“Schindler’s list” di Steven Spielberg

“Schindler’s list” di Steven Spielberg

Recensione film di Carolina Colombi

Schindler's list

Schindler’s list è film per non dimenticare

Ispirato al libro di Thomas Keneally, il film Schindler’s list è storia vera: quella vissuta in prima persona dall’industriale tedesco Oskar Schindler e da un gran numero di ebrei.

Diretto nel 1993 dal regista Steven Spielberg, Schindler’s list ne ha decretato a pieno titolo l’entrata fra i maestri della cinematografia.

Molto è stato detto sui tragici fatti che hanno portato alla Shoah, ma Spielberg aggiunge un qualcosa in più. Dà conto, con un episodio ben preciso, di uno dei più grandi genocidi del secolo scorso.

Ambientato a Cracovia, all’indomani dell’invasione della Polonia da parte dell’esercito tedesco, Schindler’s list è film sulla Memoria Storica.

Oskar Schindler (Liam Neeson), imprenditore dagli indiscussi interessi finanziari, amante della bella vita e delle donne, è interessato a sviluppare la sua attività rilevando una fabbrica di oggetti smaltati e stoviglie, altrimenti destinata al fallimento.

Per mettere in atto il suo piano approfitta, almeno in un primo momento, della situazione in cui gli ebrei sono stati relegati dal regime: ghettizzati, schedati, impossibilitati a dedicarsi ad alcun tipo di attività, e depredati di tutti i loro averi.

Oltre che a vivere in una condizione al limite della sopravvivenza.

Apparentemente le intenzioni dell’uomo non sono nobili, in quanto intende sfruttare la manodopera a scopi personali, con l’unico fine dell’arricchimento.

In seguito, Schindler esaminerà la condizione degli ebrei, vittime innocenti della follia nazista, da un punto di vista del tutto differente rispetto a quello iniziale.

In pieno accordo con i nazisti, anch’egli membro del Partito Nazista, inizia una massiccia produzione per rifornire l’esercito tedesco.

Dopo aver stabilito ottimi rapporti con le SS, Schindler viene affiancato da un contabile ebreo, tale Itzhak Stern (Ben Kingsley), al fine di mettere in piedi la sua attività.

Attività in cui lavorano ben 1000 ebrei, altrimenti destinati a sicura deportazione.

E, mentre la fabbrica produce a pieno regime materiale per approvvigionare l’esercito, con notevole guadagno di Oskar Schindler, sulla scena compare un nuovo personaggio.

Si tratta di Amon Goeth (Ralph Randall), Untersturmfuhrer, deputato a realizzare un campo di concentramento nel quale relegare parte degli ebrei, quelli in eccesso, rinchiusi nel ghetto di Cracovia.

“Che Dio la benedica, lei è un brav’uomo, Herr Direktor…”

Così dice un operaio, poco prima di venire giustiziato, “colpevole” di avere un solo braccio, e perciò non utile a operare in fabbrica.

Dall’alto di una collina, Schindler, impietrito e impotente, assiste all’uccisione immotivata di un gran numero di persone. Ed è in quell’occasione che avverte i primi sintomi del risveglio della propria coscienza.

Da quel momento, in lui avviene un lento cambiamento, un’evoluzione che gli suggerisce di fare qualcosa, una qualsiasi cosa per salvare quanti più ebrei gli è possibile sottrarre dal “trattamento speciale”.

E, acquistata consapevolezza, con l’aiuto di Stern, mette in atto il suo piano: in prossimità della fabbrica, realizzare un campo di lavoro per gli operai. Un luogo nel quale i soldati tedeschi non possono accedere senza la sua approvazione.

In seguito all’opera criminale dei nazisti, che ha visto molti ebrei soccombere sotto il giogo delle loro nefandezze, a Schindler viene a mancare parte della manodopera.

“Hanno un maleficio gli Ebrei…”

Così si pronuncia Goeth rivolgendosi a Schindler.

Che, convertendo la produzione dell’impianto, da civile a militare, convince il comandante a farsi assegnare altri ebrei.

Ma a questo punto il suo vero obiettivo non è una produzione per rimpinguare l’esercito tedesco.

È produrre granate difettose, al fine di mettere in difficoltà l’apparato nazista.

Pur continuando a mostrarsi compiacente nei confronti delle SS, sempre affiancato dal suo contabile, Schindler recluta altri ebrei, indispensabili per la conduzione della fabbrica.

Evitando loro una morte certa.

Nel frattempo, in Schindler si aprono riflessioni profonde, domande a cui non è facile dare risposte di carattere etico.

