“La bambina con il fucile” di Susanna De Ciechi

“La bambina con il fucile” di Susanna De Ciechi

Recensione di Elvira Rossi

bambina

 “La bambina con il fucile” di Susanna De Ciechi sorprende il lettore, suscitando in lui emozioni e interrogativi.

È un libro, che rappresenta un regalo prezioso per se stessi, perché corregge vuoti e imperfezioni delle proprie conoscenze.

Dona pagine, che pur in forma romanzata favoriscono l’incontro con una realtà o ignota o malamente nota.

Pagine, che inducono a riflettere molto seriamente non solo sulla brutalità della guerra, ma sulle modalità dell’informazione in un mondo globalizzato, sulla persistente visione eurocentrica della storia, sulla debolezza della politica nella soluzione dei conflitti, sulla forza del volontariato.

Pagine, che suscitano un salutare senso di colpa, per non essere noi abbastanza attenti e partecipi alla sofferenza, che sentiamo distante.

Pagine, che possono scuotere una coscienza morale ancora viva e capace di rigenerarsi.

Chi si pone in un atteggiamento di ascolto, dopo aver viaggiato tra le parole scritte, sentirà che la propria interiorità non è più la medesima, perché si è arricchita di una diversa sensibilità.

La percezione della realtà sarà modificata dalla condivisione di esperienze, vissute e narrate con generosità da chi ha saputo porsi al servizio di una sofferenza dimenticata.

Letteratura, storia, giornalismo d’inchiesta convivono in questo libro, che merita una diffusione molto ampia.

Attraverso il romanzo entriamo nella storia di Paesi, che rischiano di essere oscurati dall’ombra di un’informazione, assoggettata alla discriminazione della notizia e governata da interessi politici e finanziari.

“La bambina con il fucile”,  accompagnandoci tra le guerre scordate, tra i bambini soldati, tra i bambini abusati, fa emergere stralci di verità, che solo un giornalismo libero d’inchiesta avrebbe potuto diffondere.

I dati, in merito ai bambini soldato, sono impressionanti ed evidenziano l’estensione di un fenomeno inammissibile.

Nelle aree geografiche, interessate da eventi bellici che si configurano come scontri di etnie e religioni, la tutela dei minori viene abbandonata dalle stesse istituzioni statali. Le guerre si combattono sempre più tra la popolazione civile e nei centri abitati. E i bambini sono le prime vittime.

Inoltre, secondo la logica perversa dell’odio, i bambini sono considerati anch’essi nemici oppure macchine da combattimento, come viene narrato nel libro di Susanna De Ciechi.

Le Organizzazioni Internazionali a tutela dei minori stentano a entrare in questi territori. Ed esiste il sospetto che il livello di attenzione e di coinvolgimento, espresso dagli Stati Europei e dalle maggiori potenze di fronte ai paesi in guerra, sia disomogeneo e proporzionato agli interessi, che ci sono da difendere.

Di alcune guerre si parla molto, di altre poco e altre addirittura vengono ignorate.

Esiste il dubbio che se la prima violazione provenga dagli stati in guerra, la seconda violazione sia esercitata dagli stati che vivono in pace.

Il libro disegna il quadro desolante della guerra civile tra Singalesi e Tamil, uno scontro di etnie e religioni. E i conflitti pervasi anche da motivi religiosi assumono sempre un volto di maggiore cattiveria, come se la legittimazione alla efferatezza scaturisse da una divinità, che al contrario, qualunque nome le si attribuisca, sicuramente fuggirebbe lontano da esseri così poco umani.

In casi simili non giova fare appello al concetto generico di umanità, perché il livello raggiunto di crudeltà  è così elevato da rendere inefficaci possibili richiami, che difficilmente potrebbero essere accolti da chi ha abbracciato la barbarie.

Nel romanzo gli elementi narrativi si trasformano in terribili rivelazioni, diventando testimonianza di fatti sconvolgenti.

A rendere più angosciosa e ripugnante la guerra civile è la partecipazione dei bambini soldato e tra questi, molti sono stati abusati in famiglia. A combattere con un’audacia incosciente sono proprio i minori, che provengono da esperienze familiari devastanti.

Sono bambini arrabbiati con quella parte di mondo, che li ha generati.

Nella lotta armata esprimono il malessere e il disamore per una vita, che già li ha respinti.

