Film della Shoah. Il Cinema della Memoria

Film della Shoah. Il Cinema della Memoria

di Giulia La Face

Film della Shoah

La celebre immagine di Shindler List, diventata simbolo della Memoria.
Immagine presa dal Web

I film della Shoah – Il cinema racconta l’Olocausto e diviene testimone prezioso per la Memoria. Non solo per non dimenticare, ma anche per interpretare, comprendere, interiorizzare.

In ogni epoca bisogna tentare di strappare nuovamente la trasmissione del passato al conformismo che è sul punto di soggiogarla…neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se vince”.

                                                                             Walter Benjamin

Oggi si celebra, come ogni anno, il Giorno della Memoria, manifestazione indetta a partire dal 2005 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per ricordare le vittime dell’Olocausto. La data è legata al giorno del 1945 in cui le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento polacco di Auschwitz e i suoi pochi sopravvissuti. Celebriamo, accudiamo, riaccendiamo la Memoria.

Celebrare e ricordare. Incontri, dibattiti, rappresentazioni. E tanti film, tante immagini ovunque, per non dimenticare. Per continuare ad elaborare un trauma collettivo ancora troppo vicino e troppo vivo.

L’aspetto della memoria collettiva che si forma nel ricordo non è di facile analisi. Comprendere quanto l’immaginario, l’identità collettiva siano compenetrati di memoria è oggetto di studio e analisi decennali. Secondo una definizione condivisa dalle scienze sociali

“…la memoria collettiva sarebbe l’insieme delle tracce del passato che un gruppo trattiene, elabora e trasmette alle generazioni successive in relazione con i contenuti delle proprie tradizioni e i materiali della propria storia; tale memoria è insieme fondamento ed espressione dell’identità del gruppo”

Per funzionare la memoria collettiva ha bisogno di una serie di quadri di riferimento. Al mutare di queste cornici mutano anche le memorie che del passato si hanno.

Passo dopo passo il gruppo ricostruisce il proprio passato adattandolo ai quadri sociali del presente che avanza, per progettare anche il proprio futuro.

La rilevanza della memoria per la coesione sociale e per la definizione dei valori collettivi la rende oggetto di conflitti. La sfera pubblica è il luogo in cui dialogano e si scontrano le memorie dei gruppi che

“competono per l’egemonia sulla produzione di discorsi rilevanti e plausibili all’interno della società nel suo complesso”

Ecco quindi che la Giornata della Memoria assume una funzione con molti livelli di significanza.
Film della Shoah

immagine web

Film della Shoah – Cinema per non dimenticare

A questo processo il cinema non solo non si è mai sottratto ma anzi ha contribuito decisamente alla formazione di ricordo e memoria collettiva.

Esso si colloca nel processo di transizione e trasformazione, le quali investono la memoria e il ricordo. Dall’esercizio del ricordare, che è un passaggio interiore sia soggettivo che collettivo della storia e che può restare anche muto o non rappresentato, si giunge alla memoria. Essa assolve l’impegno di trasmettere alle generazioni il senso della Storia, alimentando le coscienze con riflessioni sulla storia stessa.

La complessità del rapporto fra cinema e storia è dibattito aperto che attraversa la critica e la teoria del cinema da decenni.

Il cinema e la Shoah ne sono un punto di vista privilegiato, che meglio evidenzia questo rapporto.

Il cinema ha capacità  di “fare memoria” e offrire dimensione sociale alla memoria stessa, attraverso il ricordo. Questo lo rende parte del processo di identificazione di uno o più popoli. Il cinema è il luogo della rappresentazione della memoria e ci aiuta a riflettere, a rielaborare i contenuti, a rileggerli. Tutto questo  in un processo che, riguardo alla Shoah in particolare, non si è ancora esaurito, ma anzi si sostanzia in differenti momenti di elaborazione.

FIlm della Shoah

La fabbrica di Oskar Schindler: la storia di quest’uomo ispirò uno dei film più celebri di tutti i tempi (Wikipedia)

Film della Shoah – il linguaggio cinematografico

L’Olocausto è stato rappresentato nel cinema ricorrendo ai linguaggi e alle modalità più varie.

Nonostante la difficoltà ad affrontare il tema del genocidio, “indicibile” e “non rappresentabile” nella sua follia e nel suo orrore, il cinema ha saputo comunque raccontare le drammatiche vicende della persecuzione e dello sterminio degli ebrei, lasciandone indelebile traccia nella memoria collettiva.

La cinematografia ha vissuto alterni momenti all’interno di questo lungo processo di elaborazione.