Ma, quando l’attività si avvia verso il declino, a causa dell’approssimarsi del termine della guerra, si assiste a un capovolgimento della situazione.

Perché Schindler compie una scelta quanto mai eroica.

Compila una lista di 1100 ebrei, impiegati presso di lui in qualità di operai.

E attingendo al suo patrimonio personale li “compra”, sottraendoli alla cosiddetta “soluzione finale”.

A quel punto, il contabile ha consapevolezza della grande umanità di cui è permeato l’animo di Schindler.

E non può far altro che ammirarne il coraggio.

“Potete ucciderli o tornare alla vostre famiglie da assassini…”

Sarà questo l’ultimo appello rivolto da Schindler ai soldati tedeschi, al fine di evitare la morte ai 1100.

Ma, nel momento in cui la guerra volge al termine, e le truppe sovietiche si fanno sempre più ravvicinate, Goeth incenerisce ciò che rimane dei corpi degli ebrei ed elimina il campo di Plaszow.

Con l’intento di nascondere la ignominia di cui si è macchiato.

Malauguratamente, le persone per cui Schindler ha pagato vengono trasferite ad Auschwitz.

E anche questa volta Schindler sarà esempio di altruismo.

In cambio di un certo numero di diamanti, destinati al comandante del campo, riscatta i poveretti.

Che vengono trasferiti in Moravia, loro destinazione iniziale.

A quel punto, terminata la sua “missione”, per non cadere in mano alle truppe sovietiche, ormai prossime all’arrivo in Cracovia, Schindler si allontana.

Al momento di congedarsi dai suoi operai, questi ultimi gli consegnano una lettera con le loro firme.

Mille e più, da poter esibire in caso di cattura, a dimostrazione del suo comportamento umanitario.

E, in segno di riconoscenza, gli offrono un anello, al cui interno hanno inciso una frase particolarmente significativa.

“Chi salva un uomo, salva il mondo intero.”

Infine, prima di allontanarsi, Schindler confida a Stern il suo rammarico: se fosse stato più oculato, avrebbe avuto più denaro per salvare un maggior numero di vite.

A seguire, il nuovo giorno porta con sé il lieto annuncio della fine della guerra e della liberazione degli ebrei dal giogo degli oppressori.

Schindler's list

Fabbrica dove Schindler impiega oltre 1000 ebrei.

Fra tutte, è una la peculiarità che più di altre emerge dalla visione di Schindler’s list.

Il film è stato girato in bianco e nero, a eccezione di alcune scene.

E ciò per imprimere maggior forza espressiva alla pellicola.

Si tratta della prima sequenza, durante la quale appaiono due candele, che si spengono lentamente.

Oltre alla seconda e terza sequenza dove compare una bimbetta che indossa un cappotto rosso.

Infine, a colori è la scena finale del film.

Rispettando la tradizione ebraica, ogni persona salvata da Schindler depone un sasso sulla tomba di Oskar Schindler, presso il cimitero di Gerusalemme.

Luogo in cui il grande uomo riposa per sempre.

E lo fanno, accompagnati dagli attori che hanno interpretato la struggente pellicola, sfilando in un corteo composto e silenzioso.

 

Schindler's list

Tomba di Schindler su cui i sopravvissuti depongono una pietra. Foto web

Così, in modo commovente e quanto mai edificante, perché in esso è contemplato un messaggio di speranza, si conclude uno dei film più significativi degli ultimi decenni.

Realizzato come un documentario, al fine di rievocare fedelmente ciò che è accaduto nei vari campi di sterminio, Schindler’s list racconta, attraverso ogni fotogramma, un capitolo della Storia di cui l’uomo si dovrebbe vergognare.

Perché nei campi di concentramento la presenza delle vittime innocenti sembra alitare ancora sui loro aguzzini.

E di ciò dovrebbero averne consapevolezza i negazionisti.

Coloro i quali negano che la Shoah sia realmente esistita.

Espresso in maniera eccellente il ruolo degli attori che interpretano i personaggi principali, come quelli dei personaggi secondari.

Con una sapiente ricostruzione scenografica, il regista ha saputo ricreare con verosimiglianza la squallida ambientazione in cui gli ebrei erano costretti a vivere.

Nonostante la crudezza dell’argomento e delle immagini, Schindler’s list lo si può definire un film di grande spessore umano, che conduce lo spettatore a un singulto di commozione finale.

Struggente la colonna sonora, a sottolineare la tragicità delle vicende narrate.

Molti sono stai premi e riconoscimenti tributati alla pellicola.

Uno per tutti: Schindler’s list è stato inserito fra i migliori 100 film di tutti i tempi.

 

Link d’acquisto

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *