Il trucco c’è ma non si vede. O delle piccole astuzie cosmetiche al tempo di Jane Austen

Il trucco c’è ma non si vede.

O delle piccole astuzie cosmetiche al tempo di Jane Austen

di Ilaria Biondi

Contest Donne ieri e oggi – Donne che fanno la storia

 

Jane Austen

Per ragioni destinate a rimanere imponderabili, un giorno non lontano sono stata catapultata in piena epoca Regency dalla macchina del tempo.

Lady Morris è la persona che ho avuto la fortuna di incontrare in quella bizzarra circostanza.

Ringrazio l’elegante Lady di aver sottratto un po’ del suo tempo prezioso alle quotidiane occupazioni per dedicarsi alla stesura di queste note, che a voi ora affido, onde farmi scoprire qualcosa di più della sua epoca.

* * *

Convengo con la mia amabile, quanto impertinente sorella Emily che la cena sostanziosa di ieri presso la dimora dei Clarke debba aver prodotto effetti deleteri sulla mia già febbrile immaginazione…

Come potrei altrimenti spiegare la visita ricevuta nottetempo da parte di una alquanto scialba e malvestita fanciulla, che farneticava cose bizzarre e che asseriva di appartenere a un’epoca lontana del futuro, nientemeno che all’anno 2016, e che mi chiedeva con insistenza e malcelata curiosità se fra le mie conoscenze annoverassi anche una certa… diamine, non mi ricordo il nome… ah, sì, ecco! una certa Jane Austen?

Di certo si trattava di un sogno!

Decisamente, quel delizioso cigno arrosto che ho ingollato con una malagrazia che poco si addice a una giovane lady, mi deve essere andato proprio per traverso.

Sarà bene che io usi più moderazione.

Al bando dunque i cibi troppo pesanti ma anche le letture troppo eccitanti.

Mi asterrò per qualche tempo dal divorare tutte quelle storie di fantasmi raccapriccianti che entrano in casa di soppiatto col favore delle tenebre.

Devo tuttavia ammettere che la strana visitatrice, per quanto abbia importunamente fatto capolino tra le cortine della mia stanza, non aveva affatto un aspetto spettrale.

Decisamente eccentrica, ma innocua.

E la sua richiesta, altrettanto inoffensiva.

Mi ha raccontato di avere una venerazione per questa Jane Austen, che a suo dire sarebbe una scrittrice (ohibò, che attività riprovevole per una signorina!), e vorrebbe conoscere più da vicino l’epoca nella quale ha vissuto, interpellando direttamente una sua contemporanea.

Che sarei io!

Non sono allora l’unica a vaneggiare…

A dire il vero, io di questa Jane Austen non ho mai sentito parlare, né tantomeno dei suoi romanzi. Vuoi vedere che questa cara ragazza mi ha, suo malgrado, svelato un segreto?[1]

Può darsi tutt’al più che io l’abbia incrociata a una serata danzante oppure a un concerto, di questa stagione Bath è così vivace e affollata!

Jane Austen

Per premiare la sua fiducia, non solo custodirò gelosamente questa rivelazione “scottante” quanto inconsapevole, ma accondiscenderò anche al suo volere, vergando qualche pagina per cercare di spiegarle in cosa consista di questi tempi l’arte della bellezza.

Mi auguro che le mie poche righe possano soddisfare la sua curiosità storica e al contempo sollecitarla a prendersi un po’ più cura di se stessa. Aveste visto che capelli, e che viso!

Ha farneticato di termini astrusi come mascara, piegaciglia, smalto per unghie, ombretto e fondotinta, ma temo che ignori bellamente le regole di base della vanità femminile, quella deliziosa fanciulla!

“Cara ammiratrice di Jane Austen,

come vi ho precisato durante il nostro inatteso e singolare colloquio notturno, non ho conoscenza della persona della quale mi parlate con tale grazia e devozione.

Accolgo tuttavia con profonda simpatia il vostro accorato appello e, in attesa di dedicare il mio tempo e le mie cure alla scelta dell’abbigliamento più consono al ballo di questa sera, volentieri sono a scrivervi questa lettera per trasmettervi le informazioni che tanto ardentemente desiderate.

Dovete sapere che ogni Lady che si rispetti, per quanto gusto possa avere, non si fa mancare di sbirciare i consigli che le riviste di moda dispensano con grande generosità.

Ognuna di noi sfoglia con avidità le pagine di The Lady’s Magazine, Lady’s Monthly Museum, Ackermann’s Repository, La Belle Assemblée, per essere sempre aggiornate sulle ultime novità.

Jane Austen

Dovete sapere che la nostra epoca celebra la sobrietà e la naturalezza.

Per fortuna, oso affermare!

