A spasso per giardini con Jane Austen

A spasso per giardini con Jane Austen

di Ilaria Biondi

Contest Donne ieri e oggi – Donne che fanno la storia

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In qualità di devota lettrice di Jane Austen, nonché di appassionata floricoltrice che da tempo desidera organizzare un tour nei giardini legati al suo nome e ai suoi romanzi, ho avuto quest’oggi una piccola illuminazione.

O, a seconda di come la si voglia guardare, un’idea folle…

Mi sono permessa di interpellare la diretta interessata, affinché ella mi potesse fornire suggerimenti preziosi e qualche gustoso aneddoto.

È pertanto con trepidazione che ho l’onore di accogliere quest’oggi, nel salotto profumato di Cultura al Femminile, un’ospite davvero speciale, una delle scrittrici più amate di tutti i tempi…

Sì, proprio lei, Jane Austen!

Dopo averle dato un caloroso benvenuto, che Miss Austen accoglie con benevolenza e genuina cordialità, ci accomodiamo una appresso all’altra.

Davanti a noi, due tazze fumanti di buon tè e a un piattino di caldi muffins (rigorosamente English…).

Come fossimo amiche di vecchia data, cominciamo a discorrere di passeggiate, fiori e vita all’aria aperta.

Su un tavolino, anche una brocca con dell’ottimo Orange Wine, che nessuna delle due disdegna.

Miss Austen è di squisita simpatia e rara genuinità.

Garbo e sobrietà contraddistinguono i suoi modi.

La gioia che ella prova nel lasciarsi travolgere dall’onda dei ricordi la spinge a mettere da parte la sua naturale riservatezza.

E io affondo nel sofà rosa cipria, mentre ascolto rapita le sue parole…

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“Conoscete il piccolo villaggio dello Hampshire denominato Steventon, mia cara?

È la culla agreste che con i suoi sentieri costeggiati da antiche siepi e i suoi prati ricoperti di primule, anemoni e giacinti selvatici ha accolto i miei anni giovani.

Insieme alla mia cara madre e alla mia amata sorella Cassandra, mi dilettavo a coltivare fiori e verdura e a piantare alberi da frutto.

Trascorrevamo ore nell’ampio giardino circondato da mura di paglia e fango della canonica che mi diede i natali.

Fu per noi grande delizia anche allestire il “Viale degli Olmi” e abbellirlo con le generose fioriture dei rovi e dei lillà.

Nel sentiero ricavammo anche alcuni giacigli ove poterci sedere godendo della brezza profumata che scomponeva le nostre vesti e ci carezzava le gote.[1]

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Il suo sguardo, perduto in lontane e dolci memorie, si vela per un istante di un luccichio di trasognata commozione.

Poi Miss Austen si ricompone e riallaccia il filo del racconto.

“La quieta bellezza pastorale di Steventon fu per me oggetto di amaro rimpianto, quando il mio Reverendo padre decise che avremmo lasciato la canonica per trasferirci a Bath.

Lontano dai lievi e dolci pendii boscosi di Steventon provavo una penosa nostalgia.

A stemperare un poco il mio mesto stato d’animo  vennero in mio soccorso le lunghe passeggiate nei Sydney Gardens.

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Si trovavano proprio di fronte all’abitazione dove risiedemmo dal 1801 all’autunno del 1804, al civico 4 di Sydney Place.

Ma ancor più poté la cura del giardino “cittadino” che con gioioso entusiasmo ricavammo accanto alla nostra dimora.

Fu quello per me un prezioso rifugio, al riparo dal rumore e dalle distrazioni della città termale, all’epoca meta turistica ambita e socialmente ben frequentata.

Lì rimanemmo fino a quel tragico gennaio 1805, quando all’improvviso venne a mancare nostro padre.

Con Cassandra e mia madre ci trasferimmo temporaneamente in un’altra zona di Bath.

Nel 1806 lasciammo poi definitivamente la città, alla volta di Southampton.

La vecchia casa che qui condividevamo con mio fratello e sua moglie vantava uno dei più bei giardini del posto.

Fu con sommo piacere che vi apportammo alcune migliorie, per adattarlo ai nostri gusti e alle nostre esigenze.

