“Il centro del cerchio” di Giancarlo Addonisio

“Il centro del cerchio” di Giancarlo Addonisio

Recensione di Mirella Morelli

centro del cerchio
Che cos’è “Il centro del cerchio”?

E’ la prima domanda che si pone il lettore, quando affronta il libro di Giancarlo Addonisio.

E lo scrittore, esordiente al suo primo romanzo, abilmente ci spinge a chiedercelo aspettando un po’ prima di fornirci la sua risposta. Badate bene, la sua. E non è detto che al termine del libro si sia d’accordo con lui o che, al contrario, non lo si contesti.

Ma procediamo con ordine.

Il centro del cerchio” è un romanzo scritto in prima persona, tanto da sembrare autobiografico come sempre accade quando si usa la prima persona.

Se a ciò aggiungiamo che Matteo Toscano è un medico radiologo – né più né meno come lo scrittore – viene facile pensare ad un’autobiografia. E invece no.

Lo stesso Addonisio sottolinea nelle note dell’autore a fine libro che si tratta semplicemente di una storia ambientata in un contesto che egli conosce molto bene, essendo quello del suo quotidiano vivere.

Ma le analogie terminano lì.

Le problematiche, i dubbi, addirittura le acidità e l’arrivismo dell’ambiente lavorativo sono quelli vissuti e denunciati quotidianamente nel suo difficile mestiere di medico: ogni giorno sulle barricate con i colleghi e contro i colleghi, con l’utenza e contro l’utenza dei malati – veri o psicosomatici – che ogni giorno affollano le Unità Operative ospedaliere di Radiologia.

“Mi chiamo Matteo Toscano, di professione medico chirurgo.

Volendo essere più precisi, medico chirurgo specialista in radiologia, indirizzo in radiodiagnostica e scienza delle immagini: più che un medico, un capolavoro di semantica.

No, calma. Non sono quello che vi scatta la radiografia, che vi urla dall’altra parte del vetro di stare fermi e non respirare.

Io sono la firma in calce al referto che andate a ritirare dopo cinque o sei giorni, quello che ufficializza l’esistenza della vostra broncopolmonite o del vostro tumore; che sta seduto accanto a voi, nel buio della stanza, e vi ecografa la pancia.

Il signore in camice bianco che, prima di farvi fare il giro di giostra nella Tac, vi prende la vena del braccio e vi spiega che durante l’esame sentirete caldo al viso, che se doveste avere bisogno d’aiuto vi soccorrerà in due secondi.

Qualcuno si domanda quali pensieri passano dentro la testa di un uomo così, cosa spinga un medico a starsene nell’ombra a scrutare una radiografia.”

Così nel prologo.

Si va incontro, dunque, alla conoscenza di un uomo il cui mestiere di medico è quasi un corollario, una contingenza nell’ambito di una vita che è tutta alla ricerca dei perché, del chi siamo, del come sopravvivere a un’esistenza di cui vorremmo essere il punto focale mentre, al contrario, si teme di essere solo e sempre comprimari.

Matteo Toscano è un medico più o meno giovane – diciamo nel mezzo del cammin della sua vita – e più o meno confuso a livello personale, che dipana la sua vita tra gli amori attuali,  vecchi e adolescenziali amori passati e amicizie al femminile ancor più importanti.

Un uomo che, nonostante voglia risolvere il suo privato, lo incastra in confuse domande su cosa e quale sia l’Amore della vita, e quale la scelta più facile o invece quella meno comoda.

La realtà è che ponendosi tali questioni si sta chiedendo, come accade prima o poi ad ogni individuo, che  cos’è che ci fa essere al centro della nostra esistenza, protagonisti di ogni nostra azione, demiurghi delle nostre scelte.

E non, al contrario, rischiare di essere degli osservatori, delle comparse o, come Toscano ben li definisce, degli astanti:

Di tanto in tanto, però, in un angolo di strada si vedono ragazzi che fanno un po’ di musica: un paio di chitarre e un’armonica a bocca, niente altro.

Sono alti e biondi e inevitabilmente stranieri, (…).

In genere, se la serata non è intollerabilmente afosa, si raccoglie intorno a loro un piccolo capannello di spettatori incuriositi.

Qualcuno, quando la musica prende il sopravvento, si fa perfino coraggio e avanza imbarazzato nel centro del cerchio: posa in fretta una banconota nella custodia, con lo stesso brivido di un’azione ai confini dell’illegalità.

A fine serata li immagino sbaraccare lenti, (…).

Non sanno neanche dove andranno a dormire stanotte; e io li invidio molto.

Io ho ancora bisogno di certezze, posti dove andare e persone da aspettare e conti da saldare.

Insomma, ho ancora bisogno di non sentirmi troppo solo.”

Poi finalmente arriva la spiegazione:

Sto parlando dei suonatori (…)

Loro sono i veri protagonisti, no?

