L’età forte di Simone de Beauvoir

L’età forte di Simone de Beauvoir

Recensione di Elisabetta Corti

L'età forte

Mi abbandonavo cosí interamente ai miei desideri, ai miei piaceri, che non mi restava niente di me da sprecare in vani desideri.

Parigi, troviamo una giovane Simone trasferita e libera dai vincoli familiari. Nelle prime pagine è d’impatto il desiderio di questa giovane donna di avere uno spazio a sua disposizione. L’eccitazione nell’acquistare pochi oggetti per personalizzare la sua stanza, segnano il distacco di Simone dalla vita di fanciulla a quella di adulta, così come le dettagliate descrizioni dell’abbigliamento.

Da insegnante, Simone si crea una routine che la fa sentire libera.

Fa capolino anche la sua relazione con Sartre, ed in maniera molto pacata e quasi asettica, i due giovani si affrancano dalle opposizioni della famiglia di Simone.

L’età forte è il secondo dei quattro libri dedicati all’autobiografia di Simone de Beauvoir, dopo Memorie d’una ragazza per bene. Per gran parte di questo secondo volume (direi più della metà delle pagine ad esso dedicate), Simone narra tutto ciò che è stato necessario per costruire la donna che è diventata.

Simone e Sartre conducono una vita da bohémienne con il piccolo circolo di amici che si costruiscono man mano che scorre il tempo nella capitale francese. Non sembrano eccessivamente preoccupati del futuro, sembrano adagiarsi sul lento scorrere del tempo e della vita.

Entrambi i personaggi sono ancora solo le basi di quelli che sono poi stati consegnati alla storia.

Simone in particolare, in questo periodo della sua vita è molto concentrata su una visione filosofica della vita. Crede infatti che la vita possa essere compresa solo attraverso i propri sensi ed una sorta di pensiero superiore. In alcuni punti del libro, sembra che Simone si estragga dal gruppo sociale a cui appartiene, come se vedesse la propria vita dall’esterno.

La sua relazione con Sartre è molto aperta. Egli stesso chiarisce con Simone la necessità di avere incontri – fossero essi di carattere fisico o intellettuale – con altre donne. Dichiara inoltre le sue intenzioni di viaggiare in solitudine, incontrandosi in determinati luoghi dopo lunghi periodi.

E’ proprio la parte dei viaggi di Simone de Beauvoir forse quella che più ci riporta alla sua vera essenza.

Parte sola o con Sartre, per lunghi viaggi in Europa e nord Africa. Le descrizioni dei luoghi visitati sono formidabili, così come le modalità di viaggio, che richiamano quelle più moderne “zaino in spalla”. La loro essenza comincia a librarsi nell’aria, così come nella descrizione dell’intimo rapporto che i due instaurano con l’amica Olga.

Fino allora mi ero preoccupata di arricchire la mia vita personale e d’imparare a tradurla in parole; a poco a poco avevo rinunciato al quasisolipsismo, all’illusoria sovranità dei miei vent’anni; avevo acquistato il senso dell’esistenza altrui; ma la cosa che più contava per me erano i miei rapporti personali con gli individui presi uno a uno, e desideravo aspramente la felicità. D’un tratto la Storia mi cascò addosso e scoppiai: mi ritrovai sparpagliata ai quattro angoli della terra, legata con tutte le mie fibre a tutti e ciascuno. Idee, valori, tutto fu sconvolto; la felicità stessa perse la sua importanza.

Oltre la metà del libro, Simone de Beauvoir si trova improvvisamente di fronte ad una trasformazione. L’avvento della guerra civile spagnola, seguita dallo scoppio della seconda guerra mondiale, le danno una grande scossa.

Da questo momento, Simone de Beauvoir comincia ad interessarsi alla politica. Sente – come non le è mai successo prima- la separazione dall’uomo che ama e la disperazione per gli amici che sono stati chiamati a combattere.

Vi è una sostanziale presa di coscienza, Simone comincia a vivere la propria vita da protagonista e non più “super partes”. Da questo momento in poi abbandona il concetto di felicità individuale per dedicarsi quello della collettività.

L’età forte di Simone de Beauvoir, è una lettura complessa. Personalmente penso di aver fatto l’errore di leggerlo come prima opera non cominciando dal primo. Le settecento pagine che lo compongono mi hanno a volte lasciata perplessa a causa del mio digiuno di Simone de Beauvoir fino ad ora. Pure essendo un mattone essenziale nella costruzione della sua biografia, non lo consiglierei come prima opera perchè vi è il grande rischio di non aprezzarlo nella sua intierezza.

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Titolo: L’età forte
Autore: Simone de Beauvoir
Editore: Einaudi

 

 

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