Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita

Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita

di Marina Fichera

La semplice vita di Kamala, fiera della sua cucina. A Ghale Gaun, Nepal

Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita se viveste in una casa in montagna, senza riscaldamento e infissi, né microonde o frigorifero, ma solo un piccolo focolare a scaldare la buia cucina. Senza morbidi letti bensì un tavolaccio con una ruvida coperta di lana ad accogliere le vostre stanche membra la notte;

Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita se la casa non avesse il vostro comodo bagno con cromoterapia nella doccia ma solo un gabinetto esterno e per lavarvi un rubinetto di gelida acqua in cortile;

Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita

se la mattina non doveste prendere la metropolitana per andare, sbuffando, in ufficio, ma se per lavorare doveste emigrare dal vostro paese e andare a fare il militare, perché la vostra genia maschile ha da sempre fatto così. O se foste donna e per lavorare doveste spezzarvi la schiena trasportando pietre lungo ripidi sentieri per costruire, tutte insieme, le nuove case del villaggio oppure per raccogliere i germogli della camellia sinensis per il tè;

Il cortile della casa di Kamala

Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita se la sera non ci fossero pizzerie, happy hour, cinema né tantomeno la televisione in casa ma solo poche chiacchiere con il nonno o con qualche vicino che si avventura per salutarvi e bere un tè e poi a dormire prima delle ventuno, che la giornata è stata lunga e faticosa;

Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita

se ogni mattina prima dell’alba, col caldo o il freddo, foste già fuori a lavorare, a pulire il cortile o con le mani nell’orto e poi, quando il sole inizia ad affacciarsi al nuovo giorno, poteste ammirare le maestose montagne himalayane che si tingono di rosa e arancio;

La catena himalayana all’alba

Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita se non aveste da aggiornare il vostro profilo facebook o twittare pensieri che in fondo non interessano neanche a voi. Se contasse l’essere e non l’apparire; se i pensieri si potessero trasformare in azioni reali e la vita – nel bene e nel male – fosse composta da cose autentiche e non da seghe mentali;

Vi siete mai chiesti come sarebbe la vostra vita

se non fosse stati così fortunati da nascere nell’opulento Occidente, dove avere l’ultimo modello di smartphone sembra una necessità vitale ma poi non sappiamo più far nulla di concreto e consumiamo più antidepressivi che spaghetti.

Ho passato solo due giorni a Ghale Gaun, in Nepal, dormendo e mangiando a casa di persone semplici, che fanno una vita dura, povera ma fiera, e che ci hanno dato tutto quello che possedevano e anche di più. Ma tornando a casa, ai frenetici ritmi cittadini, queste domande non riescono a uscirmi dalla testa.

Ogni volta che rientro da un viaggio torno con un  bagaglio colmo di emozioni, foto e domande a cui non riesco a dare risposta.

Per questo continuo a viaggiare.

Un commento:

  1. Chi è nato e vissuto nel benessere, senza dover faticare per procurarsi anche l’acqua da bere, non potrà mai porsi queste domande. Bisogna vivere sulla propria pelle certe situazioni di deprivazione per comprendere il valore delle cose ricevute senza aver fatto nulla per meritarle. Bisogna potersi confrontare con l’umanità dolente per domandarsi come si possa essere felici del vivere di poco o nulla in ambienti aridi, freddi, inospitali. Bisogna soffrire per carpire alla vita il segreto della felicità.
    Il viaggio è strumento di conoscenza, di crescita, di domanda sul senso della vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *