Landline di Rainbow Rowell

Landline di Rainbow Rowell

Recensione di Elisabetta Corti

Landline

Georgie McCool non ha mai visto la neve. Ha superato i 30 anni, gran parte dei quali passati in California dove le condizioni atmosferiche non sono note per tale fenomeno.

Nonostante, ad anni alterni, passi una decina di giorni ad Omaha, città natale di suo marito Neal, il nevoso Nebraska ha sempre negato i morbidi fiocchi alla vista di Georgie.

Mancano pochi giorni a Natale, Georgie è in procinto di partire di nuovo per il Nebraska con Neal e le bambine, ma il suo sogno di sceneggiatrice si sta per esaudire. Una emittente privata ha acquistato i diritti di una sit-com scritta a 4 mani con l’amico di sempre, Seth.

Georgie deve rimanere a casa a scrivere la sceneggiatura dettagliata e non passerà il Natale con la famiglia: torna a casa con la sola idea fissa  che Neal capirà, come sempre. Neal deve capire.

Ma Neal, questa volta, non capisce. Parte con le bambine all’alba del giorno seguente, e non degna Georgie di uno sguardo o di un saluto.

Mentre Georgie si nasconde dietro bugie che lei stessa si racconta, la situazione reale è abbastanza chiara. Neal ha lasciato Georgie al culmine di una situazione insostenibile e a causa dell’onnipresenza di Seth e l’invadenza del lavoro.

Con un iPhone perennemente scarico e l’incapacità di gestire l’idea di essere stata lasciata, Georgie si rifugia a casa di sua madre. E cerca ansiosamente di contattare Neal e chiarire, capire, tornare a respirare.

Ma Neal sembra irraggiungibile e Georgie, presa da disperazione, torna nella sua vecchia camera da letto ed attacca il telefono fisso giallo della sua adolescenza. Pur sapendo che ad Omaha è ormai notte inoltrata, Georgie chiama Neal che finalmente risponde.

Ma chi è questo Neal che sta parlando con Georgie? Cos’ha di strano? Non ci mette troppo tempo Georgie a capire chi sia.  È il Neal che 15 anni prima l’aveva lasciata, senza un reale motivo.

Neal che per giorni non si era fatto vivo, ma si era presentato a casa di Georgie la mattina di Natale. Guidando per 36 ore, era arrivato per chiederle la mano.

Dopo un iniziale momento di smarrimento, Georgie decide di accettare questa condizione fuori dal normale e comincia un viaggio a ritroso nella sua vita. Può essere l’occasione per riparare agli errori, o per perdere tutto.

Il filo conduttore del libro è chiaramente la crisi di una coppia, che si fa strada lentamente tra la routine e la perdita delle sfumature dell’amore.

Il libro è uno “sliding doors” al contrario, dove la protagonista è forzata a rivedere il suo passato, con le fatiche ed i successi, con i sorrisi e le lacrime.

Non è un asettico rapporto su rimorsi e rimpianti. È piuttosto un invito a ricordare di chi ci siamo innamorati e perché, a riscoprire chi siamo e con chi stiamo. Georgie e Neal sono totalmente imperfetti. Lei estroversa e rumorosa, incapace di gestire la propria vita al di fuori del lavoro. Lui introverso e silenzioso, nell’ombra, i suoi sentimenti a volte indecifrabili. Eppure Georgie e Neal sono fatti l’uno per l’altra, ma il loro amore sembra sepolto sotto doveri e mancanza di tempo.

Il tuffo nel passato è una spolverata netta, che però potrebbe anche tramutarsi in un disastro. Al di sotto di tutta quella polvere, potrebbe non essere rimasto più nulla.

Un buon libro che sì, fa riflettere, ma non lascia il lettore a secco di sorrisi e anche qualche risata. Un libro che reca con sé la neve come sottofondo di tutta la storia. A mio parere, trova anche un ottimo compromesso tra magia e credibilità.

Al momento della stesura della recensione, il libro è disponibile solo in lingua originale (inglese).

Puoi acquistare il libro qui.

Titolo: Landline
Autore: Rainbow Rowell
Editore: Orion
Anno: 2015

 

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