ideologia comunista.

Per allontanarsene però, nel momento in cui si accorge che il comunismo non corrisponde alla sua idea di giustizia.

In tale decisione saranno determinanti i fatti dell’invasione dell’Ungheria e della Cecoslovacchia, da parte dell’Unione Sovietica.

Più tardi, quando le verrà attribuita l’immagine di persona politicamente ambigua, fugherà ogni dubbio alienandosi dall’appartenenza ad ogni tipo di ideologia.

Accanto a lei, fin dal 1929 c’è Sartre, uno dei maggiori rappresentanti dell’esistenzialismo.

Uniti da un’intesa sentimentale e intellettuale di enorme portata, i due saranno testimoni della non necessità di essere legati da alcun vincolo matrimoniale.

È un patto di intensa complicità che lascia spazio ai cosiddetti amori “contingenti”, vissuti da entrambi in assoluta condizione di anticonformismo.

Oltre che un legame fatto di uguaglianza culturale e di indipendenza.

Attraverso i suoi romanzi, libri di viaggio e di memorie, Simone de Beauvoir elabora i temi dell’esistenzialismo sartriano applicandone, nel particolare, le argomentazioni legate all’emancipazione femminile.

“Una delle cose migliori della mia vita.”

Avrà da dire, a proposito del suo legame con Sartre.

“Essere donna non è un dato naturale, ma il risultato di una storia.”

Sono queste le parole, pronunciate in più di un’occasione da Simone de Beauvoir, al fine di sintetizzare e incoraggiare le donne a una presa di coscienza.

E ad allontanarsi così dai condizionamenti subiti nel tempo.

Parole che non stigmatizzano le donne. Semmai,  nella sua presa di posizione c’è il desiderio di dare dignità alle rivendicazioni femminili.

Oggi, a distanza di 30 anni dalla sua morte è doveroso chiedersi: quale eredità di pensiero ha lasciato la de Beauvoir alle nuove generazioni? Difficile dirlo.

In quanto, la deriva femminista sembra aver annullato la portata dei suoi insegnamenti.

Anche se di un fatto si è certi: le sue parole ebbero grande influenza sul femminismo degli anni ’70, le quali, ebbero presa non solo sulle intellettuali, ma anche sulla massa.

Andando a coniugarsi, in termini concreti, in un cambiamento radicale nel mondo femminile di quei giorni lontani.

Una donna spezzata

Simone de Beauvoir è stata una scrittrice politicamente impegnata

Cultura al femminile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *