“Jane Austen. Breve ritratto biografico”

“Jane Austen. Breve ritratto biografico”

di Ilaria Biondi

Contest Donne ieri e oggi – Donne che fanno la storia

Jane Austen

Inauguriamo la nuova rubrica di Cultura al Femminile dedicata a grandi Donne del passato e del presente con la figura di Jane Austen, che da un sondaggio effettuato su Letteratura al Femminile è risultata essere la più votata dagli utenti.

“Dubito mi sia possibile nominare un altro scrittore impostante la cui oscurità personale fosse più completa”

(James Edward Austen-Leigh, parlando della zia Jane Austen)

L’estrema riservatezza con la quale Jane Austen preserva il proprio anonimato durante la sua esistenza peserà a lungo sul suo destino postumo di scrittrice.

Per buona parte del XIX secolo ella soffre infatti di un generale oblio, essendo conosciuta e stimata solo da una ristretta cerchia di lettori.

A onor del vero, la Biographical Note of the Author, pubblicata nel 1818 come prefazione ai romanzi Northanger Abbey (L’abbazia di Northanger) e Persuasion (Persuasione)[1] e curata dal fratello Henry, apre una piccola breccia in questa solida cortina, portando per la prima volta ufficialmente allo scoperto il nome di Jane in relazione ai suoi romanzi.

Jane Austen

Bisogna però attendere il 1869, quando il nipote James Edward Austen-Leigh dà alle stampe la prima, vera biografia della scrittrice, il Memoir of Jane Austen.

Questo testo suscita infatti presso un più vasto pubblico un grande interesse nei confronti della sua opera e del suo universo.

Interesse che, negli anni a venire, cresce senza più arrestarsi.

Per quanto questi due testi giochino un ruolo cruciale (il secondo, soprattutto) nel ridestare la curiosità di lettori e studiosi nei confronti dell’opera di Jane Austen, è altrettanto vero che essi gettano scarsa luce sulla sua personalità, affidatasi quasi esclusivamente alle lettere indirizzate alla sorella Cassandra.

Missive per buona parte distrutte da quest’ultima, nel tentativo di preservare la memoria di Jane da atteggiamenti di morbosa curiosità e da sgradevoli speculazioni.

A tutt’oggi pertanto la figura di Jane Austen rimane avvolta da un’aura di mistero e le informazioni in nostro possesso sono relativamente poche.

Fatte salve queste premesse, e in attesa di scoprire più da vicino il suo universo e i suoi personaggi in questo mese di dicembre a lei dedicato in Cultura al Femminile, cerchiamo ora di tratteggiare un breve ritratto di una delle penne più felici della letteratura di lingua inglese.

Di una scrittrice che cattura sulla pagina luci e ombre dell’esistenza femminile in una società di due secoli fa, desiderosa di aprirsi al nuovo ma saldamente ancorata su posizioni patriarcali.

E Jane Austen sa farlo con ironia.

Lucido disincanto.

Acume.

Compassione e scrupolosa precisione.

Mai mese fu più azzeccato, se consideriamo che Jane Austen è nata proprio in dicembre, il giorno 16 del 1775 a Steventon, nello Hampshire.

Jane Austen

Ben poco conosciamo dei suoi primi anni di vita, se non che all’età di sette anni Jane lascia la famiglia e viene affidata a Mrs Cowley, incaricata di darle un’istruzione.

Esperienza di breve durata, forzatamente interrotta a seguito di una grave epidemia di tifo che ne mette a repentaglio la vita.

Dal 1785 al 1786 ella frequenta con Cassandra la Ladies Boarding School di Reading di Mrs. La Tournelle.

Qui studia con profitto francese, danza, teatro, musica e si dedica anche ad attività pratiche tipicamente femminili come il cucito e il ricamo.

L’istruzione delle due fanciulle prosegue poi tra le mura domestiche.

Se ne incaricano il padre, Reverendo George, che mette anche a loro disposizione la sua nutrita biblioteca, e i fratelli Henry e James.

I primi tentativi di scrittura risalgono a questo periodo.

Si tratta di brevi pezzi di tono comico, molti dei quali rimasti incompiuti.

Testi che nascono senza alcun intento di pubblicazione[2], redatti per il divertimento dei familiari e destinati a essere letti ad alta la voce la sera, attorno al camino.

Questi scritti acerbi corrono in parallelo con la partecipazione di Jane alle rappresentazioni teatrali allestite da familiari e amici, attività che sviluppa il suo senso del comico.

Nel 1792, all’età di 17 anni, Jane fa il suo debutto ufficiale in società.

Alta e slanciata, è una fanciulla molto graziosa, seppure non di una bellezza canonica.

Ella si dedica alle attività tipiche delle fanciulle della sua età e condizione sociale (la famiglia appartiene alla gentry).

Frequenta la chiesa.

Si reca in visita a parenti e amici.

Suona il pianoforte.

Partecipa ai balli mensili a Basingstoke.

Legge e, naturalmente, scrive.

Maturando gradualmente la decisione di dedicarsi alla scrittura con serietà e dedizione.

Le opere che compone a partire dal 1793 sono infatti maggiormente strutturate, più lunghe e complesse.

Dopo Lady Susan (verosimilmente composto tra il 1793 e il 1795) nel 1795 scrive un altro romanzo epistolare, Elinor and Marianne.

L’anno successivo si cimenta con First Impressions, che costituisce la versione originale di Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio).

Jane Austen

Il padre di Jane è fiero della figlia e crede profondamente nel suo lavoro di scrittura.

Si premura pertanto di inviare il manoscritto di First Impressions a un editore di Londra, tentativo che purtroppo non va a buon fine.

Jane Austen però non si scoraggia, continua a lavorare alacremente e rielabora Elinor and Marianne, mettendo a punto il romanzo oggi conosciuto come Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento).

Nel 1798 inizia il nuovo romanzo Susan (diventato poi Northanger Abbey), che avrà vicende editoriali alquanto complicate.[3]

Il 1800 è un anno di svolta.

In seguito alla decisione del padre di lasciare il proprio ministero, la famiglia si trasferisce a Bath, che all’epoca è un centro mondano e turistico alquanto reputato.

Seppur affascinata da Lyme Regis e dalla campagna circostante, gli anni nella cittadina del Somerset non sono particolarmente lieti per Jane Austen, che risente del distacco da Steventon e dalla casa natale.

La situazione personale si fa ancora più difficile nel 1805, dopo la morte improvvisa del padre.

La tragedia precipita Jane, Cassandra e la madre in grandi difficoltà finanziarie e costringe le tre donne a una certa instabilità abitativa.

Solo nel 1809 la loro condizione subisce un miglioramento, in seguito al trasferimento in una piccola dimora conosciuta come Chawton Cottage, messa a disposizione dal fratello Edward.

Jane Austen

La vita a Chawton Cottage è più tranquilla e raccolta.

Le visite sono di gran lunga meno frequenti e Jane si dedica prevalentemente alla lettura e alla scrittura, ottenendo i primi, meritati successi, che lusingano la sua autostima e le garantiscono anche un certo profitto.

Sense and Sensibility viene dato alle stampe nel 1811.
Pride and Prejudice nel gennaio 1813.
Mansfield Park nel 1814.
Emma, l’ultimo romanzo pubblicato mentre Jane è ancora in vita, esce nel gennaio del 1815.

Jane Austen

Come abbiamo già avuto modo di osservare, tutti i romanzi della Austen sono pubblicati in forma anonima. 

Il fratello Henry tuttavia, che tanta parte ha nel suo percorso letterario ed editoriale, quando parla dei suoi romanzi nei salotti londinesi non può fare a meno di svelare l’identità dell’autrice e di lodarne le qualità.

Dopo la pubblicazione di Emma, Jane Austen mette mano al nuovo romanzo, The Elliots, che vedrà la luce dopo la morte della scrittrice, col titolo di Persuasion (Persuasione).

Redige anche i primi dodici capitoli di Sanditon, opera rimasta incompiuta a causa dell’acutizzarsi della malattia, a partire dai primi mesi del 1816.

Quella malattia sulla quale si sono fatte numerose ipotesi senza che sia possibile stabilire con certezza di cosa si trattasse e che, il 18 luglio 1817, la conduce alla tomba.

A soli 42 anni.

Jane Austen e l’amore

Come la sorella Cassandra, anche Jane non si sposerà mai.

La sua vita sentimentale rappresenta uno dei tanti aspetti lacunosi della biografia austeniana.

Dai dati a disposizione si ha notizia di due figure maschili, che attraversano l’esistenza di Jane, seppur in modo fugace.

La prima è quella di Thomas Langlois Lefroy, un giovane avviato alla carriera di avvocato, che soggiorna a Steventon tra il dicembre 1785 e il gennaio 1786.

Il ragazzo viene allontanato dalla cittadina per scoraggiare un possibile legame tra lui e Jane, essendo entrambi sprovvisti di sufficienti sostanze per potersi unire in matrimonio.

L’altra è quella di Harris Bigg-Wither, che nel 1802 chiede a Jane di sposarlo, ricevendo da lei una risposta positiva, dettata da amicizia e gratitudine.

L’indomani tuttavia Jane tramuta l’accettazione in rifiuto, perché con ogni probabilità incapace di rassegnarsi a un matrimonio senza amore.

C’è chi cerca di colmare le lacune e i buchi neri con la propria fervida immaginazione, ipotizzando l’esistenza di diari perduti e i palpiti di un amore segreto, come fa Syrie James nel suo godevolissimo romanzo.

Chi invece preferisce attenersi alle fonti documentali e affidarsi alla lettura attenta, in chiave critica dei suoi romanzi condividendo, possiamo immaginare, il punto di vista di Attilio Bertolucci:

“Se Cassandra non avesse colpevolmente distrutto tante sue lettere, ne sapremmo molto di più.

Ma ci servirebbe? Non so.

I suoi libri, nella loro suprema oggettività, non offrono mai veri e propri spunti autobiografici, ma dimostrano chiaramente che chi li ha scritti, con tutto che ha accettato, senza una minima ribellione, la più comune delle esistenze, è uno spirito indomabile, volto alla ricerca più strenua delle verità del cuore, delle contraddizioni del costume e della morale borghese.”

Due percorsi, questi, molto diversi, ma che testimoniano in ugual misura della straordinaria vitalità di cui gode ancora, dopo più di due secoli, la figura di Jane Austen.

Sollecitando l’attenzione della critica letteraria e della ricerca accademica.

Ispirando il mondo del cinema, della televisione e della scrittura narrativa.

Suscitando l’ammirazione fervida e devota di cultori e appassionati (i Janeites).

E, non da ultimo, diventando un vero e proprio fenomeno di costume, come dimostra il florido e fantasioso mercato dell’oggettistica, che al nome dell’autrice di Orgoglio e Pregiudizio volentieri lega le proprie sorti.

“Profano” e frivolo se vogliamo, ma che personalmente trovo irresistibile…

Jane Austen

[1] Romanzi pubblicati postumi.

[2] Testi che verranno trascritti in tre volumi denominati dapprima Volume the First, Second, Third e solo successivamente Juvenilia (titolo, questo, con il quale vengono dati alle stampe).

[3] Il manoscritto viene acquistato dall’editore Crosby, il quale però non lo pubblicherà mai, finché Jane riesce a riscattarne i diritti nel 1816.

La sitografia relativa a Jane Austen è sterminata. Mi limito a indicare qui di seguito alcuni “must”:

http://www.janeaustensoci.freeuk.com/

http://www.austen.com/

https://www.janeausten.co.uk/

 http://www.jasit.it/

http://www.jausten.it/

http://www.antoniaromagnoli.it/write/il-salotto-di-miss-darcy/

2 commenti:

  1. Complimenti per l’articolo: interessante e esaustivo.!

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