Gli altri diecimila intorno, noi compresi, che guardano e acoltano e applaudono e sculettano, sai come li chiamava il professore di storia dell’arte al liceo? (…)

Li chiamava gli astanti.(…)

Le figure di contorno che servono soltanto a riempire un quadro o un affresco,(…)

E cosa fa un astante? Vive di luce riflessa, forse non vive neppure (…)
Se al posto suo ci fossero persone diverse la scena non cambierebbe, i protagonisti rimarrebbero sempre quelli che suonano.”

Alla fine tutto è chiaro, e cioè che quello del radiologo è solo un mestiere che Giancarlo Addonisio utilizza per farne una metafora dell’esistenza:

So soltanto che il mio lavoro consiste nel maneggiare una strana forma di energia che non è né materia né luce, che non puoi vedere né toccare; intuire il segreto che resta nascosto nell’oscurità ctonia del tubo catodico, i cosiddetti raggi x.

Ecco: se proprio devo andare a caccia di qualcosa nella vita, voglio che tutti sappiano che sono a caccia di quel segreto lì.”

Ma qual è il segreto della nostra esistenza?

Dov’è il nostro ruolo di singolo individuo, la nostra funzione, il nostro posto nel mondo?

Matteo Toscano, protagonista sensibile e molto cerebrale de “Il centro del cerchio”, è un uomo che attraverso il dramma dei suoi amori insicuri e confusi cerca il senso della propria vita.

E che ad ogni istante, mentre osserva e combatte paure, malattie e meschinità umane, sembra chiedersi: “Tutto qui? Ed io, sto vivendo davvero? Io sono l’artefice della mia vita e delle mie azioni, o sono soltanto un qualcuno che si osserva vivere, che si lascia vivere, che in balìa di futili accadimenti spreca la propria unica e preziosa esistenza?”

“Il centro del cerchio” è un libro sulla sensazione che ognuno di noi ha di non vivere abbastanza, ossia senza la giusta intensità.

Sulla sensazione di non essere pronti, di non sapere se le scelte sono quelle opportune.

Sulla presunzione di crederci sagaci ma, al contrario, essere apaticamente osservatori di qualcosa che va oltre il nostro decidere.

Lo stile di Giancarlo Addonisio è brioso e fluido, la sua scrittura sa di contemporaneità: utilizza un linguaggio forbito che d’improvviso sfocia nella gergalità, nel vocabolo modernamente scurrile pur senza rimanere volgare.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati nei loro tic professionali come nelle debolezze umane, ben inseriti in un contesto ospedaliero che rivela al lettore la dura realtà che si cela dietro l’apparenza del prestigioso mestiere di medico.

Insomma, uno scrittore e un libro che non annoiano, nonostante il chiaro intento introspettivo, spingendo ad una lettura senza interruzioni.

Il romanzo si legge tutto d’un fiato per la scorrevolezza della storia ma anche  perché lo scrittore solletica la curiosità del lettore fino alla fine, non riuscendosi  a comprendere quale sarà, delle tre donne protagoniste della sua vita,  la “prescelta”. E così si va, tra una domanda e una decisione rimandata.

Un bel leggere, davvero, che consiglio con piacere sperando ci sia presto un seguito.

Sinossi:

Un musicista di strada che suona al centro di un ideale cerchio tracciato dai passanti che assistono allo spettacolo. È questa l’immagine che ossessiona Matteo Toscano, giovane medico radiologo la cui vita è scandita tra la problematica quotidianità del lavoro in ospedale e l’instabilità tragicomica delle sue vicende amorose.

Vivendo quasi con paranoica apprensione il rifiuto di una vita da spettatore, il protagonista si lancia in un percorso di autodiagnosi, analizzando con metodo psicanalitico gli eventi che hanno caratterizzato la sua esistenza e il cui controllo sembra a tratti sfuggirgli di mano.

Per cercare di rispondere alla fatidica domanda: come si fa a stare al centro del cerchio, a diventare protagonisti della propria vita? Sempre che la prospettiva secondo cui il mondo è diviso tra musicisti e passanti, tra protagonisti e spettatori, sia in definitiva quella corretta.

Scheda libro:
Titolo: Il centro del cerchio
Autore: Giancarlo Addonisio
Genere: Romanzo
Editore: Ofelia Editrice (31 agosto 2016)
Pagine: 228

Link all’acquisto:

https://www.amazon.it/centro-del-cerchio-Giancarlo-Addonisio/dp/8899820007/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1484945301&sr=1-1&keywords=Il+centro+del+cerchio

L’autore ha anche un proprio blog:

http://www.unradiologo.net/

 

 

Un commento:

  1. Bellissima recensione, interessante il concetto delle figure di contorno, degli astanti che fungono da corollario.
    Grazie Mirella.

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