Ho qui con me una copia della lettera che scrissi nel lontano febbraio del 1807 alla mia adorata sorella.

Se avete la bontà e la pazienza di ascoltarmi, mi sarebbe molto gradito leggervela.

Mi sarà caro tornare, anche solo col pensiero, a quei giorni lontani…”

Inutile dirvi con quale esultanza e trasporto ho risposto alla proposta di Miss Austen, la quale, visibilmente commossa, ha così esordito:

“Stiamo facendo mettere in ordine il giardino, da un Uomo con un ottimo Carattere […].

Dice che gli arbusti che costeggiano il sentiero di ghiaia sono solo di due tipi di rose, uno dei quali di qualità scadente; – intendiamo perciò prenderne qualcuno di una varietà migliore, e su mia richiesta particolare lui ci procurerà dei Lillà.

Non posso fare a meno dei Lillà, per amore del Verso di Cowper. – Si parla anche di un Laburno.

Stiamo facendo pulire il Bordo del Muro del Terrapieno, per metterci Ribes e Uva Spina, e abbiamo trovato un posto adattissimo ai Lamponi.”[2]

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Certa di farle cosa gradita, ho letto anche io qualcosa per lei.

Un estratto dalla biografia che il nipote James Edward Austen-Leigh pubblicò ben dopo la morte della zia, nel 1869:

“La casa di mia nonna aveva un bel giardino, limitato da una parte dalle vecchie mura della città; la sommità di queste mura era sufficientemente larga da permettere una piacevole passeggiata, con una vista molto estesa, facilmente raggiungibile dalle signorine attraverso degli scalini.” [3]

Non riesco a descrivere il miscuglio di letizia e turbamento che si dipinge sul volto di Miss Austen nell’udire quelle parole e nell’apprendere dell’affettuoso omaggio del nipote.

Benché emozionata, ella continua amabilmente a tessere la trama del suo passato.

“Dicevo, mia cara…

Nel 1809 è con indicibile gioia che Cassandra, nostra madre e io ci stabilimmo a Chawton Cottage, in una proprietà di mio fratello Edward.

Eravamo di nuovo immerse nella quiete campestre dello Hampshire!

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Ci sembrava di essere tornate indietro nel tempo, agli anni di Steventon, quando l’orto, il frutteto e il pollame provvedevano al nostro sostentamento.

Nell’ampio giardino sul retro della casa le siepi, il frutteto e l’erba alta formavano un gradevole disordine.

Lì mettemmo a dimora piselli, patate, pomodori, fragole, uva spina, ribes, albicocchi, gelsi e alberi di prugne.

Grazie alle api, di cui si prendeva amorevolmente cura Cassandra, potevamo gustare dell’ottimo miele.

Eravamo anche solite produrre una piacevole bevanda fermentata, molto apprezzata ai miei tempi, l’idromele.

Il giardino era separato dalla strada da una fitta siepe.

Mia sorella e io amavamo passeggiare lungo il sentiero che correva tutt’attorno, distendendosi fra gli arbusti.

E quando avevamo il desiderio di leggere, riflettere o conversare in pace, ci sedevamo sulle panchine che erano state ivi collocate.

Chawton, con la sua quiete e le sue miti bellezze, mi rendeva felice e produttiva.

Bastava lo sbocciare di un fiore o il timido apparire di un frutto su un ramo per rendere lieto il mio animo.

Voglio leggervi quest’altra mia lettera, sperando di non abusare troppo della vostra indulgenza:

“La nostra giovane Peonia ai piedi dell’Abete è appena fiorita e ha un bellissimo aspetto, e tutti i Cespugli ai bordi saranno molto allegri con i Garofani grandi e quelli a mazzetti, in aggiunta alle Aquilegie già in fiore.

Stanno spuntando anche i Lillà.

– Probabilmente avremo un cospicuo raccolto di Prugne rosse. – ma non molte di quelle verdi – sull’albero quasi nessuna – tre o quattro dozzine, forse attaccate al muro.”[4]

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Dopo avervi tediato con il mio chiacchiericcio, veniamo ora al motivo di questo nostro incontro.

Se ho ben inteso quanto mi avete detto, sarebbe vostro grande desiderio recarvi in visita ai giardini che ho amato durante la mia esistenza terrena.

Come posso esprimere l’onore che mi tributate?

Mi sento confusa, commossa e oltremodo lusingata.

Dovete sapere che, dalla mia attuale “dimora”, seguo con attenzione quello che succede quaggiù.

E fatico ancora a capacitarmi di come il mio nome e i miei scritti riescano a suscitare consensi così appassionati.

Se penso che un mio romanzo impiegò ben quindici anni prima di vedere la luce…

Una deplorevole lungaggine che mi impedì di poterne gioire.[5]

Ma, bando alle digressioni.

Vedrò ora di recuperare il mio senso pratico e di fornirvi, per quanto mi sia possibile, qualche informazione utile.

Con sgomento devo dirvi che il villaggio di Steventon non reca tracce della nostra casa, abbattuta poco tempo dopo la mia dipartita.
Nulla rimane nemmeno del mio amato giardino.

Solo un prato è oggigiorno visibile in loro vece.

Sorte non dissimile è toccata alla nostra abitazione con giardino di Southampton, a Castle Square.

Se intendete visitare Bath, sappiate che quella che fu la nostra principale abitazione, al 4 di Sidney Place, non è aperta al pubblico.

Se posso permettermi un consiglio, concedetevi una capatina ai Sidney Gardens.
La loro florida bellezza ha regalato ai miei pensieri (ma anche ai miei piedi e alle mie calze!) ore di piacevole distensione.

Recatevi invece con cuore allegro al cottage di Chawton, ribattezzato Jane Austen’s House Museum (vi confesso che mi fa uno strano effetto pronunciare questo nome…) e tuffatevi nei colori e negli effluvi del giardino circostante.

Consentite ai vostri pensieri di vagare soavemente tra le erbe aromatiche, il roseto, le bordure fiorite e il delizioso “shrubbery”.

Tra gli alberi, scorgerete anche una quercia.

Si racconta che sia la discendente di quella che piantai con le mie mani, “alcuni” anni or sono…

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Non posso esimermi dal consigliarvi anche due grandiosi giardini inglesi che io ebbi l’opportunità di visitare, con mio sommo piacere.

Il magnifico Chatsworth, dimora del Duca e della Duchessa del Devonshire,[6] e Godmersham Park, attiguo alla proprietà di mio fratello Edward.

Durante i miei soggiorni lì, amavo perdermi in lunghe passeggiate, esplorando l’opulenza di quella residenza lussuosa, in forte contrasto con la vita sobria che conducevamo a Chawton Cottage.

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Mi è giunta voce che sono stati effettuati alcuni cambiamenti rispetto alla mia epoca, ma il giardino conserva comunque il suo rigoglioso fascino.”

Per stemperare un po’ la lieve malinconia che i ricordi hanno suscitato in Miss Austen, mi premuro di indirizzare la conversazione sui suoi scritti.

Miss Austen sulle prime si schernisce e si imbarazza di fronte al mio apprezzamento entusiastico, ancora incredula di fronte al successo delle sue opere.

Ma accondiscende poi con squisita disponibilità a parlare dei suoi romanzi, nei quali i giardini, lungi dall’essere un mero fronzolo, occupano uno spazio significativo.

La conversazione prende avvio dal parco e dal giardino vecchio stile di Sotherton, che Mr. Rushworth desidera ammodernare per adeguarsi ai nuovi dettami estetici in voga in Inghilterra.

Da Mansfield Park scivoliamo poi all’orto del Generale Tilney in Northanger Abbey.

Un vasto appezzamento di cui egli si prende amorevolmente cura e che esibisce, con orgoglio e un pizzico di vanità, a un’attonita Catherine Morland.

L’atteggiamento del Generale Tilney ci suggerisce una certa somiglianza con Mr. Collins (Orgoglio e Pregiudizio), che dedica tempo ed energie al suo giardino, attività salutare e fonte di considerevole piacere.

Il giardino austeniano però, soprattutto per alcuni personaggi femminili, non è solamente un pezzo di terreno che produce fiori, frutta e ortaggi, ma anche un luogo in cui l’animo, in preda a inquietudini e sensazioni tumultuose, ritrova serenità e sollievo.

In Ragione e Sentimento la vista di Barton Cottage allevia la morsa di tristezza che accompagna le Dashwood dal momento in cui devono abbandonare l’amato Norland:

“La prima parte del viaggio fu compiuta in uno stato d’animo troppo malinconico per essere altro che noiosa e spiacevole.

Ma quando se ne stava approssimando la fine, l’interesse per l’aspetto del luogo dove avrebbero vissuto ebbe la meglio sulla loro tristezza, e la vista di Barton Valley mentre cominciavano a percorrerla le mise di buon umore.

Era un posto fertile e ameno, pieno di boschi, e ricco di pascoli.

Dopo averne percorso più di un miglio, raggiunsero la casa. Un piccolo giardino era tutto quel che c’era sul davanti; e vi si entrava da un grazioso cancelletto.”

(Jane Austen, Ragione e Sentimento – traduzione di Giuseppe Ierolli)

Anche Emma, nell’omonimo romanzo, si tranquillizza e si rigenera grazie ad una passeggiata nello “shrubbery”:

“Il tempo continuò a essere praticamente lo stesso per tutto il mattino seguente, e lo stesso senso di solitudine e di malinconia sembrava regnare a Hartfield; ma nel pomeriggio ci fu una schiarita; il vento divenne più debole, le nuvole furono spazzate via, apparve il sole; era di nuovo estate.

Con tutto l’entusiasmo fornito da un simile cambiamento, Emma decise di uscire il più presto possibile.

Mai il fascino della vista, del profumo, della sensazione di una natura tranquilla, calda e splendente dopo un temporale le era sembrato più attraente.

Desiderava tanto la serenità che quel cambiamento avrebbe potuto gradualmente apportare, e quando arrivò Mr. Perry subito dopo pranzo, con un’ora libera da dedicare al padre, non tardò ad affrettarsi nel boschetto.

Là, con animo rinnovato, e pensieri un po’ sollevati, aveva fatto qualche giro, quando vide Mr. Knightley attraversare il cancello del giardino e dirigersi verso di lei.”

(Jane Austen, Emma – traduzione di Giuseppe Ierolli)

In maniera non dissimile anche Anne in Persuasione trova rifugio e consolazione fra alberi e cespugli, luogo silenzioso e solitario dove si consente anche una romantica rêverie

(così come Elizabeth Bennet si aggira nel boschetto di Rosings per leggere la lettera di Darcy e meditare sulle sue parole):

“A Mr. Shepherd furono concessi pieni poteri, e non appena raggiunta una tale conclusione, Anne, che aveva ascoltato tutto con molta attenzione, lasciò la stanza per cercare il conforto dell’aria fresca per le sue guance in fiamme; e mentre passeggiava nel suo boschetto preferito disse, con un leggero sospiro, “Ancora qualche mese, e lui, forse, passeggerà qui.”

(Jane Austen, Persuasione – traduzione di Giuseppe Ierolli)

Miss Austen non si mostra affatto stupita quando le dico che i suoi romanzi hanno ispirato e continuano a ispirare delle trasposizioni che noi oggi chiamiamo film e adattamenti televisivi.

Con grande spirito di modernità, ella mostra di apprezzare queste forme di rappresentazione che le ricordano gli spettacoli teatrali allestiti a casa sua insieme a parenti e amici.

Miss Austen mi sembra ben informata sull’argomento.

Pur non appartenendo più a questo mondo da tempo immemore, ella non smette di guardare ad esso con curiosità, stupore e vivacità intellettuale.

Nel giro di alcuni minuti ella mi fa un elenco esaustivo di tutti i film e le serie tv che sono presenti sul mercato.

Non risparmia elogi ma anche qualche critica argutamente bonaria.

A partire da queste considerazioni, ella mi suggerisce un altro “Garden Tour” al quale proprio non avevo pensato: la visita di tenute e giardini dove sono stati girati alcuni film e adattamenti televisivi.

Affidandomi alle sue parole, mi sono appuntata i luoghi che mi sono sembrati più suggestivi.

Il mio viaggio nel verde potrebbe iniziare da Ham House, una famosa casa stregata del XVII secolo, il cui giardino formale presenta magnifiche distese di lavanda.

Potrei poi perdermi tra le erbe aromatiche, i fiori selvatici e le innumerevoli varietà di rose di Loseley Park.

Questi luoghi di grande splendore hanno ospitato Ragione e Sentimento, la miniserie televisiva diretta da John Alexander nel 2008.

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Sulla scia del film Orgoglio e Pregiudizio del 2005, diretto da Joe Wright, oltre al succitato Chatsworth, per il quale la stessa Jane Austen esprime predilezione, includerò nel mio itinerario anche Groombridge Place.

Il suo giardino segreto, la “Foresta Incantata”, il giardino orientale e il giardino di rose bianche ammalieranno il mio animo romantico.

Non intendo perdermi nemmeno il giardino della magione di Stourhead, disseminato di sentieri che conducono a tempietti, a rovine gotiche e al magnifico ponte palladiano.

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Miss Austen mi esorta altresì a recarmi nelle tenute signorili che accolgono la troupe del film Emma del 1996, diretto da Douglas Mc Grath.

Mi attendono l’elegante dimora in stile georgiano Claydon House, con il suo ampio parco punteggiato di laghetti

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E Mapperton, i cui magnifici giardini terrazzati accolgono grotte, fontane, laghetti e un’aranciera.

Impaziente di recarmi sul set di Mansfield Park (film del 1999 diretto da Patricia Rozema), il mio tour mi condurrà nella dimora elisabettiana di Kirby Hall e nei suoi incantevoli giardini risalenti alla fine del Seicento.

giardinoMi alletta alquanto anche la splendida casa in pietra di Corsham Court, con il suo immenso giardino formale e il vasto arboreto,  che nel film per la TV Northanger Abbey del 1986 diretto da Giles Foster rappresenta la proprietà di Fullerton .

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Miss Austen conclude la sua accattivante carrellata con Sheldon Manor, la più antica manor house del Wiltshire, nei cui giardini sono visibili antiche varietà di rose e alberi di tasso.

Qui è stato girato Persuasione, film per la TV del 2007, diretto da Adrian Shergold.

Miss Austen, nel timore di avere abusato del mio tempo, si affretta a chiudere la conversazione, non senza avermi ringraziato per la calorosa accoglienza.

Mentre mi fa un cortese cenno di saluto augurandomi che il mio “Garden Tour” sia piacevole e ristoratore, dalle pieghe del suo “walking dress” scivola a terra un pezzetto di carta ripiegato.

La inseguo trafelata per restituirglielo, ma i suoi passi sono ormai lontani…

Lo apro, incuriosita, e vi leggo le ricette per due preparazioni a base di petali di rosa essiccati.

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Sarà forse stata Mrs. Norris ad avergliele suggerite e dettate?

“Fine scented Wash-ball

Take of the best White Soap, half a pound, and shave it into thin slices with a knife.

Then take two ounces and a half of Florentine Orrice, three quarters o fan ounce of Calamus Aromaticus, and  the same quantity of Elder Flowers; of Cloves, and dried Rose Leaves, each half an ounce; Coriander-seed’s, Lavender, and Bay Leaves, of each a drachm, with three drachms of Storax.

Reduce the whole to fine powder, which knead into a Paste with, the Soap; adding a few grain of Musk or Ambergrise.

When you make this Paste into Wash-balls, soften it with a little Oil of Almond to render the composition more lenient.

Too much, cannot be said in favour of this Wash-ball, with renard to its cleansing and cosmetic property.”

La traduzione italiana:

“Saponetta profumata

Prendete mezzo chilo del miglior sapone bianco e tagliatelo a fettine sottili con un coltello; poi prendete due once e mezzo (80 grammi circa, NdT) di iris florentina[7], tre quarti d’oncia (20 grammi circa) di calamo aromatico[8] e la stessa quantità di fiori di sambuco; mezza oncia (15 grammi circa) di chiodi di garofano e foglie di rosa essiccate; un pizzico[9] di semi di coriandolo, lavanda e foglie di alloro e tre gocce di resina liquida. Riducete il tutto in polvere fine, che andrete ad impastare con il sapone; aggiungete qualche pezzetto di muschio o frammento di ambra grigia.