Ecco cosa ne dice Roberto De Vita, avvocato che si è occupato di antisemitismo e negazionismo:

«Nella fase della scoperta della Shoah, fino agli Anni 70, si sono dovute affrontare tutte le rimozioni . E’ seguita l’onda lunga della testimonianza, in cui si è affermata la verità storica. Oggi viviamo la risacca, in cui i nazionalismi stanno riproponendo temi degli Anni 20 e a volte la memoria sembra ridiventare lontana. Credo che il cinema guardi a questo fenomeno. C’è un momento in cui il ricordo diventa memoria. La Shoah non è legata solo alla testimonianza di chi l’ha vissuta, ormai fa parte di tutti noi, è una verità storica …”

Il critico cinematografico Claudio Bisoni rileva che

“Una panoramica sui principali film sulla Shoah non può constare solo dell’enumerazione di alcune occorrenze per quanto significative. Deve tenere conto anche delle interpretazioni, delle teorie che da sempre hanno accompagnato le modalità di rappresentazione della Shoah sullo schermo, che le hanno legittimate e commentate, che hanno delimitato il campo del raccontabile. Storia di immagini e di parole, di visibile ed enunciabile: storia culturale”.

Così abbiamo una filmografia soprattutto francese, italiana e statunitense, tra le principali e significative, dove possiamo cogliere differenti piani e fasi della rappresentazione e della elaborazione collettiva della tragedia della Shoah.

Film della SHoah

Millie Perkins e Joseph Schildkraut in The Diary of Anne Frank (1959). (Wikimedia commons)

Film della Shoah – le declinazioni europee

In Francia Alain Resnais gira “Notte e nebbia” (1955) che sarà un grande modello per la rappresentazione dei campi di concentramento.
Commissionato dal Comité d’Histoire, fu ritirato a Cannes per non turbare i tedeschi. Resnais disse:

«Non sapevo che al festival di Cannes il governo nazista avesse una sua rappresentanza».

Notte e nebbia” procede su un doppio piano: si alternano immagini montate in bianco e nero di immagini di repertorio, girate alla fine della guerra dentro i campi di concentramento e immagini a colori. Queste  Resnais le  gira nei campi ormai abbandonati.

Ne deriva un contrasto tra l’innegabile orrore testimoniato dai documenti visivi originari e la cancellazione delle tracce dell’orrore stesso nelle immagini al presente. “Notte e nebbia” non è un film sullo sterminio, ma sulle possibilità del suo ricordo, sui segni lasciati nella memoria sociale.

Film della Shoah

Locandina del film Shoah.
Immagine presa dal web

È Andrea Minuz, storico del cinema,  a ricostruire il paesaggio cinematografico degli anni dell’immediato dopoguerra.

 Ritiene che l’orrore sia  tanto indicibile quanto rimosso. Si sparge l’idea per anni che gli italiani, in fondo, non abbiano avuto responsabilità nella deportazione degli ebrei. Questa si diffonde grazie alla stampa periodica e al cinema, appunto.

Minuz ricostruisce alcune storie di censura, prima fra tutte quella operata su un film polacco, “L’ultima tappa” (Ostatni Etap). Scritto e diretto da Wanda Kakubowska nel 1947,

“…girato nei luoghi dello sterminio prima che molti campi venissero distrutti o convertiti in memoriali. L’ultima tappa ha un ruolo fondativo ed è unanimemente considerato come uno dei primi, più importanti contributi a una costruzione cinematografica della memoria della Shoah”.

 Abbiamo poi il film di Gillo Pontecorvo,”Kapò”, del 1959: è quasi per intero ambientato in un campo di concentramento. Sarà giudicato dalla critica francese come amorale e riprovevole per l’accuratezza delle immagini crude dei campi di sterminio. In Francia si considera illegittimo il registro finzionale per rappresentare i campi e di cattivo gusto ogni tentazione alla spettacolarizzazione.

Si può e si deve ricordare ma rispettando regole e protocolli: la circolazione delle immagini è sottoposta a meccanismi sanzionatori, non si produce liberamente.

In Francia si sviluppa una vera e propria linea iconoclasta. Un esempio eclatante si trova nel film di Claude Lanzmann, Shoah (1985).

Opera di dieci ore, considerata tra le più significative sullo sterminio. Ma in essa dello sterminio non si vede letteralmente nulla. Si tratta di un montaggio di testimonianze e ricordi, ma non è rappresentato il contenuto, l’immagine del ricordo. In questa “visione iconoclasta” appunto,  il regista afferma che se avesse avuto tra le mani immagini e filmati dei nazisti dentro i campi di sterminio, li avrebbe distrutti lui stesso. Questo perchè riteneva il mostrare immagini dell’orrore una forma di feticismo e di morbosità.

film della shoah

La vita è bella: Benigni e la Shoah. Un binomio da Oscar. (dal web)

Film della Shoah in Italia e negli Stati Uniti

La rappresentazione della Shoah è meno condizionata sia in Italia che negli Stati Uniti, Paesi che offrono una ampia filmografia.

In Italia abbiamo una rappresentazione in parte vicina alla sensibilità neo realista. Si  portano in scena, con una certa aderenza alla verità storica, immagini dei campi di concentramento e degli orrori che lì furono perpetrati. Un esempio ne è proprio “Kapò”.

Ma in generale fino a “La vita è Bella”, spessissimo i film utilizzano la Shoah come sfondo in cui ambientare altre vicende. Insomma i campi finiscono in secondo piano. Ne “La vita è bella” la tragica comicità di Benigni maschera sostanzialmente le immagini reali di orrore.

Anche il mucchio di cadaveri, che si vede nel film, compare attraverso la nebbia e risulta poco vicino a una immagine di rappresentazione reale.

Nel cinema italiano sembrerebbe esserci un rapporto ambiguo tra desiderio di inserire la storia dei lager nazisti in una storia di finzione e l’adozione di un registro visivo che non disturbi e che resti nell’ambito delle immagini di “buon gusto” accettabili per un ampio pubblico.

La Shoah rientra invece pienamente nei canoni di spettacolarizzazione nella filmografia statunitense.

Vi saranno pellicole dedicate ai processi ai nazisti.  “Vincitori e vinti”  di Stanley Kramer, 1961, fu girato contemporaneamente alle immagini che circolarono sui media del processo Eichmann.

film della shoah

Vincitori e vinti – la locandina.
Immagine dal web

Le testimonianze di uno dei processi di Norimberga vengono mostrate anche attraverso semplificazioni eccessive e servendosi di un cast hollywoodiano:Montgomery Clift, Burt Lancaster, Judy Garland. L’intenzione è onesta: cominciare  a fare luce sull’evento in termini di dramma collettivo, come senz’altro in precedenza non si era fatto.

Un altro bel film dedicato al primo di questi due processi è “Il labirinto del silenzio”, di Giulio Ricciarelli.

Si tratta di un  film appassionante, nel solco dei thriller giudiziari, ambientato nel 1958. Il giovane procuratore Johann Radmann si imbatte in alcuni documenti. Gli serviranno a dare vita al processo contro alcuni importanti personaggi pubblici che avevano prestato servizio ad Auschwitz.

Ma gli orrori del passato e l’ostilità che avverte nei confronti del suo lavoro portano Johann vicino all’esaurimento. Risulta quasi impossibile per lui trovare l’uscita da questo labirinto: tutti sembrano essere stati coinvolti o colpevoli.

Film della Shoah – rielaborare l’orrore

L’ambientazione è nella Germania di quegli anni e vi si legge la dolorosa necessità di ricordare ma anche il bisogno di dimenticare. Il trauma è solo appena un nervo scoperto e nei decenni l’elaborazione sarà sempre dura da affrontare e portare a termine. Oppure  si affida alla narrazione di un solo protagonista, di fantasia, il racconto di alcuni fatti storici.

cinema della memoria

Un’altra immagine simbolo della Shoah.
immagine presa dal web

Uno di questi film è “La nave dei dannati”, del 1976, che racconta la fuga di un gruppo di ebrei attraverso l’oceano per raggiungere Cuba e Stati Uniti.

I fuggitivi  non ricevendo accoglienza dovranno tornare proprio nel luogo da cui sono fuggiti.

La spettacolarizzazione raggiunge il suo apice in “Schlinder’s list. Tuttavia  Spielberg sarà uno dei pochi che accetterà di far vedere direttamente l’orrore, ricostruendo i dettagli più inumani della vita nei campi e di intere porzioni di storia.

La conversione di Schlinder darà la possibilità di raccontare le storie di singoli soggetti e caratteri. Per restituire una consistenza umana, che la Storia ha sottratto, alle persone riducendole a un mucchio indistinto di cadaveri.

Ma altri film seguono questa linea di finzione, ad esempio per tematizzare il rapporto carnefice /ebreo.

Esempi ne sono “Il Maratoneta” o “I ragazzi venuti dal Brasile”. Dei traumi subiti dalle vittime si occupa un grande film come “La scelta di Sophie”.

Lo sguardo talvolta obliquo o inutilmente pudico sui crimini della persecuzione nazista e sugli orrori torna crudo e realista nel recentissimo “Il figlio di Saul” del 2016, che non offre facili consolazioni.

Il film è di Lazslo Nemes e narra di Saul Ausländer (Géza Röhrig). Questi è membro dei Sonderkommando di Auschwitz, i gruppi di ebrei costretti dai nazisti ad assisterli nello sterminio degli altri prigionieri.

Mentre lavora in uno dei forni crematori, Saul scopre il cadavere di un ragazzo in cui crede di riconoscere suo figlio. Tenterà allora l’impossibile: salvare le spoglie e trovare un rabbino per seppellirlo. Ma per farlo dovrà voltare le spalle ai propri compagni e ai loro piani di ribellione e di fuga.

Film della Shoah

Locandina di “il figlio di Saul”
Immagine presa dal web

Film della Shoah – qualche considerazione

Senza dubbio quindi il mondo del cinema ha reso un importantissimo, eccezionale, contributo alla memoria e ricostruzione storica della Shoah. Sono centinaia.
Per questo non ne farò un elenco.
Impossibile tratteggiare tutte le pellicole, film e documentari per quanto irrinunciabili per il contribuito alla ricostruzione storica.
Fondamentali per la  memoria della persecuzione nazista, dei campi di concentramento, dello sterminio. Per rielaborare il trauma dei giorni che non si possono dimenticare, che non si devono dimenticare.

Ricordo qui altre pellicole come: “Il Pianista” di Roman Polanski, “Il bambino con il pigiama a righe” di Mark Herma. Ancora: opere originali come “L’isola in via degli uccelli” diSøren Kragh-Jacobsen e “Train de vie” di Radu Mihaileanu. Ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo, a testimoniare la ricerca e il bisogno di raccontare e elaborare uno dei periodi più bui e macabri della Storia.

Film della Shoah

Locandina de “Il pianista”.
Immagine presa dal web

Senza dubbio non posso tralasciare “Non vi ho mai dimenticato, La vita e l’eredità di Simon Wiesenthal”, film di Richard Trank.

In esso si riconosce l’eccezionale e incessante lavoro di raccolta e organizzazione delle testimonianze sull’orrore della Shoah. In una conversazione, tra Wiesenthal e un ex prigioniero del campo di Mauthausen, tornato gioielliere, l’ex-prigioniero gli dice:

“Simon, se tu fossi tornato a costruire case, saresti diventato miliardario. Perché non l’hai fatto?”. “Tu sei stato un uomo religioso”, rispose Wiesenthal, “credi in Dio e nella vita dopo la morte. Ci credo anch’io. Quando raggiungeremo l’altro mondo e incontreremo i milioni di ebrei morti nei campi e ci chiederanno “Cosa avetefatto?”, ci saranno tante risposte possibili. Tu dirai “Sono diventato un gioielliere”. Un altro dirà: “Ho costruito case”. Ma io risponderò: “Non vi ho mai dimenticato”.”

I film della Shoah – qualche fonte di riflessione

https://books.google.it/books?id=jt91AwAAQBAJ&pg=PT197&lpg=PT197&dq=il+cinema+come+memoria+storica&source=bl&ots=Kn6TqQdNj6&sig=pve__HRR3fo3E_SAFeADswv8RYE&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwi3yZaMpd3RAhUNlxQKHXzjAokQ6AEIRjAJ#v=onepage&q=il%20cinema%20come%20memoria%20storica&f=false

http://www.officinadellastoria.info/magazine/index.php?option=com_content&view=category&id=50&Itemid=56

http://cinema.sky.it/cinema/news/2017/01/19/settimana-della-memoria-sky-cinema-hits.html

http://www.cinemecum.it/newsite/index.php?option=com_content&view=article&id=2901%3Ala-shoah-nel-cinema-americano-&catid=105&Itemid=219

 

giulilaface

Lettrice compulsiva e onnivora da sempre, mi piace ascoltare le storie altrui e scriverne. Viaggiatrice per bisogno, madre e moglie per scelta, canto per passione, lavoro come educatrice e counselor .Ma appena posso mi immergo nella musica e nella ricerca di poesia e di immagini. Adoro cucinare. Per questo invito spesso amici a condividere nuovi piatti e sapori. Ma è nella solitudine che mi ritempro e incontro tutti i miei pensieri.

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