“Ebano” di Ryszard Kapuscinski

“Ebano” di Ryszard Kapuścinski

Recensione di Chiara Minutillo

Ebano

Evitavo gli itinerari ufficiali, i palazzi, i personaggi importanti e la grande politica. Preferivo viaggiare su camion di fortuna, percorrere il deserto con i nomadi, farmi ospitare dai contadini della savana tropicale. La vita di questa gente è una fatica, un tormento che tuttavia sopporta con incredibile serenità e resistenza. Questo non è un libro sull’Africa, ma su alcune persone che vi abitano, sui miei incontri con loro, sul tempo trascorso assieme.

Esistono due tipi di viaggiatori.

Ci sono i turisti, che girano il mondo per scattare foto e non vedono loro di rientrare nelle loro calde e confortevoli case. Ci sono poi gli esploratori, quelli il viaggio ce l’hanno nel sangue e nell’anima; quelli a cui non importa di spostarsi su un treno sgangherato, su un autobus perennemente in ritardo o su un cammello che prosciuga ogni riserva di acqua.

Anche di giornalisti ne esistono due tipi.

Ci sono i giornalisti alla costante ricerca di scoop e i giornalisti viaggiatori, quelli che amano vivere per raccontare, invece che raccontare per vivere.

Ryszard Kapuścinski è stato un giornalista viaggiatore. Il suo grande sogno era l’Africa. Partito dalla Polonia con pochi soldi in tasca e un contratto da corrispondente estero, Kapuścinski ha lavorato per anni in Africa, vivendo in prima persona la rivolta scoppiata a Zanzibar, il colpo di stato in Nigeria negli anni ’60, la terribile guerra tra hutu e tutzi in Ruanda.

Kapuścinski riporta questo e molto altro nel suo libro Ebano, scritto nel 1998. Non si tratta di un resoconto giornalistico, ma di un diario di viaggio, denso dei segreti delle culture africane.

È così, quindi, che in Ebano troviamo dipinta l’Africa.

Senza stereotipi, senza abbellimenti, semplice con gli occhi di un esploratore che tiene nel cuore il paese in cui si trova. Le descrizioni di Kapuścinski riescono a farci vedere gli ammassi di enormi scarafaggi neri nel letto della prima bettola trovata nel villaggio e la bellezza disarmante dei paesaggi e dei suoi abitanti; riescono a farci sentire la sete disperata di chi è perso nel deserto e la rassegnazione dei bambini che imbracciano armi più grandi di loro. Il caldo torrido, la miseria, la magia del continente africano diventano reali.

Etiopia, Sudan, Senegal, Nigeria, Eritrea, Ruanda.

Tutta l’Africa si materializza nelle pagine di Ebano, trasmettendo tutto l’amore per questi paesi e, soprattutto, per la loro gente, così diversa in ogni nazione del continente. Ognuno con la propria cultura, la propria religione, le proprie usanze. Eppure, così uguali nel sorriso candido dai denti perfetti, nel colore color ebano della pelle che, grazie alla sete di libertà, ha cominciato a essere fonte di orgoglio invece che di vergogna.

Pagina dopo pagina, quindi, ci si siede all’ombra di un mango.

Per riposarsi dal lavoro quotidiano, ristorarsi dal caldo soffocante, socializzare con i membri del clan e, soprattutto, imparare. Come i bambini a cui, sotto i rami di quello stesso mango, viene insegnato a leggere. Come gli anziani, che qui si riuniscono per decidere le sorti della tribù. Come ogni singola persona che vede nell’albero la sua fonte di vita.

Lo spazio sotto il mango resta quindi vuoto fino all’alba. Al levarsi del giorno, sulla terra appaiono contemporaneamente il sole e l’ombra dell’albero. Il sole sveglia la gente, che subito comincia a sfuggirlo, a cercare riparo all’ombra. Per strano che possa sembrare, la vita umana dipende da un elemento precario e instabile quale l’ombra. Per questo l’albero che la diffonde è molto più di un albero: è la vita stessa. Se un fulmine ne colpisse la cima e l’albero bruciasse, la gente non saprebbe più dove ripararsi dal sole né dove riunirsi. Non potendo riunirsi, non potrebbe più prendere decisioni né deliberare su niente. Ma, soprattutto, non potrebbe più narrare la sua storia, che esiste solo se tramandata di bocca in bocca durante le sedute serali sotto l’albero. Quindi, ben presto perderebbe ogni nozione e persino la memoria del suo ieri, diventando gente senza passato, ossia nessuno. Quegli uomini perderebbero tutto ciò che li univa, sparpagliandosi ognuno per la sua strada, da solo. Ma in Africa la solitudine è impossibile, l’uomo isolato è condannato a morire nel giro di un giorno. Per questo, se un fulmine brucia l’albero, muoiono anche le persone che vivevano alla sua ombra. Non si dice forse che “l’uomo non sopravvive alla sua ombra?”

SINOSSI

 

Viaggiatore curioso e acuto, Ryszard Kapuścinski cala nel continente africano e se ne lascia sommergere, rifuggendo tappe obbligate, stereotipi e luoghi comuni.Va a abitare nelle case dei sobborghi più poveri, brulicanti di scarafaggi e schiacciate dal caldo, si ammala di malaria cerebrale; rischia la morte per mano di un guerrigliero; ha paura, si dispera. Ma non perde mai lo sguardo lucido e penetrante del reporter e non rinuncia all’affabulazione del grande narratore. Le pagine di Ebano compongono il vivido mosaico di un mondo carico di inquietudine.

Autore: Ryszard Kapuścinski

Titolo: Ebano

Editore: Feltrinelli

Data edizione: 2010

Pagine: 277

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