Le letture di Jane Austen

Le letture di Jane Austen

Di Romina Angelici

Nei suoi romanzi Jane ha parlato anche degli autori e delle opere preferite o comunque di quelle circolanti in casa e lette la sera a voce alta dal Rev. Austen. Nessuno in famiglia si vergognava di apprezzare quel genere letterario nuovo che era il romanzo; gli Austen si iscrivevano alle biblioteche circolanti proprio per poter essere aggiornati sulle nuove uscite, gustarli e commentarli insieme:

Io ho ricevuto una nota molto cortese da Mrs. Martin con la richiesta di abbonarmi alla sua biblioteca che apre il 14 gennaio e di conseguenza le ho dato il mio nome, o meglio il tuo. I soldi li mette la mamma[1].

Non che a casa fossero sforniti: quando si trasferiranno a Bath il padre dovrà sbarazzarsi dei suoi 500 volumi, che Jane aveva avuto a disposizione.

C’erano i grandi classici che facevano parte di diritto del bagaglio culturale minimo e che tali restavano indiscussi per tutti i familiari. Leggere le poesie di Cowper in salotto la sera significava attribuire loro tale ovvio riconoscimento: “La sera il babbo ci legge Cowper che ascolto quando posso”[2].

di jane austen

William Cowper

Se le poesie di Cowper fanno capolino qua e là, parafrasate ad esempio in una lettera a Cassandra[3]: “In questo momento sono sola in biblioteca padrona di tutto ciò che vedo”[4], l’immenso Richardson fu letto e riletto – Pamela, Clarissa, The History of Sir Charles Grandison. Quest’ultima opera fu addirittura ridotta a pièce teatrale, con il risultato di un condensato di ironia e arguzia ma anche di rispettosa familiarità che le faceva annotare sul calendario la data dell’anniversario di nozze di Lady L e Lady G ricordato come quello di amici reali[5].

Samuel Johnson era considerato dispensatore di massime utili, detentore di insegnamenti sul metodo empirico-scientifico e apostrofato e parafrasato simpaticamente: “Ma come il mio caro Dr. Johnson credo di essermi occupata più di idee che di fatti”[6], espressione che egli ebbe in una lettera del 1774 e fu riportata da Boswell nella sua biografia.

letture di jane austen

Samuel Richardson

Il primo a parlare delle letture di Jane Austen fu il fratello Henry nella prefazione dei due romanzi pubblicati postumi, intento a circoscrivere i suoi gusti e a precisare che “cambiava raramente opinione sui libri e sugli uomini[7]. Indubbiamente però lei stessa citò le proprie fonti. Ogni romanzo in realtà pare ispirarsi a un suo corrispettivo maggiore e la teoria sul pittoresco di Gilpin sembra aver prodotto il suo influsso sin dalle prime descrizioni di Amore e amicizia fino a Ragione e sentimento e poi Orgoglio e Pregiudizio.

Marianne trova compiutamente espressa la sua sensibilità romantica nei versi decantati di Cowper corrisposta dal passionale Willoughby.

Il titolo Orgoglio e Pregiudizio è stato tratto con tutta probabilità dal binomio ripetuto nell’ultimo capitolo di Cecilia, di Fanny Burney:

Tutta questa sfortunata faccenda […] è stata il risultato di orgoglio e pregiudizio […] Ma comunque rammentate questo: se all’orgoglio e pregiudizio dovete  le vostre disgrazie, il bene e il male sono così meravigliosamente bilanciati che all’orgoglio e al pregiudizio dovete anche la loro fine.

Frances Fanny Burney

Frances Fanny Burney

Fanny Burney era una delle autrici preferite da Jane Austen, citata innumerevoli volte nelle lettere e nei romanzi stessi e richiamata a metro di paragone dallo stesso Rev. Austen nella richiesta di pubblicazione di First Impressions indirizzata all’editore Cadell per indicare la lunghezza del manoscritto: “pressappoco quanto l’Evelina” o utilizzata come unità di misura del tempo i cinque volumi di Camilla:

Porgi i miei saluti affettuosi a Mary Harrison e dille che mi auguro che ogniqualvolta si affezioni a un Giovanotto, qualche rispettabile Dr. Marchmont possa tenerli lontani per Cinque Volumi[8].