Personalmente, non riuscirei ad adeguarmi all’uso ormai vecchio stile del “powder and paint”: non mi ci vedrei affatto con il viso di porcellana sbiancato dalla cerusa, su cui si stagliano il nero delle sopracciglia[2] e il rosso smagliante delle gote e delle labbra.

Così come trovo assolutamente lontano dai miei canoni di bellezza quei finti nei ricavati da pezzettini di stoffa nera (velluto, seta, taffeta) che le signore di qualche decennio fa applicavano sul viso anche per coprire imperfezioni della pelle o anche solo per vezzo e che conservavano in piccole scatole eleganti (denominate patch boxes).[3]

Al giorno d’oggi una simile mise è considerata pressoché deprecabile e viene a malapena tollerata nelle signore mature, che ad essa sono aduse, perché rappresenta un buon espediente per celare i tanto aborriti segni del tempo.

Un’altra categoria che ancora volentieri indulge a questo tipo di trucco sono le donne di dubbia reputazione.

Jane Austen

Capirete pertanto da sola che una giovane come me, desiderosa di conservare intatta la propria reputazione, si conformi attentamente alle prescrizioni dell’etichetta e guardi a questa moda ormai desueta[4] come a un costume da ricusare, nei suoi eccessi non privi di certa volgarità.

È bene sappiate inoltre che lo strato di cerusa applicato su viso e collo può avere effetti devastanti.

Le cronache narrano di donne avvelenate e condotte alla morte da prodotti nocivi!

Rammento che nella mia cerchia di conoscenze si parla sovente di una certa Mary Gunning, Countess of Coventry.

Una celebre bellezza di qualche decennio fa che perì giovanissima, a soli 27 anni, nel 1760 se la memoria non mi tradisce, per avere fatto un uso sconsiderato di cosmetici a base di ingredienti pericolosi.[5]

Jane Austen

La vanità, come la passione, impedisce sovente a noi donne di essere creature assennate…

Come vi dicevo poc’anzi, l’artificio e gli eccessi non rispondono più all’attuale ideale di bellezza.

Per noi oggi l’imperativo è la naturale gradevolezza di un incarnato chiaro e liscio, con un accenno leggero di rossore sulle guance e sulle labbra.

Il trucco c’è, ma non si vede! Voi però non ditelo a nessuno…

Talune si cospargono il viso leggermente con polvere a base di farina di riso o talco finissimo.

Le Ladies più all’avanguardia però prediligono prodotti dall’effetto più naturale, come il Pear’s Almond Bloom, che gli annunci sulle nostre riviste predilette indicano essere di origine completamente vegetale.

Il belletto sulle gote viene sfumato, onde ottenere un effetto meno artificioso.

Benché esso sia deprecato da un punto di vista sociale, molte di noi indulgono volentieri all’uso, seppur con parsimonia e delicatezza per non contravvenire alle regole del buon gusto.

Si può scegliere tra polveri dalla tinta rossa decisa, ma è possibile optare anche per colori più chiari.

Particolarmente in voga, come indicano anche le riviste, il Pear’s Liquid Bloom of Roses e il Rigge’s Liquid Bloom, che hanno una consistenza cremosa e sono conservati e venduti in graziosi vasetti.[6]

Le polveri rosse che sovente utilizziamo per conferire un leggero colorito alle guance, se mescolate con burro di cacao, cera d’api o midollo diventano un’ottima pomata per labbra, che conferisce un colorito rosato, nient’affatto volgare.

Qualche signora gradisce truccare anche gli occhi, di colore scuro, anche se personalmente non prediligo questo tipo di abbellimento, che rischia di sortire un effetto sgradevole.

C’è chi utilizza del sughero bruciato, chi le bacche di sambuco, chi mescola fuliggine e olio per ottenere una pasta spalmabile su ciglia e sopracciglia.

Ho la fortuna di avere occhi chiari, che la moda corrente predilige.

Per accentuarne la naturale trasparenza, sono solita praticare lavaggi oculari e applicare gocce.

Talvolta uso spargere un poco di polvere bianca ai lati delle palpebre, ma prestando attenzione a non eccedere.

Quanto alla foggia dei capelli, anch’essa è profondamente cambiata rispetto a qualche decennio addietro.

Le acconciature sontuose ed elaborate sono ormai un lontano ricordo, così come le parrucche incipriate con amido di riso e di patate.

Jane Austen

Molte signore oggigiorno portano i capelli corti sul davanti e li arricciano con “bigodini” di carta, che vengono indossati preferibilmente la notte.

C’è chi si affida alle cure di acconciatrici professioniste, chi invece incarica la propria domestica di provvedere ai propri capelli, soprattutto quando ci si prepara per un’uscita serale.

Jane Austen

Sappiate infine che le non più giovanissime Ladies hanno l’abitudine di coprire in parte i capelli con un cap, il che si rivela anche un comodo espediente per evitare di lavare e spazzolare la lunga chioma troppo di frequente.[7]

Questo è quanto mi sovviene.