Quando trasformate questa pasta in saponette, ammorbiditela con un po’ d’olio di mandorle per rendere il composto più morbido.

Non occorre aggiungere molto altro su questa saponetta profumata dalle notevoli proprietà cosmetiche e purificanti.”

La seconda, profumatissima ricetta, tratta come la precedente da “The Toilet of Flora” (1779):

“Bags to scent Linen

Take Rose Leaves dried in the shade, Cloves beat to a gross powder, and Mace scraped; mix them together, and put the composition into little bags.”

La traduzione italiana:

“Sacchetti profuma biancheria

Prendete delle foglie di rosa essiccate all’ombra, chiodi di garofano ridotti in polvere e qualche scorza di macis; mescolate insieme e distribuite il composto in piccoli sacchetti.”

Entrambe le traduzioni sono a cura di Annarita Tranfici e Valentina Avallone, de La Bottega dei Traduttori.

A loro vada il mio più sentito ringraziamento.

[1] L’Elm Walk di Steventon è un esempio di “shrubbery”, il tipico sentiero che abbellisce le proprietà di epoca Georgiana e Regency, snodandosi fra alberi e cespugli, luogo prediletto di passeggiate salutari e distensive.

[2] Lettera di Jane Austen a Cassandra, 8 e 9 febbraio 1807. Questa lettera e quelle che seguono sono tradotte da Giuseppe Ierolli.  http://www.jausten.it/jalett041-050.html#l50

[3] J.E. Austen-Leigh, Ricordo di Jane Austen. Citato da Constance Hill, Jane Austen. I luoghi e gli amici, Jo March ed., p. 143.

[4] Lettera di Jane Austen a Cassandra, 29 maggio 1811.  http://www.jausten.it/jalett071-080.html#l73

[5] Ci si riferisce a Northanger Abbey, terminato nel 1803 e pubblicato postumo nel 1818, dopo varie peripezie editoriali, un anno dopo la morte di Jane Austen.

[6] Probabilmente ispirò a Jane Austen la tenuta di Pemberley in Orgoglio e Pregiudizio.

[7]Giaggiolo bianco o Giglio fiorentino

[8] Detto anche Canna odorosa

[9] Dram = figurato, piccola quantità. Misura di peso corrispondente a 1,77 gr (1/16 di oncia)

https://www.amazon.it/Scrittrici-Giardino-Adele-Cavalli-ebook/dp/B0186MAI7I

http://www.loseleypark.co.uk/

http://www.groombridgeplace.com/

https://www.nationaltrust.org.uk/stourhead

https://www.chatsworth.org/

http://godmershamheritage.webs.com/

http://www.jasit.it/due-passi-per-austenland-godmersham-park/

https://www.nationaltrust.org.uk/ham-house-and-garden

https://austenonly.com/2011/02/23/jane-austen-film-locations-kirby-hall-northamptonshire-used-as-mansfield-park/

http://www.sheldonmanor.co.uk/

https://www.nationaltrust.org.uk/claydon

http://www.corsham-court.co.uk/

http://www.jane-austens-house-museum.org.uk/

https://www.janeausten.co.uk/jane-austens-flower-garden/

https://janeaustensworld.wordpress.com/2010/03/13/the-flowers-in-jane-austens-garden/

https://sites.google.com/site/whshbljaneausten/gardens-in-pride-and-prejudice

http://ilblog.circololettori.it/2016/04/16/jane-austen-biografia-giardino-circolo-torino/

https://sites.google.com/site/whshbljaneausten/home/material-culture-in-pride-and-prejudice/shrubbery

http://libertabooks.com/guests/austen-shrubbery/

http://www.jasna.org/persuasions/on-line/vol36no1/clark.html

https://www.nationaltrust.org.uk/lists/jane-austen-film-and-tv

 

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