“Caro Gesù Bambino” di Elvira Rossi

“Caro Gesù Bambino” di Elvira Rossi

Contest Lettere al Femminile

Caro Gesù Bambino

Caro Gesù Bambino,

sta per arrivare il tuo compleanno e mi preparo a festeggiarti. Però in verità non so se essere contenta o meno. Sono indecisa. Ho bisogno di riflettere un po’. Quando sarò meno confusa, ti informerò.

Al passato devo cercare di non pensare, mi vengono in mente tanti dei tuoi compleanni, vissuti nell’infelicità. Sì, certo, lo so che non è colpa tua. In verità, ci sono stati anche quelli sereni, però non sono tanti.

Adesso devo occuparmi del presente. Vorrei essere contenta, non perché sia d’obbligo esserlo, ma solo perché è piacevole possedere una manciata di gioia. E per essere felice, cerco di concentrarmi sulle cose belle, penso alle persone care che stanno bene e questa idea porta in alto il mio morale.

Vuoi sapere come ti festeggerò la sera del 24 dicembre? Sei curioso come tutti i bambini! Però questa domanda impertinente, non avresti proprio dovuto farmela!

La Vigilia di Natale abbasserò le tapparelle, nessuno dovrà vedere la luce accesa, perché mi vergogno un pochino. Non voglio che gli altri sappiano che sono sola. Non risponderò al telefono, il volume del televisore sarà bassissimo. Infilerò un paio di calzini di lana e camminerò senza scarpe, per non far rumore. I miei passi dovranno essere lievi e non si dovranno sentire. Tutti mi devono immaginare felice a festeggiare con i miei parenti più prossimi.

Per la Vigilia mi regalo sempre qualche libro speciale di favole o di racconti di Natale. Mi piace leggere al caldo, sotto le coperte, e sognare un Natale con le luci e il suono delle zampogne, come quelle che sentivo quando ero piccolina.

Gesù, cerco sempre di allontanare i pensieri tristi, ma di tanto in tanto qualche immagine fastidiosa comunque in testa mi torna e poi mi tocca buttarla via, perché è Natale e voglio essere contenta pure io.

Gesù, ti ricordi quella volta, quando alla cena di Natale, dietro i vetri appannati degli occhiali, piangevo e nessuno se ne accorse? E quell’altra volta, quando “quella persona” mi ha fatto sedere in fondo alla tavola e non mi ha mai rivolto la parola, neppure per dirmi Buon Natale?

Non lo avranno fatto apposta, forse non mi vedevano.

Caro Gesù, in fondo da soli non si sta poi così male! C’è il vantaggio che se piango, me ne accorgo io e mi posso soffiare pure il naso. Quando ci sono gli altri, non lo posso fare, perché si accorgerebbero delle mie lacrime e li disturberei. È giusto che gli altri si godano il Natale e io con il loro Natale non c’entro. Hanno ragione. Mica faccio parte della loro famiglia, io sono un’altra famiglia. Sono io e basta.

Caro Gesù Bambino

Stasera è la Vigilia di Natale. È arrivata. Sento i passi di quelli che mi camminano sopra, stanno festeggiando. Gesù mio! Ci sono i bambini, sento le loro voci, che bello! Mi fanno venire in mente i miei nipotini. Come mi piacerebbe stare con i miei bambini!

Sì, Gesù, ho capito: non sono i miei bambini, dico così tanto per dire, solo perché il bene è quello. E poi, tu lo sai, i bambini sono di tutti e di nessuno.

Lo so, Gesù, niente è mio: la famiglia non è mia, i bambini non sono miei. E una volta me lo hanno detto chiaro e tondo. Ma io lo sapevo, solo che andavo di fretta e anziché dire “parenti stretti” dissi “famiglia”. Per usare una sola parola, mi sbagliai. Apriti cielo! Mi dovetti scusare. In fondo avevano ragione, io non faccio parte della loro famiglia.

Però mi hanno perdonata, adesso ci sto più attenta a parlare. Ho imparato: mi fermo, mi concentro e dico “parenti stretti”. Chissà perché, quando arrivo a questo punto del discorso, rischio sempre di confondermi. Mi viene da dire famiglia, come se facessi parte della loro famiglia, ma poi mi ricordo che la famiglia io non ce l’ho.

Nella vita c’è sempre da imparare e ho capito che pensavo cose sbagliate. Pensavo che riferendosi ai fratelli e ai loro figli, si potessero usare queste parole. Poi un po’ in ritardo ho capito che non sta bene. Hanno ragione loro. La famiglia è quella che sta all’interno dei muri di casa e chi è fuori non ne fa parte.

La famiglia sono io. Questa cosa mi piace pure, è anche un po’ bella, però è anche un po’ brutta.

Caro Gesù Bambino

A proposito di bambini, Gesù, ti ricordi di quel Natale di tanti tanti anni fa? Ero a pranzo da un’amica. Che dolore! La stanza, dove si mangiava, confinava con l’appartamento dei miei “parenti stretti”. Le pareti combaciavano e io sentivo le loro voci e soprattutto sentivo la voce della mia adorata nipotina. Quel pranzo per me fu un tormento, avrei voluto abbattere quel muro e stare con la mia nipotina e i miei parenti più stretti.

Quel muro, che separava le stanze da pranzo di due diversi appartamenti, c’era già mille anni fa e c’è ancora. Quel muro mi perseguita, me lo trascino dietro da una vita. Mi sembra di essere una lumaca, che è condannata a trascinare sulle spalle la propria casa.

Ho fatto tanti tentativi per abbatterlo, ma c’è una persona, in verità una sola, che non vuole proprio abbatterlo. Lo vuole e basta. Eppure credimi, mi sono impegnata fino in fondo, ma non ho avuto alcun risultato. Prima mi stordivo a furia di pensare, pur di darmi una spiegazione.

Pretendevo di capire, cercavo una ragione, per correggermi. Pensavo: se ho fatto qualcosa di male, giuro che non lo faccio più.

Se le avessi fatto qualcosa, le avrei chiesto scusa, e la questione si sarebbe risolta. Ma il guaio grosso è che non le ho fatto nulla e allora non saprei proprio che inventarmi, per scusarmi.

Ecco, potrei scusarmi di esistere. Ma non è colpa mia, Gesù. Non ho chiesto a nessuno di essere qua. Mi ci hanno voluto gli altri e io mi sono dovuta adattare.

Caro Gesù Bambino

Gesù, ti assicuro che è proprio così, come ti racconto.

Tu lo sai che non ho fatto niente di male, per meritare di essere sempre esclusa. Gesù, puoi chiedere la conferma a tuo Padre. Lui sa tutto. È vero che siete sempre la stessa persona in tre, però il Padre è sempre il Padre.

Adesso mi sono arresa. Non mi faccio più domande. È inutile cercare una colpa che non trovo.

Quella persona non mi vuole e basta. È un po’ come quando uno odia un ebreo o un bambino nero. Che ti ha fatto? Niente! Eppure lo rifiuti. E io mi sento un po’ così. Sarà per questo che sono contro il razzismo. Il razzismo può vivere pure tra parenti stretti.

Eppure gli altri non mi vorrebbero escludere, perché mi vogliono bene. Però vince lei.

Io faccio finta di non dispiacermi, per non dare dispiacere a quegli altri, che mi vorrebbero accanto a loro. E cerco di fingere indifferenza.

Nella vita ci sono domande senza risposte e ho imparato ad accettare la realtà, che non si può cambiare.

Esistono dei casi di normale quotidianità così aggrovigliati, che neanche Freud e Jung insieme li sbroglierebbero.

Poverina, alla fine mi fa anche un po’ pena. Forse ha bisogno di sentirsi importante e cerca qualche occasione per esserlo. Se questa cosa la fa sentire bene, pazienza. Faccia pure. Tanto io sto bene anche da sola.

La solitudine a Natale non è poi tanto diversa da quella degli altri giorni. Ha lo stesso sapore, lo stesso profumo, lo stesso colore degli altri giorni.

Inoltre, a me non piacerebbe essere invitata, perché sono sola. Io accetto solo gli inviti di chi vuole me e la mia compagnia. La bontà di Natale non riesco proprio ad apprezzarla. Non ha alcun significato.

Chi mi ignora tutto l’anno, fa bene a escludermi pure a Natale.

Caro Gesù Bambino

Leggo, sotto le coperte, le fiabe di Natale, però continuo a distrarmi. Mi vengono in mente loro e li immagino seduti a tavola. I bambini avranno aperto i miei regali e mangiato i miei dolci? Saranno contenti? Tutti, grandi e piccini, amano la tradizione, per questo ogni anno tengono che prepari gli stessi dolci. Anche la mia assenza ormai è entrata a far parte delle tradizioni.

Caro Gesù Bambino

Gesù, credimi, non riesco neppure a provare rancore. Ehi, non ti illudere, Bambino mio! Non credere che sia buona o che per l’occasione della tua festa lo sia diventata. La verità è un’altra: sono stanca. Ho poco tempo e scarse energie. E non posso sprecarli per odiare. Sarebbe troppo faticoso! Preferisco soluzioni a basso consumo energetico.

Buon compleanno, Gesù, ti raccomando i miei bambini! Tu non ti arrabbi, se dico i miei bambini? Nooo! Che bello! Allora, quando parlo con te, dirò sempre i miei bambini. Resterà un segreto tra te e me. Sst sst…!

Emilia

Caro Gesù Bambino

Questa volta ho giocato, improvvisandomi ghostwriter. Ho infatti prestato la mia penna a un’amica, che ha voluto raccontarmi qualcosa di sé. Ho scelto un registro linguistico intimo – confidenziale, per non disperdere la spontaneità di chi si è espresso attraverso una sorta di confessione. Spero di essere riuscita a interpretare i suoi sentimenti.

Elvira Rossi

Caro Gesù Bambino

Maria Cristina Sferra

Maria Cristina Sferra, giornalista professionista e graphic designer. Insaziabile lettrice, scrive per lavoro e per passione. Autrice indipendente, ha pubblicato il romanzo “A mezzogiorno del mondo (una storia d'amore)”, la silloge poetica “Il soffio delle stagioni”, la raccolta di racconti rosa "L'amore è una sorpresa".

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