Sono bambini, che vanno incontro alla morte o finiscono chiusi nei riformatori, come se i responsabili di tanto orrore fossero loro.

La turpitudine dei bambini violentati in famiglia, nello Ski Lanka, appare così diffusa e frequente da renderla accettabile e farla rientrare nel labile regno di una normalità, codificata dal costume.

La storia di Pratheepa, la bambina con il fucile, è l’emblema del dramma dei minori, arruolati a forza, perché diventino soldato.

La vicenda toccante di questa adolescente alla fine sarà rischiarata dall’intervento di chi, superando lo stadio di un’inerte commozione, va costantemente alla ricerca di creature invisibili, per sollevarle da situazioni strazianti. Ma l’epilogo non è sempre confortante, come in questo caso, con la premessa che esistono patimenti che non potranno mai essere né risarciti né rimarginati.

Pratheepa, come tanti bambini,viene strappata con violenza alla sua vita tranquilla dalle Tigri Tamil e portata nella giungla a combattere contro i Singalesi.

Le viene insegnato l’uso delle armi. Il suo compito è chiaro: dovrà obbedire e uccidere.

Gli ordini vanno sempre eseguiti. Altrimenti muori tu.”

L’unica alternativa alla cieca accettazione è rappresentata dalle torture e dalla morte.

In Pratheepa l’istinto di vita s’impone, stravolgendo la normale quotidianità.

La ragazzina imparerà a convivere con un ambiente, che non ammette fughe, se non quella della mente.

“…lei apparteneva ancora alla vecchia vita, ordinata tra la casa e la scuola, e i suoi sogni restavano proiettati verso un destino normale.”

In certi momenti desidera la morte.

“Era meglio sopravvivere o morire subito e rinascere diversa, con un altro destino?”

Pratheepa sceglie la vita.

Combatte e uccide, per vivere.

A poco a poco si libera anche dei ricordi e apprende a soffocare le emozioni. Si estranea sempre più dal presente e dal mondo esterno, ma anche dal passato e persino da se stessa.

Aspira a trasformarsi in un semplice involucro, che chissà in quale anfratto inaccessibile ha ricacciato pensieri e sentimenti, zittiti dalla voglia di vivere.

Aveva smesso di interrogarsi e soprattutto di provare sentimenti.

“Non sapeva, non capiva, non sentiva.

Non era lì.

Non poteva vedere.

Non c’è posto per la pietà se si vuole salva la vita.”

Apprende a uscire da se stessa, per non cedere alla vista delle torture inflitte ai bimbi ribelli e per condividere un odio, di cui ignorava il motivo.

La zavorra della pietà l’avrebbe fatta precipitare negli abissi del nulla, il salvagente dell’indifferenza le offriva un’opportunità di salvezza.

Durante gli addestramenti la sua prima vittima fu una scimmia.

“Non provò niente

Uccidere era niente.

Morire ere diverso.

Decise che avrebbe salvato se stessa a qualsiasi costo.”

Alla prima vittima ne seguirono altre: erano creature umane.

L’imperativo era odiare, sparare, uccidere.

Intorno, regnava una realtà fisica e psicologica distruttiva, che non ammetteva alcuna reazione se non quella dell’estraneazione, favorita di giorno dall’uso delle droghe.

L’alterazione della coscienza genera in Pratheepa persino un senso di appartenenza con il gruppo, che le ha  imposto il proprio dominio.

L’impassibilità le consente di sostenere la durezza di un’esistenza, che si consuma nelle angherie e nella violenza.

Quando intervengono elementi modesti a disturbare “l’anormale normalità”, Pratheepa sembra rientrare nel proprio pensiero.

La tossicità della situazione, che aveva inquinato la sua sensibilità non è mortifera e neppure permanente, aspetta solo l’occasione per diradarsi.

A tratti, bagliori di razionalità si fanno luce e il buio di una dissociazione interna cerca di recuperare squarci di ragione.

Le parole coraggiose di un giornalista, ascoltate per caso, turbano la mente di Pratheepa, attivano in lei meccanismi mentali sopiti, ma non totalmente spenti. La parola pace, pronunciata dall’uomo, risveglia un suono addormentato nell’animo della ragazza.

Sì, esiste un colore diverso da quello della guerra.

Uccidere le era diventato indifferente. La ragione era stata messa a tacere. L’idea della pace la disorientava. Ma da qualche parte c’era un mondo diverso, che la richiamava, la cercava.

