Quando dal cielo cadevano le stelle di Federica Pannocchia

Quando dal cielo cadevano le stelle di Federica Pannocchia

recensione di Ferlisi Maria Lucia

Quando dal cielo cadevano le stelle, un romanzo storico, la cui protagonista é Lia, un’adolescente che s’affaccia alla vita, ai sogni, alla gioia, ai primi amori, ma la sua vita è diversa da quella di tutte le altre coetanee.

Lia ha già trascorso tre anni della sua giovane esistenza in una cantina, dove non c’è luce, dove i giorni trascorrono tutti uguali, dove non c’è vita, ma solo sopravvivenza.

La ragazzina vive con i genitori, Daniele il padre, Giuditta la madre e i due fratelli Alberto il maggiore e Piero il minore che non conosce il giorno e la notte, non sa come sia il sole, la luna o le stelle, con loro anche Miriam la nonna anziana e malata.

Quando dal cielo cadevano le stelle narra la vita di una famiglia ebrea, nascosta grazie alla generosità ed al coraggio di una famiglia cristiana che li accoglie e li rifugia nella loro cantina.

Una famiglia come tante altre che riesce a trovare un rifugio, ma fino a quando?

Nulla è certo in questa cantina, se non la voglia di resistere, di continuare a credere ed a sognare come fa la giovane protagonista del racconto “Quando dal cielo cadevano le stelle” di Federica Pannocchia.

La vita è bella, mamma.»

In tutta la storia traspare questo inno alla vita, Lia, una ragazzina, sa incitare gli adulti ad assaporare ogni attimo che la vita ci regala. La vita va vissuta anche nei momenti più tristi, perchè la vita è sempre BELLA.

I giorni trascorrono uguali e monotoni in quei spazi ristretti, senza intimità e senza luce, ma Lia ha dentro di se tutti i ricordi della vita precedente, quando essere ebrea non era né una colpa né una vergogna, ed è la sua ancora di salvezza in questo piccolo mondo sotterraneo.

“Da quanto tempo non vedeva le stelle brillare? Da quanto
tempo non ammirava il tramonto accendere il cielo? Da
quanto tempo, semplicemente, non parlava ad alta voce, non
rideva, non faceva degli scherzi, non correva… non viveva?”

Accanto a Lia c’è la sapienza e la saggezza della nonna, scampata alla prima guerra mondiale, e può aiutarla a donare speranza a quella nipotina che vuole ad ogni costo credere che un giorno potrà ritornare ad ammirare le stelle.

«Devi essere forte, Lia, e so che tu lo sei. Guardati,
stai assistendo a uno dei capitoli più sofferenti della nostra
storia, nascosta dentro una cantina, eppure non ti lamenti mai.
I tuoi occhi brillano, bambina, e gli occhi sono lo specchio
dell’anima. Te l’ho detto, alla fine della guerra vivrai per tutte
e due e per tutte le persone che sono morte a causa della guerra
e che non hanno saputo dove nascondersi. E se io non sarò al
tuo fianco, ti prometto che potrai vedermi dietro ai raggi del
sole. Il suo calore sarà il mio amore.»

La vita scorre tra compiti, chiacchierate sottovoce, non sono ammessi giochi o canti, potrebbero sentirli, pasti frugali e sempre uguali, dove il dolce è sognato, e le fragole o le ciliegie vengono suddivise con parsimonia.

«Sicuramente la vita non è in questa stanza.»

No, la vita non può essere in una stanza, questa non è vita, ed è difficile pensare di poter sopravvivere all’interno di una “cella”, ma per fortuna la speranza non muore ed è l’ancora a cui si appigliano i protagonisti del nostro racconto. Lia è la voce di questo desiderio infinito di vita che non si assopisce neppure per un attimo all’interno di quei spazi angusti.

Riuscirà solo la fiducia e la speranza a far sopravvivere i protagonisti della storia?

«Ma è dentro ognuno di noi» cercò di farle capire Lia.
«Cosa?»
«La vita è dentro ognuno di noi» insistette la ragazzina, con
fervore nella voce, poi cercò di spiegarsi meglio. «Immagina
quante persone malate o ferite ci sono adesso in tutta Italia,
immagina quanto dolore c’è nel mondo a causa della guerra…
se tutti ci lasciassimo abbattere allora smetteremmo di vivere,
invece dobbiamo concentrarci su altro.»
«Ad esempio?» le domandò la madre con tono dubbioso

Cosa può farci continuare a immaginare che un giorno tutto questo avrà fine, quando fino ad oggi abbiamo solo visto l’aspetto più atroce di questa guerra che annienta i più deboli, come i disabili, le donne, gli zingari e gli ebrei.

