“La mia Africa” di Sidney Pollack

“La mia Africa” di Sidney Pollack

Recensione film di Carolina Colombi

La mia Africa

Film di sentimenti e di avventura

Tratto dal libro autobiografico della scrittrice danese Karen Blixen, La mia Africa è un film appassionante.

Uscito nelle sale cinematografiche nel 1985, a opera del regista Sidney Pollack, si ispira alle vicende reali di cui la scrittrice è stata protagonista.

A suggerire allo spettatore il contesto ambientale in cui le sequenze cinematografiche sono state filmate, è il titolo.

L’Africa, con il suo singolare paesaggio, tratteggiato dal regista con pennellate seducenti, tali da lasciare senza fiato lo spettatore, è l’elemento che caratterizza, più di altri, la pellicola.

È il 1914 quando la giovane Karen Blixen (Meryl Streep), figura avventurosa e moderna, decide di lasciare la Danimarca per raggiungere l’Africa.

Lì, ad attenderla, c’è il barone Bror Blixen (Klaus Maria Brandauer), che ha deciso di unirsi a lei in un matrimonio dettato dalla convenienza.

Sposando Bror, la giovane acquisisce il titolo nobiliare del marito, e il promesso sposo accresce le sue finanze, provenienti dal patrimonio della sua futura moglie.

Il luogo nel quale Karen si stabilisce è il Kenia, dove intende dar vita a un’attività commerciale.

Ma il marito la precede, installando una piantagione di caffè, anche se il territorio pare non essere adatto a ospitare quel tipo di produzione.

Nonostante la convivenza fra i due non sia propriamente facile, Karen è felice di vivere in Africa.

Il Kenia suscita in lei nuovi entusiasmi, facendola innamorare di quei luoghi, che diventano i luoghi dove dare pace alla sua anima.

Condizione che le provoca uno stato emotivo di assoluto benessere.

Ma, a essere forte non è soltanto il legame che la donna realizza con quella terra difficile.

Anche con le persone che prestano servizio presso di lei, Karen stabilisce un’affinità, profonda e affettuosa insieme.

Il barone Blixen, in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale raggiunge il confine, al fine di prestare servizio per la madre patria.

Periodo, durante il quale Karen lo raggiunge per fornirgli cibo e farmaci.

Tornata alla fattoria, la scrittrice si accorge con grande rammarico che il marito le ha trasmesso una malattia venerea.

Sarà questo un episodio che decreta il declino del proprio matrimonio.

Costretta a tornare in Europa per curarsi, apprende con amarezza che la malattia l’ha resa completamente sterile.

Rientrata in Kenia, l’angosciosa vicenda la incita a dedicarsi ai bimbi del villaggio, insegnando loro a leggere.

Prodigandosi, forse, per sopperire all’impossibilità di diventare madre.

Dopo l’ennesimo tradimento del marito, Karen si vede costretta ad allontanarlo da lei.

A quel punto, grazie a un incontro, la vita della giovane donna subisce un cambiamento.

Si innamora di Denys Finch (Robert Redford), un cacciatore, che spinto da un’esigenza di assoluta libertà vive a stretto contatto con la natura.

L’amore che scaturisce dalla loro unione sarà comunque un amore vissuto in completezza.

Nonostante Denys non intenda legarsi a Karen con alcun tipo di vincolo.

Il suo spirito di indipendenza glielo impedisce, ed è in nome della sua libertà che continua a viaggiare a bordo del suo velivolo.

Anche se dopo ogni sua avventura, ritorna alla fattoria, per trovare amore e rifugio in Karen.

Purtroppo, anche quest’intesa subisce dei contraccolpi, dovuti a differenze e incomprensioni, che hanno la meglio sull’amore che lega i due.

“Mio Dio se il mondo fosse fatto come vorresti tu, l’amore non esisterebbe affatto.”

Dice Karen a Denys, nel momento in cui l’uomo decide di uscire per sempre dalla sua vita, dando spazio ai propri egoismi.

Mentre con ostinazione la donna continua a occuparsi della piantagione.

Anche se a causa di un violento incendio il raccolto va completamente distrutto, e ogni proposito di mantenere in piedi l’attività viene vanificato.

Dopo aver messo in vendita tutto ciò che le appartiene, con un macigno al posto del cuore, Karen non vede altra soluzione che lasciare quel continente.

Continente che le ha restituito molto in termini sentimentali.

Abbandona così, a malincuore, i suoi amici indigeni e fa ritorno in Europa.

“Non è mai stato nostro, non è mai stato mio.”

Con queste struggenti parole il film giunge alla conclusione, lasciando lo spettatore commosso per le vicende raccontate attraverso un’eccellente regia.

Pellicola toccante, intrisa di sentimentalismo, ma non stucchevole, La mia Africa ricorda per certi aspetti alcune vecchie pellicole hollywoodiane.

Anche se racchiude in sé un qualcosa in più.

Karen non viene descritta come la viziata ragazza europea, che affetta dal “mal d’Africa”, cerca un ulteriore svago ad una vita inutile.

È personaggio positivo, nella misura in cui prende a cuore la sorte degli indigeni.

Stabilendo con loro una rara empatia, oltre a offrirgli un’opportunità di riscatto dalla condizione di povertà.

 

Kolossal eccellente, dalla fotografia esemplare, offre una quinta spettacolare del territorio africano, come raramente si è potuto godere in altre pellicole.

Film dal ritmo tranquillo, i personaggi sono plasmati con cura e inseriti nella realtà cinematografica che gli appartiene.

Costellato da attori di notevole valenza interpretativa, il film ha ricevuto numerose testimonianze positive.

Tali che gli hanno permesso di riscuotere diversi Oscar, distribuiti fra regia, sceneggiatura, fotografia e colonna sonora.

Premiato inoltre con altri e prestigiosi riconoscimenti, fra cui il David di Donatello, nel 1986, per il miglior film straniero.

E per l’impareggiabile recitazione di Meryl Streep. Giudicata quale miglior attrice straniera.

 

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