A cercare lei e altre creature sventurate, c’era il dottor Max, che sfida le difficoltà, per raggiungerla.

Quando la guerra sarà finita, per Pratheepa, considerata una terrorista, si aprirà la prigione, che le apparirà il minore dei mali.

È il relativismo del dolore.

L’incontro, in carcere, con il medico Max offre a Pratheepa, ferita gravemente a un braccio, l’opportunità di rinascere.

Max e gli altri personaggi, che intervengono non sono invenzioni di Susanna De Ciechi.

Non sono personaggi, sono persone vere .

Non sono inventati, sono inventori.

Sono gli artefici di @uxilia e di progetti, che agiscono in posti trascurati.

Affermare che rispondano alle richieste di aiuto è inesatto. Sono loro che vanno in cerca dei sofferenti, accogliendo le voci più spente, le voci più silenziose di un dolore senza suono.

Sono loro a riconsegnare un futuro di speranza a Pratheepa.

Max è Massimiliano Fanni Canelles, un medico italiano, che con altri volontari opera attraverso @uxilia, un’associazione a tutela dell’infanzia e delle donne.

Pratheepa non è stata l’unica giovane donna a essere salvata da @uxilia, da quando per la prima volta Massimiliano Fanni Canelles si recò nel 2005 in Ski Lanka dopo lo tsunami.

La lettura di questi libro per alcuni versi è paragonabile a uno tsunami.

Irrompe improvviso, inatteso, lascia delle tracce, non si fa dimenticare, travolge le coscienze.

“La bambina con il fucile” di Susanna De Ciechi è uno tsunami benefico.

Grazie a Susanna De Ciechi, grazie a Massimiliano Fanni Canelles, grazie a Laura Boy, grazie a tutti gli operatori di @uxilia.

Sinossi

“La bambina con il fucile” racconta la storia di una bambina-soldato. Oggi i bambini-soldato sono presenti in tutti i conflitti in atto e il loro numero non è quantificabile. Spesso sono strappati alle famiglie per essere addestrati e inviati sui campi di battaglia. Come nel caso di Pratheepa, la giovane tamil di cui racconta il libro.

Il romanzo prende ispirazione da una storia vera, attuale, che in qualche modo riguarda ciascuno di noi anche se lo scenario in cui è collocata è molto lontano dalla nostra realtà.

Le vicende narrate si svolgono nello Sri Lanka dilaniato dalla guerra civile, in un periodo che parte dal 2000 per arrivare ai giorni nostri.
Pratheepa, quindici anni, è a scuola quando i guerriglieri tamil la rapiscono per addestrarla e costringerla a combattere nelle loro fila.

La scolara si trasforma ne “La bambina con il fucile”, è torturata e, per sopravvivere, diventa un cecchino, una pedina nel gioco della guerra. Ferita a un braccio, non può più muoverlo, tuttavia continua a combattere lanciando granate. I ribelli tamil perdono la guerra e Pratheepa finisce in carcere.

Nel frattempo un medico italiano, Massimiliano Fanni Canelles, in missione per verificare la situazione dei bambini resi orfani dallo tsunami, scopre una realtà perfino peggiore: seguendo usi ancestrali ormai fuori legge, ancora troppi adulti violentano i bambini, anche in famiglia.

I piccoli sono carne da macello senza diritti e senza difese. Grazie al suo intervento e a quello dei volontari di @uxilia onlus, Pratheepa e tanti altri bambini potranno avere una seconda occasione.

Susanna De Ciechi ha scritto la storia di Pratheepa ispirandosi ai racconti di Massimiliano Fanni Canelles, di Laura Boy, presidente e vicepresidente di @uxilia Onlus, e di altri volontari che hanno avuto una parte nelle vicende di Pratheepa, la bambina-soldato tamil. Quella raccontata in questo libro è una storia vera, che tu puoi contribuire a cambiare.

I diritti della vendita di questo libro saranno interamente devoluti a sostegno delle attività di @uxilia Onlus – www.auxiliaitalia.it –

Scheda libro
Titolo: La bambina con il fucile
Autore: Susanna De Ciechi
Genere: Romanzo
Editore: Auxilia Books
Anno: 2016
pagine: 326

Link all’acquisto:

https://www.amazon.it/bambina-con-il-fucile-ebook/dp/B01M1NOSR4/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1484394177&sr=1-1&keywords=la+bambina+con+il+fucile 

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