Quali colpe hanno commesso per subire tutte queste ingiustizie e per terminare le loro esistenze nei modi più atroci che la storia ci ha trasmesso con i racconti e con le immagini dei sopravvissuti quando si sono aperti i cancelli di Auschwitz?

Lia e i suoi famigliari sanno che gli ebrei vengono deportati, sanno che fuori da quella botola c’è la caccia agli ebrei. C’è la morte. Riusciranno a sopravvivere? Saranno deportati? Lia riuscirà a respirare la tanto sperata libertà?

“Nel dopoguerra ci incontreremo e andremo insieme a respirare la libertà. Guarderemo il cielo sotto il sole o sotto la pioggia… e penseremo al futuro.”

Allora vale la pena sognare immaginare che fuori possa esserci la libertà? O

“sognare è una perdita di tempo.”

Forse, ma non possiamo NON farlo, sarebbe come cedere di fronte al nemico, può toglierci tutto, i nostri averi, le nostre case, i vestiti, la dignità, ma non i sogni e e la speranza, anche perché

“il cielo tornerà ad essere quello di sempre. Limpido e sereno. Puro come la pace.”

L’autrice Federica Pannocchia con il romanzo “Quando dal cielo cadevano le stelle” ha saputo condurci per mano dentro le angosce, le paure di questa famiglia la cui unica colpa è di appartenere ad un’altra religione.

Viviamo anche noi all’interno della cantina e sentiamo con forza il senso claustrofobico che pervade ogni angolo, avvertiamo la paura. Sentiamo anche la speranza, quella fresca della giovane ragazzina che persevererà anche nei momenti più angosciosi, quando la vita sembra dover finire.

Il racconto è scritto con garbo, con delicatezza, l’abile penna dell’autrice entra piano, piano nell’intimità di questa famiglia e rendendoci partecipi del dolore delle tante famiglie ebree.

Il romanzo è ben documentato, con riferimenti storici precisi, ben inseriti nel contesto della trama, senza appesantirla, ma rendendola ancora più vera.

Anche questo racconto/testimonianza ben descrive La banalità del male, e come sempre non riusciamo a comprendere le logiche che hanno portato all’olocausto, le motivazioni esulano dalla normale comprensione umana.
L’istituzione dei campi di concentramento rimarrà sempre incomprensibile.

L’antisemitismo, alla fine, è stato solo un pretesto per sperimentare il dominio totale dell’uomo, privandolo della libertà, separandolo dal resto del mondo e distruggendone l’individualità al fine di avere uomini privi di ogni pulsione, pensiero o idee, tanti cani ubbidienti.

Non è riuscito a distruggere la speranza che nutre l’animo degli uomini rendendoli forti, ed è per questo che molti sono sopravvissuti.

Scheda libro
Libro: Quando dal cielo cadevano le stelle
Autore: Federica Pannocchia
Casa editrice: Eden Edizioni
Pagine: 66

 

Sinossi

Quando dal cielo cadevano le stelle. Lia ha tredici anni. È una ragazzina italiana piena di sogni e di allegria, con l’unica colpa di essere ebrea durante la seconda guerra mondiale. Dallo scoppio delle leggi razziali la sua vita cambia, e con la sua famiglia è costretta a rifugiarsi in numerosi nascondigli, a sparire dal mondo.

Da quel mondo di cui vuole fare disperatamente parte. Passano gli anni, conditi da giornate piene di vicende, di primi amori, di paure e di speranze, come quella più grande, la speranza che presto la guerra finirà.

Ma nessuno ha preparato Lia alla rabbia dei nazisti. Il 16 ottobre 1943, la comunità ebraica del ghetto di Roma viene rastrellata dalla Gestapo e i nazisti le ricorderanno che una ragazzina ebrea non ha il diritto di sognare, di sperare, di amare. Di vivere.

Lia sarà deportata ad Auschwitz con la sua famiglia, e da quel giorno avrà inizio il suo incubo. Terrore, lavoro, malattie, camere a gas, morti. E determinazione. Quella che Lia non vuole abbandonare.

Quella determinazione che vorrà usare per gridare al mondo di non dimenticare. Quella determinazione che brillerà nei suoi occhi quando il freddo sarà troppo pungente, quando la fame sarà lancinante, quando la morte sarà troppo vicina e quando sarà deportata in altri campi di concentramento.

 

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