Mi auguro di non avervi tediata oltremisura con le mie chiacchiere d’inchiostro e di esservi stata di qualche aiuto.

Non so se giungerete di nuovo a farmi visita, una di queste sere.

Mi premuro pertanto di lasciarvi queste carte sul mio tavolino, accanto al calamaio, in caso doveste passare in mia assenza.

Sarei lieta di rivedervi e di intrattenermi ancora un poco con voi, perché mi avete incuriosita con questa storia balzana del futuro e con la figura di questa presunta scrittrice che vive in queste contrade.

Se il caso non accondiscendesse a un nuovo incontro tra di noi, vi auguro ogni bene, cara fanciulla, e vi raccomando di prendervi cura di voi e della vostra bellezza, che di certo possedete.

Ben celata, ma di certo l’avete!

Ora non mi rimane che accomiatarmi, perché non posso fare attendere oltre la mia domestica, che ha pronto il mio abito di mussolina bianca.

Statemi bene ordunque, e buon ritorno nel vostro mondo lontano!

E un giorno, se i nostri cammini si incroceranno di nuovo, avrete spero la bontà di spiegarmi cosa sia quella diavoleria che risponde al nome di mascara!”

* * *

Lady Morris, accanto alla sua lettera, ha avuto la bontà di farmi trovare due brevi testi, che ben “fotografano” le preoccupazioni estetiche del suo tempo e che mi piace condividere qui di seguito con voi.

Il primo è l’eloquente advertisement della Gowland’s Lotion, inventata dal farmacista Gowland attorno al 1740 e che conosce una fama straordinaria:

“A pleasing Appearance

Ladies of the first fashion, from their own experience, recommend Mrs. Vincent’s Gowland’s Lotion as the most pleasant and effectual remedy for all complaints to which the Face and Skin are liable, by removing every kind of coarsness, eruption and unpleasant appearance, and rendering the skin clear, smooth and transparent; but the unexampled reputation of this Lotion having excited various imitations, it is particularly requested to ask for “Mrs. Vincent’s Gowland’s Lotion”, and see her name signed upon the label, on each bottle that is genuine.”

                       https://austenonly.com/2010/12/06/gowland-or-vincents-lotion/

La traduzione italiana, a cura di Annarita Tranfici e Valentina Avallone:

“Le donne di classe, dall’alto della propria esperienza, raccomandano la lozione della signora Gowland considerandola il rimedio più efficace e piacevole contro tutti i fastidi a cui il viso e la pelle sono soggetti. Il prodotto, infatti, elimina ogni ruvidità, eruzione cutanea ocolorito sgradevole, rendendo la pelle liscia, pulita e luminosa; a causa della fama senza precedenti di questa lozione – che ha conosciutonumerose imitazioni -si consiglia di ricercare il nome “Lozione della signora Gowland” sull’etichetta di ogni bottiglia per assicurarne l’originalità.”

In risposta alla cosmesi aggressiva della prima metà del Settecento,  che copre le imperfezioni anziché porvi rimedio, questa lozione è suscettibile di risolvere i più disparati problemi di pelle:

brufoli, tigna, lentiggini,  rughe ma anche il colorito troppo abbronzato (deprecabile all’epoca perché associato ai lavori all’aria aperta, appannaggio delle classi subalterne).

Essa rimuove infatti lo strato superficiale di pelle morta, permettendo così alla pelle di respirare riacquistando la sua naturale luminosità.

Se ne trova traccia anche nei romanzi di Jane Austen.

Mr. Elliot, uomo di grande vanità, convinto di essere un esperto in fatto di bell’aspetto, prova una sacrosanta repulsione per le lentiggini e si permette di consigliarla calorosamente a Mrs Clay, decantandone gli straordinari benefici:

“Nel corso della stessa mattinata, a Anne e il padre capitò per caso di restare da soli; lui cominciò a complimentarsi per il suo aspetto così migliorato; gli sembrava “meno magra nel personale e nelle gote; la pelle, la carnagione, molto migliorate, più chiare più fresche.

Aveva usato qualcosa in particolare?”

“No, nulla.”

“Solo la Gowland”, ipotizzò lui.

“No, proprio nulla..”

“Ah! ne era sorpreso”, e aggiunse, “Sicuramente non potresti fare di meglio che continuare così come sei; non potresti stare meglio, altrimenti raccomanderei la Gowland, il costante uso della Gowland durante i mesi primaverili. Mrs. Clay la sta usando su mio consiglio, e puoi vedere che effetto le abbia fatto. Puoi vedere come ha fatto sparire le sue lentiggini.”

