Happy Birthday, Jane!

Happy Birthday, Jane!

di Ilaria Biondi

Contest Donne ieri e oggi – Donne che fanno la storia

 

Jane Austen

“ Il genio di Jane Austen ha come alleato la perfezione del gusto.

Per lei, lo stupido è stupido, lo snob è snob, perché si allontanano dal modello di sanità e di buon senso che ha in mente, e mostrano questa differenza senza possibilità di equivoco, anche quando lei ci fa ridere.

Mai, un romanziere si è servito di un più ferreo senso dei valori umani.

È mettendole in contrasto con una mira infallibile, un severo buon gusto, una moralità ferrea che lei evidenzia quelle deviazioni dalla cortesia, dalla verità, dalla sincerità che sono tra le cose più deliziose nella letteratura inglese.”

(Virginia Woolf)

Hanno tanto detto e tanto scritto di Jane Austen. E ancora oggi la donna e la scrittrice continuano a fare parlare di sé.

Con entusiasmo.

Passione.

Acume.

Dedizione.

Nel giorno in cui ricorre il suo compleanno, questo il mio piccolo omaggio per lei.

Lasciare parlare la sua, di voce. Attraverso le pagine dei suoi sei romanzi.

Questa la mia personale carrellata di citazioni, che non ha la pretesa di selezionare i passi più significativi, ma solo quelli che rispondono al mio gusto di lettrice.

Il ritratto della vivace ed entusiasta Marianne, in Ragione e sentimento:[1]

“La signorina Dashwood aveva la carnagione delicata, lineamenti regolari e una figura notevolmente graziosa. Marianne era anche più bella. La sua figura, se non corretta come quella della sorella, colpiva anche di più, avendo il vantaggio della statura; e il suo viso era così delizioso che quando, secondo il linguaggio corrente della lode, ella era definita una bellissima ragazza, la verità era meno offesa di quanto di solito non avvenga. Aveva la pelle bruna, ma così trasparente che l’incarnato ne acquistava uno splendore non comune; bei lineamenti, un sorriso dolce e attraente, e nei suoi occhi, che erano molto scuri, balenavano una vita, uno spirito, un fervore che non potevano esser visti senza un piacere vivissimo.”

Jane Austen

Come dimenticare lo straordinario incipit di Orgoglio e pregiudizio:[2]

“È verità universalmente ammessa che uno scapolo fornito di un buon patrimonio debba sentire il bisogno di ammogliarsi. Per poco noti che siano i sentimenti o le mire di un uomo di tal sorta, questa verità è così solidamente radicata nella mente delle famiglie circostanti, che subito, al suo primo apparire in una cerchia di vicini, egli viene considerato di diritto proprietà dell’una o dell’altra delle loro figliole.”

Jane Austen

O il narratore che entra in scena ed esterna le sue considerazioni sul romanzo, in Northanger Abbey:[3]

“[Catherine e Isabella] Si chiamavano per nome, camminavano sempre a braccetto, si appuntavano reciprocamente lo strascico per ballare e non accettavano di essere divise quando si formavano i gruppi danzanti; se una mattinata piovosa le privava di altri divertimenti, erano comunque risolute a incontrarsi, a dispetto dell’umidità e del fango, e se ne stavano rinchiuse a leggere insieme romanzi. Sì, romanzi: non adotterò infatti quell’abitudine ingenerosa e impolitica, così comune tra gli scrittori di romanzi, di degradare con la loro sprezzante censura quelle stesse opere il cui numero essi stessi stanno accrescendo, unendosi ai loro peggiori nemici nello stigmatizzare con i più roventi epiteti quelle opere e raramente permettendo perfino che siano lette dalla loro stessa eroina che, se accidentalmente prenderà in mano un romanzo, sicuramente ne sfoglierà le insipide pagine con disgusto. Ahimè! Se l’eroina di un romanzo non è sostenuta dall’eroina di un altro romanzo, da chi mai potrà aspettarsi protezione e rispetto? Non posso approvare un simile comportamento. Lasciamo che i critici letterari sparlino a loro piacere di queste effusioni della fantasia e all’uscita di ogni nuovo romanzo esercitino i loro vieti motteggi sul ciarpame che fa gemere i torchi. Non abbandoniamoci l’un l’altro: siamo un solo corpo ferito.”

 Jane Austen

La descrizione intrisa di ironia della “pregevole” Mrs. Norris, in Mansfield Park:[4]

“[…] Mentre Sir Thomas aveva fermamente deciso di essere il vero e consistente protettore della bambina prescelta, Mrs. Norris non aveva la benché minima intenzione di contribuire, anche solo in piccola parte, al suo mantenimento. Finché si trattava di camminare, parlare e progettare, era sempre piena di buona volontà e nessuno, meglio di lei, sapeva prescrivere agli altri la liberalità: ma il suo amore del denaro eguagliava il piacere che provava nel dar direttive, ed era altrettanto esperta nel risparmiare il proprio che nello spendere largamente l’altrui. Sposatasi con una rendita inferiore a quella che era stata solita aspettarsi, fin dal principio aveva ritenuto necessario attenersi alla più rigida economia, in seguito quella che era stata una misura prudenziale divenne oggetto di libera scelta e finì con l’appagare quel bisogno di concentrarsi su qualcosa che non trovava sfogo nella presenza dei figli. Se avesse avuto da provvedere al benessere di una famiglia sua, forse Mrs. Norris non sarebbe mai riuscita a fare dei risparmi. Ma non avendo preoccupazioni del genere, nulla si opponeva alla sua mania di frugalità o diminuiva l’intima soddisfazione di vedere aumentare anno dopo anno una rendita che il tenore di vita suo e del marito non aveva mai intaccato.”