Proprio del romanzo Camilla, Jane Austen e il padre sono stati i sottoscrittori, avendo scelto Fanny Burney di finanziare da sola, aprendo una sottoscrizione pubblica, l’uscita nel 1796 della sua terza opera (dopo Evelina e Cecilia). Nessuno dei tre romanzi fu letto senza profitto: se i personaggi di Evelina erano correntemente citati nella corrispondenza con Cassandra come conoscenze comuni, a Cecilia si deve anche, secondo Ellen Moers, l’ispirazione per il protagonista maschile di Orgoglio e Pregiudizio:

Con il suo nome di ascendenza normanna e le relative credenziali di antichità (il nome di battesimo è Fitzwilliam), con la sua grandiosa proprietà, completa di ritratti di antenati […] Sembra che la Austen abbia tolto di peso Darcy con tutta la sua rigida eleganza, da Cecilia di Fanny Burney che era uno dei suoi romanzi preferiti; e nel complesso della sua opera, Darcy rimane isolato (non creerà più un personaggio così) a ricordare la sua formazione settecentesca[9].

Maria Edgeworth

Maria Edgeworth

È questa scrittrice di romanzi a essere difesa apertamente in Northanger Abbey dove si compie una vera e propria rivendicazione di appartenenza alla categoria da parte della stessa Jane Austen:

io non adotterò quell’abitudine tanto poco diplomatica e meschina così diffusa tra i romanzieri, di svilire con la loro sprezzante censura proprio quelle pubblicazioni che loro stessi contribuiscono ad aumentare […] “Oh niente, è solo un romanzo!”, replica la giovane mentre depone il libro con affettata indifferenza o con momentanea vergogna: “È solo Cecilia, o Camilla, o Belinda[10].

Belinda è un romanzo di Maria Edgeworth, l’unica scampata ad una reiezione generale:

In realtà mi sono messa in testa di non farmi piacere nessun romanzo tranne quelli di Miss Edgeworth, i Tuoi e i miei[11].

Nel racconto giovanile, Catharine ovvero la pergola Jane Austen non mancava di citare, rendendole omaggio, un’altra scrittrice da lei apprezzata, Charlotte Smith (“usandolo come argomento per l’approfondimento della conoscenza tra Kitty – la protagonista – e Camilla – l’aspirante amica: “Avrete letto i romanzi della Smith, immagino?”[12]). Si trattava di un metodo da lei già applicato nella realtà, tant’è che di una ragazza incontrata ad un ballo scriveva:

Ci sono due qualità del suo carattere che sono gradevoli; vale a dire è un’ammiratrice di Camilla, e non mette il latte nel tè[13].

Charlotte Turner Smith

Charlotte Turner Smith

Ma non sempre la citazione è positiva: Catherine Morland crede di essere, autosuggestionandosi, l’eroina di uno dei romanzi gotici della Radcliffe offrendo l’opportunità all’autrice di mettere alla berlina tutta la produzione “tale of terror”. Northanger Abbey diventa il vero e proprio manifesto letterario della scrittrice: in esso convergono opinioni, citazioni, critiche relativi alle opere letterarie in voga all’epoca, una sorta di risposta satirica a tutti i generi di femminismo letterario che la Austen incontrava fra le sue contemporanee e le autrici precedenti[14].

Catherine Morland in realtà richiamava anche un’altra sua collega eroina: Cherubina in The Heroine di E. Staton Barrett:

io ho divorato il 3° vol di The Heroine e non mi pare che peggiori. È una deliziosa parodia, in particolare dello stile della Radcliffe[15].

Questo romanzo, recentemente tradotto da Giuseppe Ierolli[16], offre un curioso spaccato di quel genere sentimentale che già da adolescente Jane aveva scimmiottato e in cui si era cimentata. Sembra esservi una curiosa corrispondenza chiaro-scuro tra Catherine Morland e Cherry-Cherubina, entrambe senza alcuna caratteristica o predisposizione ad essere un’eroina ma decisissime a diventarlo: la seconda lo dichiara espressamente e lo ribadisce ripetutamente mentre la prima se ne autosuggestiona. Le enunciazioni programmatiche di apertura dei due romanzi (The Heroine e Northanger Abbey) sono solo apparentemente contrapposte: Catherine non aveva nulla di un’eroina e Cherry si proclama tale a dispetto di tutto e di tutti.

La contrapposizione è solo apparente perché il primo romanzo è in terza persona mentre l’altro è epistolare e scritto in prima persona.

Anche l’incipit di Emma ricalca quello di un altro romanzo, Delphine, di M.me de Genlis:

 Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un buon carattere, sembrava riunire in sé alcune delle migliori benedizioni dell’esistenza[17]

 Delphine era figlia unica, e un’ereditiera; di nobili natali bella d’aspetto e dotata di cuore e intelligenza.