(Jane Austen, Persuasione,

traduzione di Giuseppe Ierolli http://www.jausten.it/jarcp16.html)

In realtà, la lozione non contiene solo gli ingredienti naturali dichiarati negli annunci di vendita (mandorle amare e zucchero), bensì anche una piccola quantità di cloruro di mercurio, che effettua un peeling chimico sulla pelle, essendo tossico e corrosivo.

Questo non impedisce che la lozione Gowland continui ad essere venduta per decenni.

La fabbricazione delle lozioni e dei cosmetici più in generale è affidata non solo ai farmacisti, che fanno uso di prodotti chimici, ma conosce anche una produzione domestica di lungo corso, come testimoniano i ricettari dell’epoca.

Si pensi all’acqua di lavanda, utilizzata come tonico per il viso per le sue proprietà astringenti, ma anche come profumo,[8] o al Milk of Roses, una mistura di acqua di rose e olio di mandorle.

La rosa e la lavanda sono anche gli ingredienti di base, insieme al miele e alla cera, di balsami emollienti e lenitivi per labbra screpolate e rovinate.

Ecco a tal proposito la ricetta di cui Lady Morris mi ha generosamente fatto dono, forse nella segreta speranza che almeno le mie labbra possano rifiorire a nuova bellezza:

“Beaume à l’antique

This is a very fine cure for chopped lips. Take four ounces of the oil of roses, half an ounce of white wax, and haf an ounce of spermaceti; melt them in a glass vessel, and stir them with a wooden spoon; pour it out into glass cups for use.”

http://hair-and-makeup-artist.com/cosmetic-recipes-regency/

La traduzione italiana, sempre a cura di Annarita Tranfici e Valentina Avallone de La Bottega dei Traduttori, che ringrazio sentitamente per questa nuova e preziosa collaborazione:

“Questo rimedio delicato è ideale perla cura delle labbra spaccate. Prendete quattro once di olio di rose rose[9]  e mezza oncia[10] di spermaceti; fondete il tutto in un recipiente di vetro e mescolate con un cucchiaio di legno; per l’utilizzo, versate il composto in tazze di vetro.”

Sperimentate, sperimentate,

senza tema di essere avvelenate!

Jane Austen

[1] Jane Austen pubblicò i suoi romanzi in forma anonima, pertanto il suo nome come scrittrice, durante la sua esistenza, non era noto ai contemporanei.

[2] Le sopracciglia venivano sfoltite e annerite oppure era d’uso incollarvi sopra delle sopracciglia posticce ottenute con striscioline di pelle di topo.

[3] Talvolta questi patches potevano essere colorati e avere forme creative (stelle, uccelli, alberi…).

La moda voleva che se ne applicassero uno o due al massimo. C’era però chi, scivolando nel dubbio gusto, copriva l’intero volto con queste applicazioni posticce.

[4] Moda che detta legge nella prima parte del XVIII secolo e che comincia a decadere a partire dal 1780.

[5] Il mercurio e più ancora il piombo sono molto utilizzati nel campo della cosmesi del XVII secolo.

In epoca Regency si comincia ad acquisire una certa consapevolezza sul loro grado di pericolosità e a sostituirli con ingredienti innocui (come le verdure o gli insetti) o meno nocivi come ossido di zinco e gesso.

Mancando però una legislazione a garanzia della sicurezza dei prodotti cosmetici e della salute pubblica, ogni ingrediente è di fatto ammissibile.

[6] I pigmenti rossi possono derivare da sostanze sia tossiche, come il vermiglio, che naturali come il carminio o la radice di alcanna. Le sfumature più tenui si raggiungono mescolando questi pigmenti con il talco. Aggiungendo grassi o cere alle suddette polveri, come il burro di cacao o l’olio di balena, si ottiene una consistenza cremosa.

[7] Prediletto dalla stessa Jane Austen.

[8] Anche Jane Austen fa volentieri uso di acqua di lavanda, soprattutto della marca Steele, acquistata durante i soggiorni londinesi.

[9] Circa 110 grammi (NdT).

[10] 15 grammi circa (NdT).

http://hibiscus-sinensis.com/regency/cosmetics.htm

http://hair-and-makeup-artist.com/womens-regency-makeup/

http://hibiscus-sinensis.com/regency/skincare.htm

http://janeausten-herlifeandworks.blogspot.it/2016/02/gowlands-lotion-in-jane-austens.html

http://janeaustensequels.blogspot.it/2008/11/gowlands-lotion-boils-and-balls.html

http://www.regencyhistory.net/2013/03/headdresses-and-hairstyles-for-regency.html

https://www.geriwalton.com/cosmetics-of-georgian-and-regency-eras/

https://janeaustensworld.wordpress.com/2012/02/29/a-deadly-fashion-beauty-and-cosmetics-1550-1950-a-review/

https://www.janeausten.co.uk/cosmetics/

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