“Jane Austen era innamorata di Emma Woodhouse…” (Sylvia Townsend Warner)

Eccola, Emma, nelle righe d’attacco dell’omonimo romanzo:

“Emma Woodhouse, avvenente, intelligente e ricca, con una casa provvista di ogni agio e un’indole felice, pareva riunire in sé alcuni dei migliori vantaggi dell’esistenza; ed era vissuta circa ventun anni nel mondo senza quasi conoscere dispiaceri o contrarietà. Era la minore delle due figlie d’un padre quanto mai affettuoso indulgente, e, in seguito al matrimonio della sorella, era rimasta padrona di casa assai per tempo. Sua madre era morta da troppi anni perché ella serbasse più d’una vaga memoria delle sue carezze, e aveva fatto veci di madre un’eccellente donna in qualità di governante, che per affetto s’era dimostrata poco meno d’una madre.”[5]

Jane Austen

Infine, il pezzo che dipinge con sottile, impalpabile malinconia il sogno infranto di Frederick Wentworth e Anne Elliot, in Persuasione:

“«Lui» non era Mr Wentworth, ex curato di Monkford, per quanto sospette potessero essere le apparenze, ma un certo capitano Frederick Wentworth, suo fratello, che, nominato comandante in seguito all’azione di San Domingo, e in attesa di una destinazione, era venuto nel Somersetshire, nell’estate del 1806, e non avendo più i genitori, aveva trovato una casa per sei mesi a Monkford. Era a quell’epoca un giovane notevolmente bello, molto intelligente, vivace e brillante. Anne era una ragazza molto graziosa, dolce, piena di buon gusto e di sensibilità. Sarebbero state sufficienti metà di queste attrattive perché lui non aveva niente da fare e lei quasi nessuno da amare: l’incontro di due persone così dotate non poteva fallire! A poco a poco fecero conoscenza e quando si conobbero bene s’innamorarono rapidamente e profondamente. Sarebbe difficile dire quale dei due avesse un concetto più alto dell’altro o chi dei due fosse più felice: lei nel ricevere le dichiarazioni e le proposte di lui, o lui nel vederle accettate. Seguì un periodo di felicità meravigliosa che però fu assai breve. Sorsero presto le difficoltà. Sir Walter, quando fu interpellato, pur senza negare il suo consenso o dire che non l’avrebbe mai concesso, con il suo stupore, l’evidente freddezza, l’assoluto silenzio, e la dichiarata decisione di non far nulla per la figlia, praticamente disse di no. Egli considerava molto degradante questa unione, e Lady Russell, sia pure con orgoglio più temperato e scusabile, la giudicò assai poco felice.”[6]

Jane Austen

E dopo essermi regalata un po’ di parole di Jane Austen, un po’ della sua saggezza, ironia e raffinatezza, vorrei coronare questa giornata di festeggiamenti concedendomi il lusso di sognare qualche altro regalino da farmi, in sua memoria…

Con questo freddo, i guanti, la sciarpa e le calze che riportano frasi dei suoi romanzi saprebbero scaldare al meglio le mie giornate invernali.

Volendo essere particolarmente vezzosa, potrei abbinarli ad accessori quanto mai femminili, come collane e ciondoli ispirati alle sue opere.

Mettendo un attimo da parte il mio lato più vanitoso e pensando ora ai miei momenti di scrittura, non posso non desiderare di avere l’astuccio portapenne “firmato” Emma, la carta da lettere e i cartoncini con illustrazioni di epoca Regency e citazioni austeniane.

Per coccolarmi durante le ore pigre di lettura, potrei bere tè versandolo da una teiera a forma dei suoi libri e accendere candele profumate con riprodotta la sua silhouette.

Mi basterebbe chiudere gli occhi un attimo per sentirmi già a Pemberley…

Ora dunque non mi rimane altro che saccheggiare qualche bel negozio on-line.

Se anche voi non resistete alla tentazione, potete cominciare con lo sbirciare qui…

http://libreriamo.it/acquistiamo/20-oggetti-da-avere-se-sei-una-fan-di-jane-austen-parte-1/

http://libreriamo.it/acquistiamo/20-oggetti-da-avere-se-sei-una-fan-di-jane-austen-parte-2/

E intanto, Happy Birthday, Jane!

[1] Jane Austen, Ragione e sentimento, Milano, BUR, 1996, p. 61 (Traduzione di Beatrice Boffitto Serra)

[2][2][2] Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, Milano, BUR, 1982, p. 39 (Traduzione di Maria Luisa Agosti Castellani)

[3] Jane Austen, L’abbazia di Northanger, Roma, Newton Compton, 1994, pp. 39-40 (Traduzione di Elena Grillo)

[4] Jane Austen, Mansfield Park, Milano, Garzanti, 1983, p. 8 (Traduzione di Simone Buffa di Castelferro)

[5] Jane Austen, Emma, Milano, Garzanti, 1999, p. 1 (Traduzione di Mario Praz)

[6] Jane Austen, Persuasione, Milano, BUR, 1996, pp.64-65 (Traduzione di Giulietta Cardone Cattaneo)

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