Madame de Genlis

Madame de Genlis

Oltre ad essere molto simili per ritmo e stile, comune è la scelta nell’enunciazione dell’oggetto della storia che ha per protagonista una ragazza le cui doti naturali purtroppo sembrano messe in pericolo da un’educazione sbagliata[18]. Emma è stato altresì visto come la possibile rivisitazione di The Female Quixote di Charlotte Lennox, succedendo ad Arabella come quest’ultima a don Chisciotte, vittima ella stessa dei suoi errori di interpretazione della realtà. Emma era anche l’eroina di cui temeva il non apprezzamento generale ma di cui incassava giudizi lusinghieri e entusiasti. Mrs. Cage, un’amica di famiglia, scriveva:

Sono tutto il giorno a Highbury e non posso fare a meno di sentire che ho appena fatto un nuovo giro di conoscenze. Nessuno scrive con tanto discernimento e in modo così accattivante[19].

Come non essere d’accordo con Mrs. Cage?

Romina Angelici

Romina Angelici è laureata in Giurisprudenza e impiegata ma non ha mai dimenticato l’iniziale amore sbocciato sui banchi di scuola per la poesia.

Di formazione classica, accanita lettrice, adora Jane Austen e la letteratura inglese.

Ha collaborato con la rivista Ottocento Letterario e con il sito di comunicazione www.informazionetv, e ha pubblicato alcuni contributi sul sito Jasit.it; gestisce il blog ipiaceridellalettura.wordpress.com e collabora con la rivista Pink Magazine Italia. Vive in provincia, nelle Marche, su una collina sul mare, sposata, ha 45 anni, due figli, ama sia la tranquillità domestica sia viaggiare.

Il suo blog: https://ipiaceridellalettura.wordpress.com/

Note

[1] Jane Austen, Lettere, cit.,  L.14 di martedì 18-mercoledì 19 dicembre 1798, p. 56.

[2] Jane Austen, Lettere, cit.,  L.14 di martedì 18-mercoledì 19 dicembre 1798, p. 57.

[3] Jane Austen, Lettere, cit.,  L. 89 di giovedì 23-venerdì 24 settembre 1813, p. 336.

[4] Primo verso della poesia Verses supposed to be written by Alexander Selkirk di William Cowper.

[5] Dalla Prefazione di Beatrice Battaglia a Sir Charles Grandison, di Jane Austen, Editori Riuniti, Roma, 2011, p. XV.

[6] Jane Austen, Lettere, trad. Giuseppe Ierolli, cit.,  L. 50 di domenica 8-lunedì 9 febbraio 1807, p. 184.

[7] Henry Austen, Nota biografica sull’autore, trad. Giuseppe Ierolli, jausten.it, sez. “i memoir familiari”.

[8] Jane Austen, Lettere, cit.,  L. 5 di lunedì 5 settembre 1796, p. 32.

[9] Ellen Moers, Grandi scrittrici, grandi letterate, Edizioni di Comunità, Milano, 1979, p. 114.

[10] Jane Austen, L’Abbazia di Northanger, trad. Giuseppe Ierolli, jausten.it, sez. “romanzi canonici”, cap. V.

[11] Jane Austen, Lettere, cit., L. 108 di mercoledì 28 settembre 1814, p. 407.

[12] Jane Austen, “Catharine ovvero la pergola”, in Juvenilia, vol III, cit., p. 203.

[13] Jane Austen, Lettere, cit., L. 6 di giovedì 15-venerdì 16 settembre 1796, p. 33.

[14] Ellen Moers, Grandi scrittrici, grandi letterate, cit., p. 194.

[15] Jane Austen, Lettere, cit., L. 97 di mercoledì 2-giovedì 3 marzo 1814, p. 372.

[16] Eaton Stannard Barrett, The Heroine, trad. Giuseppe Ierolli, ed. ilmiolibro.it, Roma, 2014.

[17] Jane Austen, Emma, trad. Giuseppe Ierolli, jausten.it, sez. “romanzi canonici”, cap. 1.

[18] Ellen Moers, Grandi scrittrici, grandi letterate, cit., p. 330.

[19] Jane Austen, Opinions su Emma, trad. Giuseppe Ierolli, jausten.it, sez. “altre opere”.

 

3 commenti:

  1. Bellissimo ed esaustivo, grazie infinite

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